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Ferraris contro Tesla: chi ha inventato il motore a induzione?

Galileo Ferraris, Nikola Tesla e la scoperta del campo magnetico rotante: la lectio magistralis del Professor Aldo Boglietti al Politecnico di Torino

Galileo Ferraris e l'invenzione del motore a induzione
L’“Uovo di Colombo” di Nikola Tesla, utilizzato per dimostrare il campo magnetico rotante che azionava il suo nuovo motore a induzione a corrente alternata, utilizzando il campo magnetico per far girare un uovo di rame (Foto: https://www.lab-tesla.org/egg.html)

Lo scorso settembre, in occasione della Conferenza internazionale ICEM sulle macchine e gli azionamenti elettrici, il Politecnico di Torino ha reso omaggio a Galileo Ferraris, celebre scienziato e innovatore considerato il padre della corrente trifase nonché primo inventore del motore elettrico.

Nel corso dell’evento, il Professor Aldo Boglietti del Dipartimento Energia “Galileo Ferraris” del Politecnico ha tenuto una lectio magistralis che scava a fondo in una delle controversie scientifiche più dibattute di sempre: chi ha inventato il motore a induzione, Ferraris stesso o Tesla?

Galileo Ferraris, lo studio e l’intuizione

Galileo Ferraris nacque nel 1847 a Livorno Piemonte, piccolo centro nella provincia di Vercelli che oggi porta il nome dello scienziato pioniere dell’ingegneria elettrica. Figlio di Antonio, il farmacista del paese, ottenne la laurea in Ingegneria civile nel 1869 ed entrò subito nel mondo accademico, diventando professore di Fisica tecnica presso il Regno Museo Industriale di Torino (oggi Politecnico di Torino) nel 1877.

Nel 1885, riprendendo i lavori di Ottaviano Fabrizio Mossotti sulle correnti alternate, Ferraris dimostrò in pubblico l’esistenza di un campo magnetico rotante generato mediante due bobine fisse, tra loro perpendicolari, percorse da correnti della stessa frequenza. Aveva scoperto la base del funzionamento dei motori elettrici, e la sua fama era già diventata mondiale.

Lo scrittore Carlo Emilio Gadda, che aveva studiato da ingegnere elettrotecnico, raccontò l’intuizione di Ferraris in un articolo pubblicato sul Radiocorriere nel 1951:

“Lo studio teorico (matematico) dei moti vibratori simultanei e della loro composizione, lo studio della composizione di due raggi luminosi rettilinei polarizzati a dare un raggio polarizzato circolarmente, indi una meditazione «analogica», suggerì al Ferraris l’idea di comporre due vettori elettrici alternativi a dare un vettore rotante.”

Nelle parole di Gadda, l’intuizione del motore asincrono nacque nella mente di Ferraris in una giornata di sole, mentre osservava luci e ombre proiettate dalle colonne dei portici di via Cernaia, a Torino. La sua mente, secondo lo scrittore, riusciva a trasferire concetti e gruppi di concetti da un campo scientifico all’altro:

“Egli è matematico e fisico «entusiasta»: ma è «scopritore da riflessione», da intuizione riflessa. Rappresenta, cioè, il tipo intellettivo dell’indagatore, non l’uomo fortunato che incocca quasi a caso il bersaglio”.

Galileo Ferraris, l'inventore del motore elettrico
Galileo Ferraris dimostrò in pubblico il funzionamento del motore a induzione nel 1885, ma non brevettò mai le sue invenzioni (Foto: Accademia delle Scienze di Torino)

Ferraris contro Tesla: la paternità dell’invenzione

Il 18 marzo del 1888 Ferraris presentò la scoperta del campo magnetico rotante all’Accademia delle Scienze di Torino. Alla fine dello stesso anno, Nikola Tesla pubblicava il suo progetto per un motore a corrente alternata: il motore dello scienziato serbo utilizzava una corrente polifase che generava un campo magnetico rotante per far girare il motore, un principio che l’inventore serbo-croato sosteneva di aver concepito nel 1882. A differenza di Ferraris, Tesla brevettò subito la sua invenzione, cedendo la licenza per il suo uso all’azienda Westinghouse Company, che lasciò nel giro di pochi mesi.

Tesla rivendicò la paternità dell’invenzione, ma Galileo Ferraris non ne fu amareggiato: “Ho visto a Francoforte che tutti attribuiscono a me la prima idea, il che mi basta. Gli altri facciano pure i denari, a me basta quel che mi spetta, il nome“, disse. D’altro canto, al convegno internazionale di elettricità che si tenne a Chicago, nell’agosto 1893, tutti riconobbero che la scoperta del campo magnetico rotante era dovuta al genio di Galileo Ferraris.

Da queste vicende storiche nasce l’annosa questione affrontata dal professor Aldo Boglietti durante la lectio magistralis tenuta lo scorso 3 settembre a Torino, in occasione della Conferenza internazionale ICEM sulle macchine e gli azionamenti elettrici, dal titolo “Galileo Ferraris vs Nikola Tesla”. La domanda, a distanza di oltre un secolo, è ancora la stessa: chi ha scoperto il campo magnetico rotante e il motore a induzione?

Chi ha inventato il motore a induzione?

All’interno della comunità scientifica, spiega Boglietti, la paternità del campo magnetico rotante è ancora una questione dibattuta. Dal punto di vista storico, una risposta soddisfacente può essere rintracciata nella storia del motore a induzione di Ronald Kline, pubblicata su Technology and Culture.

Come si legge nell’articolo di Kline, i primi nomi associati al concetto di campo magnetico rotante erano quelli di Francois Arago, Charles Babbage e John Hershel, che appaiono tra il 1824 e il 1825. Per arrivare al primo prototipo funzionante, però, bisognerà aspettare fino agli anni Ottanta del secolo. Parlando del motore di Tesla, lo storico della scienza scrive:

“Questo motore funzionava sugli stessi principi di quello costruito da Ferraris. Ma il motore di Tesla era più potente ed efficiente, perché i suoi avvolgimenti secondari fornivano un percorso migliore per le correnti parassite”.

Le risposte più ragionevoli alla domanda su chi abbia davvero scoperto il motore elettrico, spiega Boglietti, possono essere ottenute soltanto scomponendo la questione in due domande diverse. Se la domanda è “Chi ha scoperto il campo magnetico rotante?”, la risposta è indubbiamente Galileo Ferraris. Se però ci chiediamo chi abbia realizzato il primo motore industriale a induzione, allora la risposta non potrà che essere Nikola Tesla.

L’omaggio del Politecnico di Torino a Galileo Ferraris

Dal punto di vista di Galileo Ferraris, non è mai esistita una competizione con Tesla. Come raccontò l’ingegnere statunitense Carl Hering in un articolo apparso su Electrical World, fu lo stesso Ferraris a placare ogni dubbio: “Mi raccontò con estrema modestia che, anche se lui aveva sperimentato con il campo rotante diversi anni prima della pubblicazione dei lavori di Tesla, non credeva possibile che Tesla potesse essere venuto a conoscenza delle sue opere, perciò era convinto che fosse giunto alle sue invenzioni in maniera del tutto indipendente”, scrive Hering. “Aggiunse anche che Tesla ne portò lo sviluppo più avanti di quanto avesse fatto lui”.

La convinzione del Professore trova conferma nell’opinione diffusa della comunità scientifica. Come si legge nel numero di The Electrician del 14 agosto 1891:

“Tutti quelli che hanno seguito con attenzione lo sviluppo delle correnti alternate saranno dell’opinione che non ci sia mai stato un caso più evidente di scoperta indipendente e simultanea della stessa cosa. Se il professor Ferrari enunciò il principio in maniera più chiara, il Signor Tesla diede una svolta pratica al motore. E i nomi di Ferraris e Tesla dovrebbero essere legati in un’onorevole unione nella storia”.

Dallo scorso settembre, Ferraris è ricordato anche nelle sale del suo Politecnico di Torino, il vecchio Regio Museo Industriale in cui insegnò e in cui fondò la Scuola di Elettrotecnica. Il suo busto, accanto alla IEEE Milestone ricevuta dall’Institute of Electrical and Electronics Engineers, sono oggi ispirazione quotidiana per gli ingegneri e gli innovatori di domani.

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Il Politecnico di Torino omaggia Galileo Ferraris
Il busto che ritrae Galileo Ferraris installato nella Sala “Emma Strada” del Politecnico di Torino (Foto: Politecnico di Torino)

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