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“Miniera di Energia”: pronta la svolta italiana nello storage ibrido

Un sito estrattivo dismesso in Sardegna rinasce come polo tecnologico sperimentale, guidato da una transizione innovativa e sostenibile

Miniera di Energia a Nuraxi Figus: l’ex miniera del Sulcis si reinventa come hub di sviluppo per sistemi ibridi di accumulo, un progetto pionieristico promosso da Energy Vault che coniuga memoria industriale e futuro sostenibile
Il sito della miniera di Nuraxi Figus, in Sardegna, diventa teatro di un progetto sperimentale ibrido che integra storage gravitazionale e batterie: in un contesto ex estrattivo, l’infrastruttura energetica promette di trasformare una ferita industriale in hub di innovazione e sviluppo sostenibile
(Foto: Energy Vault)

Nel cuore della Sardegna, tra i territori minerari di Seruci e Nuraxi Figus, sta prendendo forma un progetto destinato a ridefinire il concetto stesso di transizione energetica in Italia. Si chiama ”Miniera d’Energia” e nasce dall’idea di trasformare il più grande sito carbonifero italiano dismesso, la miniera di Carbosulcis, in un hub tecnologico carbon-neutral.

L’iniziativa è guidata dalla società svizzera Energy Vault, in collaborazione con Carbosulcis SpA, azienda interamente partecipata dalla Regione Autonoma della Sardegna. L’obiettivo è duplice: contribuire alla stabilità della rete elettrica dell’isola e avviare una nuova stagione di sviluppo economico e industriale basato su energia pulita, innovazione e competenze locali.

Dal carbone all’energia pulita: la riconversione di Nuraxi Figus

Per oltre trent’anni la miniera di Nuraxi Figus è stata un simbolo dell’industria pesante italiana. Costata quasi un miliardo di euro e inaugurata dopo ventitré anni di lavori, al culmine della sua attività impiegava più di mille persone. Con la chiusura definitiva nel 2018, l’occupazione si è progressivamente ridotta, fino ad arrivare a un centinaio di lavoratori ancora in forza alla Carbosulcis.

Eppure, il sito ha mantenuto un patrimonio infrastrutturale unico: oltre 200mila metri cubi di edifici e impianti, una rete di 15 chilometri di gallerie sotterranee a profondità comprese tra 350 e 500 metri, quattro pozzi verticali e un grande tunnel inclinato per il trasporto dei materiali.

Oggi quelle stesse strutture sono destinate a un nuovo ruolo: diventare il cuore di un sistema di accumulo energetico ibrido da 100 MW che unisce tecnologie gravitazionali e batterie al litio, controllate da un software di gestione intelligente.

La prima fase del progetto, avviata nel 2024 e tuttora in corso, prevede la realizzazione di un prototipo industriale del sistema EV0, la soluzione di accumulo gravitazionale modulare di Energy Vault.

Nei pozzi della miniera verranno collocati grandi serbatoi d’acqua verticali, collegati da condotte a turbine, che consentiranno di immagazzinare e rilasciare energia elettrica sfruttando la differenza di quota, secondo il principio del pompaggio idroelettrico.

A differenza delle centrali tradizionali, tuttavia, l’EV0 è concepito come un impianto modulare, basato su “alberi d’acqua” prefabbricati che permettono di standardizzare la costruzione e adattarla a contesti topografici non ideali. Il sistema sarà affiancato da un’unità di batterie B-VAULT da 80 MW, destinata a coprire i picchi di domanda e i servizi ausiliari di rete. Tutto sarà gestito dal software VaultOS, che orchestrerà in tempo reale i flussi energetici per massimizzare efficienza e stabilità.

Un laboratorio di innovazione e di tecnologia sotterranea

La prima installazione completa del prototipo EV0 avverrà entro il 2025, mentre la messa in esercizio dell’impianto da 100 MW è prevista tra il 2027 e il 2028, in base alle autorizzazioni finali.

Il sistema utilizzerà due grandi serbatoi d’acqua da 560 metri cubi ciascuno, interamente costruiti in Italia, collegati da una condotta verticale e da una turbina in scala reale per la generazione elettrica.

Durante questa fase sperimentale, le membrane e i cavi del sistema saranno sottoposti a cicli di stress equivalenti a trent’anni di funzionamento continuo, simulando condizioni operative reali. Una volta validata la tecnologia, si procederà all’espansione con la costruzione di ulteriori 38 serbatoi e l’implementazione dell’intero circuito idraulico sotterraneo.

Come sottolinea Laurence Alexander, Chief Marketing Officer di Energy Vault,

“la visita al sito di Nuraxi Figus è stata un momento decisivo, perché mostra in modo tangibile come un’infrastruttura nata per estrarre carbone possa ora diventare un motore di innovazione sostenibile. Quando entri in una miniera profonda 400 metri e pensi che lì, dove un tempo si cercava energia fossile, presto si immagazzinerà energia pulita, comprendi davvero cosa significhi trasformare la storia industriale di un territorio”.

Il manager aggiunge:

“Il progetto Miniera d’Energia incarna l’essenza della nostra missione: usare la tecnologia per abilitare un mondo rinnovabile, costruendo valore locale e restituendo vitalità a comunità che per decenni hanno sostenuto la crescita industriale. È un progetto che unisce talento, competenze e visione, e che dimostra come la collaborazione pubblico-privato possa creare cambiamento reale e duraturo”.

L’iniziativa è considerata un punto di svolta non solo per la Sardegna, ma per l’intero sistema elettrico nazionale, che necessita di soluzioni di accumulo di lunga durata per accompagnare l’espansione delle energie rinnovabili.

La trasformazione ibrida e il valore della forza di gravità

La tecnologia gravitazionale di Energy Vault si ispira al principio del pompaggio idroelettrico, ma ne semplifica e industrializza la logica. Quando vi è eccesso di energia da fonti rinnovabili, il sistema utilizza l’elettricità per pompare acqua nei serbatoi superiori, accumulando energia potenziale.

Nei momenti di domanda elevata, l’acqua ridiscende verso i serbatoi inferiori, azionando turbine che generano elettricità. Ciò che rende la tecnologia unica è la modularità e la possibilità di installarla in ambienti sotterranei o post-industriali, senza grandi dighe o invasi. Questo approccio riduce drasticamente l’impatto ambientale e consente di riutilizzare infrastrutture esistenti, come pozzi minerari o cave.

Il sistema ibrido integra anche batterie agli ioni di litio, che garantiscono una risposta rapida e coprono i picchi istantanei di potenza, mentre la parte gravitazionale fornisce energia di lunga durata.

Come spiega il professor Fabrizio Pilo, ordinario di Sistemi Elettrici per l’Energia e Prorettore per il Territorio e l’Innovazione dell’Università di Cagliari,

uno scenario completamente alimentato da fonti rinnovabili è tecnicamente possibile, ma richiede una gestione intelligente della rete e una forte integrazione dei sistemi di accumulo. In Sardegna, la combinazione tra storage innovativo e interconnessioni in corrente continua può garantire stabilità e continuità alla fornitura elettrica, trasformando l’isola in un laboratorio avanzato di transizione energetica”.

Egli ha ribadito questo concetto nell’aprile 2025, in occasione della presentazione dello studio congiunto condotto da Politecnico di Milano, Università di Cagliari e Università di Padova sulla sostenibilità energetica dell’isola, sottolineando che

l’accumulo è la chiave per rendere affidabile un sistema a rinnovabili totali”.

Miniera di Energia a Nuraxi Figus: l’ex miniera del Sulcis si reinventa come hub di sviluppo per sistemi ibridi di accumulo, un progetto pionieristico promosso da Energy Vault che coniuga memoria industriale e futuro sostenibile
Rendering tecnico che mostra due serbatoi modulari del sistema EV0 Water Tree collegati da condotte idrauliche: la particolare configurazione consente di replicare la logica del pompaggio idroelettrico tradizionale senza necessità di invasi o dighe naturali
(Illustrazione: Energy Vault)

Governance, norme e mercato dell’accumulo in Italia

Il progetto si inserisce in un quadro nazionale in rapido mutamento. Con il Decreto Legislativo 190 del 2024, l’Italia ha ridefinito le procedure autorizzative per gli impianti di accumulo, prevedendo regimi semplificati per progetti integrati in siti industriali dismessi come Nuraxi Figus.

Tuttavia, per impianti di grande potenza come la “Miniera d’Energia”, resta necessaria l’autorizzazione unica, con il coinvolgimento dello Stato e della Regione Sardegna. In parallelo, il governo ha introdotto il Mercato a Termine degli Stoccaggi Elettrici (MACSE), che tramite aste competitive mira a incentivare la realizzazione di sistemi di accumulo di lunga durata, riconoscendo un valore di servizio alla rete elettrica.

Secondo l’Autorità di regolazione per Energia, Reti e Ambiente, la crescente penetrazione delle fonti rinnovabili intermittenti rende indispensabile l’espansione di capacità di stoccaggio per bilanciare la rete.

Nel Rapporto annuale 2025, l’ARERA sottolinea che l’Italia dovrà aumentare significativamente la capacità di accumulo per garantire stabilità e resilienza nei momenti di stress del sistema elettrico. In questo contesto, progetti come quello di Energy Vault rappresentano un banco di prova strategico per testare modelli replicabili su scala nazionale.

Miniera di Energia a Nuraxi Figus: dalle profondità di una miniera dismessa nasce un laboratorio d’avanguardia dove la gravità diventa risorsa e l’innovazione firmata Energy Vault segna la svolta della transizione energetica sarda
La locandina del progetto “Miniera di Energia” presenta i loghi di Carbosulcis SpA, Energy Vault SA e Regione Autonoma della Sardegna, riassumendo la collaborazione pubblico-privato che trasforma il più grande sito carbonifero italiano in un laboratorio di accumulo pulito
(Foto: Energy Vault)

L’impatto economico e la rigenerazione territoriale

La “Miniera d’Energia” non è soltanto un progetto tecnologico, ma anche un’operazione di rigenerazione territoriale. Carbosulcis SpA, che dal 2014 ha gestito il piano di chiusura mineraria, collabora oggi con Energy Vault per reimpiegare le infrastrutture esistenti e creare nuove opportunità occupazionali.

La Regione Sardegna vede nel progetto la possibilità di riconvertire un’area a lungo segnata dalla crisi industriale in un polo di innovazione energetica.

In una recente dichiarazione ufficiale, l’Assessore Regionale all’Industria Emanuele Cani ha evidenziato la centralità del Sulcis Iglesiente nella strategia energetica:

“La transizione energetica non è soltanto un impegno ambientale, ma una grande opportunità di crescita per i territori. Le comunità energetiche rinnovabili e i nuovi sistemi di accumulo rappresentano strumenti concreti per valorizzare le aree che in passato vivevano di carbone, restituendo lavoro e innovazione”.

L’esponente politico sardo, che nel marzo 2025 ha annunciato l’avvio dei programmi regionali da 28,5 milioni di euro per lo sviluppo di impianti rinnovabili e sistemi di storage nei Comuni del Sulcis, ha sottolineato che

“trasformare i luoghi del carbone in hub di energia pulita è la sfida più simbolica e strategica della nostra isola”.

Anche nel 2023 l’allora Assessora Regionale all’Industria Anita Pili evidenziò il valore strategico del progetto:

“La riconversione dei siti minerari dismessi come Nuraxi Figus è una priorità della Regione Sardegna. Vogliamo che diventino luoghi di sperimentazione tecnologica, di impiego qualificato e di innovazione sostenibile. La collaborazione con soggetti come Energy Vault rappresenta un passo concreto verso un nuovo modello di sviluppo per l’isola”.

Secondo lei,

trasformare l’eredità del carbone in un motore di energia pulita è il modo migliore per onorare la storia industriale sarda e proiettarla nel futuro”.

L’Università degli Studi di Cagliari e il Politecnico di Torino hanno già avviato tavoli tecnici congiunti con Energy Vault per definire percorsi di ricerca e formazione su manutenzione, gestione e automazione dei sistemi di accumulo. La sinergia tra mondo accademico e impresa, tipica dei distretti dell’innovazione, costituisce un tassello fondamentale della transizione energetica sarda.

Un modello europeo per la transizione energetica

La Commissione Europea ha inserito la “Miniera d’Energia” tra i progetti pilota per la riconversione dei siti post-carboniferi, riconoscendone il potenziale come caso di studio per regioni europee ad alta intensità di carbonio.

Nel piano REPowerEU e nel PNIEC aggiornato al 2024, l’Italia si impegna a sviluppare capacità di accumulo di lunga durata per accompagnare l’espansione di solare ed eolico. Progetti come quello di Nuraxi Figus rispondono a questa esigenza, offrendo un modello integrato di decarbonizzazione e riuso industriale.

La prospettiva è quella di trasformare la Sardegna in un laboratorio energetico aperto al mondo. Il sistema di Energy Vault, grazie alla combinazione di gravità e batterie, potrebbe infatti essere replicato in altri contesti minerari europei e asiatici, laddove esistono infrastrutture sotterranee in disuso.

L’azienda prevede di presentare i risultati del prototipo nel 2026 a una delegazione internazionale nell’ambito di un programma Interreg Europe, consolidando il ruolo dell’Italia come piattaforma di sperimentazione per l’energia del futuro.

Miniera di Energia a Nuraxi Figus: un sito estrattivo dismesso in Sardegna rinasce come polo tecnologico sperimentale, guidato da una transizione innovativa e sostenibile e grazie a Energy Vault
Schermata del software VaultOS su un grande display di controllo: il sistema operativo sviluppato da Energy Vault coordina in tempo reale i flussi di energia fra i serbatoi EV0 e le batterie B-Vault, ottimizzando prestazioni, sicurezza e interconnessione con la rete sarda
(Foto: Energy Vault)

Verso il futuro: più tecnologia, comunità, resilienza

Le potenzialità del progetto sono notevoli, ma non mancano criticità. I tempi autorizzativi, la complessità tecnica dell’integrazione tra sistemi diversi e l’incertezza sui costi rappresentano sfide reali.

Tuttavia, la visione che guida la “Miniera d’Energia” è quella di un modello replicabile e sostenibile, capace di coniugare innovazione e territorio. Il successo dipenderà anche dalla capacità delle istituzioni di creare un quadro normativo stabile e di favorire partnership pubblico-private durature.

A livello industriale, l’Italia sta consolidando il proprio ruolo nello storage. Grandi operatori come ERG, Iren e Terna stanno sperimentando soluzioni basate su batterie e sistemi intelligenti di gestione della domanda, mentre nuove imprese esplorano tecnologie di accumulo gravitazionale o a volano.

La stessa Energy Vault, che ha recentemente ottenuto il punteggio ESG più alto del suo settore secondo S&P Global Ratings, conferma la centralità di una visione etica e sostenibile dell’innovazione energetica.

Alla luce di tutto ciò, la “Miniera d’Energia” appare come un simbolo del passaggio da un’economia fossile a una società della resilienza. Un luogo che era emblema del carbone diventa un laboratorio per l’energia pulita, dimostrando che la storia industriale può essere riscritta con la lingua dell’innovazione. Se la sfida di Nuraxi Figus sarà vinta, l’Italia potrà vantare non solo un primato tecnologico, ma anche un modello culturale di rigenerazione sostenibile.

La gravità, da forza della natura, diventa forza del cambiamento: un nuovo equilibrio tra scienza, ambiente e comunità che segna l’inizio di una nuova stagione per l’energia di un Paese.

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Visione dall’alto del campo di serbatoi modulari EV0 Water Tree nel sito sardo: ogni unità lavora in sinergia con le altre, formando una rete di accumulo idraulico destinata a stabilizzare la rete elettrica dell’isola e ad accompagnare l’espansione delle fonti rinnovabili
(Foto: Energy Vault)

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