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Se per il popolo libanese l’innovazione è l’accesso all’acqua

La stazione di pompaggio di Nabi Chite, restaurata e alimentata a energia solare, e un laboratorio per le acque reflue grazie alla Svizzera

La stazione di pompaggio di Nabi Chite, restaurata e alimentata a energia solare, è un progetto promosso dalla Direzione dello Sviluppo e della Cooperazione (DSC) del Dipartimento Federale degli Affari Esteri della Svizzera nella valle della Beqā, in Libano

Con le sue montagne innevate e le numerose sorgenti, il Libano è considerato il bacino imbrifero del Medio Oriente. Eppure, l’approvvigionamento idrico della popolazione è insufficiente e irregolare.

Per migliorare l’accesso all’acqua del popolo libanese, la Direzione dello Sviluppo e della Cooperazione (DSC) del Dipartimento Federale degli Affari Esteri della Svizzera sta ripristinando molte stazioni di pompaggio e strutture igienico-sanitarie, in particolare nelle scuole.

Anche sei milioni di profughi da accogliere

Da anni, il Libano è afflitto da una grave crisi di approvvigionamento idrico dovuta a vari fattori, tra cui la diminuzione delle precipitazioni a causa del cambiamento climatico.

Inoltre, il numero di bacini di ritenzione è insufficiente e le infrastrutture di distribuzione sono in uno stato di generale degrado poiché da decenni mancano i mezzi per la loro manutenzione.

Questa situazione è aggravata dal fatto che il Libano ospita sei milioni di profughi, compresi 1,5 milioni di persone fuggite dalla Siria e i numerosi rifugiati palestinesi, il che ha aumentato la richiesta di acqua nel Paese.

Un progetto promosso dalla Direzione dello Sviluppo e della Cooperazione (DSC) del Dipartimento Federale degli Affari Esteri della Svizzera per risolvere i problemi idrici in Libano consiste in un nuovo laboratorio per l’analisi dell’acqua reflua
(Foto SDC/FDFA)

Una drammatica crisi politico-economica

Oltre alla crisi idrica, dal 2019 il Libano vive una difficoltà politica ed economica. È una situazione drammatica, che l’esplosione del porto di Beirut nell’agosto del 2020 ha ulteriormente peggiorato.

A causa di questi eventi, la sterlina libanese ha subito un crollo vertiginoso, perdendo oltre il 98 per cento del proprio valore rispetto al dollaro; è una svalutazione che continua a un ritmo allarmante.

Le conseguenze sono preoccupanti: inflazione alle stelle, perdita di molti posti di lavoro e maggiore vulnerabilità della popolazione libanese e di quella rifugiata.

Questi problemi hanno anche causato una grave carenza di elettricità, che sta avendo un impatto negativo su tutti i settori vitali del Paese, in particolare su quello idrico.

Una minaccia anche per l’acqua potabile

L’uso non sostenibile delle risorse, la cattiva gestione delle acque reflue e i problemi nel trattamento stanno riducendo anche la disponibilità di acqua potabile.

Questa situazione sta creando tensioni non soltanto tra i libanesi, ma anche tra la comunità locale e i rifugiati presenti nel Paese. Attualmente soltanto il 36 per cento della popolazione ha accesso alla rete di distribuzione idrica nazionale.

I giovani di Baalbek, città del Libano centro-settentrionale, nella Valle della Beqā, non hanno mancato di rendere visibile il loro progetto di rubinetto pubblico con cui placare la sete della gente
(Foto: Elie Harika)

I servizi igienici nei campi e nelle scuole

Per migliorare la situazione sanitaria dei rifugiati negli insediamenti informali e nelle istituzioni come le scuole, la Direzione dello Sviluppo e della Cooperazione elvetica sostiene un progetto della Croce Rossa Libanese.

“Nel nostro campo sono stati installati servizi igienici, così da ridurre la contaminazione e le malattie”,

racconta un rifugiato siriano che vive nel Governatorato di Akkar, nel Nord del Paese.

In questo territorio, così come in quelli di Baalbek-Hermel e della Beqā, sono state ripristinate le strutture sanitarie di dieci scuole pubbliche frequentate da quasi 3000 alunni.

“Nell’attuale crisi, la manutenzione delle scuole è diventata una vera sfida. Senza il sostegno della Croce Rossa Libanese non saremmo mai riusciti a ristrutturare i bagni dei ragazzi e delle ragazze”,

afferma il rettore di una scuola nel Governatorato di Akkar.

Le scuole sono state anche dotate di bidoni per la corretta gestione dei rifiuti solidi.

Il progetto della Direzione dello Sviluppo e della Cooperazione (DSC) del Dipartimento Federale degli Affari Esteri della Svizzera coinvolge varie località della Valle libanese della Beqā: in giallo, le fontane pubbliche dotate di un sistema di purificazione dell’acqua (osmosi inversa); in blu, le pompe a energia solare e, in rosso, gli impianti idrici collegati al sistema SCADA
(Foto SDC/FDFA)

Michelle Jalkh: “Sensibilizzati tutti gli alunni”

“La sensibilizzazione degli alunni riguardo al riciclaggio, alla raccolta differenziata, al lavaggio delle mani e all’igiene personale è stata un’altra importante componente del progetto”,

spiega Michelle Jalkh, responsabile del programma per l’acqua e le strutture igienico-sanitarie presso l’Ufficio della Cooperazione Svizzera in Libano.

Oltre agli studenti, anche le famiglie alloggiate nei campi hanno partecipato a seminari di sensibilizzazione sull’igiene.

I pannelli solari dalla Croce Rossa Libanese

La Croce Rossa Libanese ha sostenuto anche la comunità locale, fornendo pannelli fotovoltaici ai comuni e alle aziende che gestiscono le stazioni di pompaggio dell’acqua. Queste installazioni riducono la dipendenza dai combustibili fossili e garantiscono un approvvigionamento continuo.

“Durante il giorno, i sistemi di pompaggio funzionano fino a otto ore, consentendo alle famiglie di riempire le cisterne e di avere acqua potabile in casa e soddisfare le loro esigenze quotidiane e per l’igiene personale”,

spiega Michelle Jalkh.

Nell’ambito del progetto della Direzione dello Sviluppo e della Cooperazione (DSC) del Dipartimento Federale degli Affari Esteri della Svizzer sono state realizzate varie fontane pubbliche a energia solare come questa, situata in una piccola comunità a Majdelyoun, località nel Distretto sudlibanese di Sidone
(Foto SDC/FDFA)

Automatizzate cisterne e stazioni di pompaggio

Nell’ambito di un altro progetto volto a ridurre le tensioni e promuovere la pace tra le comunità, la Direzione dello Sviluppo e della Cooperazione svizzera contribuisce a migliorare la gestione del Bekka Water Establishment (BWE).

La valle della Beqā ospita un milione di persone, tra cui 376.000 rifugiati. Per garantire l’accesso all’acqua e aumentare l’efficienza del BWE, sono state infatti ripristinate e automatizzate oltre cinquanta stazioni di pompaggio e dodici cisterne.

Inoltre, la Svizzera ha fornito pannelli solari.

“Grazie a questo sostegno, è stata assicurato l’approvvigionamento idrico di sei villaggi, con una popolazione complessiva di 52.000 abitanti”,

si rallegra Khalil Azar, Capo Dipartimento al BWE.

Un nuovo laboratorio per l’analisi dell’acqua reflua, forte di 25 esperti, è un progetto promosso dalla Direzione dello Sviluppo e della Cooperazione (DSC) del Dipartimento Federale degli Affari Esteri della Svizzera per risolvere i problemi idrici in Libano
(Foto SDC/FDFA)

Venticinque nuovi tecnici addetti al monitoraggio

Come parte delle iniziative per migliorare la gestione delle risorse idriche, è stato costruito un laboratorio per monitorare la qualità dell’acqua. I dati raccolti permettono di identificare eventuali problemi e di reagire tempestivamente.

“Venticinque tecnici sono stati formati sul trattamento delle acque reflue e sui processi, mentre una dozzina si sono specializzati sulla clorazione”,

spiega Michelle Jalkh.

Questo lavoro è di vitale importanza per prevenire le malattie trasmesse dall’acqua, come il colera, che ha fatto recentemente la sua ricomparsa in Libano proprio a causa della crisi idrica.

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La Direzione dello Sviluppo e della Cooperazione (DSC) del Dipartimento Federale degli Affari Esteri della Svizzera ha ripristinato la stazione di pompaggio dell’acqua di Fekha, che ora funziona a energia solare e rifornisce la popolazione libanese
(Foto SDC/FDFA)

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