Nell’enclave spagnola, le auto elettriche a fine vita diventano riserve d’energia: Enel guida un modello circolare per la transizione sostenibile

(Foto: Endesa)
Melilla, piccola enclave spagnola nel Nord Africa, è sempre stata un banco di prova per l’energia. La città di 90 mila abitanti non è collegata alla rete elettrica nazionale: vive grazie a una centrale locale che fornisce energia a tutta la popolazione. Proprio per questo motivo, nel 2022 Enel e la sua controllata iberica Endesa hanno deciso di lanciare qui un progetto pionieristico: “Second Life”.
L’idea era semplice e rivoluzionaria allo stesso tempo. Le batterie delle auto elettriche, una volta non più idonee alla mobilità, conservano ancora il 70-80 per cento della loro capacità. Perché trattarle come rifiuti quando possono diventare un’infrastruttura preziosa per la stabilità di una rete fragile?
Così, 78 batterie di vetture Nissan Leaf (48 usate e 30 nuove) sono state installate presso la centrale di Endesa, collegate e gestite come un unico sistema di accumulo. Il risultato: una potenza di 4 megaWatt e la capacità di garantire 15 minuti di alimentazione completa alla rete di Melilla. Un tempo che può sembrare breve, ma che in realtà è sufficiente a riavviare la centrale in caso di blackout, evitando disservizi prolungati e tutelando la vita quotidiana dei cittadini.
Ernesto Ciorra, ex Chief Innovability Officer del Gruppo Enel, ricordava allora:
“Ci abbiamo creduto fin dal primo giorno. Quello che pochi anni fa sembrava impossibile è diventato realtà”.

(Illustrazione: Nissan)
Dal prototipo alla realtà: il 2025 segna il cambio di passo
A giugno 2025, il progetto è passato dall’essere un esperimento alla piena operatività. Oggi il sistema è in grado di fornire elettricità stabile e sicura agli abitanti di Melilla, diventando un punto di riferimento internazionale per l’innovazione energetica.
“Electrek”, magazine specializzato, ha sottolineato che l’iniziativa “Second Life”
“assicura la fornitura elettrica per oltre 90.000 persone”.
Un traguardo importante in una città che, per la sua posizione geografica e l’isolamento, rappresenta una sfida continua in termini di sicurezza e affidabilità.
Questo non è soltanto un progetto tecnologico: è un cambio di mentalità. Le batterie, invece di essere smaltite, sono rivalorizzate in un modello di economia circolare che allunga il ciclo di vita di un bene ad alto valore tecnologico. Un esempio replicabile in tante altre parti del mondo dove le reti locali sono fragili o isolate.
Salvatore Bernabei, CEO di Enel Green Power, ha commentato:
“Lo sviluppo della tecnologia di storage è essenziale per favorire una maggiore penetrazione delle rinnovabili. È così che si dà forma all’energia del futuro”.
Economia circolare: quando l’innovazione diventa sostenibilità
La vera forza di “Second Life” sta nel suo DNA circolare. Non si tratta di un riutilizzo marginale, ma di una strategia di lungo periodo che unisce sostenibilità e convenienza economica.
Loccioni, partner tecnico del progetto, ha messo a punto un sistema che permette di riutilizzare le batterie intere, senza smontarle in celle, riducendo costi e complessità.
Questo approccio consente di rendere il processo più rapido, sicuro e replicabile. È un esempio concreto di come l’innovazione possa nascere da una domanda semplice: come dare nuova vita a materiali che altrimenti sarebbero un problema ambientale?
“Second Life” è stata premiata già nel 2020 dal BASF Club de Excelencia en Sostenibilidad e riconosciuto dal World Economic Forum come modello virtuoso. Ma il vero premio è la sua applicazione reale: un impianto che funziona, che aiuta una comunità e che indica una strada percorribile per tanti altri territori.

(Illustrazione: Nissan)
L’Italia non resta a guardare: il caso Fiumicino con PIONEER
Se Melilla è stato il laboratorio, Roma Fiumicino è la conferma che il modello è scalabile. Nel 2024 Enel X, in collaborazione con Aeroporti di Roma e con il supporto dell’Innovation Fund europeo, ha avviato PIONEER, un progetto che unisce un grande impianto fotovoltaico da 22 MWp con un sistema di batterie “second life” da 10 MWh.
Nel giugno 2025, l’impianto è stato inaugurato: il più grande storage a batterie riciclate mai realizzato in Europa in ambito aeroportuale. Il sistema utilizza 762 batterie provenienti da veicoli di marchi diversi (Nissan, Mercedes-Benz, gruppo Stellantis), dimostrando che l’interoperabilità è possibile e già praticabile.
Per Marco Troncone, CEO di Aeroporti di Roma,
“PIONEER è un esempio concreto di come sostenibilità, innovazione e collaborazione possano convergere in un progetto strategico per il Paese”.
AI e nuove frontiere: così cambia la gestione dell’energia
Il cuore di PIONEER non sono soltanto le batterie, ma il software che le governa. La piattaforma DER.OS utilizza intelligenza artificiale per gestire i cicli di carica e scarica, prevedere i picchi di domanda e integrare l’energia solare in modo intelligente. È l’evoluzione naturale di un settore che non si limita a produrre energia, ma la governa in modo dinamico, in base a dati e previsioni.
I benefici sono misurabili: si stima che il sistema ridurrà le emissioni di CO2 di circa 16 mila tonnellate in dieci anni. Numeri che, tradotti in impatti concreti, significano un aeroporto più sostenibile e un contributo reale agli obiettivi climatici europei.
Come ha spiegato Francesca Gostinelli, responsabile Enel X Global Retail,
“il sistema interagisce con un software di ottimizzazione che fornisce energia quando ce n’è maggiore bisogno, coniugando sostenibilità ed efficienza”.

(Illustrazione: Enel)
Dalla Spagna al mondo: la seconda vita delle batterie decolla
Gli scenari globali confermano che questa non è una nicchia. Secondo stime di settore, la capacità mondiale delle batterie di seconda vita crescerà da circa 1 GWh nel 2018 a oltre 16 GWh nel 2025, fino a 45 GWh nel 2030. È un mercato in rapida espansione, alimentato dall’aumento delle auto elettriche e dalla necessità di soluzioni di stoccaggio diffuse e affidabili.
Nicola Rossi, capo Innovazione Enel, sottolinea che
“i costi di queste tecnologie sono crollati: da 1400 euro per kiloWatt nel 2010 a circa 100-130 euro oggi. Un cambiamento radicale che rende possibile pensare a sistemi di storage diffusi in reti urbane, aree industriali e persino comunità remote”.
La lezione di Melilla e di Fiumicino è chiara: le batterie a fine vita non sono un peso, ma un’opportunità. Possono diventare il tassello mancante per un sistema energetico più resiliente, sostenibile e democratico.

(Foto: Enel)
Quando il futuro dell’energia si costruisce in Africa dal passato
Guardando all’enclave spagnola in Africa e al principale scalo aeroportuale della capitale italiana, il messaggio è evidente: le batterie di seconda vita non sono soltanto un’idea suggestiva, ma una realtà funzionante che porta benefici immediati. La sfida ora è replicare questo modello in altre città e aeroporti, in isole minori, in comunità remote che hanno bisogno di energia affidabile.
Come ricordava Ernesto Ciorra:
“Ciò che sembrava impossibile è diventato realtà”.
È una frase che sintetizza bene la direzione della transizione energetica. Non si tratta più soltanto di produrre energia rinnovabile, ma di gestirla, immagazzinarla e renderla disponibile quando serve.
Il futuro dell’energia passa anche da qui: dare una seconda vita a ciò che pensavamo finito, trasformare un problema in una risorsa, costruire resilienza e sostenibilità non con sogni irraggiungibili, ma con soluzioni già operative.
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(Foto: Endesa)











