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Tamanrasset, la piattaforma energetica del Sahara algerino

Nel Grande Sud l’elettricità è fragile e cara: solare, microreti e sistemi ibridi diventano infrastrutture critiche per servizi, comunità e filiere locali

Tamanrasset: impianti fotovoltaici e infrastrutture energetiche nel Sahara algerino a supporto di reti isolate, microreti e servizi essenziali, con soluzioni rinnovabili pensate per climi estremi e territori off-grid
Vista aerea di un vasto complesso solare nel Sahara algerino, esempio di generazione su scala industriale in un contesto estremo, dove irraggiamento elevato, gestione delle polveri e integrazione con la rete nazionale rendono il fotovoltaico un pilastro della sicurezza energetica nel Grande Sud (Foto: Sonelgaz)

A Tamanrasset, porta urbana dell’Ahaggar e snodo logistico del Sahara centrale, la transizione energetica non è una parola d’ordine: è una questione di continuità operativa. Temperature estreme, distanze enormi, reti elettriche spesso isolate e un fabbisogno in crescita per servizi pubblici, telecomunicazioni, approvvigionamento idrico e catena del freddo trasformano ogni chiloWattora in un problema di ingegneria applicata. In questo contesto, il fotovoltaico non è un complemento, ma la tecnologia più razionale per ridurre il consumo di gasolio, stabilizzare la qualità della fornitura e rendere scalabile lo sviluppo locale.

Non a caso, nell’area opera un parco solare da circa 13 megaWatt gestito da SKTM (Shariket Kahraba wa Taket Moutadjadida), società del gruppo Sonelgaz con mandato specifico su reti isolate e progetti rinnovabili nel Sud. È una potenza modesta rispetto agli obiettivi nazionali dell’Algeria, ma è indicativa di una scelta strutturale: in territori dove l’estensione delle dorsali elettriche richiede tempi e capitali elevati, la generazione locale diventa un pezzo dell’infrastruttura, non un semplice impianto.

Tamanrasset: produzione di energia solare nel deserto come leva per la sicurezza energetica locale, l’integrazione delle rinnovabili e lo sviluppo sostenibile in aree remote del Sahara algerino
Il nuovo bando per l’elettrificazione delle aree off-grid del Sud algerino punta a ridurre la dipendenza dal gasolio e a garantire continuità energetica a comunità isolate, servizi pubblici e infrastrutture critiche, facendo del fotovoltaico e dei sistemi ibridi una leva di stabilità operativa nel Sahara (Foto: Magharebia)

Dal fotovoltaico come impianto al fotovoltaico come sistema

Un campo solare nel deserto è un sistema sociotecnico. Deve resistere a polveri e sabbia (il cosiddetto soiling), a escursioni termiche che stressano inverter e cablaggi, e a catene di manutenzione complesse. Soprattutto, deve dialogare con reti deboli o non interconnesse, dove l’equilibrio tra domanda e offerta non può essere “assorbito” da una grande dorsale nazionale.

Qui entra in gioco l’ibridazione. I progetti che combinano solare e generazione convenzionale, con integrazione selettiva di sistemi di accumulo, riducono i costi marginali nelle ore di luce e garantiscono continuità notturna e nei picchi. Programmi e bandi coordinati da SKTM negli ultimi anni hanno esplicitamente privilegiato soluzioni ibride per i centri off-grid del Sud, con architetture pensate per ridurre i tempi di avviamento dei gruppi e migliorare la stabilità di tensione.

La ricerca applicata conferma la direzione. Modelli energetici sviluppati su profili meteo di Tamanrasset mostrano che una gestione predittiva della domanda e un dimensionamento mirato dello storage possono abbattere in modo significativo il costo livellato dell’energia e le interruzioni di servizio. Ma gli stessi studi segnalano il divario fra potenziale teorico e resa reale quando entrano in gioco alte temperature e deposizione di polveri: per questo la robustezza tecnologica e i piani di pulizia diventano parte integrante del progetto.

Tamanrasset: panorama della transizione energetica nel Grande Sud dell’Algeria, tra solare, sistemi ibridi e nuove reti elettriche per garantire continuità di servizio a comunità, logistica e infrastrutture critiche
La mappatura e l’analisi geospaziale della risorsa solare in Algeria costituiscono una base tecnica essenziale per progettare impianti resilienti nel deserto, ottimizzare il rendimento dei campi fotovoltaici e integrare produzione rinnovabile, accumulo e reti deboli in contesti climatici estremi

Microreti, accumulo e qualità del servizio in ambienti estremi

Per le comunità sparse e per infrastrutture come ospedali, stazioni di pompaggio e torri di telecomunicazione, la microrete è spesso l’unica soluzione economicamente sostenibile. Qui l’innovazione non riguarda solo i componenti, ma anche i software di controllo, che regolano l’uso delle batterie, anticipano i picchi e ottimizzano l’uso del carburante residuo.

“Con oltre tremila ore di sole all’anno, l’Algeria deve sfruttare questo enorme potenziale solare per rendere il mix energetico più sostenibile e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili”,

afferma Houari Mahi, responsabile ingegneria di Sonelgaz Energies Renouvelables.

La sua valutazione riflette una tendenza più ampia: l’elettrificazione affidabile è un prerequisito per qualunque strategia di sviluppo, dalla sanità digitale alla refrigerazione alimentare.

Sul fronte dell’accumulo, i costi restano un vincolo, ma la diffusione di batterie al litio con gestione termica migliorata sta rendendo praticabili soluzioni di medio taglio per stabilizzare microreti e ridurre i cicli dei generatori. In prospettiva, anche tecnologie alternative, come lo stoccaggio elettrochimico a flusso per climi caldi, sono oggetto di test in contesti analoghi al Sahara.

Tamanrasset: panorama della transizione energetica nel Grande Sud dell’Algeria, tra solare, sistemi ibridi e nuove reti elettriche per garantire continuità di servizio a comunità, logistica e infrastrutture critiche
L’aeroporto di Tamanrasset rappresenta un nodo logistico strategico del Sahara centrale, dove l’affidabilità dell’energia è cruciale per sicurezza, telecomunicazioni e servizi di supporto, rendendo fotovoltaico, microreti e accumulo componenti chiave per la continuità operativa in un ambiente estremo

La rete come abilitatore del salto di scala nel Grande Sud

Se i sistemi locali tengono in piedi il servizio, il salto industriale richiede infrastrutture di trasmissione. Negli ultimi anni Sonelgaz ha avviato cantieri per collegare i poli meridionali alla rete nazionale con nuove sottostazioni e corridoi ad alta tensione, riducendo la dipendenza da centrali locali e creando spazio per integrare più rinnovabili su scala regionale.

Questa dimensione “invisibile” è decisiva. L’introduzione di telecontrollo e digitalizzazione della rete consente di gestire flussi più variabili, isolare guasti e pianificare manutenzione predittiva. Non è una voce che fa notizia quanto i megaWatt installati, ma è ciò che trasforma impianti dispersi in un sistema energetico affidabile.

“Per supportare l’integrazione di fotovoltaico su larga scala nelle microreti, la tecnologia di accumulo deve essere robusta e adattata alle condizioni climatiche severe”,

sottolinea il Professor Karim Zaghib, esperto di materiali per batterie con origini algerine.

È un passaggio che sposta la transizione dal progetto puntuale alla strategia di sistema.

Tamanrasset: produzione di energia solare nel deserto come leva per la sicurezza energetica locale, l’integrazione delle rinnovabili e lo sviluppo sostenibile in aree remote del Sahara algerino
Nella wilaya di Tamanrasset solo il 40 per cento delle località è raggiunto dal gas naturale, ma l’entrata in funzione del gasdotto Tidikelt–Tamanrasset, lungo 528 chilometri, segna un cambio di scala infrastrutturale, affiancando il GPL e creando nuove sinergie con la generazione solare locale (Foto: Sonelgaz)

Dai megaWatt locali ai gigaWatt nazionali di nuova capacità

Tamanrasset è un avamposto, ma si muove dentro una cornice nazionale che negli ultimi due anni ha accelerato sull’assegnazione di nuovi impianti fotovoltaici. Lotti per diversi gigaWatt di capacità sono stati contrattualizzati con l’obiettivo di costruire una filiera solare su scala industriale, con ricadute anche su occupazione e competenze tecniche.

Per il Sahara le implicazioni sono doppie. Da un lato, più solare nel Nord libera gas per usi industriali e per l’export, alleggerendo i costi della generazione convenzionale. Dall’altro, l’energia diventa precondizione per servizi essenziali e per piccole filiere produttive: refrigerazione, trasformazione alimentare, logistica locale, con effetti diretti sulla resilienza economica delle comunità.

Nel linguaggio istituzionale, la linea resta pragmatica. In recenti interventi pubblici, i responsabili del dicastero dell’Energia hanno ribadito che la crescita delle rinnovabili procede in parallelo alla valorizzazione del gas come risorsa di transizione, in una traiettoria che mira a ridurre i costi interni e aumentare la flessibilità del sistema. Anche i cambi di governance, con figure provenienti dall’utility nazionale chiamate a ruoli di indirizzo, suggeriscono continuità tra gestione operativa e pianificazione strategica.

“È fondamentale sviluppare il settore dell’accumulo per affrontare le oscillazioni di produzione e garantire una fornitura stabile quando si integra un’alta quota di rinnovabili”,

hanno evidenziato i partecipanti al workshop internazionale sulle energie rinnovabili tenutosi ad Algeri.

Quando l’innovazione è far funzionare tutto, sempre

Nel Grande Sud algerino, la transizione energetica si gioca su quattro leve concrete: robustezza dei componenti, ibridazione intelligente, digitalizzazione della rete e nuove infrastrutture di trasmissione. In altre parole, non basta produrre energia pulita: bisogna farla arrivare bene, sempre, e a costi sostenibili.

Se questo modello regge a Tamanrasset, diventa replicabile in decine di centri sparsi nel Sahara. È lì che l’innovazione smette di essere sperimentazione e diventa politica pubblica, con effetti misurabili su servizi, istruzione e microimprenditorialità. In un territorio dove l’elettricità è storicamente “a fatica”, la vera novità non è il pannello in più, ma un sistema che riduce l’incertezza e rende prevedibile lo sviluppo.

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Tecnici e ingegneri operano in un grande impianto fotovoltaico nel Sud dell’Algeria, dove la produzione locale di energia solare riduce il ricorso al gasolio e rafforza la stabilità delle reti isolate, trasformando il deserto in un’infrastruttura energetica strategica per servizi essenziali e comunità off-grid (Foto: Sonelgaz)

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