A Laax oltre 250 decisori hanno discusso il passaggio dai progetti pilota all’impatto misurabile tra governance, robotica e leadership mondiale

La prima edizione dello ”AI Mountain Summit”, organizzata il 28 maggio 2026 a Laax dalla Weisse Arena Gruppe e da digital-liechtenstein.li, ha trasformato una località alpina in un osservatorio sul cambio di fase dell’Intelligenza Artificiale. Non più soltanto tecnologia da laboratorio, né tema confinato ai dipartimenti IT: l’IA è stata presentata come una questione di strategia aziendale, responsabilità manageriale, infrastrutture digitali e capacità di trasformare dati e algoritmi in valore operativo.
Secondo la fonte iniziale, oltre 250 decisori e interessati si sono riuniti a oltre 2.000 metri di quota per discutere di
“IA, leadership e futuro”.
Il dato numerico non è secondario: segnala la domanda di orientamento che attraversa imprese, istituzioni e mondo della ricerca in una fase in cui l’adozione cresce rapidamente, ma la capacità di scalare i progetti resta disomogenea.
Il contesto conferma questa tensione. La Global Survey 2025 di McKinsey indica che l’88 per cento delle organizzazioni intervistate utilizza regolarmente l’IA in almeno una funzione, ma circa due terzi non hanno ancora avviato una scalabilità estesa a livello aziendale. Lo stesso report rileva che il 62 per cento sperimenta agenti IA, mentre solo una parte più limitata dichiara impatti finanziari consolidati su scala enterprise. È proprio in questo spazio, fra entusiasmo applicativo e disciplina industriale, che il summit di Laax ha collocato il proprio messaggio.
Dalla sperimentazione alla governance dei sistemi intelligenti
Il programma ha messo in fila alcuni dei nodi oggi più rilevanti per la trasformazione digitale: differenziazione competitiva, governance dell’IA, rischio, fiducia, infrastrutture cloud, modelli agentici e applicazioni scalabili. Sascha Lobo ha inquadrato la tecnologia come processo di cambiamento economico e sociale; Marc Holitscher, National Technology Officer di Microsoft Svizzera, ha affrontato il tema della differenziazione in un mondo in cui l’intelligenza algoritmica diventa pervasiva; Adrian Ott, Chief AI Officer di EY Svizzera, ha richiamato sviluppi, governance e rischio.
La scelta dei temi riflette un passaggio ormai evidente: l’innovazione non dipende soltanto dall’accesso ai modelli, ma dalla capacità di integrarli nei processi decisionali. Un’impresa può sperimentare chatbot, copiloti e automazioni senza modificare realmente il proprio modello operativo. La soglia più difficile è un’altra: definire responsabilità, metriche, controlli, competenze e criteri di validazione umana. In questo senso, la discussione sulla Trasformazione Digitale si sposta dal software alla progettazione organizzativa.
Il quadro regolatorio europeo accentua questa traiettoria. L’AI Act è entrato in vigore il primo agosto 2024 e prevede un’applicazione progressiva, con obblighi su modelli di uso generale già attivi dal 2025 e ulteriori regole in arrivo dal 2026 in poi. Per aziende svizzere, liechtensteinesi e alpine che operano con clienti o filiere nell’Unione Europea, il tema non è puramente giuridico: riguarda tracciabilità, qualità dei dati, gestione del rischio e trasparenza verso utenti e partner.
Da questo punto di vista, lo “AI Mountain Summit” ha usato la cornice alpina non come semplice scenografia, ma come dispositivo narrativo: portare dirigenti, tecnologi e consulenti fuori dagli spazi aziendali tradizionali per discutere in modo più diretto della distanza fra sperimentazione e impatto. La località GALAAXY, al Crap Sogn Gion, posta a 2.252 metri di altitudine, ha accolto sessioni distribuite fra Hangar, Sun Deck, GALAAXY Bridge e persino una gondola.
Robot umanoidi, agenti IA e infrastrutture cloud in quota
Uno degli elementi più curiosi della giornata è stato il passaggio dalla dimensione immateriale dei modelli alla loro fisicità. Pascal Kaufmann, fondatore di AlpineAI, ha partecipato con il robot umanoide Henrietta; due robot-cane dello Edelweiss Innovation & Intelligence Institute AG hanno offerto un ulteriore esempio di Robotica applicata. È un dettaglio significativo: l’IA non viene più percepita soltanto come interfaccia testuale o motore predittivo, ma come componente di sistemi cyber-fisici capaci di agire in ambienti reali.
Questa convergenza fra modelli, sensori, attuatori e servizi cloud apre una stagione complessa. Christoph Schnidrig, Head of Technology di AWS Svizzera, ha affrontato il tema dell’infrastruttura tecnologica necessaria per applicazioni IA scalabili. Sina Wulfmeyer, Chief Data Officer di Unique AI, ha discusso il passaggio dai piloti alle applicazioni con utilità misurabile. Marco-Andrea Buchmann, Head of Applied Science presso Zalando Tech Hub Zürich, ha portato il caso di ricerca, raccomandazione e IA generativa nell’e-commerce.
Il filo conduttore è chiaro: senza architetture dati robuste, integrazione con i sistemi aziendali e controllo dei costi computazionali, i progetti di IA restano prototipi. L’adozione diffusa non equivale automaticamente a produttività. Per produrre valore, un sistema deve inserirsi in un processo, ridurre attriti, migliorare decisioni o generare nuove capacità commerciali. In questo senso, la discussione su Big Data, cloud e agenti autonomi non è un capitolo tecnico separato, ma una condizione per la sostenibilità economica dell’innovazione.
La dimensione degli agenti IA è particolarmente rilevante. Questi sistemi non si limitano a generare testo, ma possono pianificare azioni, interrogare strumenti, comporre flussi di lavoro e coordinare più passaggi. La loro promessa è elevata, ma anche il rischio operativo aumenta: errore, allucinazione, accesso improprio a dati sensibili, responsabilità distribuita e difficoltà di audit. Per questo la parola chiave non è più soltanto “adozione”, ma governo del ciclo di vita.

Le dichiarazioni indicano una domanda di orientamento
Reto Gurtner, presidente del consiglio di amministrazione della Weisse Arena Gruppe, ha sintetizzato il senso dell’iniziativa collegando IA, leadership e strategia. La dichiarazione, riportata dalla fonte iniziale, mostra come l’evento sia stato pensato non come vetrina di soluzioni, ma come spazio di orientamento per chi deve decidere investimenti e modelli di adozione.
“L’o ‘AI Mountain Summit’ ha mostrato quanto sia grande il bisogno di orientamento, scambio e impulsi concreti nel rapporto con l’intelligenza artificiale. La discussione a oltre 2.000 metri ha reso evidente che l’IA è una questione di leadership e una questione strategica per il futuro”.
Markus Goop, iniziatore dello ”AI Mountain Summit” per digital-liechtenstein.li, ha insistito su un aspetto complementare: l’IA non può essere osservata in modo isolato. Il valore nasce dalla connessione fra tecnologia, responsabilità e direzione d’impresa.
“Con lo ‘AI Mountain Summit’ è nato un nuovo formato che riunisce decisori e decisori in un luogo straordinario. La prima edizione ha mostrato che l’IA non può essere considerata isolatamente. Decisivo è il modo in cui le imprese collegano tecnologia, leadership e responsabilità, ricavandone un impatto concreto”.
La dichiarazione più vicina ai temi regolatori è arrivata da Christoph J. Frick, Partner e Head Consulting presso EY Liechtenstein, che ha collegato l’accelerazione tecnologica a regolazione, attrattività dei territori e autonomia.
“L’intelligenza artificiale si sviluppa rapidamente e acquisisce influenza sia tecnologica sia economica. Allo stesso tempo si fanno più acute le questioni relative a regolazione, attrattività della piazza economica e indipendenza tecnologica. Come partner dello ‘AI Mountain Summit’ vogliamo riunire decisori in un luogo capace di cambiare prospettiva, per discutere questi sviluppi in modo costruttivo”.
Queste parole restituiscono il baricentro dell’evento: non una celebrazione dell’algoritmo, ma un confronto sulla sua messa a terra. L’IA entra nelle imprese come leva di efficienza, ma diventa davvero trasformativa solo quando modifica processi, ruoli, responsabilità e criteri di misurazione. È una trasformazione che richiede competenze tecniche, ma anche cultura manageriale.

Per il territorio alpino l’innovazione diventa piattaforma
La localizzazione a Laax aggiunge un ulteriore livello di lettura. La Svizzera, il Liechtenstein e l’area alpina condividono una caratteristica: mercati relativamente compatti, alto grado di specializzazione, forte presenza di servizi, industria avanzata, turismo e finanza. In questi contesti l’innovazione non passa necessariamente dalla massa critica demografica, ma dalla qualità delle reti, dalla rapidità decisionale e dalla capacità di collegare competenze diverse.
Un summit di questo tipo può quindi assumere il ruolo di piattaforma regionale. Non sostituisce gli ecosistemi di ricerca o gli investimenti industriali, ma può favorire allineamento fra imprese, consulenti, fornitori tecnologici e istituzioni. L’elemento alpino diventa parte del posizionamento: non periferia rispetto ai grandi hub globali, ma spazio di sperimentazione per modelli organizzativi più agili, dove l’IA incontra turismo, infrastrutture, servizi finanziari, e-commerce e automazione.
I dati dello “Stanford AI Index” 2026 indicano che l’IA generativa ha raggiunto il 53 per cento di adozione nella popolazione in tre anni, con una velocità superiore a quella osservata per personal computer e Internet nelle rispettive fasi iniziali. Questo non significa che tutte le imprese siano pronte, ma spiega perché la pressione su management e governance sia aumentata: consumatori, collaboratori e partner si muovono più rapidamente delle procedure interne.
La conseguenza industriale è netta. Le aziende non possono limitarsi a comprare strumenti: devono decidere dove applicarli, quali dati usare, chi controlla gli output, come proteggere la proprietà intellettuale e quando mantenere l’intervento umano. In prospettiva, la competitività non dipenderà soltanto dai modelli più performanti, ma dalla qualità dell’integrazione fra Intelligenza Artificiale, processi e responsabilità.
La prima edizione della ”AI Mountain Summit” segnala dunque un’esigenza più ampia: costruire luoghi di confronto in cui la tecnologia sia discussa insieme a leadership, norme, infrastrutture e impatto economico. Se il formato saprà mantenere questo equilibrio, potrà diventare un punto di osservazione utile per capire come l’area alpina interpreta la nuova fase dell’IA: meno fascinazione per il prototipo, più attenzione alla scalabilità, alla fiducia e alla capacità di trasformare innovazione in decisioni operative.
“AI Mountain Summit”: quando l’intelligenza artificiale diventa strategia d’impresa
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