La piccola isola anglo-normanna valuta tecnologie concrete per sfruttare le forti maree, con dati reali, esperti ufficiali e fondi pubblici confermati

(Foto: States of Alderney)
A luglio 2025, l’isola di Alderney, facente parte dell’arcipelago anglo normanno, dipende ancora in larga parte dal petrolio importato per l’elettricità, il riscaldamento e per i trasporti. Le correnti nel cosiddetto “Alderney Race”, tra l’isola stessa la costa francese, sono tra le più potenti in Europa, e studi specialistici segnalano un potenziale di energia dalle maree che può arrivare fino a 5 GW di capacità installata.
Nel giugno 2023, il Governo locale ha lanciato la prima consultazione internazionale, invitando fornitori tecnologici a proporre soluzioni pilota per misurare costi al kWh, impatto ambientale e scalabilità di sistemi mareomotrici, prima di procedere con bandi pubblici gestiti in modo ufficiale.
Bilanci economici: ecco il punto di vista ufficiale
Bill Abel, leader dell’Energy Working Group ed ex membro del Policy & Finance Committee, ha spiegato che l’attuale costo dell’energia da maree (circa 25 pence per kWh) supera quello del Diesel (circa 20 pence), motivo per cui fino al 2022 Alderney aveva adottato una posizione prudente e limitata all’osservazione dei progetti in corso.
“Abbiamo il potenziale per produrre energia da solare, vento, maree e onde. Ora vogliamo esplorare concretamente l’opportunità offerta dalle nostre correnti”,
ha dichiarato Bill Abel.
Ha aggiunto che ogni iniziativa sarà selezionata soltanto se dimostrerà un vero vantaggio economico e sarà discussa pubblicamente nel Billet d’État, il documento che elenca gli argomenti da discutere durante una riunione del Parlamento di Alderney.
Spinta europea, il progetto NH1 in Normandia
Nel vicino Raz Blanchard, la società Normandie Hydroliennes è stata premiata con un finanziamento di 31,3 milioni di euro dall’Innovation Fund dell’Unione Europea per il progetto NH1.
L’iniziativa prevede quattro turbine orizzontali AR3000 da 3 MW ciascuna, con una produzione annua di circa 34 GWh, sufficienti per alimentare oltre 15.000 utenze domestiche entro il 2028.
Katia Gautier, direttrice del progetto, ha sottolineato che
“il riconoscimento dell’Innovation Fund attesta l’impatto tecnologico e il ruolo dell’energia mareomotrice nella decarbonizzazione del mix elettrico europeo”.
Il programma NH1 genererà inoltre circa 400 posti di lavoro tra diretti e indiretti, con l’80 per cento dei componenti forniti da aziende francesi, rafforzando l’indipendenza strategica del settore energetico regionale.
Tecnologia e performance ambientale: dati aggiornati
Le turbine AR3000, considerate tra le più performanti al mondo, hanno un rotore da 24 metri progettato per il funzionamento subacqueo senza interferire con la fauna o la navigazione.
Studi ambientali effettuati su progetti analoghi come MeyGen in Scozia indicano che le fondazioni stabili offrono habitat a specie marine e emettono livelli sonori compatibili con la fauna, riducendo impatti negativi.
Nel sito di MeyGen, quattro turbine già installate hanno operato per oltre sei anni senza manutenzione non programmata, generando costantemente 6 MW, sufficienti per 7.000 abitazioni.
Il progetto ha venduto 25 GWh nel 2019, mentre investimenti del Regno Unito destinati all’espansione e all’infrastruttura permetteranno ulteriori incrementi.
Le analisi ambientali prevedono anche una riduzione stimata di 57.878 tonnellate/anno di CO2 rispetto all’uso di energia fossile, grazie all’utilizzo di maree e correnti.

Altri casi d’uso in Europa, l’innovazione nella pratica
Accanto ai grandi progetti, esistono iniziative pilota di elevato valore.
Il progetto Morlais in Galles (Holy Island, Anglesey) ha ottenuto 31 milioni di sterline da fondi UE attraverso ERDF ed è in fase di installazione progressiva (240 MW potenziali); nel 2025 la parte a terra sarà pronta per il lancio dei primi dispositivi nel 2026.
Il fermo a lunga durata del sistema Sabella D10 in Francia, operativo per anni e fornitore della rete di Ushant, ha dimostrato la maturità commerciale della tecnologia a scala 1 MW.
Il progetto Minesto alle Isole Faroe, che utilizza turbine “kite-like” da 100 kW, collega già energia alla rete locale e punta al 40 per cento del fabbisogno elettrico entro il 2030.
Integrazione energetica e pianificazione insulare
Alderney ha adottato un approccio misto, puntando su sole, vento e maree. Attualmente il fotovoltaico produce a 10–11 pence/kWh, mentre l’energia eolica onshore può scendere intorno a 5–6 pence/kWh. Tuttavia, l’intermittenza di queste fonti e la prevedibilità delle maree rendono l’energia mareomotrice strategica per le isole isolate.
Per ottimizzare questa integrazione, sono in corso collaborazioni con università britanniche per installare radar ad alta frequenza e sviluppare modelli predittivi operativi che monitorino condizioni marine, flussi di corrente e potenziali impatti ambientali.

(Foto: States of Alderney)
Governance trasparente e coinvolgimento pubblico
Il processo decisionale dell’isola sarà basato su criteri rigorosi: potenziali benefici economici, minimizzazione dell’impatto e consenso comunitario. Le proposte selezionate verranno valutate pubblicamente e rese disponibili nel Billet d’État di luglio 2025.
Nel 2024 un progetto specifico (Spiralis Energy) ha ottenuto il benestare iniziale per testare un sistema denominato “Axial Skelter”, una struttura a vite galleggiante: il dispositivo è stato approvato in linea di massima, in attesa della presentazione dettagliata e delle autorizzazioni ambientali.

Scenari futuri e replicabilità del modello Alderney
Se la fase pilota del 2025–2026 dimostrerà costi competitivi e compatibilità ambientale, Alderney potrebbe avviare un bando pubblico per l’installazione di un impianto su larga scala. Questo terzo scenario segue quelli già attivi in Scozia, Galles e Normandia, e potrebbe far diventare l’isola un “modello europeo” di transizione energetica integrata.
La replicabilità è garantita: isole remote, mini-reti off-grid, aree costiere e porti industriali potrebbero adottare sistemi simili, combinando mare, vento e sole. Reti di scambio energetico, modelli di stoccaggio e accordi di acquisto a lungo termine (PPA) potrebbero sostenere investimenti e abbattere i rischi finanziari.
Le innovazioni in corso – ad esempio progetti array di turbine da 50–100 MW, applicazioni per l’idrogeno verde e integrazione micro-grid alle Faroe – mostrano la crescente domanda globale per soluzioni efficienti e stabili basate su risorse marine.
Alderney sta avanzando con decisione e sobrietà: ogni passo sarà guidato da dati oggettivi, valutazioni economiche rigorose e monitoraggio scientifico. I progetti europei nei pressi, come MeyGen, Morlais, Sabella e NH1, rafforzano la credibilità della tecnologia.
L’isola, se dimostrerà che la forza mareomotrice può essere competitiva in un contesto isolato, potrebbe diventare un punto di riferimento europeo. Una comunità capace di coniugare rigore, innovazione e rispetto ambientale: la dimostrazione che il futuro energetico non è solo possibile, ma già iniziato.
Alderney e il potente flusso della Race: meraviglia tra Francia e Canale della Manica
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(Foto: States of Alderney)










