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Amazon sfida Starlink: la nuova corsa ai satelliti in orbita

Con il progetto Kuiper, il colosso di Seattle minaccia la leadership di Elon Musk nella connettività spaziale, tra grandi affari, strategie e tecnologia

Amazon vs Starlink: sfida globale per il dominio della connettività satellitare a bassa latenza, con progetti ambiziosi per portare Internet ad alta velocità nelle aree più remote del pianeta
Starlink ha costruito il suo vantaggio grazie a una flotta di razzi riutilizzabili e un ritmo serrato di lanci; Kuiper punta sull’integrazione con AWS e sulla capacità di Amazon di scalare servizi su larga scala; due strategie diverse per conquistare lo stesso mercato: l’Internet globale dallo spazio

Seguendo le vicende dello spazio e commentando le varie tappe della crescita della space economy, è facile cadere nella tentazione di ricorrere a espressioni che esprimono una connotazione di straordinarietà: “evento di svolta”, “situazione eccezionale”, “momento epocale”. In realtà, la forte accelerazione degli ultimi anni ci pone ripetutamente, e direi sempre più frequentemente, di fronte a eventi che superano ogni volta il precedente limite. Lo spazio si caratterizza quindi come il territorio dei successi tecnologici ed economici.

Il 28 aprile scorso, dalla base di Cape Canaveral in Florida, è partito il razzo Atlas V di United Launch Alliance (ULA), la joint venture tra Lockheed Martin e Boeing, che portava con sé i primi 27 satelliti della costellazione di Amazon Kuiper per i collegamenti Internet.

I satelliti sono stati posizionati in orbita bassa, a 450 chilometri di altezza sopra la Terra. In realtà, c’erano già stati in precedenza due lanci nel 2023, serviti però soltanto per condurre i necessari test operativi; sono collaudi che, peraltro, hanno permesso di realizzare diversi miglioramenti tecnici.

L’obiettivo iniziale sono 3.236 satelliti in tre diverse orbite basse

Il progetto prevede la formazione di una costellazione di 3.236 satelliti, che saranno collocati in tre differenti orbite basse (LEO).

Amazon si propone di raggiungere la soglia operativa sufficiente per avviare il servizio con 578 satelliti in orbita e, secondo i programmi, questo obiettivo dovrebbe essere raggiunto entro la fine di quest’anno, mentre non oltre il luglio 2026 saranno lanciati circa la metà dei satelliti previsti.

Con il progetto Kuiper, l’azienda di Jeff Bezos si rilancia come concorrente diretto del progetto Starlink di Elon Musk, nell’offrire un servizio di collegamento Internet veloce e con bassa latenza.
Il servizio è inizialmente destinato alle aree di più difficile copertura del pianeta, ma in realtà entrambe le proposte si presentano come fornitori globali. Il vantaggio di Starlink è al momento indiscusso.

Il 24 maggio è partita la missione numero 265 e, a oggi, la compagnia di Elon Musk ha messo in orbita 8.723 satelliti, di cui quasi 7.000 sono operativi. I lanci continuano senza sosta per arrivare a regime con circa 12.000 satelliti, anche se si parla di un possibile ampliamento fino a 34.000.

Il vero vantaggio competitivo di Starlink è però quello di disporre, grazie a SpaceX, di propri lanciatori, che garantiscono un’autonomia totale nel perseguimento del programma.

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Verso un’efficace e universale integrazione con il cloud di AWS

Se ci fermiamo ai numeri, l’impresa di Amazon appare quanto mai difficile. Perché, quindi, considerare con tanta enfasi l’avvio del progetto Kuiper? La novità ha a che fare con il risvolto economico dell’iniziativa.

Partiamo dal primo punto: il mercato del collegamento satellitare Internet può essere definito come un mercato di nicchia. Il servizio Starlink è partito in modalità sperimentale nell’ottobre 2020 ed è oggi operativo in 100 Paesi, con circa 6 milioni di abbonati. È un numero significativo di utenti, peraltro in crescita, ma sicuramente insufficiente a giustificare i costi delle infrastrutture necessarie.

Da questo punto di vista, la discesa in campo di Amazon può agire come punto di svolta. Dal proprio lato, la società di Seattle può dispiegare la sua straordinaria forza commerciale. Amazon ha già utilizzato la propria capacità di marketing per lanciare i servizi di Prime Video e Prime Music, sfruttando l’effetto traino della propria rete distributiva. Sul piano tecnologico, Kuiper può sfruttare una delle caratteristiche distintive del progetto, cioè l’integrazione tra la rete satellitare e i punti a terra del sistema AWS.

L’integrazione può funzionare sia dal punto di vista tecnologico, come ulteriore hub di collegamento Internet, sia dal punto di vista del servizio, integrando le funzioni di un provider Internet con quelle del servizio cloud. Questo permetterebbe di usare i servizi cloud anche in assenza di collegamento via fibra o rete mobile.

Alla capogruppo il mercato di massa dell’Internet satellitare?

Per queste ragioni, Amazon Kuiper può davvero costituire il volano per la trasformazione di un mercato di nicchia in un mercato di massa. Una scommessa che probabilmente il gruppo di Jeff Bezos intende perseguire, vista l’entità dell’investimento, stimato tra i 16,5 e i 20 miliardi di dollari, una cifra pari a poco meno del PIL di Malta.

Rimanendo sugli aspetti economici, va sottolineato come Amazon Kuiper non sia al momento un’entità legale autonoma, ma costituisca una divisione della capogruppo. Questo significa, sebbene con cautela, che i risultati di questo progetto, i suoi ricavi, i suoi costi e la sua sostenibilità, avranno un impatto diretto sul valore della società e, quindi, sul prezzo delle azioni.

Se vogliamo avanzare una previsione sull’effettiva possibilità che questo mercato possa davvero raggiungere dimensioni di massa, dobbiamo considerare una dinamica comune a tutte le innovazioni tecnologiche. Al momento del lancio, molte di esse crescono con un andamento lineare, cioè con un tasso costante.
Se questa dinamica dovesse confermarsi, il numero degli utenti dei collegamenti satellitari sarebbe destinato ad aumentare, ma non è detto che ciò sia sufficiente a sostenere i costi di imprese orientate al mercato retail.

Al contrario, la storia ci insegna che le tecnologie si diffondono su larga scala quando incontrano un “trigger” che innesca una crescita esponenziale. Pensiamo agli smartphone: il loro boom è avvenuto quando hanno incontrato la disponibilità di Internet mobile, trasformandosi da semplici telefoni in piattaforme digitali complesse.

È proprio questa la strada seguita dalla società di Elon Musk, che sta accelerando la sperimentazione del servizio Starlink Direct to Cell. Come annunciato su X, nell’ultimo lancio del 24 maggio sono stati messi in orbita 13 satelliti compatibili con questa tecnologia.

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La rincorsa degli altri attori, dall’Unione Europea alla Cina

Amazon Kuiper e Starlink non sono le uniche iniziative che puntano a offrire un servizio di collegamento dati satellitare. La costellazione della società francobritannica Eutelsat OneWeb, con circa 600 satelliti, al momento non si rivolge alla clientela retail, ma opera principalmente con istituzioni e grandi imprese.

La caratteristica più interessante è la possibilità di integrare i segnali tra i satelliti in orbita bassa e quelli di Eutelsat in orbita geostazionaria. Tuttavia, per essere competitiva con i player americani, sarà necessario un rinnovamento dell’intera costellazione.

Sempre in ambito continentale, è in partenza il progetto IRIS² (Infrastructure for Resilience, Interconnectivity and Security by Satellite), promosso dalla Commissione Europea e annunciato nel 2022. Il progetto prevede il lancio di 290 satelliti: 264 in orbita bassa (a 1.200 km, superiore rispetto a Starlink e Kuiper) e 18 in orbita media (a 8.000 km).

L’Unione Europea ha stanziato un budget di circa 10,6 miliardi di euro, cui si aggiungono 550 milioni dell’ESA e 4,1 miliardi da partner privati. Il progetto, affidato al consorzio SpaceRISE (SES, Eutelsat, Hispasat, Airbus, Thales Alenia Space, OHB, Telespazio, Deutsche Telekom, Orange), prevede l’avvio dei servizi istituzionali nel 2030, seguiti in un secondo tempo da quelli commerciali. Questa tempistica evidenzia il ritardo europeo rispetto ai concorrenti geopolitici.

Anche la Repubblica Popolare Cinese ha avviato diversi progetti per costruire infrastrutture di collegamento Internet proprie. I due principali sono Guowang (rete nazionale), con circa 13.000 satelliti gestiti da SatNet (CASC), e Qianfan (Mille vele), con 5.000 satelliti, promosso da Shanghai Spacecom Satellite Technology (SSST). Il primo ha già lanciato 29 satelliti; il secondo ha avviato il dispiegamento nell’agosto 2024, con 90 satelliti già in orbita e l’obiettivo di arrivare a 648 entro fine anno. Entrambi i progetti, tuttavia, scontano ritardi per l’assenza di razzi riutilizzabili, un fattore chiave che conferisce un vantaggio strategico a SpaceX.

Tutto il peso della possibilità di comunicare in situazioni estreme

Oltre agli aspetti economici, le nuove reti di comunicazione satellitare hanno un peso strategico rilevante. La possibilità di comunicare in situazioni estreme o in caso di interruzione delle reti tradizionali rappresenta una risorsa cruciale.

Le reti possono essere usate direttamente o fornite a Paesi terzi in cambio di benefici geopolitici. Il caso più emblematico è stato il conflitto nell’Europa orientale, dove Starlink ha assicurato le comunicazioni all’esercito ucraino, con un impatto fondamentale nei primi mesi dell’invasione russa.

In contesti meno drammatici, i collegamenti satellitari possono rivelarsi vitali durante catastrofi naturali. Infine, resta il tema della sicurezza dei dati trasmessi, che possono essere intercettati dai paesi che controllano l’infrastruttura. Aspettiamo i prossimi eventi per comprendere appieno la portata di queste innovazioni.

Ultima questione: lanciatori di proprietà o in affitto da soggetti terzi?

È evidente come il dispiegamento di migliaia di satelliti richieda la disponibilità di lanciatori affidabili e a basso costo. Ad oggi, soltanto SpaceX è in grado di soddisfare entrambe le condizioni. Amazon ha previsto di affidarsi a una pluralità di vettori, compresi quelli della stessa SpaceX, che rimane quindi anche un concorrente-strategico. Il primo lancio ha utilizzato il razzo Atlas V della joint venture Boeing-Lockheed. I successivi prevedono l’uso di diversi lanciatori.

Da una parte, dunque, i vari progetti di costellazioni satellitari possono incontrare un collo di bottiglia nella disponibilità di razzi; dall’altra, l’aumento della domanda potrebbe incentivare l’offerta, anche se l’adeguamento non può essere immediato, vista la complessità e i tempi di sviluppo. In questo senso, ancora una volta, il progetto Starship di SpaceX potrebbe rappresentare un vantaggio competitivo decisivo.

In conclusione, possiamo affermare che si è aperta una nuova fase della space economy, destinata a non essere una semplice moda passeggera, ma una traiettoria di lungo periodo.

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