Dalle dipendenze fossili all’autosufficienza energetica: il lungo viaggio dello Stato satellite della Nuova Zelanda verso un modello rinnovabile

Nell’immensità dell’Oceano Pacifico, a metà strada tra la Nuova Zelanda e le Hawaii, sorge Tokelau, un remoto arcipelago composto da tre atolli (Atafu, Nukunonu e Fakaofo) con una superficie totale di circa 10 km quadrati e una popolazione di 1.411 cittadini neozelandesi. Nonostante le sue dimensioni ridotte e l’isolamento geografico, Tokelau ha compiuto un’impresa straordinaria: diventare una delle prime Nazioni al mondo, nella fattispecie la prima in assoluto, a soddisfare quasi interamente il proprio fabbisogno energetico attraverso l’energia solare.
Fino a pochi anni fa, Tokelau dipendeva completamente da generatori Diesel per la produzione di elettricità, consumando circa 200 litri di carburante al giorno per atollo, per un totale annuale di oltre 2.000 barili di gasolio. Questa dipendenza non soltanto gravava economicamente sull’arcipelago, ma rappresentava anche una minaccia ambientale significativa, considerando i rischi associati al trasporto e allo stoccaggio del carburante in un ecosistema così fragile.
L’ambiziosissimo progetto del New Zealand Aid Programme
La svolta è avvenuta nel 2012 con l’avvio del Tokelau Renewable Energy Project, finanziato dal New Zealand Aid Programme e realizzato dalla società neozelandese PowerSmart Solar. Il progetto ha previsto l’installazione di 4.032 pannelli fotovoltaici, 392 inverter e 1.344 batterie distribuite sui tre atolli, per una capacità totale di circa 1 megaWatt. Questo sistema è stato progettato per fornire il 150 per cento della domanda energetica attuale di Tokelau, garantendo una riserva energetica per future esigenze.
Secondo Joseph Mayhew, development manager del New Zealand Aid Programme,
“ciascun sistema installato è tra i più grandi impianti di energia solare off-grid al mondo, in grado di assicurare un approvvigionamento stabile anche nelle condizioni climatiche più difficili”.

Una sfida logistica e ambientale fra chiatte l’oceano infinito
La realizzazione di un progetto di tale portata in una delle regioni più remote del mondo ha comportato sfide logistiche notevoli.
I tre atolli, il cui nome sino al 1946 era quello di “Isole dell’Unione”, sono infatti lontani non soltanto dal resto del mondo ma anche l’uno dall’altro: vi sono 92 km di distanza tra Nukunonu e Atafu, e 64 chilometri tra Nukunonu e Fakaofo.
Le isole Tokelau, inserito con questo nome nel 1976 nella lista delle Nazioni Unite dei territori non autonomi, non dispone di aeroporti né di porti adeguati; l’unico accesso è via mare, con un viaggio di oltre 24 ore dalle Samoa, seguito da un trasferimento su chiatte per superare la barriera corallina che circonda gli atolli. Questa situazione ha richiesto una pianificazione meticolosa e l’adozione di soluzioni tecnologiche robuste, capaci di resistere alle condizioni climatiche estreme del Pacifico.
Mike Bassett-Smith di PowerSmart Solar ha sottolineato l’importanza di progettare sistemi adatti a contesti così particolari:
“Questo sistema è tra i maggiori impianti di energia solare off-grid al mondo e la più grande solar farm in fase di installazione del Sud Pacifico”.
L’obiettivo era quello di creare un’infrastruttura durevole, in grado di resistere alla corrosione salina, ai forti venti e alle temperature elevate della regione.

Un grande esempio per le altre Nazioni insulari del Pacifico
La transizione energetica di Tokelau rappresenta un modello ispiratore per molte altre Nazioni insulari del Pacifico, spesso alle prese con costi elevati dell’energia e vulnerabilità ai cambiamenti climatici. Riducendo la dipendenza dai combustibili fossili, queste comunità possono non soltanto migliorare la propria sostenibilità economica, ma anche contribuire significativamente alla riduzione delle emissioni globali di gas serra.
Secondo un rapporto del “Pacific Energy Summit”,
“quasi tutte le nazioni insulari del Pacifico sono altamente dipendenti dalle importazioni di carburante fossile, con costi che spesso superano le entrate generate dalle esportazioni”.
Il caso di Tokelau dimostra che un’alternativa rinnovabile è possibile e conveniente.
Anche altre isole stanno seguendo l’esempio di Tokelau. A Tonga, ad esempio, il progetto “Maama Mai Solar Farm” ha ridotto il consumo di gasolio di circa 470.000 litri l’anno, abbattendo le emissioni di CO2 di oltre 2.000 tonnellate.

Il futuro degli impianti fotovoltaici in… assenza di risorse
A distanza di oltre un decennio dall’implementazione del progetto, Tokelau continua a beneficiare della sua scelta lungimirante. L’energia solare, garantita da ampi campi fotovoltaici, non soltanto ha garantito una fornitura elettrica affidabile e sostenibile, ma ha anche aperto la strada a nuove opportunità economiche e sociali per gli abitanti dell’arcipelago.
“Il feedback della comunità è estremamente positivo”,
afferma ancora Mayhew.
“La popolazione di Tokelau è orgogliosa del traguardo raggiunto e della propria indipendenza energetica”.
L’esperienza di questo arcipelago remoto, il cui legame con la madrepatria è dato soltanto dal passaporto neozelandese, rappresenta un esempio concreto di come la transizione energetica possa essere implementata con successo, anche in contesti geografici difficili. Grazie a un mix di visione politica, supporto tecnico e investimenti mirati, altri Stati insulari potrebbero presto seguire il cammino tracciato da questo piccolo arcipelago del Pacifico.
La storia di Tokelau o ex Isole dell’Unione ci ricorda che le dimensioni geografiche e le risorse limitate non devono essere un ostacolo all’innovazione e alla sostenibilità. Al contrario, con una visione chiara e un impegno collettivo, anche le comunità più piccole possono diventare fari di cambiamento positivo, illuminando la strada verso un futuro più verde e resiliente.
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