Oltre il Generale Inverno: la disfatta dell’esercito di Bonaparte durante la campagna di Russia fu dovuta (anche) a due batteri insospettati

Il DNA antico rivela la presenza di patogeni insospettati nei resti dei soldati della Grande Armée napoleonica morti durante la rovinosa ritirata dalla Campagna di Russia. Tra le cause che portarono alla morte di centinaia di migliaia di soldati non c’erano soltanto il freddo e la stanchezza, ma anche due batteri: Salmonella enterica subsp. enterica, responsabile della febbre paratifoide, e Borrelia recurrentis, associato alla febbre ricorrente, una malattia trasmessa da un pidocchio che provoca l’alternarsi di febbre alta e periodi di remissione.
La Grande Armée di Napoleone, l’inverno russo e i batteri
Nel giugno del 1812, Napoleone radunò una forza militare di oltre 500.000 soldati. La Grande Armée dell’imperatore avrebbe raggiunto Mosca, ma sarebbe andata incontro alla catastrofe: la ritirata dalla Russia iniziò in ottobre, e il Generale Inverno lasciò sul campo circa 300.000 uomini. Secondo gli storici, e le testimonianze del tempo, non fu tanto l’esercito russo a causare la morte di così tanti soldati, quanto una spietata combinazione di freddo, fame e malattie.
Un medico che operò durante la Campagna di Russia, J.R.L. de Kirckhoff, descrisse dettagliatamente le malattie che affliggevano i soldati di Napoleone – soprattutto tifo, dissenteria, febbre, ittero e polmonite. A lungo si è sospettato che il tifo, noto anche come “febbre da campo”, fosse la principale causa della fine della Grande Armée. Il sospetto aveva trovato conferma nel ritrovamento di pidocchi vettori della malattia sui resti di alcuni soldati rinvenuti a Vilnius: alcuni di questi soldati, si legge in uno studio del 2006, presentavano tracce di DNA di batteri come Rickettsia prowazekii, che causa il tifo epidemico, e Bartonella quintana, legata alla cosiddetta “febbre delle trincee”.
Tuttavia, come spiegano gli scienziati dell’Istituto Pasteur, che hanno analizzato i resti dei soldati di Napoleone usando tecnologie molto più evolute, lo studio del 2006 non poteva contare su una risoluzione sufficiente a fornire prove inequivocabili della presenza di questi patogeni. Oggi, utilizzando metodologie aDNA (ancient DNA) all’avanguardia, i ricercatori hanno identificato altro materiale genetico. Stavolta, però, fornendo delle prove dirette dell’esistenza di due specifici agenti patogeni tra gli uomini di Napoleone.
Cosa ha ucciso i soldati di Napoleone? Il nuovo studio
Gli scienziati dell’Unità di Paleogenomica Microbica dell’Istituto Pasteur, in collaborazione con il Laboratorio di Antropologia Bioculturale dell’Università di Aix-Marseille, hanno estratto e analizzato il DNA di 13 soldati della Grande Armée riesumati a Vilnius nel 2002, e hanno utilizzato tecniche di sequenziamento di nuova generazione applicate al DNA antico per identificare potenziali agenti patogeni.
La ricerca, pubblicata sulla rivista Current Biology, ha identificato la firma genetica di due agenti infettivi: Salmonella enterica subsp. enterica (sierotipo Paratyphi C), responsabile della febbre paratifoide, e Borrelia recurrentis, responsabile della febbre ricorrente, una malattia trasmessa dai pidocchi e caratterizzata da attacchi di febbre seguiti da periodi di remissione.
Sebbene queste due malattie siano diverse, spiegano gli scienziati, possono provocare sintomi simili come febbre alta, affaticamento e problemi digestivi, e la loro presenza simultanea potrebbe aver contribuito al peggioramento delle condizioni dei soldati, soprattutto perché erano già indeboliti dal freddo, dalla fame e dalla mancanza di servizi igienici.
Dei 13 soldati napoleonici riesumati a Vilnius, i denti di quattro sono risultati positivi a S. enterica Paratyphi C e due a B. recurrentis. Abbiamo così la prima prova genetica dell’esistenza di questi due patogeni, in gran parte insospettati, tra gli uomini dell’esercito napoleonico. Non è ancora chiaro, però, che ruolo abbiano avuto nella disastrosa ritirata della Grande Armée.

Comprendere le malattie infettive grazie al DNA antico
Come spiegano gli scienziati, è impossibile determinare in che misura queste malattie abbiano contribuito alla distruzione dell’esercito napoleonico: l’analisi si è infatti basata su appena 13 corpi, e i morti furono circa 300.000. Lo scenario però inizia ad essere più chiaro: a condurli alla morte potrebbe essere stata una combinazione di stanchezza, raffreddore e diverse malattie, tra cui la febbre paratifoide e la febbre ricorrente trasmessa dai pidocchi.
Ancora più importante è il fatto che ricerche come questa possano contribuire notevolmente alla comprensione delle malattie infettive:
“Accedere ai dati genomici dei patogeni che circolavano nelle popolazioni storiche ci aiuta a comprendere come le malattie infettive si siano evolute, diffuse e scomparse nel tempo, e a identificare i contesti sociali o ambientali che hanno avuto un ruolo in questi sviluppi. Queste informazioni ci forniscono spunti preziosi per comprendere e affrontare meglio le malattie di oggi”,
spiega Nicolás Rascovan, responsabile dell’Unità di Paleogenomica Microbica presso l’Istituto Pasteur.
In collaborazione con gli scienziati dell’Università di Tartu, è stato inoltre sviluppato un innovativo flusso di lavoro che consente di identificare accuratamente i patogeni anche se il loro DNA fornisce una bassa copertura. Come spiega Rascovan,
“Nella maggior parte dei resti umani antichi, il DNA patogeno è estremamente frammentato e presente solo in quantità molto ridotte, il che rende molto difficile ottenere genomi completi. Abbiamo quindi bisogno di metodi in grado di identificare in modo univoco gli agenti infettivi a partire da questi segnali deboli, e talvolta persino di individuare le discendenze, per esplorare la diversità patogena del passato”.
E lo studio del passato, come sempre, fornisce anche gli strumenti per affrontare il futuro.
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