Bilancio di una stagione soffocante: nonostante le iniziative anti-smog, la qualità dell’aria in Pakistan ha toccato livelli di inquinamento mai visti prima

Il Pakistan sta riemergendo dalle fitte nebbie tossiche che hanno offuscato l’aria per tutto l’inverno: negli ultimi sei mesi, i 14 milioni di abitanti di Lahore sono stati esposti a concentrazioni di PM 2,5 che erano 20 volte superiori a quelle considerate non pericolose per la salute. Praticamente ogni giorno.
Il record assoluto si è registrato lo scorso 2 novembre, quando l’indice di qualità dell’aria è arrivato a superare di 40 volte quello ritenuto accettabile dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Come evidenziato anche dal World Air Quality Report 2024, pubblicato qualche giorno fa, il Pakistan è tra i Paesi più inquinati del mondo insieme a Chad, Congo, India e Bangladesh. E la “guerra allo smog” intrapresa dal governo provinciale del Punjab, al momento, sembra non sortire gli effetti sperati.
Inquinamento, il Pakistan riemerge da un inverno soffocante
Il Pakistan è uno dei Paesi con l’aria più inquinata al mondo. Lahore, la seconda città più popolosa del Paese, è quella che sconta la situazione peggiore: per sei mesi, i suoi abitanti hanno respirato concentrazioni di PM 2,5 20 volte superiori ai livelli raccomandati dall’OMS. A Islamabad e Karachi, città che ospitano oltre 25 milioni di persone, la stessa situazione si è protratta per quattro mesi.
L’inverno, per l’aria del Pakistan, è una stagione sfiancante: oltre agli inquinanti provenienti dalle fabbriche e dal traffico, ci sono i fuochi accesi per bruciare le stoppie di riso. E ci sono soprattutto le inversioni termiche, comuni tra novembre e dicembre, che portano l’aria calda della pianura a sovrastare quella fredda proveniente dall’altopiano tibetano, intrappolano gli inquinanti vicino alla superficie come farebbe un coperchio.
Nell’inverno appena passato, si legge in una recente analisi di AFP, le piogge invernali sono arrivate a dare un po’ di sollievo soltanto a febbraio: tra le cause dell’inquinamento record del Pakistan si inserisce quindi anche il cambiamento climatico, che rende i modelli meteorologici sempre più imprevedibili.
Così, sabato 2 novembre 2024, a Lahore l’inquinamento atmosferico ha raggiunto un livello più di 40 volte superiore a quello ritenuto accettabile dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. La concentrazione di inquinanti nell’aria ha raggiunto un picco di 1.067, laddove 300 è considerato un livello estremamente pericoloso per la salute. Lo smog era così denso da essere visibile dallo spazio.

Il Pakistan secondo il World Air Quality Report 2024
Secondo il World Air Quality Report 2024 realizzato da IQAir, il Pakistan è il terzo Paese più inquinato al mondo dopo Chad e Bangladesh. Nonostante l’India ospiti 6 delle 9 città più inquinate, l’aria del Pakistan risulta in generale peggiore con una concentrazione media annuale di PM2,5 pari a 73.7 µg/m³ (il limite da non superare, per l’OMS, sarebbe di 5 µg/m³).
Nonostante la media nazionale non sia cambiata rispetto a quella del 2023, l’ultimo inverno ha visto peggiorare sensibilmente la situazione in alcune grandi città del Pakistan: Islamabad, Rawalpindi e Peshawar, tra le altre, hanno registrato livelli più alti di inquinanti (al di sopra dei 50 µg/m³). Lahore, un tempo la “città dei giardini”, ha fatto registrare una concentrazione media di PM2,5 superiore a 100 µg/m³: non avveniva dal 2018.
Nel mese di novembre, una sfortunata combinazione di eventi, tra cui le condizioni meteo avverse, ha portato a un tasso d’inquinamento decisamente preoccupante per la salute. Gli spazi pubblici sono stati chiusi al pubblico, per evitare il più possibile di esporre i cittadini, soprattutto i bambini, alla nube tossica che aveva sostituito l’aria in questa infernale “quinta stagione”.
Come ricorda il report di IQAir, l’inquinamento atmosferico è il secondo fattore di rischio di morte a livello globale:
“Soltanto nel 2021, 8,1 milioni di decessi sono stati attribuiti all’inquinamento atmosferico, con il 58% di questi decessi causati dall’inquinamento atmosferico da PM2,5 nell’ambiente”.
L’esposizione al PM2.5, costituito da polveri sottilissime in grado di penetrare nell’apparato respiratorio, può provocare o aggravare diverse condizioni di salute, tra cui asma, cancro, ictus e malattie polmonari. Perciò, nel 2022, l’ONU ha inserito il diritto all’aria pulita tra i diritti umani universali.
Le iniziative anti-smog e la vera sfida per il futuro
In base a una recente indagine statistica IPSOS, più di un terzo dei pakistani ritiene che le proprie attività quotidiane, compresi la vita lavorativa e gli eventi sociali, siano influenzati dallo smog. E 7 intervistati su 10 dichiarano di aver avuto problemi di salute legati alla qualità dell’aria, indicando tra i sintomi più comuni tosse, influenza e difficoltà respiratorie.
In risposta alle crescenti preoccupazioni dei cittadini, il Governo del Punjab ha promosso un piano globale di mitigazione dello smog che prevede controlli più accurati su industrie e carburanti, piantumazioni e il graduale passaggio a un trasporto più ecologico, con tanto di moto elettriche distribuite agli studenti. I dispositivi per il monitoraggio della qualità dell’aria sono già decuplicati, e agli agricoltori è stato offerto il noleggio sovvenzionato di macchinari per eliminare le stoppie ed evitare di bruciarle.
Il Governo si è anche impegnato a far rispettare le norme sulle emissioni a decine di migliaia di fabbriche e agli oltre 8mila forni per mattoni che sono tra le principali fonti di emissioni di black carbon. Ma ci sono state anche iniziative d’altro tenore, come le restrizioni sui dispositivi privati di monitoraggio della qualità dell’aria, che secondo il governo “diffondono il panico”, e l’installazione della discussa torre anti-smog di Lahore, rimasta in funzione per appena due mesi.
Il passaggio a carburanti più puliti darebbe risultati immediati, certo. La consapevolezza ambientale che serve a tutelare il proprio diritto alla salute, però, può diventare un lusso. Come spiega Abdul Sattar Babar, direttore di IPSOS per il Pakistan,
“La maggior parte dei pakistani è sopraffatta dalle sfide economiche che sta affrontando. Quando si riesce a malapena a sopravvivere, le questioni climatiche non sono ovviamente la preoccupazione principale”.
La prima battaglia da vincere, anche quando si tratta di qualità dell’aria, resta quella contro la povertà.
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