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Quelle inutili attese sull’AI tra giustizia e patriottismo

Come visioni distorte affidano all’Intelligenza Artificiale la responsabilità di creare un mondo migliore e salvare saperi e culture delle Nazioni

Attese sull'AI: viene erroneamente vista da alcuni come una benedizione
L’AI viene erroneamente vista da alcuni come una benedizione che avrebbe eliminato dal mondo certe posizioni di mercato

Man mano che l’Intelligenza Artificiale si diffonde scoppiano come bolle di sapone tante opinioni che si sono diffuse negli ultimi anni. Molte di queste idee si sono radicate sostanzialmente perché “suonavano bene”, pur se il confronto con il passato sarebbe bastato per farne capire pressoché subito l’inconsistenza.
Ad esempio, a molti piace pensare che gli eventi legati all’innovazione, in particolare quando di grande impatto, abbiano in sé caratteristiche tali da avere ricadute in qualche modo legate ad un concetto assai confuso di giustizia.
Così anche l’AI è stata vista da alcuni come una benedizione che avrebbe eliminato dal mondo certe posizioni di mercato, infliggendo una fine breve quanto dolorosa alle aziende che vivono di una qualche indebita rendita di posizione, sostituite da altre più giovani e pronte ad adottarla.
Per contro, altri hanno visto nell’Intelligenza Artificiale un nuovo strumento di divisione geopolitica tra quei Paesi che ne possono finanziare lo sviluppo e l’introduzione e quelli che non hanno le risorse finanziarie e strutturali per salire sul carro, dovendosi così adattare a seguirlo in catene, ancora una volta schiavizzate e sfruttate.

La tecnologia non ossequia mai i desiderata di Tizio o Caio né ha volontà propria

Insomma, ciò che alcuni sperano o paventano in ragione delle proprie visioni ideali del mondo diventano nella comunicazione globale eventi che si realizzeranno certamente, ora che una nuova divinità digitale finalmente si prenderà la briga di provocare o impedire ciò su cui la volontà di quei tali non è riuscita ad incidere.
La tecnologia però non sembra particolarmente interessata a comportarsi in maniera coincidente con le aspettative di Tizio o Caio, innanzitutto perché non ha alcuna volontà propria e secondariamente perché i suoi effetti dipendono solo in parte da un particolare indirizzo dato dai suoi utilizzatori e molto di più dalla capacità di ogni innovazione di integrarsi con quanto preesistente.
L’esempio dell’avvento dell’elettricità è ancora una volta utile per capire cosa accadde allora e se e come possano esserci similitudini con quanto vediamo e vedremo verificarsi con l’AI.

Attese sull'AI: il faro di South Foreland, a est di Dover, nel Kent
Il faro di South Foreland, a est di Dover, nel Kent divenne la prima torre dotata di lampada elettrica nel test dell’8 dicembre 1858

Dalla luce dei fari marittimi a un’indolore integrazione dell’elettricità nel quotidiano

Quando, grazie ai loro scienziati teorici e sperimentali, gli inglesi decisero per primi di utilizzare l’elettricità, essi iniziarono il suo sfruttamento per produrre in maniera nuova la luce dei fari marittimi, sostituendo i fuochi che per millenni erano stati il cuore del funzionamento di quelle torri luminose.
Passarono pochi anni e Parigi diventò la “Ville Lumière”, radiosa anche la notte esattamente come quelle luci in mezzo agli oceani.
Intanto altri inventori utilizzarono l’elettricità per dare energia a sempre nuovi strumenti, trasformandone alcuni e progettandone ex novo altri. Certi problemi trovavano così soluzioni più efficienti e più efficaci, ma altri ancora venivano risolti per la prima volta poiché l’energia elettrica aveva una ben maggiore adattabilità che quella animale o del vapore.
Quando poi si arrivò a poter distribuire quell’energia in ogni dove, la sua diffusione e la sua integrazione con il fare umano si svilupparono a velocità vertiginose e il mondo divenne elettrico in pochi decenni.
In tutto questo, gli Stati che avevano avuto l’intenzione e le risorse per adottare per primi quella innovazione si trovarono avvantaggiati per un certo tempo, ampliando certo per lo stesso periodo il loro vantaggio rispetto agli altri, ma fu una superiorità che durò ben poco, dato che proprio il continuo evolvere di quella stessa tecnologia la rese sempre più largamente disponibile e integrata con i processi economici e sociali.

Attese sull'AI: dall'elettricità a Parigi il celebre appellattivo di “Ville Lumière”
Nel 1881 l’illuminazione elettrica pubblica dei grands boulevards riconfermò a Parigi il celebre appellattivo di “Ville Lumière”

Eventuali problemi non elidono una situazione globale migliore della precedente

L’elettricità insomma non risolse i problemi di tutti, ma generò comunque una situazione globale migliore di quella precedente e, come specie, dobbiamo pensare che la grande crescita della popolazione sul pianeta molto debba a quella innovazione, che portò poi alla creazione anche di nuovi problemi, come la necessità di produrne sempre di più sfruttando risorse fossili inquinanti e finite, cosa le cui conseguenze stiamo appena cominciando a vivere sulla nostra pelle.
Oggi l’elettricità è motore di tantissimi oggetti e atti che compiamo senza nemmeno pensare ad essa, definitivamente integrata nel nostro quotidiano.
Sebbene ogni generazione che viva una grande rivoluzione tecnologica abbia la sensazione che quello sia un evento unico, diverso e superiore a quanto i propri genitori ed avi abbiano potuto conoscere, dovremmo molto più umilmente pensare che non sia così.
Il dominio del fuoco, l’invenzione della ruota, la capacità di estrarre e lavorare i metalli, l’addomesticamento di specie animali e vegetali, l’agricoltura sistematica, la matematica come strumento di relazione negli scambi, la conservazione dei beni alimentari, l’invenzione delle forme statuali e tanti altri eventi della storia della specie hanno avuto impatti che solo la nostra scarsa capacità di percepire il tempo passato e i cambiamenti vissuti dai nostri predecessori ci possono indurre a immaginare fossero minori di quelli delle invenzioni odierne.

Non ha senso l’idea di un’AI “nazionale” né strattonata da conflitti generazionali

Con queste premesse, ha davvero senso pensare che l’AI sarà la falce che selezionerà il mercato, estromettendone antipatici oligopolisti a favore di giovani startupper di gran cuore e buoni sentimenti?
Allo stesso modo e con una connotazione geografica, viene da chiedersi se abbia senso l’idea che debba esistere un’AI europea in contrapposizione a quella statunitense o a quella cinese. Se è logica e buona norma evitare di dipendere da altre potenze riguardo all’uso di una specifica risorsa, qui si fa piuttosto riferimento all’idea che domani sarà attraverso l’AI generativa che si conserverà la cultura specifica di una nazione.
In definitiva, la visione secondo cui strumenti eredi di ChatGPT addestrati con testi di una certa provenienza e in una certa lingua trasmetteranno ai posteri una visione del mondo specifica, salvando il “particulare” di un posto, di secoli di parole, modi, atteggiamenti, comportamenti propri ed esclusivi di una locale forma intellettuale e storica.
Al di là della sua credibilità, questa ipotesi mi pare una accondiscendenza al peggio, un livellare in basso. Rappresenta l’eterno ritorno dell’uomo al proprio vizio di allontanare la responsabilità ogni volta che può, finendo per considerare il futuro un posto che non gli appartiene, per cui il far pervenire ai posteri il passato e il sapere diventa fatica gravosa e sostanzialmente inutile, dunque buona per le macchine.
Vale anche qui la regola delle tre R: l’AI genera “Risultati”, l’umano decide se essi siano buone e applicabili “Risposte”, nel farlo genera la propria “Responsabilità”.
Dimenticarlo, per quanto venga facile, è rinunciare alla propria umanità.

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