La strategia della Landesverwaltung punta su responsabilità, centralità umana, trasparenza ed efficienza per migliorare i servizi al cittadino

Il Liechtenstein ha scelto di affrontare l’intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione non come una semplice dotazione tecnologica, ma come un tema di organizzazione, responsabilità e fiducia istituzionale. Nella seduta di martedì 14 aprile 2026, il Governo ha adottato la strategia per l’uso dell’AI nella Liechtensteinische Landesverwaltung, la pubblica amministrazione nazionale del Principato. L’obiettivo dichiarato è contribuire a una gestione pubblica più moderna, vicina ai cittadini e orientata in modo sostenibile al benessere della società.
La decisione arriva in una fase in cui molte amministrazioni europee stanno valutando come utilizzare sistemi generativi, strumenti di automazione documentale, motori di ricerca semantica e applicazioni predittive senza compromettere diritti, correttezza procedurale e controllo umano. Per uno Stato di dimensioni contenute, ma con un’amministrazione chiamata a garantire standard elevati di servizio, la questione non riguarda soltanto la digitalizzazione dei processi: riguarda la capacità di definire regole interne prima che l’adozione di nuovi strumenti avvenga in modo frammentato.
Il punto più rilevante della strategia è proprio questo. Il Governo non presenta l’intelligenza artificiale come una scorciatoia per sostituire funzioni amministrative, bensì come una leva da integrare con prudenza nella vita lavorativa della Landesverwaltung. La fonte ufficiale indica quattro principi guida: uso responsabile, impostazione antropocentrica, trasparenza verso dipendenti e popolazione, orientamento a efficienza e innovazione. Sono principi che, se tradotti in prassi operative, possono incidere sulla selezione degli strumenti, sulla formazione del personale, sulla gestione dei dati e sui criteri di controllo delle decisioni assistite.
Il documento programmatico sull’intelligenza artificiale del Principato del Liechtenstein
Il documento programmatico sull’intelligenza artificiale del Principato del Liechtenstein (versione sintetica)

Quattro principi per evitare un’adozione disordinata
Il primo principio è la responsabilità. La strategia stabilisce che l’integrazione dell’AI debba rispettare le prescrizioni legali e standard etici elevati. In ambito pubblico questo passaggio è cruciale, perché l’amministrazione non opera come un’impresa privata che ottimizza un servizio commerciale: gestisce pratiche, diritti, informazioni sensibili, procedure e interazioni istituzionali. Ogni uso di algoritmi o modelli linguistici deve quindi essere compatibile con legalità, proporzionalità e correttezza amministrativa.
Il secondo principio è la centralità della persona. La fonte precisa che gli strumenti di intelligenza artificiale devono sostenere i collaboratori senza trasferire alle macchine la responsabilità dell’azione. È una formulazione importante: non promette una pubblica amministrazione automatizzata, ma una pubblica amministrazione assistita. In termini organizzativi significa che il funzionario resta responsabile del risultato, della verifica e della decisione finale, mentre il sistema digitale può contribuire a ridurre carichi ripetitivi, accelerare ricerche interne o migliorare la preparazione di documenti.
Il terzo principio riguarda la trasparenza. L’uso dell’AI dovrà essere comunicato in modo comprensibile sia ai dipendenti sia alla popolazione. La scelta ha un valore politico e amministrativo: se cittadini e utenti non comprendono quando e come uno strumento automatizzato entra in un procedimento, il rischio è alimentare diffidenza, anche quando l’applicazione è limitata e controllata. La trasparenza diventa quindi un elemento di legittimazione, non un dettaglio comunicativo successivo.
Il quarto principio unisce efficienza e innovazione. La strategia mira a migliorare la qualità dei servizi e a favorire l’evoluzione della Landesverwaltung. Il messaggio è misurato: l’AI non viene presentata come una rivoluzione immediata, ma come un fattore capace di accompagnare la modernizzazione amministrativa. In questo senso, le possibili applicazioni possono riguardare l’elaborazione di testi, la classificazione di richieste, il supporto alla conoscenza interna, la gestione dei flussi informativi o l’assistenza nella preparazione di atti, sempre entro confini definiti.
“Con questa struttura viene garantito che l’intelligenza artificiale sia impiegata in modo olistico e che lo sviluppo ulteriore dell’amministrazione nazionale avvenga su una base ampia”,
ha sottolineato la Regierungschefin Brigitte Haas, indicando nella
“combinazione tra persone, organizzazione, governance e infrastruttura il perimetro entro cui trasformare una scelta tecnologica in un percorso amministrativo controllabile“.

Persone, governance e infrastruttura come assi operativi
La strategia individua quattro campi d’azione: persona, organizzazione, governance e infrastruttura. La suddivisione è significativa perché evita di ridurre l’AI a un problema di software. In molte realtà pubbliche, infatti, l’errore più frequente consiste nell’introdurre strumenti digitali senza adeguare ruoli, competenze, responsabilità e architetture tecniche. Il Governo del Liechtenstein sembra invece voler inserire l’innovazione in una cornice gestionale più ampia.
Il campo “persona” richiama la necessità di formare il personale e di costruire una cultura dell’uso consapevole. L’intelligenza artificiale generativa, in particolare, può produrre testi fluidi ma non sempre corretti, può sintetizzare documenti in modo incompleto e può restituire risultati apparentemente plausibili ma non verificati. In una pubblica amministrazione, dove anche una sfumatura linguistica può avere conseguenze operative, la formazione non può limitarsi alla familiarità tecnica: deve includere capacità critica, controllo delle fonti e comprensione dei limiti degli strumenti.
Il campo “organizzazione” riguarda invece la capacità di adattare processi e responsabilità. L’AI può generare benefici soltanto quando viene inserita in flussi di lavoro chiari: chi può usare un determinato strumento, per quali compiti, con quali dati, con quali controlli e con quali esclusioni. Senza questa definizione, la tecnologia rischia di creare pratiche informali, differenze tra uffici e incertezza sugli esiti. La strategia prevede infatti un concetto organizzativo che definisce ruoli, responsabilità e procedure delle sedi competenti.
Il campo “governance” è il più delicato. In un’amministrazione pubblica, la governance dell’AI deve stabilire criteri di approvazione, monitoraggio, audit e aggiornamento. Deve anche distinguere tra strumenti a basso rischio, come assistenti per la redazione interna, e impieghi più sensibili, nei quali l’elaborazione automatizzata può incidere sulla relazione con il cittadino. La governance non è un freno all’innovazione: è la condizione per renderla difendibile, replicabile e coerente con il mandato pubblico.
Il campo “infrastruttura” introduce il tema della base tecnica. L’adozione dell’AI richiede ambienti sicuri, gestione accurata dei dati, criteri di accesso, integrazione con sistemi esistenti e capacità di proteggere informazioni amministrative. Per un ente pubblico, la scelta fra soluzioni esterne, ambienti controllati, strumenti proprietari o piattaforme integrate non è neutrale. Incide sulla sovranità dei dati, sui costi di manutenzione, sulla dipendenza dai fornitori e sulla possibilità di verificare il comportamento dei sistemi.
Il valore dell’AI pubblica dipende dai limiti fissati
Una delle parti più interessanti della strategia è la scelta di non separare innovazione ed etica. La fonte insiste sul rispetto delle norme e su standard elevati, ma anche sul fatto che i collaboratori non cedano mai la propria responsabilità d’azione. Questo approccio riflette una consapevolezza ormai diffusa nel settore pubblico: l’AI è utile quando produce supporto, non quando crea opacità decisionale. La qualità dell’amministrazione non dipende soltanto dalla velocità con cui una pratica viene trattata, ma dalla possibilità di spiegare il percorso che ha portato a un risultato.
Secondo analisti del settore, il nodo principale per le amministrazioni non è stabilire se usare o meno l’intelligenza artificiale, ma definire quali funzioni possano essere assistite senza alterare la responsabilità istituzionale.
“L’AI può generare valore quando riduce il lavoro ripetitivo, aiuta a organizzare conoscenza e migliora la capacità di risposta degli uffici, ma diventa problematica quando entra in aree decisionali senza criteri chiari, senza tracciabilità e senza personale preparato a verificarne gli output. La pubblica amministrazione deve quindi procedere con casi d’uso misurabili, controlli documentati e una distinzione netta tra assistenza tecnica e decisione amministrativa”,
osservano in sintesi esperti di trasformazione digitale pubblica.
In questa prospettiva, la strategia del Liechtenstein può essere letta come un tentativo di anticipare le criticità tipiche dell’adozione dell’AI. La trasparenza verso la popolazione, per esempio, non riguarda soltanto la comunicazione esterna. Può diventare un criterio progettuale: informare se un testo è stato preparato con supporto algoritmico, chiarire quando un sistema aiuta a smistare una richiesta, spiegare quali dati non vengono utilizzati o quali compiti restano esclusi dall’automazione. La fiducia nasce spesso da questi dettagli procedurali.
Anche l’efficienza va interpretata con cautela. In ambito pubblico, velocizzare non significa necessariamente semplificare. Una pratica più rapida ma meno verificabile può generare più problemi di quanti ne risolva. L’innovazione amministrativa richiede quindi indicatori qualitativi: accuratezza, coerenza, riduzione degli errori, chiarezza delle risposte, accessibilità dei servizi, minore carico sugli uffici e maggiore comprensibilità per i cittadini. La strategia non fornisce ancora un elenco di applicazioni operative, ma prepara il terreno per definirle entro una cornice unitaria.
Una strategia dinamica fino alla revisione del 2030
Il documento approvato dal Governo viene descritto come una strategia dinamica. Non ha un periodo di validità fisso e sarà sottoposto a controlli regolari e aggiornamenti. La scelta appare coerente con la natura dell’intelligenza artificiale, un campo nel quale strumenti, rischi, capacità tecniche e aspettative sociali mutano rapidamente. Stabilire oggi una strategia rigida significherebbe rischiare l’obsolescenza in tempi brevi. Al contrario, un documento aggiornabile consente di adattare obiettivi e priorità senza dover ripartire ogni volta da zero.
“Gli obiettivi possono essere adattati, prioritizzati o integrati”,
ha spiegato Brigitte Haas.
“In questo modo teniamo adeguatamente conto del campo altamente dinamico dell’intelligenza artificiale”.
La strategia, proprio per questa ragione, non prevede una durata fissa: al più tardi nel 2030 è programmata una revisione fondamentale, durante la quale saranno riesaminati gli obiettivi strategici e aggiornati i campi d’azione.
La scadenza del 2030 ha un valore concreto. Fissa un orizzonte entro cui verificare se le misure adottate avranno prodotto benefici organizzativi, se la governance sarà risultata adeguata e se l’infrastruttura tecnica avrà sostenuto l’evoluzione dei servizi. È anche un modo per evitare che la strategia resti un documento programmatico privo di verifica. In un settore ad alta velocità, la revisione periodica diventa parte della strategia stessa.
Per il Principato del Liechtenstein, il tema assume anche una dimensione di posizionamento istituzionale. Una pubblica amministrazione di dimensioni relativamente contenute può sperimentare modelli di governance più agili rispetto a strutture statali molto estese, ma deve al tempo stesso evitare dipendenze tecnologiche eccessive. La scala ridotta può favorire coordinamento, formazione trasversale e controllo dei casi d’uso. D’altra parte, richiede una particolare attenzione nella scelta delle competenze e delle infrastrutture, perché risorse limitate possono rendere più pesante ogni decisione sbagliata.
La strategia della Landesverwaltung non annuncia dunque una trasformazione spettacolare, ma un percorso di integrazione graduale e controllata. È proprio questo il suo elemento innovativo più interessante. L’intelligenza artificiale entra nella macchina pubblica non come promessa indistinta, ma come tecnologia da governare attraverso principi, ruoli, processi e infrastrutture. In un momento in cui l’AI viene spesso raccontata come acceleratore universale, il Liechtenstein propone una lettura più sobria: l’innovazione amministrativa produce valore soltanto quando resta comprensibile, verificabile e saldamente ancorata alla responsabilità umana.
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