Il progetto europeo ha trasformato competenze terrestri in ricerca marina, con test congiunti, formazione, pubblicazioni e brevetti nazionali

Una rete di sensori sotto la superficie del mare non è la versione impermeabilizzata di una rete terrestre. Cambiano il mezzo di trasmissione, i tempi con cui i segnali raggiungono i nodi, la disponibilità di energia e il modo di localizzare dispositivi mobili. Da questa distanza tecnica nasce MONUSEN, acronimo di Montenegrin Centre for Underwater Sensor Networks: un progetto di Horizon Europe concepito per consolidare all’Università del Montenegro una capacità scientifica autonoma nel campo delle reti di sensori subacquei, delle comunicazioni acustiche e della robotica marina. L’Unione Europea lo ha ripresentato in questo 2026 come un caso di rafforzamento delle competenze nazionali, dopo la chiusura delle attività nel maggio 2025.
Il progetto, identificato dal numero 101060395, è iniziato il primo giugno 2022 ed è terminato il 31 maggio 2025. Il costo registrato da CORDIS è di 1.131.346,25 euro, interamente coperto dal contributo europeo. Il coordinamento è stato affidato all’ateneo di Podgorica, affiancato dalla Facoltà di Ingegneria elettrica e informatica dell’Università di Zagabria, dal Consiglio Nazionale delle Ricerche in Italia e dalla Newcastle University nel Regno Unito. La logica era quella del Twinning: mettere in relazione un’istituzione in crescita con organizzazioni dotate di esperienza consolidata, combinando mobilità, addestramento e sperimentazione comune.
L’Università del Montenegro partiva da una base concreta nelle reti wireless terrestri, nei sistemi di rilevamento e nelle unità mobili autonome. Il passaggio al mare ha però imposto una revisione delle ipotesi di progetto. Nei collegamenti acustici la banda è ridotta, i ritardi di propagazione sono elevati e le condizioni del canale variano; batterie e componenti sono inoltre difficili da raggiungere. Servono quindi protocolli parsimoniosi, controllo robusto e capacità di operare senza supervisione continua. La letteratura scientifica identifica da tempo banda limitata, latenza ed efficienza energetica tra i vincoli centrali delle reti acustiche sottomarine.

Dalla connettività terrestre ai vincoli del canale acustico
La differenza fra terra e mare è stata sintetizzata da Igor Radusinović, coordinatore di MONUSEN e professore ordinario alla Facoltà di Ingegneria Elettrica dell’Università del Montenegro, nel resoconto della Commissione Europea:
“Sott’acqua, i vincoli sono tutti da ridisegnare: dalla larghezza di banda al consumo di energia”.
La frase chiarisce il nucleo scientifico del programma. Un sistema subacqueo deve restare affidabile quando il segnale può degradarsi, i tempi di risposta sono meno prevedibili e l’intervento umano è oneroso. MONUSEN ha quindi lavorato su protocolli di comunicazione, posizionamento acustico e controllo di veicoli autonomi, livelli che trasformano singoli sensori in una rete capace di osservare e scambiare informazioni. La progettazione coinvolge elettronica, software, telecomunicazioni, navigazione e meccanica marina.
Le applicazioni indicate dalle fonti europee includono raccolta di dati oceanografici, monitoraggio dell’inquinamento, archeologia subacquea, prevenzione dei disastri, navigazione assistita e sicurezza marittima. Sono impieghi con requisiti diversi: una campagna scientifica può privilegiare la qualità del dato, mentre un’area portuale richiede continuità operativa e allerta tempestiva. La ricerca deve perciò bilanciare autonomia, precisione, velocità di trasmissione e durata delle batterie, evitando di trasferire meccanicamente architetture nate per l’Internet delle cose terrestre. In questo passaggio il progetto assume rilievo per le attività di ricerca e sviluppo, perché rende disponibili nel Paese competenze utili a impostare prove e valutare limiti.
All’avvio dell’iniziativa, l’Università del Montenegro indicava anche l’impiego di blockchain, controllo automatico e machine learning per affrontare sicurezza, comunicazione e governo delle reti. Il riferimento non significa che ogni linea sia diventata un prodotto pronto al mercato. Mostra però la natura multidisciplinare del lavoro: autenticare nodi e messaggi, stimare traiettorie e adattare il comportamento della rete richiedono algoritmi oltre che hardware. Una pubblicazione del gruppo riguarda, per esempio, un protocollo di gestione delle chiavi abilitato da blockchain, punto d’incontro fra cybersecurity e ingegneria marina.
Scambi, formazione e prove sul campo come infrastruttura
Il principale risultato organizzativo di MONUSEN è stato trasformare il trasferimento di conoscenze in lavoro condiviso. Nel triennio sono stati realizzati sei scambi di personale, ciascuno della durata di due mesi, presso le strutture partner in Croazia, Italia e Regno Unito. A questi si sono aggiunte 12 visite di esperti e 12 sessioni di formazione pratica in Montenegro. Il modello riduce il rischio tipico dei programmi di capacity building: limitarsi a seminari brevi senza modificare le modalità con cui si impostano esperimenti, si gestiscono strumenti e si documentano risultati.
Secondo la Commissione Europea, un quinto del tempo complessivo è stato dedicato alla ricerca congiunta. I team hanno svolto oltre dieci esperimenti su comunicazione subacquea, localizzazione acustica e controllo di unità mobili autonome. Le prove costringono a misurarsi con rumore, deriva, instabilità del collegamento, errori di posizione e consumo energetico. Sono questi elementi a separare una simulazione promettente da un sistema ingegnerizzabile. L’accesso a set-up sperimentali e procedure condivise diventa così una forma di infrastruttura, non meno importante dell’acquisto di sensori e modem.
Il programma ha affiancato alle attività tecniche tre workshop fra ricerca e industria e tre scuole estive. Questa componente di formazione ha coinvolto anche ricercatori all’inizio della carriera e dottorandi impegnati per la prima volta sul campo. Per un sistema universitario di dimensioni contenute, la continuità delle competenze è decisiva: senza una massa critica, anche strumenti avanzati possono restare sottoutilizzati o dipendenti da consulenze esterne.
Pubblicazioni e brevetti non equivalgono ancora al mercato
Il bilancio scientifico comprende 27 pubblicazioni, prototipi in fase iniziale e tre domande di brevetto nazionali. Sono risultati misurabili, ma vanno letti con cautela. Una domanda di brevetto non certifica da sola la maturità industriale di una soluzione, così come un prototipo non garantisce robustezza, costi sostenibili o rispondenza alle esigenze operative. Il valore del portafoglio prodotto da MONUSEN risiede soprattutto nella capacità di generare conoscenza verificabile e oggetti tecnici sui quali impostare ulteriori test e percorsi di validazione.
La distribuzione del finanziamento rende visibile l’impostazione dell’azione. CORDIS attribuisce all’Università del Montenegro 464.093,75 euro, al CNR 300.157,50 euro e all’Università di Zagabria 367.095 euro; Newcastle figura come partner senza contributo europeo diretto. MONUSEN rientra infatti nell’area Widening participation and spreading excellence di Horizon Europe, dedicata a ridurre i divari di partecipazione nella ricerca europea.
Per il Montenegro, il punto economico non è la nascita immediata di una nuova industria subacquea, che le fonti non documentano, bensì la disponibilità di un interlocutore scientifico locale. Qualità delle acque costiere, osservazione marina, tutela del patrimonio sommerso, gestione portuale e sicurezza sono ambiti nei quali la capacità di definire requisiti e valutare soluzioni conta almeno quanto l’acquisto di apparati. In questa prospettiva, MONUSEN collega politica della ricerca, monitoraggio ambientale e competenze ingegneristiche, senza presupporre che ogni applicazione abbia già un committente o un modello di business.
La continuità delle collaborazioni sarà la verifica decisiva
La fase successiva è già iniziata. La collaborazione con l’Università di Zagabria è confluita in un nuovo progetto finanziato a livello nazionale, mentre il rapporto con Newcastle-upon-Tyne è proseguito in un’altra iniziativa congiunta. I partner preparano inoltre nuove proposte Horizon nelle quali i gruppi montenegrini partecipano alla progettazione, costruzione e sperimentazione di sistemi di rilevamento subacqueo. È questo il criterio più solido per valutare un gemellaggio scientifico: non soltanto ciò che viene prodotto durante il finanziamento, ma la capacità dell’istituzione beneficiaria di restare nei consorzi e assumere responsabilità tecniche dopo la chiusura del progetto.
MONUSEN lascia dunque un risultato meno visibile di un grande impianto, ma potenzialmente più durevole: una rete di persone, metodi e attrezzature con cui il Montenegro può affrontare la ricerca marina da una posizione più autonoma. La verifica arriverà dalla qualità delle pubblicazioni successive, dalla maturazione dei prototipi, dal rapporto con utilizzatori pubblici e imprese e dalla continuità della cooperazione internazionale. I dati disponibili documentano un avanzamento della capacità scientifica; non autorizzano ancora a parlare di una filiera industriale consolidata. La distinzione mostra come un investimento europeo possa agire non solo sul singolo esperimento, ma sulle condizioni necessarie per produrre ricerca applicata nel tempo.
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