Il Mar Adriatico, impoverito dalla sovrapesca, non riesce più a sfamare i delfini, che seguono in massa i pescherecci da traino in cerca di cibo

Delfini che iniziano a seguire i pescherecci per mangiare i pesci intrappolati nelle reti, o approfittare della gran quantità di scarti che vengono gettati in mare. Potrebbe sembrare una brillante strategia di adattamento, ma non lo è. Piuttosto, il fatto che i tursiopi abbiano iniziato ad alimentarsi in massa al seguito delle imbarcazioni da pesca è il chiaro indicatore di una situazione drammatica. Il Mar Adriatico, impoverito da decenni di pesca industriale, non riesce più a sfamare gli ultimi cetacei rimasti a popolare le sue acque.
Mar Adriatico, una delle regioni più impoverite e sovrasfruttate al mondo
Secondo i dati FAO del 2024, il Mar Mediterraneo presenta uno dei più alti tassi di sfruttamento degli stock ittici al mondo: la sovrapesca riguarda il 63% delle popolazioni di pesci presenti in questa regione, e la pressione di pesca è il doppio del livello considerato “sostenibile”. Il Mar Adriatico, in questo contesto, è tradizionalmente una delle aree più pesantemente sovrasfruttate: l’intensità della pesca a strascico qui è tra le più alte al mondo, e le condizioni dei fondali marini sono tra le peggiori in assoluto.
La pesca a strascico sul fondale, che può contare sul sostegno dei sussidi statali, non si limita a prelevare i pesci: le pesanti reti trascinate sui fondali distruggono gli habitat, spianano le alture sottomarine che danno riparo a decine di specie e liberano carbonio organico rilasciato dai sedimenti smossi. Il risultato è che nell’Adriatico, tra il 1948 e il 2005, per esempio, gli elasmobranchi sono diminuiti di oltre il 94%, e il delfino comune (Delphinus delphis), un tempo abbondante, è praticamente scomparso.
L’unica specie di cetacei che resiste, nell’Adriatico centro-settentrionale, è quella del tursiope (Tursiops truncatus). Questi delfini, però, hanno adottato un comportamento molto preoccupante, che riflette il grave impoverimento delle acque mediterranee e che potrebbe avere effetti imprevisti sulle popolazioni di cetacei: è quanto emerge da un nuovo studio pubblicato sulla rivista Frontiers, che ha analizzato otto anni di dati di rilevamento (2018-2025) che coprono 17.755 chilometri di sforzo di navigazione al largo delle regioni italiane del Veneto e delle Marche.
I delfini seguono i pescherecci: un chiaro indicatore del collasso ecologico
Osservando 859 pescherecci da traino durante 148 giorni di pesca a strascico, il team di ricerca guidato da Dolphin Biology and Conservation ha scoperto che i delfini dell’Adriatico hanno iniziato a seguire in massa i pescherecci per cibarsi di quello che si trova all’interno delle reti o che viene rigettato in mare. I risultati, spiegano gli scienziati, sono sorprendenti: in media, i ricercatori hanno osservato i delfini seguire quasi un peschereccio su quattro (24,7%). Per i pescherecci a divergenti, uno dei metodi di pesca più distruttivi, la percentuale sale a oltre il 40%. Nelle Marche la situazione è ancora più grave: tre navi da traino a divergenti su quattro (75,9%) avevano delfini al seguito.
Che il Tursiops truncatus si nutrisse al seguito di pescherecci da traino era cosa nota, ma l’estensione del fenomeno è stupefacente: in base ai dati di fotoidentificazione, è infatti emerso che l’86% dei delfini adulti marcati in Veneto e il 90% di quelli segnati nelle Marche sono stati fotografati almeno una volta mentre cercavano cibo dietro le imbarcazioni.
Come spiega Giovanni Bearzi, tra gli autori dello studio,
“Questi delfini non seguono i pescherecci da traino per scelta. Lo fanno perché l’Adriatico è stato così gravemente impoverito da decenni di pesca eccessiva che le prede naturali non sono più disponibili in modo affidabile. Questo è un chiaro indicatore del collasso ecologico, non un esempio di adattamento riuscito dei delfini”.
In sostanza, i delfini hanno imparato a interagire sempre più spesso con le imbarcazioni e gli attrezzi da pesca, a estrarre i pesci intrappolati nelle reti, ad aspettare che le catture accessorie siano rigettate in mare, non perché sia comodo, ma perché è l’unico modo per sopravvivere in un mare che non riesce più a nutrirli in maniera naturale.

I rischi per i delfini e la trasmissione culturale del comportamento
Il rapporto tra delfini e pescherecci da traino, spiegano i ricercatori, non è privo di rischi per i delfini stessi. Seguire i pescherecci da traino li espone a impigliamenti e collisioni con pescherecci e li induce al consumo di cibo di bassa qualità. Gli effetti a lungo termine sulla salute, sulla riproduzione e sulle dinamiche della popolazione dei delfini rimangono sconosciuti e sono oggetto di ulteriori ricerche.
Più in generale, lo studio avverte che promuovere l’uso continuato dei pescherecci da traino nell’Adriatico è sconsigliabile non solo per i delfini, ma per la biodiversità marina nel suo complesso: le reti che oggi danno da mangiare ai delfini, in fondo, sono le stesse che hanno distrutto l’ecosistema da cui dipendono quei delfini.
Come ha spiegato Randall R. Reeves, autore senior dello studio e presidente del comitato di consulenti scientifici della U.S. Marine Mammal Commission,
“Quando una grande percentuale di predatori marini passa ad alimentarsi in modo opportunistico attorno agli attrezzi da pesca, è abbastanza sicuro che l’influenza umana abbia raggiunto un punto critico. I pescherecci da traino possono aumentare l’assunzione di cibo di un singolo delfino nel breve termine, ma qualsiasi beneficio di questa alimentazione opportunistica è almeno in parte compensato dalla devastazione dell’ecosistema e dall’esaurimento delle prede causato dagli attrezzi da pesca”.
Tra l’altro, questo comportamento da scavenger coinvolge individui adulti, giovani e anche cuccioli (presenti nel 7% dei gruppi osservati): anche se gli esemplari più giovani sembrano rimanere a una certa distanza dalle imbarcazioni, si tuffano e riemergono sopra le reti trainate insieme agli adulti. Un segno, questo, della trasmissione culturale del nuovo comportamento – un’acquisizione che, secondo gli scienziati, potrebbe rafforzare la segregazione dei delfini “spazzini” rispetto a quelli che non interagiscono coi pescherecci.
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