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Stati Uniti d’America

La stella marina gigante ritrovata a 10 anni dalla sua scomparsa

Sopravvissuto in segreto a una misteriosa epidemia, il “Bigfoot del mare” è finalmente riapparso lungo le coste della California

Ritrovata a 10 anni dalla sua scomparsa la stella marina girasole
La leggendaria creatura che gli scienziati chiamano affettuosamente il “Bigfoot del mare” (Foto: Sonoma State University)

Le stelle marine girasole non si vedevano da dieci anni, lungo le coste del nord della California. Le ondate di calore e un’epidemia allora misteriosa avevano portato al collasso delle popolazioni, che si era rivelato una catastrofe non soltanto per la specie, ma anche per gli ecosistemi delle foreste di kelp della regione, fondamentali per decine di altre specie. Senza più predatori apicali, i ricci viola iniziarono a consumare tutte le alghe, che nel 2017 erano praticamente scomparse.

I ricercatori non hanno mai smesso di cercare tracce di stelle marine girasole, perché la salute di questi voraci predatori è una delle poche speranze per la sopravvivenza delle foreste di alghe. E l’anno scorso, dopo tanto tempo, hanno finalmente individuato un individuo adulto. Poi altri quattro. Alla fine hanno individuato 18 esemplari, alcuni anche molto giovani, e raccolto campioni genetici che useranno per allevare in laboratorio delle popolazioni capaci di resistere all’epidemia che portò alla quasi totale scomparsa della specie.

L’inatteso ritorno del leggendario “Bigfoot del mare”

Quando, dieci anni fa, oltre il 99% delle stelle marine girasole della California si è misteriosamente estinto, è collassato un intero ecosistema. Era la fine del 2013: il Pacifico nord-orientale era attraversato da una colossale ondata di calore, mentre un’epidemia sconosciuta iniziava a decimare le popolazioni di stelle marine. Nel giro di poco tempo, le stelle marine girasole (Pycnopodia helianthoides), tra le stelle marine più grandi e più voraci al mondo, scomparvero dalle acque californiane.

Rimasti senza un predatore apicale, i ricci di mare viola (Strongylocentrotus purpuratus) iniziarono a prosperare, e a divorare le foreste di alghe della regione, già stremate dal riscaldamento degli oceani. Nel 2017, a causa di El Niño che aveva intensificato un’ondata di calore molto persistente e dell’improvvisa proliferazione dei ricci, le foreste di kelp erano praticamente scomparse. In alcune zone della costa occidentale, venne spazzato via oltre il 90% delle alghe.

Senza le stelle marine girasole, le foreste di kelp non avevano alcuna possibilità di sopravvivere alla voracità dei ricci viola. Si stava perdendo un habitat fondamentale che dava nutrimento e rifugio a decine di specie, dal plancton alle balene grigie. Così gli scienziati presero a cercare tracce di una qualche popolazione di Pycnopodia, magari nascosta negli anfratti di un fondale roccioso dimenticato. E le stelle marine girasole sono diventate una specie di creatura leggendaria, guadagnandosi l’affettuoso soprannome di “seasquatch” (che potremmo tradurre come “Bigfoot del mare”).

Ebbene, esisteva davvero una popolazione di stelle marine che era sfuggita a tutti. I ricercatori l’hanno finalmente individuata, dopo anni di ricerche, lungo la costa della contea di Sonoma, a nord della California. Era il giugno del 2025.

“Nel momento in cui ho visto la mia prima stella marina girasole sott’acqua ero così emozionata che ho letteralmente urlato attraverso l’erogatore”,

ha raccontato a National Geographic Rachael Karm, ricercatrice dello Hughes Coastal Ecology and Conservation Lab della Sonoma State University.

La stella marina scomparsa che non era davvero scomparsa
Senza le popolazioni di stella marina girasole, i ricci viola prosperano senza limiti distruggendo le foreste di kelp della California (Foto: Ed Bierman / CC BY 2.0)

Pycnopalooza, due giorni di ricerca lungo le coste della California

A una settimana dal primo avvistamento, che riguardava un singolo esemplare adulto, Karm tornò sul posto e ne trovò altri quattro sulla stessa roccia – ma stavolta erano esemplari giovani: due, racconta la ricercatrice, erano grandi come una moneta da un dollaro:

“Quando abbiamo trovato quei piccoli, sono stata pervasa da un profondo senso di speranza: era evidente che c’erano esemplari adulti che si erano riprodotti con successo, con enormi implicazioni per la ricolonizzazione”.

Trovare ancora più stelle marine e raccogliere dei campioni genetici avrebbe aiutato i ricercatori a determinare se questa piccola popolazione (sana) potesse avere una certa resistenza alla malattia debilitante che quasi portò all’estinzione della specie nella regione. Così, appena due mesi dopo il rinvenimento, Karm organizzò un’iniziativa chiamata Pycnopalooza, riunendo un team di 25 subacquei scientifici provenienti da otto diverse istituzioni: The Nature Conservancy, il Greater Farallones National Marine Sanctuary, i Moss Landing Marine Labs, l’Università della California, Berkeley, Reef Check California, la Sonoma State University, il Sunflower Star Laboratory e la tribù Kashia dei Pomo, il cui team di subacquei scientifici si occupa del ripristino delle alghe marine nelle loro terre ancestrali.

Durante due intensi giorni di ricerca, i subacquei hanno esplorato la piccola baia al largo della costa di Sea Ranch, trovando ben 18 stelle marine girasole adulte e contrassegnando ognuna di esse con una piccola boa rossa. 18 esemplari: significa che questa popolazione è la più numerosa mai documentata dai tempi della diffusione dell’epidemia che portò alla scomparsa della specie lungo la costa.

25 sub, 2 giorni di ricerca sulle tracce del Bigfoot del mare
Il team di subacquei scientifici che ha partecipato al Pycnopalooza (Foto: Sonoma State University)

Una nuova speranza per le stelle marine (e per le foreste di kelp)

Come si legge nell’articolo di National Geographic che racconta la scoperta, l’immersione di agosto – quella che portò alla scoperta delle 18 stelle marine adulte – era avvenuta al momento giusto. Poche settimane prima, infatti, gli scienziati dell’Hakai Institute avevano pubblicato un articolo in cui finalmente si identificava il responsabile della moria di massa delle stelle marine: il batterio Vibrio pectenicida.

Ora l’agente patogeno può essere tracciato a distanza, e i ricercatori possono studiare i campioni genetici di una popolazione piuttosto nutrita di Pycnopodia helianthoides. La speranza, spiega Karm, è capire quali tratti genetici potrebbero aver aiutato le stelle marine a sopravvivere alla malattia, per poi allevare in laboratorio delle varietà capaci di resistere a una nuova epidemia.

Il problema è ancora lontano dall’essere risolto: proprio accanto ai 18 esemplari sani, i subacquei del Pycnopalooza trovarono un’altra popolazione in fase di deperimento. Nei mesi successivi alla scoperta, comunque, i ricercatori hanno continuato a studiare il DNA delle stelle marine girasole e dei metodi per allevarle e reintrodurle.

“Il primo Pycnopalooza ci ha dimostrato quanto possiamo realizzare quando lavoriamo tutti insieme. Non vedo l’ora di partecipare ad altri Pycnopalooza lungo la costa della California per scoprire dove altro potrebbero nascondersi le stelle marine girasole”,

ha affermato Karm. Ora che sappiamo che sono là fuori, non resta che monitorarne la salute e gli spostamenti, ovviamente senza rinunciare a cercare altre popolazioni “nascoste”. Un segnale sicuramente incoraggiante per il futuro non soltanto della specie, ma anche per gli ecosistemi delle foreste di kelp. Come ha ricordato Dan Swezey, ecologo e responsabile per gli oceani e l’acquacoltura della tribù Kashia dei Pomo,

“La scoperta delle stelle marine girasole in questo luogo sacro fa parte di un processo di guarigione”.

Un processo che va molto al di là del destino di una singola specie.

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Stelle marine giganti scomparse e ritrovate
Quella individuata è la popolazione più numerosa mai documentata dai tempi della diffusione dell’epidemia che portò alla scomparsa della specie lungo la costa (Foto: Ed Bierman / CC BY 2.0)

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