Allevamento di granchi e ricci di mare, studi genetici e migliaia di coralli trapiantati: il grande progetto di recupero delle barriere coralline di Porto Rico

Trapianti di coralli, ricci di mare allevati per il controllo delle alghe, recupero di specie praticamente estinte in natura: il ripristino delle barriere coralline di Porto Rico avanza spedito alimentato da un’intensa ricerca scientifica, che vede collaborare sul campo la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) e istituzioni locali come l’Institute for Socio-Ecological Research (ISER).
Il grande progetto di ripristino, nato ed evoluto nel corso di oltre un decennio di ricerca condivisa, è un esempio pratico di come un approccio integrato fondato sull’ecosistema può contribuire alla conservazione di habitat fondamentali come le barriere coralline. Lo scorso luglio, per esempio, è partita una campagna che prevede il rilascio di oltre 3.000 ricci di mare e 200 granchi erbivori, che avranno il “compito” di mangiare le alghe che soffocano i coralli impedendogli l’accesso a luce e nutrienti.
Eventi di sbiancamento, alghe e malattie: il declino dei coralli a Porto Rico
Intorno alle isole di Porto Rico si estendono 3.370 km² di barriere coralline marginali, quelle che nascono nelle acque basse costiere per estendersi verso il mare. Le barriere coralline di Porto Rico ospitano circa 65 specie di coralli duri, alcune vulnerabili come Dendrogyra cylindrus e Acropora cervicornis, e 112 specie tra coralli molli e gorgonie.
Oltre ad essere un patrimonio della biodiversità globale, queste barriere coralline hanno un ruolo centrale nella vita dei portoricani: le comunità locali dipendono dalla pesca sulle barriere coralline, e il turismo legato alle bellezze sottomarine genera, secondo una stima della NOAA, quasi 2 miliardi di dollari all’anno. Queste fragili strutture marine, inoltre, proteggono le isole dagli effetti di uragani e tempeste tropicali: le barriere coralline sane, infatti, possono assorbire fino al 97% dell’energia delle onde in arrivo, riducendo così l’impatto di mareggiate e inondazioni.
I coralli di Porto Rico, però, sono reduci da anni difficili: negli ultimi 30 anni, sempre secondo la NOAA, i coralli più vicini alla costa sono stati gravemente danneggiati. Dopo il grande evento di sbiancamento del 2005, i coralli di acque basse hanno subito il fiorire di microalghe molto invadenti e sono stati soggetti alla malattia da perdita di tessuto (SCTLD), che si è diffusa rapidamente nei Caraibi a partire dal 2014 e che è arrivata a colpire i coralli di Porto Rico nel 2019, provocando un’altissima mortalità – anche nelle specie classificate come vulnerabili. Poi è arrivato il nuovo evento di sbiancamento del 2023.
Tra il 1980 e il 2006, il riscaldamento delle acque, le malattie e il prosperare delle alghe hanno portato alla scomparsa del 97% dei coralli Acropora palmata, oggi in pericolo critico, e alla perdita di buona parte della copertura corallina.

La scienza dietro al ripristino della barriera corallina
Alla fine del 2023, la NOAA ha assegnato all’Institute for Socio-Ecological Research (ISER) di Porto Rico oltre 10 milioni di dollari per proteggere e ripristinare le barriere coralline che circondano le isole dell’arcipelago. Il team guidato dalla Dottoressa Stacey Williams, co-fondatrice dell’ISER, lavora da anni alla ricerca di metodi innovativi per recuperare le barriere coralline nei Caraibi.
L’importante finanziamento ha permesso di tradurre gli sforzi della ricerca in operazioni su larga scala: l’ISER ha ampliato le nursery di terra del Center for Research and Restoration of Marine Organisms (CIROM), in cui vengono cresciuti coralli, alghe, ricci di mare e granchi erbivori, e la sua forza lavoro è passata da 3 a 30 impiegati, tra tecnici e scienziati, tutti del posto.
Il grande progetto di recupero della barriera corallina lanciato alla fine del 2023 prevedeva la sostituzione di 124.000 microframmenti di coralli e il rilascio di circa 12.000 ricci di mare e di oltre 6.000 granchi, animali fondamentali poiché si nutrono proprio delle alghe che soffocano i coralli. Ma anche la creazione di nuovi posti di lavoro e il potenziamento di laboratori e vivai in cui allevare piccoli erbivori e sviluppare coralli più resistenti allo sbiancamento e alle malattie.
L’impegno dell’ISER nel ripristino dei coralli di Porto Rico è iniziato molto prima dell’ultimo grande finanziamento, anche grazie alla stretta collaborazione con partner regionali come il Mote Marine Laboratory, una delle poche istituzioni al mondo a disporre di una banca genetica di coralli e capace di sfruttare la tecnologia della crioconservazione per proteggere il futuro delle barriere.

Conservazione dei coralli, un approccio olistico e basato sull’ecosistema
Grazie alla sua ricerca di dottorato, Williams ha scoperto come allevare con successo la Diadema antillarum, un riccio di mare erbivoro che si nutre di alghe, risolvendo un problema che aveva ostacolato il ripristino dei coralli per molti anni. Questo riccio dalle lunghe spine, un tempo abbondante sulle barriere coralline dei Caraibi, ha subito una moria di massa negli anni Ottanta, e ancora non si è ripreso.
La scomparsa dei ricci di mare ha causato il proliferare di alghe che hanno ucciso innumerevoli giovani coralli. Ma Williams ha trovato il modo di prelevare dei giovanissimi ricci, appena usciti dallo stato larvale, per allevarli sulla terraferma, al riparo dai predatori. Come ha spiegato Williams,
“Con questo progetto stiamo adottando un approccio olistico e basato sull’ecosistema: stiamo sostituendo coralli geneticamente diversi, rilasciando diverse specie di erbivori e variando il nostro approccio a seconda delle diverse condizioni di ogni barriera corallina”.
Alla fine del 2023, l’istituto aveva già rilasciato 7.000 esemplari adulti di Diadema sulle barriere coralline ricoperte di alghe. Nel 2024 il conto dei ricci di mare rilasciati è arrivato quasi a 10.000, e quello dei coralli trapiantati a 40.000. Intanto, i ricercatori dell’ISER continuano a studiare per migliorare la sopravvivenza dei microframmenti di corallo trapiantati.
Ma il progetto di ripristino è ancora lungo: lo scorso mese ha preso il via la campagna per il recupero di 6.000 metri quadrati di barriera nella riserva naturale marina di Tres Palmas, a Rincón, durante la quale saranno liberati 3.200 ricci marini delle specie Echinometra viridis, Tripneustes ventricosus e Diadema antillarum, oltre a 200 granchi erbivori della specie Maguimithrax spinosissimus. E si prevede di fare lo stesso a Fajardo e La Parguera, all’altro capo dell’isola, coinvolgendo le comunità locali con proiezioni pubbliche ed eventi dedicati ai volontari che vorranno impegnarsi attivamente nel ripristino della barriera corallina di Porto Rico.
Ecco tre approfondimenti che potrebbero interessarti:
Scoperto nelle Isole Salomone il corallo più grande del mondo
CoTS, le stelle marine giganti che minacciano la barriera corallina
Tuvalu, 1 cittadino su 3 vorrebbe il visto climatico per l’Australia



