Una nuova ricerca lancia l’allarme per la Great Barrier Reef: rischiamo di perdere per sempre uno degli ecosistemi più importanti del mondo

Recentemente, il Comitato del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO ha deciso di non inserire la Grande Barriera Corallina nell’elenco dei siti in pericolo, invitando l’Australia a continuare i suoi sforzi per ridurre l’inquinamento e per contenere le invasioni delle stelle marine giganti mangia-coralli. Se ne riparlerà, quindi, nel 2026.
Ma uno studio appena pubblicato su “Nature” fornisce un quadro decisamente preoccupante, che potrebbe condurre a rivalutare la situazione complessiva della più vasta popolazione di coralli del mondo. Secondo gli scienziati, sulla Grande Barriera Corallina incombono le temperature più alte degli ultimi 400 anni, e in mancanza di un’azione coordinata e tempestiva rischiamo di perderla per sempre nel giro di una generazione. Insieme all’eccezionale biodiversità che accoglie, e alla sua indispensabile funzione di protezione delle coste.
Il riscaldamento globale minaccia la Grande Barriera Corallina
La Grande Barriera Corallina è il sistema di barriere coralline più esteso della Terra. Le sue formazioni coralline, che si estendono per oltre 2000 chilometri lungo la costa dell’Australia nord-orientale, ospitano una straordinaria biodiversità. In questa generosa porzione di Oceano vivono più di 400 tipi di coralli, 1500 specie di pesci e 4000 tipi di molluschi, oltre a tartarughe marine e dugonghi in via di estinzione.
Negli ultimi dieci anni, la Grande Barriera Corallina ha subito cinque eventi di sbiancamento di massa, dovuti soprattutto all’aumento della temperatura dell’acqua, uno degli effetti più evidenti del riscaldamento globale in corso. Qualche mese fa gli scienziati avevano già lanciato l’allarme: siamo di fronte a uno dei più massicci fenomeni di sbiancamento di sempre. E lo studio appena pubblicato su “Nature” non fa che confermare i timori che da tempo aleggiano intorno al destino di questo delicatissimo e fondamentale ecosistema marino.
La ricerca, spiegano gli scienziati, parte dalla volontà di rispondere a una domanda cruciale: quella degli ultimi anni è un’anomalia oppure rientra nella variabilità naturale che la barriera ha sperimentato nei secoli precedenti? Ebbene, la risposta tracciata nella ricerca non lascia spazio a interpretazioni: i recenti eventi di sbiancamento di massa, infatti, coincidono con cinque dei sei anni più caldi dei 400 anni misurati nello studio.
“Negli anni 2024, 2017 e 2020, il Mar dei Coralli ha registrato le temperature più calde degli ultimi 400 anni”, spiegano gli scienziati, “i recenti eventi di calore del 2016, 2004 e 2022 sono stati i successivi tre anni più caldi registrati”. Ed è proprio in quegli anni che i coralli hanno subito i più pericolosi eventi di sbiancamento di massa.

Lo studio: lo sbiancamento dei coralli si fa sempre più pericoloso
Quando i coralli “sbiancano”, è perché i milioni di polipi che popolano le barriere coralline espellono dal loro corpo le alghe simbionti che costituiscono la loro unica fonte di nutrimento. Il fenomeno è una risposta decisamente distruttiva a una situazione di grave stress, dovuto in massima parte all’aumento delle temperature.
Non tutti gli eventi di sbiancamento portano alla morte dei coralli: “In caso di sbiancamento lieve i coralli possono riprendersi”, spiega Ben Henley dell’Università di Melbourne, primo autore dello studio, “ma negli eventi più recenti molti coralli sono morti”. Anche perché gli eventi si susseguono a distanza così ravvicinata e con tale intensità da non permettere ai coralli di riprendersi tra un evento di sbiancamento e l’altro. Tutto ciò potrebbe avere conseguenze che gli scienziati non esitano a definire catastrofiche.
La ricerca ricostruisce 400 anni di temperature estive della superficie del Mar dei Coralli, ma non si limita ad analizzare i dati sulla temperatura della superficie del mare (dal 1900 al 2024). Per ricostruire i dati sulla temperatura superficiale, Henley e il suo team hanno utilizzato campioni di scheletro di corallo provenienti dall’interno e dai dintorni del Mar dei Coralli.
“È il corallo stesso che può dirci cosa è successo nel passato”, spiegano gli scienziati. “Quando i coralli crescono, la chimica del loro scheletro riflette le condizioni dell’oceano in quel momento, inclusa la temperatura. In particolare, i grandi coralli a forma di masso noti come Porites possono vivere per secoli e sono degli eccellenti registratori del passato”.

Registrate le temperature più elevate degli ultimi 400 anni
La tendenza scoperta dall’ultimo studio è chiara: intorno alla fine del XIX secolo, dopo l’inizio dell’industrializzazione, le temperature oceaniche della barriera corallina hanno iniziato ad aumentare costantemente. Negli ultimi due decenni, le temperature hanno subito un’impennata: cinque dei sei anni più caldi nei 407 anni di record oceanici si sono verificati a partire dal 2016 e corrispondono a grandi eventi di sbiancamento.
“Quando ho tracciato il dato del 2024, ho dovuto controllare tre volte i miei calcoli”, spiega Henley, “era fuori scala, di gran lunga superiore al precedente record del 2017”. “Non riuscivo quasi a crederci”, prosegue lo scienziato, “è una conseguenza tragica, ma quasi inevitabile, che lo sbiancamento di massa dei coralli si sia verificato anche quest’anno”.
“È l’inevitabilità degli impatti sulla barriera corallina nei prossimi anni che mi preoccupa molto”, spiega Ben Henley, “in assenza di un’azione globale rapida, coordinata e ambiziosa per combattere il cambiamento climatico, probabilmente assisteremo alla scomparsa di una delle meraviglie naturali più spettacolari della Terra“.
E non ci sono più dubbi sul fatto che i responsabili siano i cambiamenti climatici causati dalle attività umane: gli scienziati hanno analizzato le simulazioni dei modelli climatici delle temperature della superficie del mare con e senza cambiamenti climatici determinati dall’uomo, e hanno scoperto che sono proprio questi ultimi ad aver determinato l’aumento delle temperature nell’area.
“La nostra analisi dei modelli climatici conferma che l’influenza umana sul sistema climatico è responsabile del rapido riscaldamento degli ultimi decenni“, afferma Henley.
L’appello degli scienziati: intervenire subito sulle emissioni
Secondo lo studio, non è soltanto la Grande Barriera Corallina a subire una minaccia esistenziale: il 70-90 per cento dei coralli di tutto il mondo potrebbe andare perduto, anche se il riscaldamento globale viene mantenuto al di sotto dell’obiettivo dell’Accordo di Parigi di 1,5° C al di sopra delle temperature preindustriali.
Uno degli ecosistemi più importanti del mondo rischia di sparire: “Non c’è un ‘se, ma o forse’, le temperature degli oceani durante questi eventi di sbiancamento, compreso quello che si sta verificando ora, sono senza precedenti negli ultimi quattro secoli“, spiega la professoressa Helen McGregor, co-autrice dello studio. “La Grande Barriera Corallina rischia la catastrofe se non si interviene immediatamente sui cambiamenti climatici di origine antropica. Gli stessi coralli che hanno vissuto per centinaia di anni e che ci hanno fornito i dati per il nostro studio sono a loro volta seriamente minacciati“.
“Senza un intervento urgente, la nostra iconica Grande Barriera Corallina corre il rischio di subire un evento di sbiancamento di massa quasi ogni anno a causa delle elevate temperature oceaniche. Sono in gioco l’integrità ecologica e l’eccezionale valore universale della barriera corallina” afferma Henley.
“Abbiamo molte delle soluzioni chiave per invertire la rotta del cambiamento climatico”, spiega lo scienziato. “Ciò di cui abbiamo bisogno è un cambio di passo nel livello di azione coordinata a livello nazionale e internazionale per la transizione verso lo zero netto. Ci auguriamo che il nostro studio fornisca ai responsabili politici ulteriori prove per perseguire tagli più convinti alle emissioni di gas serra a livello internazionale“. Il futuro di uno degli ecosistemi più straordinari della Terra, concludono gli scienziati, dipende da tutti noi.
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