Le prime osservazioni in situ rivelano che il Mitsukurina Owstoni vive in mare aperto e a profondità maggiori di quello che si pensava

Per la prima volta, uno studio scientifico riporta l’osservazione in situ dello squalo goblin, una delle creature più affascinanti e misteriose degli abissi. Fino a oggi, eravamo riusciti a osservarlo soltanto in seguito a catture accidentali, che ne decretavano la morte nel giro di poco tempo. Grazie alle immagini subacquee di due spedizioni avvenute lontane nel tempo e nello spazio – una nel 2019 nel Pacific Remote Islands Marine National Monument, l’altra nel 2024 nella Fossa delle Tonga – oggi sappiamo che lo squalo goblin vive anche nel Pacifico centrale, lontano dalle aree costiere. E possiamo dire di averlo osservato, per ben due volte, nel suo habitat naturale.
Lo squalo goblin osservato in situ per la prima volta
Il primo avvistamento noto dello squalo goblin (Mitsukurina owstoni) risale al 1897. Un pescatore giapponese catturò un esemplare maschio piuttosto piccolo. Ovviamente, per sbaglio. Da allora, tutti gli avvistamenti di questo lamniforme unico superstite della famiglia dei Mitsukurinidi sono avvenuti in seguito a catture accidentali da parte di pescatori: lo squalo goblin vive nelle profondità oceaniche che abbiamo appena iniziato ad esplorare; per incontrarlo, bisogna in qualche modo trascinarlo in superficie.
Gli scienziati lo definiscono uno degli quali più sfuggenti e iconici del pianeta. Ma, per la prima volta, possono dire di averlo osservato nel suo ambiente naturale. In due occasioni diverse. Tutto nasce da una spedizione del 2019 dell’Ocean Exploration Trust su una montagna sottomarina mai esplorata a nord-ovest dell’isola di Jarvis, al centro del Pacifico. Quando il dottorando Aaron Judah dell’Università delle Hawai’i a Mānoa, che lavora presso il Deep-Sea Fish Ecology Lab e il Deep-Sea Animal Research Center (DARC), stava annotando il filmato, si è reso conto di essere di fronte alla prima osservazione in situ di un esemplare di Mitsukurina owstoni.
“Sono rimasto scioccato nel sentire questo perché non si sapeva che questa specie si trovasse nel Pacifico centrale”,
ha detto Judah.
Finora abbiamo creduto che l’areale della specie fosse limitato a pochissime regioni costiere. Lo squalo rosa abissale che protende la mascella, invece, vive anche in mare aperto. Lo conferma la seconda osservazione che ha raggiunto la scrivania di Judah, avvenuta nel 2024 nella Fossa delle Tonga, a nord della Nuova Zelanda. E abbiamo così, finalmente, le due prime osservazioni in situ dello squalo goblin.
“Vedere il più iconico di tutti gli squali di acque profonde vivo e con un aspetto sano nel suo habitat naturale è un onore unico”,
ha affermato Judah.

Dove vive lo squalo goblin? Le remote isole Jarvis e Kingman
Le due osservazioni, riportate in uno studio pubblicato sul Journal of Fish Biology, estendono notevolmente sia l’areale della specie sia i dati sulla profondità a cui vive. In precedenza, si sapeva che lo squalo goblin abitava solo aree ristrette al largo delle coste degli Stati Uniti occidentali, dell’Australia e del Giappone nell’Oceano Pacifico e regioni ristrette nell’Oceano Atlantico e nell’Oceano Indiano.
Nel 2025, i colleghi della DARC hanno menzionato un potenziale avvistamento di squali goblin durante una spedizione dell’Ocean Exploration Trust del 2019 a bordo della nave da esplorazione Nautilus che stava studiando gli ecosistemi delle acque profonde vicino a Kingman Reef, all’interno del Pacific Remote Islands Marine National Monument:
“Sono rimasto scioccato nel sentire questo perché non si sapeva che questa specie si trovasse nel Pacifico centrale”,
ricorda Judah. E se la prima osservazione già cambia radicalmente quello che sapevamo di questo squalo abissale, la seconda ci dà un’informazione forse ancora più sorprendente. L’avvistamento nella Fossa delle Tonga, che ha avuto luogo nel 2024 a bordo della nave da ricerca Dagon come parte della spedizione Inkfish Open Ocean guidata da scienziati del Deep-Sea Research Center di Minderoo – University of Western Australia (UWA), è avvenuta a una profondità inattesa. Come spiega Judah,
“L’osservazione dal pendio della Fossa delle Tonga è quasi 700 metri più profonda rispetto a dove pensavamo che vivesse questa specie”.
Come osserva lo studioso, questa osservazione estende il record di profondità per l’intero ordine dei Lamniformes, che include specie altrettanto carismatiche come il grande squalo bianco (Carcharodon carcharias), gli squali mako (Isurus) e lo squalo smeriglio (Lamna nasus).

Ecologia e conservazione: l’importanza della scoperta
Le due osservazioni in situ dello squalo goblin non hanno soltanto un’importanza ecologica:
“È davvero importante continuare a svolgere lavori di storia naturale. Nuove scoperte come questa dimostrano che c’è ancora tanto da esplorare nelle profondità del nostro oceano. Data la recente espansione geografica dello squalo goblin, questa specie può essere inclusa nella gestione regionale e nell’elenco nazionale della biodiversità, mentre prima non sapevamo nemmeno che fosse lì!”,
ha spiegato il ricercatore.
Come ha poi sottolineato in un’intervista rilasciata a Nautilus, la scoperta è importante anche per la conservazione della specie:
“Abbiamo pesca sempre più profonda, si parla di deep sea mining all’orizzonte, e c’è il cambiamento climatico. Il fatto è che quando facciamo le valutazioni sulla biodiversità dobbiamo sapere quali animali ci sono. E per tutto questo tempo, lo squalo goblin non ha fatto parte dell’assessment per il Pacifico Centrale o Occidentale. Questa scoperta mette lo squalo goblin “sul tavolo” per queste aree anche in termini di conservazione”.
Ora sappiamo che lo squalo rosa degli abissi vive anche lì. E chissà dove avverrà il prossimo avvistamento.
Ecco tre approfondimenti che potrebbero interessarti:
Una storica spedizione rivela le profondità marine dell’Uruguay
I segreti della longevità dello squalo della Groenlandia
La domanda di carne di squalo è raddoppiata: l’allarme dell’IUCN





