L’ultimo rapporto dell’IUCN sullo stato di squali e razze: nonostante un terzo delle specie sia a rischio estinzione, la domanda di carne è in aumento

L’ultimo rapporto dell’IUCN sullo stato di conservazione degli squali disegna un quadro tristemente allarmante. Come spiegano gli scienziati della divisione Shark Specialist dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, un terzo di tutte le specie conosciute di squali, razze e chimere si trovano oggi a fronteggiare il rischio concreto dell’estinzione.
La prima minaccia in assoluto, per questi animali, è la pesca eccessiva. E come si legge nel rapporto, non si tratta soltanto delle catture accessorie che continuano a decimare diverse specie di razze e squali, ma anche della pesca intenzionale. Negli ultimi vent’anni, infatti, la domanda globale di carne di squalo è quasi raddoppiata.
Squali, razze e chimere: il nuovo rapporto dell’IUCN
Lo scorso 2 dicembre, l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) ha pubblicato in rapporto Global Status of Sharks, Rays and Chimaeras, che mette in luce le nuove conoscenze raccolte da 353 esperti di 115 Paesi su questi animali e sullo stato della loro conservazione. Il nuovo report, che arriva a vent’anni di distanza dalla prima relazione, sottolinea ancora una volta l’urgente necessità di affrontare la pesca eccessiva e le catture accessorie, che sono ancora oggi le principali minacce per la sopravvivenza di squali, razze e chimere.
Le conclusioni dell’IUCN sono chiare. Come spiega Alexandra Morata, responsabile del programma Shark Specialist Group (SSG) dell’IUCN,
“A quasi 20 anni dal primo rapporto, si sono verificati cambiamenti drastici: squali e razze sono ora tra i vertebrati più minacciati del pianeta”.
Oggi, spiegano gli scienziati, sappiamo più cose che mai su questi animali, ma l’entità del loro declino minaccia di vanificare tutti i progressi fatti in materia di conservazione.
Se il rapporto del 2005 evidenziava l’aumento del commercio globale di pinne e il basso profilo di conservazione degli squali, in particolare delle razze e delle chimere, quello appena pubblicato fornisce un quadro a tratti inatteso, ricco di dettagli che riescono a dare la misura del fenomeno decisamente meglio di una sequela di nude cifre.

La domanda di carne di squalo è in aumento
In Oman, si legge nel rapporto IUCN, l’olio di fegato di squalo è usato come eyeliner tradizionale. In Indonesia, le pelli di squali e razze sono confezionate come patatine fritte. Negli Stati Uniti le razze, gli squali mako e gli squali volpe sono venduti nei ristoranti come “alternativa ittica” alle ali di pollo.
In tutta Europa è possibile acquistare carne di squalo venduta come grongo o pesce spada: in Belgio le guance di razza sono considerate una prelibatezza, mentre il veau de mer francese – il “vitello di mare” molto apprezzato cucinato alla provenzale – non è altro che lo Smeriglio, uno squalo del genere Lamna (classificato come vulnerabile).
Come sottolinea il rapporto, negli ultimi vent’anni la domanda di carne di squalo è quasi raddoppiata, nonostante sia ormai noto che un terzo di tutte le specie sia a rischio estinzione. Il valore della carne di squali e razze oggi rappresenta 1,7 volte il valore del commercio globale di pinne. Il commercio si è diversificato e prodotti come le piastre branchiali delle razze, l’olio di fegato e le pelli hanno un valore di quasi 1 miliardo di dollari all’anno.
“Oltre al significativo consumo interno, il commercio globale di carne di squalo è aumentato di quasi due volte, passando nominalmente da 157 milioni di dollari nei primi anni 2000 a 283 milioni di dollari nel 2016”.
Dal 2012 al 2019 sono state messe in commercio, ogni anno, una media di 190.000 tonnellate metriche (mt) di carne di squalo – una cifra che ovviamente non include tutto il pescato fatto passare per semplice “pesce”.
Il mercato della carne di squalo e le catture accidentali
Il commercio di carne di squalo, spiegano gli esperti del SSG, non coinvolge soltanto le specie pregiate, come le razze tropicali importate in Corea del Sud, Cina e Francia. Sui mercati delle regioni in via di sviluppo trovano ampia diffusione diverse specie di squalo di basso valore commerciale, vendute per essere essiccate o salate.
Il mercato, si legge nel rapporto, è dominato dagli squali epipelagici: ad essere colpiti sono soprattutto la verdesca (Prionace glauca), lo squalo seta (Carcharhinus falciformis), il mako (Isurus oxyrinchus) e gli squali volpe del genere Alopias.
In alcuni Paesi in via di sviluppo, i pescatori hanno dichiarato che oltre l’80% del loro reddito dipende dalla pesca di squali e razze. Poi ci sono gli utilizzi che trascendono lo scopo alimentare: come si legge nel report,
“Un terzo degli squali di acque profonde minacciati viene preso di mira per la carne e per i fegati ricchi di squalene (usato in prodotti cosmetici, nutraceutici e farmaceutici), e metà delle specie prese di mira per il commercio internazionale di olio di fegato sono a rischio di estinzione. Per il resto, squali, razze e chimere di acque profonde vengono catturati principalmente come catture accidentali nella pesca a strascico, con palangari e reti da posta per teleostei e crostacei”.
L’Indonesia, la Spagna e l’India sono le maggiori nazioni al mondo per la pesca di squali, seguite da Messico e gli Stati Uniti. Soltanto il 26% delle specie è pescato intenzionalmente: la maggior parte degli squali cade vittima delle catture accessorie, che hanno colpito soprattutto i rinopristiformi come lo squalo chitarra, gli squali angelo e i centrofori.

Conservazione di squali e razze: un appello all’azione
Come spiegano gli esperti del SSG, abbiamo appena iniziato a capire il ruolo che squali, razze e chimere svolgono nell’ecosistema marino. Alcune specie fanno circolare i nutrienti nell’oceano, altre ci aiutano a combattere il cambiamento climatico agendo come pozzi di carbonio, altre ancora sono alla base della sicurezza alimentare di intere comunità costiere.
Gli ultimi vent’anni di ricerca, però, ci forniscono le basi per una strategia di conservazione globale che si adatti alle peculiarità delle diverse regioni del mondo. Come spiega la dottoressa Rima Jabado, vicepresidente dell’IUCN SSC e presidente del SSG:
“Questo rapporto è un appello all’azione, affinché possiamo lavorare insieme e trasformare in realtà le raccomandazioni di ciascun Paese, in particolare quelle relative alla gestione responsabile della pesca. È l’unico modo in cui queste specie potranno sopravvivere e continuare a prosperare negli ecosistemi acquatici”.
L’accesso ad aree remote, soprattutto in Africa, ha aumentato la comprensione scientifica delle dimensioni dello sfruttamento. Le conoscenze sono migliorate in modo significativo in Asia, Africa, America Centrale, Caraibi e Oceano Indiano. La ricerca e le politiche di conservazione hanno fatto grandi passi in avanti, spiega il SSG, ma questo duro lavoro salverà le specie dall’estinzione solo se le raccomandazioni del rapporto saranno attuate a livello nazionale.
“La conservazione e la gestione degli squali sono difficili per una serie di ragioni, ma molti governi stanno abbattendo le barriere che separano la gestione di squali e razze come risorse ittiche e come fauna selvatica da conservare”,
spiega Sarah Fowler di Save Our Seas Foundation (SOSF), che ha guidato la pubblicazione del rapporto del 2005 e ha contribuito alla stesura dell’ultima versione. Ora le soluzioni sono a disposizione di tutti. Non resta che applicarle, o abituarsi all’idea di perdere per sempre il privilegio di condividere il pianeta con questi antichissimi animali.
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