L’elevata domanda europea di pesce spada è il motore di una pesca illegale e molto dannosa: il report di EJF sulle reti da posta derivanti in Marocco

Molto del pesce spada che arriva in Europa, soprattutto in Spagna e in Italia, viene pescato illegalmente in Marocco. Una nuova indagine dell’Environmental Justice Foundation rivela che nel Mare di Alboran si utilizzano massicciamente le reti da posta derivanti, strumenti da pesca illegali che catturano indiscriminatamente tutto quello che si trova sulla loro strada: pesci spada, balene, squali, delfini e tartarughe marine.
L’utilizzo di questi “muri della morte” lunghi chilometri è alimentato in buona parte dall’elevata richiesta europea di pesce spada marocchino, ma anche dalla mancanza di una strategia in grado di supportare i pescatori locali nella transizione a sistemi di pesca più sostenibili.
Reti da pesca illegali nel mare del Marocco
L’ultima indagine della Environmental Justice Foundation (EJF) rompe il silenzio su un fenomeno inquietante e lontano dalla vista dei più: nel Mare di Alboran, l’ultimo tratto di Mediterraneo prima dello Stretto di Gibilterra, si fa ancora un uso massiccio di reti da posta derivanti, un tipo di rete da pesca dagli effetti devastanti e perciò dichiarata illegale anni fa.
In questo ricchissimo tratto di mare, si legge nell’indagine pubblicata il 13 novembre, piccole imbarcazioni di legno (5-10 metri di lunghezza per circa 3 tonnellate di stazza lorda) utilizzano persistentemente questo tipo di reti senza essere soggette ad alcuna forma di controllo.
I ricercatori hanno visitato i porti di Tangeri, M’Diq, Alhocaima, Nador e Sidi Hsaïn, nel nord del Marocco, e hanno scoperto che l’uso di queste reti è addirittura aumentato nel corso degli anni: nel 2004, le navi che le utilizzavano erano 370, quest’anno ne hanno individuate 843.
Le reti da posta derivanti sono vietate da diverse risoluzioni, tra cui la Convenzione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell’Atlantico (ICCAT), l’Accordo sulla Conservazione dei Cetacei e diverse normative UE, che ne vietano esplicitamente l’uso in acque europee per la pesca del pesce spada. Il Marocco, almeno formalmente, ne ha vietato l’uso nel 2010.

Reti da posta derivanti: i “muri della morte”
Le reti da posta derivanti non vengono ancorate al fondo, ma restano sospese verticalmente nell’acqua grazie a un sistema di pesi e galleggianti che gli permette di muoversi passivamente con le correnti oceaniche.
Come si legge nel report, queste reti possono coprire vaste aree, raggiungendo lunghezze di decine di chilometri e profondità di 40 metri. In base alle testimonianze dei pescatori marocchini, quelle attualmente in uso nel Mare di Alboran hanno una lunghezza compresa tra i 3 e i 10 chilometri. La portata devastante di questi strumenti diventa più evidente se si considera l’estensione di questo prezioso tratto periferico di Mediterraneo: se tra Point Marroquí e Point Cires ci sono soltanto 13 chilometri, il punto più largo del Mare di Alboran ne misura appena 180.
Queste enormi pareti in nylon, completamente invisibili per gli animali, viaggiano nelle acque del Mare d Alboran catturando ogni tipo di creatura marina, incluse balene, tartarughe marine e squali in via di estinzione, che restano impigliati nelle maglie di questi “muri della morte”.
Come racconta un pescatore marocchino intervistato dai ricercatori EJF,
“A volte vengono catturati anche i capodogli. Quando possiamo liberarli, lo facciamo. Una volta sono riuscito a liberare un piccolo delfino che piangeva come un bambino piccolo. L’ho districato dalla rete, l’ho afferrato e l’ho rilasciato. La madre era lì vicino, e piangeva anche lei. È stato qualcosa di molto triste. Se ci fossero alternative, smetteremmo di pescare con queste reti”.
L’azione distruttiva di queste reti può continuare anche dopo l’uso: una volta perse o abbandonate, spiegano gli scienziati, diventano “reti fantasma” capaci di intrappolare e uccidere animali marini per anni.
Il fatto è che nel Mediterraneo c’è sempre meno pesce, e senza queste lunghissime reti fluttuanti gli artigiani marocchini non riuscirebbero a soddisfare l’enorme domanda di costoso pesce spada proveniente dai Paesi europei.

La domanda europea di pesce spada è il motore principale
In Marocco, le reti da posta derivanti sono utilizzate per la cattura del pesce spada (Xiphias gladius), una specie che come ricorda il report si trova in stato critico nel Mediterraneo: a causa della pesca eccessiva, dagli anni Ottanta ad oggi la sua biomassa è diminuita di due terzi. Una situazione che non intacca minimante la fame europea di pesce pregiato: come si legge nello studio, l’Unione Europea è responsabile di più del 65% delle catture di pesce spada nel Mediterraneo, con Italia (40%), Spagna (15%) e Grecia (9%) che detengono le quote maggiori di mercato.
L’elevata domanda estera di pesce spada è un fattore chiave nell’uso crescente di reti da posta derivanti da parte della flotta marocchina. Nel 2022, spiegano i ricercatori, il Marocco era il quarto maggiore fornitore di prodotti ittici all’UE in termini di valore. Quasi tutto il pesce spada marocchino è destinato alle esportazioni: il 79% finisce in Spagna, che è il principale fornitore dell’UE di prodotti a base di pesce spada.
Il mercato più florido per le esportazioni spagnole di pesce spada è quello italiano, che rappresenta da solo l’84% del totale, sempre in termini di valore. Come spiega Jesus Urios Culiañez, attivista oceanico di EJF:
“La continua domanda di pesce spada marocchino, soprattutto da parte dell’UE, rimane il motore principale di questa pesca illegale. L’UE e i suoi Stati membri, in particolare Spagna e Italia, devono assumersi la responsabilità di ispezionare attentamente le importazioni. Ciò garantirà che il pesce catturato illegalmente non finisca nel mercato dell’UE e che i consumatori dell’UE non siano complici della distruzione ambientale del Mediterraneo”.
Pesca illegale: una questione sociale, oltre che ambientale
Come spiegano i pescatori locali, la maggior parte del pesce spada catturato illegalmente nel nord del Marocco viene inviato al porto di Tangeri, da dove viene esportato in Europa. Un rappresentante della ONG spagnola Alnitak ha evidenziato in maniera più esplicita il ruolo chiave delle aziende europee nel guidare le filiere del pesce spada. In base alle testimonianze dei pescatori, i pesci catturati con reti da posta derivanti sono registrati come pescati con palangari.
I pescatori marocchini sono ben consapevoli dell’impatto (e dell’illegalità) di questo tipo di pesca, ma per abbandonare la pratica avrebbero bisogno del supporto delle autorità nella transizione verso strumenti alternativi come i palangari. Ciò significa che c’è bisogno di risorse finanziarie per l’acquisto delle nuove attrezzature, ma anche per la formazione dei pescatori.
Ogni pezzo che costituisce una rete derivante, spiegano i pescatori, costa circa 500 euro, il che porta il costo di una rete di 5 chilometri a circa 25.000 euro. “Per molti pescatori”, si legge nel report, “passare alle reti da posta derivanti ha significato dover vendere proprietà e terreni”. Lo hanno fatto in moltissimi, allargando a dismisura la flotta di piccole imbarcazioni dedicate alla pesca artigianale. In questa zona di mondo, spiegano i pescatori, quasi tutti hanno una barca. Anche se il mare dà sempre meno pesce.
Conclude Steve Trent, CEO e fondatore di EJF:
“Esortiamo il Marocco a migliorare la sorveglianza e il controllo delle attività illegali e, attraverso la cooperazione e l’assistenza dell’UE, a sostenere le comunità di pescatori affinché abbandonino in modo sostenibile l’uso delle reti da posta derivanti entro la fine del 2025. Mettendo fine alle reti da posta derivanti illegali, possiamo proteggere l’ambiente marino, la fauna selvatica, l’oceano e le comunità costiere che dipendono da esso”.
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