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“Motorvalley”: l’innovazione produttiva che porta le corse su Netflix

Dal 10 febbraio una serie in sei episodi che impiega e lancia nuove soluzioni tecniche dentro il racconto delle competizioni Gran Turismo

Motorvalley: l’innovazione produttiva che porta le corse su Netflix
La nuova serie Netflix Motorvalley, prodotta da Matteo Rovere con il sostegno della Regione Emilia-Romagna, vede protagonisti Giulia Michelini, Caterina Forza e Luca Argentero ed è disponibile dal 10 febbraio (Credits: Lucia Iuorio, Enrico Bellinghieri / Netflix)

La Terra dei Motori conquista anche Netflix e lo fa con un prodotto diretto a sei mani – quelle di Matteo Rovere, Pippo Mezzapesa e Lyda Patitucci – che guarda all’innovazione prima ancora che alla pura narrazione. La serie Motorvalley, disponibile dal 10 febbraio sul gigante di streaming, arriva non a caso con il sostegno della Regione Emilia-Romagna e porta sullo schermo uno dei distretti industriali e culturali più iconici d’Italia, simbolo di eccellenza tecnologica e pura velocità.

Al centro dei sei episodi ci sono Arturo, Elena e Blu, interpretati rispettivamente da Luca Argentero, Giulia Michelini e Caterina Forza. Tre personaggi segnati da perdite e cadute, uniti da un legame viscerale con l’adrenalina delle competizioni. E dato che ognuno di loro ha un motivo per correre più veloce degli altri, la serie non può che raccontare il loro viaggio attraverso una delle gare automobilistiche più appassionanti: il Campionato Italiano Gran Turismo (GT), dove le auto e corse non sono solo una passione da condividere ma anche una ragione di vita, o di morte.

A rendere Motorvalley un caso rilevante per chi osserva l’innovazione nell’audiovisivo, tuttavia, è soprattutto la sua architettura produttiva. La serie prende infatti forma da una decisione netta, nonché inserirsi nel tessuto reale delle competizioni GT, seguendone tempi e rituali, fino a integrarsi con scuderie, paddock e gare ufficiali. Ne nasce una sperimentazione che intreccia riprese in pista, utilizzo evoluto di LED wall e VFX, cercando un equilibrio nuovo tra verità e racconto.

Un momento d’oro per il grandissimo (o piccolo) schermo dei motori

Negli ultimi anni il cinema delle quattro ruote ha attraversato una fase particolarmente fertile, riportando al centro del racconto culturale l’epica della velocità. Il percorso recente si apre nel 2019 con Le Mans ’66 – La grande sfida, diretto da James Mangold, che ricostruisce la storica sfida tra Ford e Ferrari alla 24 Ore di Le Mans. Attraverso le interpretazioni di Christian Bale e Matt Damon, il film racconta la rivalità – industriale e umana – tra due modelli opposti di fare impresa, vincendo nelle categorie tecniche di Miglior montaggio e Miglior montaggio sonoro.

Tre anni dopo, Lamborghini – The Man Behind the Legend, scritto e diretto da Bobby Moresco, sposta l’attenzione dalla pista alla figura dell’imprenditore. Il racconto della vita di Ferruccio Lamborghini diventa qui il pretesto per attraversare l’Italia del dopoguerra e il passaggio verso una modernità industriale segnata dall’ambizione, con uno sguardo che intreccia dunque la biografia individuale con la trasformazione di un Paese intero. Il passo successivo è Ferrari, firmato nel 2023 da Michael Mann. Ambientato nel 1957, il film con Adam Driver nei panni di Enzo Ferrari porta in scena il lato più fragile e tragico del mito, con riprese effettuate anche in Emilia-Romagna.

Il punto di arrivo – per ora – di questa traiettoria è F1 – Il film (2025), diretto da Joseph Kosinski, capace di segnare una svolta produttiva radicale. Girato durante veri weekend di Formula 1, con monoposto di Formula 2 e Formula 3 modificate e dotate di oltre cinquanta telecamere, introduce soluzioni tecniche inedite come una micro-camera 6K pensata per collocare lo spettatore dentro l’abitacolo.

Va da sé che la Motor Valley, distretto industriale per definizione votato alla sperimentazione, con il sostegno di Netflix, non potesse che raccogliere e rilanciare questa eredità produttiva, adattandola al linguaggio seriale e a un’idea di realismo costruita direttamente sul campo di gara

Una sfida produttiva costruita dentro gare reali nonché su veri circuiti

Come spiega il regista, produttore e sceneggiatore Matteo Rovere, Motorvalley nasce prima di tutto come una sfida produttiva e finanziaria. Il lavoro di sviluppo è partito da lontano e ha previsto un’immersione profonda nel territorio e nelle persone che abitano la Terra dei Motori, con l’obiettivo dichiarato di prendere le distanze da un immaginario estetizzato e patinato spesso associato al mondo delle corse. In questa direzione si inserisce anche il confronto continuo tra le squadre di Netflix e di Groenlandia (società del gruppo Banijay), chiamate a misurarsi con una materia complessa e poco esplorata nel panorama seriale italiano, condividendo l’esigenza di rinnovare linguaggi e processi produttivi.

Il cuore dell’innovazione sta proprio nella decisione di affiancarsi alle vere scuderie del Campionato Italiano Gran Turismo, con il supporto di ACI Sport, arrivando a iscrivere e far competere l’auto protagonista del racconto nel campionato reale. Il che ha permesso di seguire l’intera stagione sportiva, integrando alle gare ufficiali sequenze narrative girate direttamente in pista e costruendo una continuità inedita tra competizione reale e finzione.

Le riprese hanno coinvolto anche il dietro le quinte delle gare, con attori inseriti in pit lane, paddock e box, mentre durante gli eventi ufficiali i piloti hanno indossato tute e caschi dei personaggi della serie, consentendo di catturare immagini autentiche all’interno di contesti reali. Il progetto si è mosso tra Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Toscana e Abruzzo, affrontando scene d’azione complesse grazie al lavoro del team Top Stunt e combinando riprese reali, LED wall e VFX per ottenere un risultato coerente e credibile.

Motorvalley: l’innovazione produttiva che porta le corse su Netflix
Luca Argentero in un frame di Motorvalley nei panni di Arturo Benini, ex pilota segnato da un incidente e chiamato a tornare in pista come coach, in una serie che usa le corse per raccontare seconde possibilità (Credits: Lucia Iuorio, Enrico Bellinghieri / Netflix)

Le riprese in pista tra sperimentazione tecnica e inedite sequenze d’azione

A rendere Motorvalley un caso produttivo atipico è il modo in cui diverse tecniche di ripresa vengono combinate all’interno dello stesso impianto visivo. L’utilizzo dei LED wall, indicati da Rovere come impiegati in modo innovativo, si affianca alle riprese delle azioni reali e ai VFX con l’obiettivo di ottenere un risultato amalgamato, capace di restituire allo spettatore una percezione di realtà e continuità dell’azione.

Allo stesso modo, come detto, la produzione ha lavorato all’interno delle gare reali del Campionato Italiano Gran Turismo. Durante le competizioni ufficiali i piloti dei vari team hanno pertanto guidato indossando tute e caschi dei personaggi della serie, permettendo di ricostruire alcune inquadrature direttamente all’interno degli eventi ufficiali e di muoversi sempre dentro una realtà concreta. Il che ha consentito di seguire tutte le tappe del campionato lungo l’arco di un’intera stagione sportiva.

In questo quadro si inserisce anche il lavoro del sopra menzionato team Top Stunt, che ha progettato e realizzato inseguimenti, incidenti e sequenze spettacolari restando compatibili con il contesto reale delle competizioni.

Motorvalley: l’innovazione produttiva che porta le corse su Netflix
Le gare del Campionato Italiano Gran Turismo diventano in Motorvalley lo spazio concreto in cui il racconto prende forma, un’arena reale attraversata da conflitti personali e tentativi di riscatto, con la velocità sempre al servizio della storia e dei personaggi (Credits: Lucia Iuorio, Enrico Bellinghieri / Netflix)

La Motor Valley emiliano-romagnola come luogo umano prima che industriale

Motorvalley prende idealmente senso lì dove è nata: nel cuore di un territorio in cui i motori sono un linguaggio condiviso e una forma di appartenenza. A dirlo è ancora una volta Matteo Rovere, che insiste sull’idea di un mondo abitato da persone, prima ancora che da automobili: meccanici, piloti, appassionati, famiglie cresciute respirando benzina e competizione. La Motor Valley diventa così il luogo in cui l’azione prende forma perché radicata nella realtà, e non perché spettacolarizzata.

Uno sguardo che si completa con quello di Pippo Mezzapesa, che racconta l’ingresso in un universo inizialmente distante, trasformato in un percorso di scoperta emotiva. Le corse, qui, non sono il punto di partenza del racconto, ma diventano il punto di arrivo, l’arena in cui si condensano fragilità ed errori personali. La regia, anche nelle sequenze più adrenaliniche, resta pertanto sempre al servizio dei personaggi, cercando nei silenzi e nei respiri sotto il casco il senso più profondo del racconto.

A questo si affianca la visione di Lyda Patitucci, che mette in scena il dualismo costante tra disciplina sportiva e zone d’ombra, tra competizione ufficiale e mondo clandestino, facendo convivere registri visivi e stilistici diversi. Nel loro insieme, queste prospettive restituiscono una serie che utilizza la velocità per raccontare legami, incidenti, seconde possibilità e appartenenza, facendo della Motor Valley un motore narrativo e umano prima ancora che spettacolare.

“Motorvalley”: il trailer ufficiale della serie Netflix Italia

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Nella serie i motori diventano il racconto di un territorio e delle persone che lo abitano: meccanici, piloti, famiglie e appassionati come comunità prima ancora che come industria (Credits: Lucia Iuorio, Enrico Bellinghieri / Netflix)

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