Uno studio austriaco dimostra che gli additivi sprigionati dall’usura delle gomme su strada finiscono nelle verdure in vendita al supermercato

Le sostanze chimiche provenienti dall’usura degli pneumatici finiscono nel nostro piatto: lo dimostra un nuovo studio pubblicato sulla rivista internazionale “Frontiers in Environmental Science”. La ricerca, guidata da Thilo Hofmann del Centro di Microbiologia e Scienza dei Sistemi Ambientali dell’Università di Vienna, ha rilevato per la prima volta questi residui chimici negli ortaggi a foglia acquistati al supermercato e anche in quelli appena raccolti.
È la conferma definitiva ai timori degli scienziati: appena lo scorso anno, il suo team aveva dimostrato che, in linea teorica, la lattuga può assorbire questi composti se rilasciati nella zona delle sue radici. Ebbene, ora abbiamo la prova che questo avviene anche al di fuori del laboratorio.
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Inquinamento da pneumatici, dall’oceano al cibo
Che l’inquinamento da pneumatici sia una questione molto grave è chiaro ormai da anni: già nel 2017 uno studio norvegese dimostrava che le maggiori fonti di inquinamento marino al mondo sono le microplastiche derivanti dal lavaggio dei capi sintetici e dall’usura degli pneumatici.
Come si legge nello studio, circa il 34 per cento delle particelle rilasciate dall’usura degli pneumatici finisce direttamente negli oceani. E uno pneumatico medio perde 4 chili durante la sua vita, producendo una quantità enorme di plastica e additivi chimici che vengono rilasciati nell’ambiente.
Il timore che questa forma di inquinamento potesse raggiungere allo stesso modo la catena alimentare è sorto ben presto. La conferma teorica è arrivata nel 2023, quando uno studio del Center for Microbiology and Environmental Systems Sciences (CeMESS) dell’Università di Vienna ha dimostrato che la lattuga è in grado di assorbe le microplastiche da pneumatici che vengono rilasciate nella zona delle radici.
C’è di più: le piante, spiegano gli scienziati, hanno elaborato le nuove sostanze e nel farlo hanno prodotto composti mai descritti prima, di cui non conosciamo la tossicità. Questi metaboliti, inoltre, non danno segno di voler abbandonare la pianta col passare del tempo. Con ogni probabilità, scrivevano gli scienziati, queste sostanze finiranno nel nostro piatto.
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Tracce di pneumatici nel piatto: non solo microplastiche
Ora, i ricercatori dell’équipe di Thilo Hofmann hanno deciso di capire se questa pericolosa migrazione avviene anche nella realtà. “La domanda”, spiega Anya Sherman, dottoranda al CeMESS e prima autrice dello studio recentemente pubblicato su “Frontiers in Environmental Science”, “era se questo avvenisse solo nel nostro studio meccanicistico di laboratorio o anche sul campo“.
Il team di ricerca internazionale ha quindi analizzato 28 campioni commerciali di verdure a foglia, in parte acquistati nei supermercati della Svizzera e in parte raccolti in Israele. Le foglie sono state congelate e trasportate nel laboratorio austriaco, dove gli scienziati le hanno liofilizzate e omogeneizzate con un frullatore in modo da ottenere campioni rappresentativi dell’intera biomassa.
Negli ortaggi a foglia comunemente consumati in Svizzera e in Israele sono state individuate tracce di 6 sostanze chimiche derivanti dagli pneumatici (su un totale di 16 composti testati). L’esperimento ha quindi dimostrato, per la prima volta, che le sostanze sprigionate dall’usura delle gomme finiscono realmente nel nostro cibo.
Si tratta non soltanto di microplastiche, ma anche di centinaia di composti chimici potenzialmente tossici: le gomme per auto, infatti, contengono fino al 5-15 per cento di additivi, che vanno dagli antiossidanti agli antiozonanti, dagli agenti vulcanizzanti alle sostanze anti-invecchiamento.
“La tossicità delle particelle di pneumatici e di usura stradale è legata ai loro additivi organici e ai prodotti di trasformazione associati“, spiega Anya Sherman.
I composti provenienti dagli pneumatici trovano la loro strada nell’agricoltura attraverso la deposizione atmosferica, l’irrigazione con acque reflue trattate e l’uso di fanghi di depurazione come fertilizzanti. “È in quel momento che possono essere assorbiti dalle piante e quindi raggiungere anche l’uomo“, spiega Thilo Hofmann, responsabile del gruppo di ricerca.
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Additivi chimici nel cibo: le implicazioni per la salute umana
Per avere un quadro più chiaro degli eventuali rischi per la salute umana, i ricercatori hanno calcolato l’assunzione di queste sostanze nella nostra dieta. “Abbiamo calcolato l’assunzione giornaliera in base a ciò che mangiano le persone in Svizzera e in Israele“, spiega Sherman.
Le concentrazioni degli additivi per pneumatici nelle verdure a foglia sono complessivamente basse: si parla, per esempio, di 238 ng/kg per il benzotiazolo (BTZ) e di 0,4 ng/kg per il 6PPD, una sostanza il cui prodotto di trasformazione 6PPD chinone è noto per essere altamente tossico per specie acquatiche.
A seconda della dieta, spiegano gli scienziati, ciò porta a un’assunzione giornaliera per persona da 12 a 1.296 ng per la BTZ o da 0,06 a 2,6 ng per la 6PPD. Si tratta di un’entità paragonabile a quella dei residui di farmaci, che entrano anch’essi nella catena alimentare.
Secondo Thilo Hofmann, i risultati dello studio sono chiari: “Sebbene le concentrazioni e l’assunzione giornaliera siano fortunatamente relativamente basse, gli additivi degli pneumatici per auto si trovano ancora negli alimenti. Non è quello il loro posto“.
La ricerca, prosegue il Professore, dovrebbe ora concentrarsi sull’indagine degli aspetti ambientali della scoperta e delle sue possibili implicazioni per la salute umana.
“Sono necessari ulteriori studi”, si legge nella ricerca, “per scoprire i percorsi dei composti derivati dai pneumatici dalla strada agli alimenti, per valutare l’esposizione ai prodotti di trasformazione e indagare gli effetti biologici associati a questa esposizione”.
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