In Svizzera il tunnel VSH nel Canton San Gallo diventa infrastruttura nazionale per la ricerca su energia, smart city e materiali del futuro

(Foto: VersuchsStollen Hagerbach)
Nel ventre della montagna, a pochi chilometri dal Lago di Walen, si estende un labirinto di gallerie illuminate da luci blu e sensori digitali: è qui che la Svizzera immagina la città sotterranea del futuro.
La VersuchsStollen Hagerbach di Flums, nel Canton San Gallo, è oggi uno dei luoghi più singolari al mondo dedicati alla ricerca e sperimentazione al di sotto del livello del suolo. A fine 2024 il Governo svizzero l’ha riconosciuta come
“infrastruttura di ricerca di importanza nazionale”,
coronando oltre cinquant’anni di attività che hanno trasformato un complesso di tunnel in un vero laboratorio per il futuro delle città e dell’energia.
Fondata nel 1970 nel cuore delle Alpi, la VSH si estende per oltre 5 chilometri di tunnel e 25.000 metri quadrati di spazi di prova, laboratori e cavità artificiali. In questi ambienti si testano da decenni nuovi materiali da costruzione, sistemi di sicurezza, tecnologie energetiche e di automazione. Ma oggi la missione va oltre: esplorare le potenzialità del sottosuolo come risorsa strategica per lo sviluppo sostenibile.
Il sito rientra infatti nella strategia federale elvetica per l’uso innovativo dello spazio sotterraneo, considerato un elemento chiave per la transizione ecologica e digitale. In un’epoca di crescita urbana, densificazione e mutamenti climatici, l’idea di “vivere e produrre sotto terra” non è più fantascienza: diventa una risposta concreta a problemi reali di spazio, energia e resilienza.

(Foto: VersuchsStollen Hagerbach)
Dal laboratorio a un insolito “living lab” sotterraneo
Oggi la Hagerbach Test Gallery è una piattaforma aperta alla ricerca interdisciplinare. Le sue aree strategiche si articolano in quattro assi: Energy Solutions, Smart City, Space Habitats & Safety e Underground & Heavy Construction. Qui università, aziende e istituti tecnici possono testare in scala reale tecnologie e materiali, simulando condizioni operative autentiche ma in totale sicurezza.
Secondo Michael Kompatscher, direttore della struttura dal 2017,
“questo riconoscimento colloca Hagerbach in una nuova dimensione: non siamo più solo un polo industriale, ma un centro di ricerca scientifica avanzata che unisce ingegneria, energia e sostenibilità”.
Il riconoscimento ufficiale comporta anche nuovi fondi federali e l’avvio, dal 2025, di una Infrastructure Projects Call, un bando per progetti di durata compresa tra uno e quattro anni, con finanziamenti fino a 500.000 franchi svizzeri annui. L’obiettivo è stimolare la collaborazione tra università e imprese, favorendo lo sviluppo di soluzioni legate all’energia, alla sicurezza e alle infrastrutture urbane sotterranee.
Il menzionato riconoscimento come infrastruttura di rilevanza nazionale rientra negli obiettivi della Strategia federale per la Ricerca e l’Innovazione 2030, che punta a valorizzare le infrastrutture scientifiche condivise e la neutralità climatica entro il 2050. Il progetto si inserisce sotto l’egida del DATEC, il Dipartimento Federale dell’Ambiente, dei Trasporti, dell’Energia e delle Comunicazioni, che ha un ruolo di coordinamento nelle iniziative di contrasto al riscaldamento globale.
Energia, dati e città resilienti sotto la superficie
Il valore innovativo del sottosuolo non è soltanto ingegneristico. In un’ottica di smart city, gli spazi sotterranei possono ospitare data center decentralizzati, reti di edge computing, impianti di accumulo di calore e freddo, magazzini automatizzati e perfino sistemi di agricoltura indoor.
La VSH lavora su diversi progetti legati alla geotermia profonda e allo stoccaggio energetico. Durante l’ultimo European Geothermal Congress di Zurigo, ricercatori rossocrociati hanno mostrato come il sottosuolo possa diventare una “batteria naturale” per il bilanciamento delle reti rinnovabili.
Gli esperimenti di Hagerbach includono anche test su batterie al litio in condizioni estreme, analisi di rischio per incendi sotterranei e studi sull’impatto ambientale dei nuovi materiali da costruzione.
“Lo spazio sotterraneo”,
spiegano i tecnici del centro,
“offre un potenziale ancora inesplorato per rispondere agli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite”.
Tra questi figurano l’energia pulita, la gestione dell’acqua, la sicurezza delle infrastrutture e la creazione di città sostenibili.
Non a caso, la Svizzera è tra i primi Paesi a includere nei propri piani di innovazione un capitolo dedicato allo “Underground Urbanism”, un ambito che unisce ingegneria civile, data science e pianificazione urbana.

(Foto: Jan Barth CH/Eigenes Werk)
Un ecosistema per la ricerca e la formazione
La Hagerbach Test Gallery non è però soltanto un sito di ricerca, ma anche un luogo di formazione. Ospita corsi tecnici, simulazioni di emergenza, workshop sull’uso di robot e sensori per ambienti sotterranei. Collabora con istituzioni come l’ETH Zürich, la Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Orientale (OST), la EFNARC, la federazione europea per il calcestruzzo proiettato e le tecnologie abrasive, e l’Amberg Group, che utilizza la galleria per testare nuove tecniche di scavo, ventilazione e monitoraggio strutturale in condizioni reali.
Secondo un recente studio pubblicato dalla Swiss Academy of Engineering Sciences (SATW), la Svizzera dispone di un vantaggio competitivo nell’ingegneria sotterranea grazie a infrastrutture come Hagerbach, che consentono di testare soluzioni in condizioni reali e di trasferirle rapidamente al mercato. La SATW sottolinea che
“il sottosuolo è destinato a diventare una componente fondamentale delle città digitali e climaticamente neutre del futuro”.
Sul piano economico, la VSH agisce come un hub di innovazione no-profit: reinveste gli introiti in manutenzione, personale e ricerca. Grazie all’integrazione nel piano regolatore locale, la struttura può continuare a espandersi con flessibilità, mantenendo un equilibrio tra attività scientifiche, industriali e divulgative.
Dal modello svizzero a una visione europea
L’esperienza svizzera di Hagerbach a Flums offre spunti concreti anche per altri Paesi. In Italia, ad esempio, la densificazione urbana e la scarsità di spazi disponibili rendono urgente ripensare l’uso del sottosuolo. Tunnel ferroviari dismessi, gallerie minerarie e spazi ipogei potrebbero ospitare centri di ricerca, hub energetici e laboratori di innovazione.
Il Politecnico di Torino e l’Università di Bologna, insieme al CNR, hanno già avviato studi su “città sotterranee resilienti”, prendendo proprio Hagerbach come caso di riferimento per i test in scala reale.
Secondo il dottor Thomas Finsterle, ricercatore senior dello Swiss Centre of Applied Underground Technologies o SCAUT),
“le infrastrutture sotterranee sono il ponte naturale tra energia rinnovabile, dati e mobilità. Hagerbach offre l’ambiente ideale per passare dalla teoria alla pratica”.
In questa prospettiva, la VSH diventa una piattaforma europea condivisa, capace di connettere ricerca, impresa e governance pubblica, in linea con gli obiettivi della missione UE “Climate-neutral and Smart Cities”.

(Foto: Per Walker/Eigenes Werk)
Guardare al di sotto per immaginare il futuro
La designazione della Hagerbach come infrastruttura nazionale non rappresenta soltanto un traguardo scientifico, ma un simbolo della trasformazione culturale in atto: quella che vede il sottosuolo non più come uno spazio oscuro da evitare, ma come un laboratorio vivente di innovazione.
Sotto i nostri piedi si celano soluzioni per energia, sicurezza e resilienza climatica. La Svizzera lo ha compreso e investe in modo coordinato, creando un ecosistema di ricerca capace di unire tecnologia, formazione e sostenibilità.
Per l’Europa, la VSH è un modello di governance e sperimentazione concreta. Dimostra che l’innovazione può nascere anche dove non guardiamo mai: sotto la superficie.
Nel prossimo decennio, la sfida non sarà solo costruire nuove città, ma immaginare come farle vivere anche nel sottosuolo, integrando natura, tecnologia e ingegno umano in una dimensione finalmente rigenerativa.
In questa prospettiva, la Svizzera dimostra come innovazione e pianificazione possano convivere: la montagna non è più barriera, ma infrastruttura viva per la conoscenza e la sostenibilità.
L’annuale evento “Back to the future” della VersuchsStollen Hagerbach
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(Foto: Jan Barth CH/Eigenes Werk)









