L’intesa sul poliestere circolare in Vietnam mostra perché la moda sostenibile dipende da automazione, controllo qualità e filiere industriali

Il riciclo dei tessili non è più soltanto una questione di raccolta, selezione e buone intenzioni ambientali. La nuova frontiera è trasformare un flusso irregolare di materiali usati in una materia prima industriale prevedibile, tracciabile e compatibile con le esigenze dei grandi marchi. È in questo passaggio, ancora fragile, che si inserisce il memorandum d’intesa firmato da ABB e Syre per esplorare tecnologie di automazione, elettrificazione e digitalizzazione a supporto del primo impianto su larga scala della società svedese in Vietnam.
L’accordo riguarda un sito previsto nella provincia di Gia Lai, destinato a riciclare poliestere proveniente da tessili usati e scarti industriali per ottenere nuovo materiale riciclato. Secondo la comunicazione diffusa dalle aziende, le attività di valutazione dovrebbero procedere in parallelo con la fase di ingegneria di dettaglio dell’impianto, mentre l’avvio della costruzione è indicato come obiettivo per il 2027. La natura dell’intesa resta esplorativa, ma il segnale industriale è chiaro: per portare il textile-to-textile recycling fuori dalla dimensione pilota occorrono sistemi di controllo, infrastrutture elettriche, software industriale e competenze di processo simili a quelle già consolidate in chimica, fibre e manifattura avanzata.
Il contesto spiega la rilevanza dell’operazione. Textile Exchange stima che la produzione globale di fibre abbia raggiunto 132 milioni di tonnellate nel 2024. Il poliestere è rimasto la fibra più prodotta, con circa 77,7 milioni di tonnellate e una quota del 59 per cento dell’output mondiale. La stessa fonte indica che l’88 per cento del poliestere deriva ancora da fonti fossili e che il poliestere riciclato rappresenta circa il 12 per cento della produzione di questa fibra. Un ulteriore elemento è decisivo: la quasi totalità del poliestere riciclato, circa il 98 per cento secondo Textile Exchange, proviene oggi da bottiglie in PET, non da vecchi tessuti. Il nodo della economia circolare nel settore moda è dunque ancora aperto.

Dal rifiuto tessile al PET: una filiera da industrializzare
Syre nasce in Svezia nel 2023, avviata da H&M Group e Vargas, con l’obiettivo dichiarato di decarbonizzare e ridurre gli sprechi della filiera tessile partendo dal poliestere. L’azienda ha costruito una base tecnologica negli Stati Uniti, con una struttura di ricerca e sviluppo e una linea pilota a Mebane, in North Carolina. Nel 2025, secondo il comunicato ABB-Syre, ha accelerato fino a una produzione multi-tonnellata di chip PET circolari, passaggio usato come dimostrazione della fattibilità del processo.
La sfida, però, non è dimostrare che il riciclo chimico o avanzato del poliestere possa funzionare in condizioni controllate. La questione è renderlo stabile a scala industriale, con qualità ripetibile e continuità di approvvigionamento. I tessili dismessi sono un materiale complesso: contengono coloranti, finissaggi, cuciture, elastan, miste fibra-fibra e contaminanti che rendono più difficile il ritorno a una materia prima equivalente a quella vergine. Per questo il riciclo da tessile a tessile non coincide con una semplice estensione del riciclo delle bottiglie. Richiede una catena integrata che parte dalla selezione del feedstock, passa dalla depolimerizzazione o rigenerazione del materiale e arriva a chip, filamenti e fibre con parametri idonei alla produzione.
La pressione regolatoria aumenta la posta in gioco. Nell’Unione Europea, la raccolta separata dei tessili è diventata obbligatoria dal 2025, mentre le politiche sulla responsabilità estesa del produttore stanno spostando costi e obblighi verso chi immette prodotti sul mercato. L’Agenzia Europea dell’Ambiente ha stimato che nel 2020 l’Unione abbia generato circa 6,95 milioni di tonnellate di rifiuti tessili, pari a circa 16 chilogrammi per persona: solo 4,4 chilogrammi sono stati raccolti separatamente per riuso e riciclo, mentre 11,6 chilogrammi sono finiti nei rifiuti domestici misti. È un divario che nessun singolo impianto può colmare, ma che aiuta a capire perché il settore stia cercando capacità industriale, non soltanto sperimentazione.

Automazione e controllo qualità per chiudere il ciclo
Il contributo potenziale di ABB riguarda il lato meno visibile, ma più determinante, della scalabilità. Il memorandum prevede la valutazione di sistemi di controllo distribuito, software industriale digitale, portafoglio di elettrificazione e soluzioni per controllo di processo e qualità. In un impianto di riciclo del poliestere, questi elementi servono a governare variabili come temperatura, pressione, purezza, continuità della materia in ingresso, consumo energetico, sicurezza operativa e tracciabilità dei lotti.
Wilson Monteiro, Global Business Line Manager for Pulp, Paper and Fiber nella divisione Process Industries di ABB, ha sintetizzato così il perimetro industriale dell’accordo:
“Insieme a Syre esploreremo come la nostra esperienza in fibre, chimica e processi industriali avanzati possa applicarsi al riciclo del poliestere.”
La dichiarazione è significativa perché colloca il tema nel campo dell’industria di processo. Il riciclo tessile su larga scala non può dipendere soltanto dalla disponibilità di rifiuti o dalla domanda dei marchi. Deve comportarsi come un sistema produttivo: misurabile, automatizzato, auditabile e integrato con gli standard dei clienti. Qui l’automazione non è un accessorio di efficienza, ma una condizione per ridurre variabilità e rischio industriale.
La digitalizzazione può inoltre sostenere il controllo qualità lungo la linea, collegando sensori, sistemi di supervisione e analisi dei dati. In prospettiva, il valore non è soltanto produrre poliestere riciclato, ma dimostrare l’origine del materiale, documentarne le prestazioni e renderlo utilizzabile in filiere globali con requisiti tecnici stringenti. È un punto cruciale per i settori dell’abbigliamento, dell’arredo, dell’automotive e degli interni, dove la sostituzione del materiale vergine richiede continuità e certificabilità.
Il Vietnam come snodo produttivo della circolarità
La scelta del Vietnam non è marginale. Il Paese è già un nodo manifatturiero rilevante per tessile, calzature ed elettronica, con una posizione centrale nelle catene di fornitura asiatiche. Collocare un impianto di riciclo in un’area produttiva significa avvicinare la rigenerazione del materiale ai luoghi in cui il poliestere viene trasformato, riducendo alcune inefficienze logistiche tipiche dei modelli lineari. Non significa automaticamente chiudere il ciclo, ma crea le condizioni per far dialogare scarti, produzione e domanda industriale.
Syre punta a produrre poliestere circolare con qualità comparabile a quella del materiale vergine. Al lancio, nel 2024, l’azienda aveva comunicato un accordo di offtake con H&M Group del valore di 600 milioni di dollari su sette anni e l’ambizione di arrivare, entro dieci anni, a più impianti gigascale e oltre 3 milioni di tonnellate di poliestere circolare. Sono obiettivi da leggere come traiettorie industriali, non come risultati già acquisiti. Il passaggio dal progetto all’esercizio richiede capitali, autorizzazioni, feedstock omogeneo, energia affidabile e clienti disposti ad assorbire volumi a condizioni sostenibili.
Dennis Nobelius, CEO di Syre, ha insistito proprio sul ruolo delle partnership industriali:
“Industrializzare il riciclo textile-to-textile è un compito complesso.”
In questa frase si concentra una lezione più ampia per l’innovazione nei materiali. Molte tecnologie sostenibili falliscono non perché siano prive di razionalità ambientale, ma perché non trovano abbastanza presto un modello industriale ripetibile. Nel caso del poliestere, la questione è ancora più delicata: il materiale vergine è economico, disponibile e tecnicamente affidabile. Qualunque alternativa circolare deve quindi competere non solo sul profilo climatico, ma anche su qualità, prezzo, volumi e integrazione con macchinari già esistenti.

Perché il mercato chiede impianti, non solo promesse
La curiosità industriale dell’intesa ABB-Syre è che sposta l’attenzione dal prodotto finale all’architettura produttiva. Per anni il dibattito sulla moda sostenibile si è concentrato su fibre alternative, capsule collection e dichiarazioni di intenti. La nuova fase, più concreta, riguarda impianti, contratti di fornitura, ingegneria e trasformazione digitale della fabbrica. È un cambio di scala che interessa non soltanto i brand, ma anche fornitori di automazione, aziende chimiche, operatori della selezione, investitori infrastrutturali e regolatori.
Le implicazioni per il settore sono almeno tre. La prima riguarda il feedstock: senza raccolta e selezione di qualità, il riciclo avanzato rischia di restare sottoutilizzato. La seconda riguarda la standardizzazione: i produttori devono garantire materiale riciclato con caratteristiche costanti, altrimenti i grandi clienti non potranno incorporarlo nelle linee ordinarie. La terza riguarda il costo: il poliestere circolare dovrà ridurre progressivamente il divario rispetto al materiale vergine, soprattutto in segmenti dove i margini sono ridotti e la sensibilità al prezzo resta elevata.
Il dato più scomodo resta quello indicato da Textile Exchange: meno dell’uno per cento del mercato globale delle fibre deriva oggi da tessili riciclati pre e post consumo. Perciò il riciclo textile-to-textile non può essere raccontato come una soluzione già matura alla crescita dei consumi. È piuttosto una delle infrastrutture necessarie per modificare il metabolismo materiale della moda, insieme a progettazione per la durabilità, riduzione delle miste difficili da separare, riuso, riparazione e politiche di responsabilità del produttore.
L’accordo tra ABB e Syre va quindi letto con prudenza, ma anche con attenzione. Prudenza, perché un memorandum non equivale a un impianto operativo e perché la filiera del riciclo tessile resta esposta a incertezze tecniche, economiche e normative. Attenzione, perché mostra una direzione: la circolarità dei materiali non si costruisce soltanto nei laboratori o nelle strategie ESG, ma nelle sale controllo, nei sistemi elettrici, nei software di processo e nei contratti industriali. Se il sito di Gia Lai passerà dalla progettazione alla produzione, sarà un test importante non solo per Syre e ABB, ma per l’intera catena del poliestere.
ABB e Syre esploreranno tecnologie per il riciclo tessile su scala industriale
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