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Gli abissi delle South Sandwich Islands svelano nuovi ecosistemi

Recenti studi mostrano la biodiversità marina del remoto arcipelago sub-antartico, evidenziando segnali di crescente vulnerabilità climatica

South Sandwich Islands: immagine legata alla ricerca sulla biodiversità marina in un remoto arcipelago sub-antartico, con ecosistemi influenzati da ghiaccio, correnti oceaniche e habitat profondi
Le remote Candlemas Islands, disabitate e modellate dall’attività vulcanica, rappresentano uno dei paesaggi più estremi delle South Sandwich: in questi ambienti, dominati da ghiaccio, venti forti e mare aperto, la ricerca scientifica continua a documentare processi ecologici unici che contribuiscono alla comprensione della biodiversità sub-antartica
(Foto: BFSAI)

Le South Sandwich Islands, remoto arcipelago sub-antartico modellato da ghiaccio e vulcani, sono uno dei luoghi più isolati della Terra. Qui, nel cuore dell’Oceano Atlantico Meridionale, si concentra una delle aree marine protette più estese del pianeta: 1,24 milioni di km quadrati tutelati attraverso la South Georgia and South Sandwich Islands Marine Protected Area (MPA).

Si tratta di una distesa di mare cinque volte più grande del Regno Unito, fondamentale per la conservazione di un ecosistema di cui, fino a pochi anni fa, si conosceva molto poco. Oggi, grazie a una nuova raccolta di studi pubblicati su “Deep Sea Research Part II” e realizzati da gruppi internazionali di studio coordinati dal Centre for Environment, Fisheries and Aquaculture Science (CEFAS), l’arcipelago entra in una fase inedita: un modello avanzato di gestione sostenibile fondato su ricerca, tecnologie di monitoraggio e analisi predittiva dei cambiamenti climatici.

South Sandwich Islands: contenuto illustrativo relativo a monitoraggi, ecosistemi marini e processi oceanografici che caratterizzano un territorio remoto, ricco di specie adattate a condizioni estreme
La mappa delle South Sandwich Islands mostra con precisione la collocazione dell’arcipelago nel settore atlantico dell’Oceano Meridionale, evidenziando il ruolo decisivo delle grandi strutture oceaniche che ne modellano il clima e la biodiversità: il riquadro rosso ne delimita l’area all’interno del sistema della corrente circumpolare antartica, mentre le principali frontiere oceaniche (dalla Polar Front alla Southern Antarctic Circumpolar Current Front, fino alla Southern ACC Boundary) delineano un territorio marino complesso in cui correnti fredde e nutrienti favoriscono un’elevata produttività biologica; la suddivisione numerica delle isole, raggruppate nelle categorie Nord, Mid e South, consente di interpretare con maggiore chiarezza la distribuzione degli habitat studiati, integrata dalle curve batimetriche che scendono fino agli 8000 metri della South Sandwich Trench; le aree ombreggiate indicano le zone dove la pesca è consentita tra 700 e 2250 metri di profondità, affiancate dai settori dove vigono divieti assoluti, guidando così una gestione responsabile delle risorse e una valutazione accurata degli ecosistemi marini dell’arcipelago
(Illustrazione: https://doi.org/10.1016/j.dsr2.2022.105054)

Un laboratorio naturale per comprendere oceani e clima

In inverno, il ghiaccio marino avanza per centinaia di miglia, avvolgendo quasi tutte le isole in un manto compatto. Con la primavera, la banchisa arretra e le acque si riempiono di vita, attirando colonie immense di pinguini, tra cui un terzo della popolazione mondiale di pigoscelidi antartici. La produttività dell’area deriva da una combinazione di fattori: correnti ricche di nutrienti, acque fredde modellate dalla posizione dell’arcipelago nella fascia del pack e una topografia sottomarina complessa che influenza i flussi dell’Antarctic Circumpolar Current.

La nuova serie di ricerche offre il quadro più aggiornato degli ultimi anni. Dalle analisi oceanografiche emerge come la forma e la disposizione delle isole devino parte della corrente circumpolare, generando un microclima più rigido rispetto a quello dell’isola della Georgia del Sud. Sul fondale, spedizioni recenti con camere profonde hanno documentato ecosistemi unici fino a 8.000 metri di profondità, individuando specie di pesci e invertebrati adattate a pressioni estreme e temperature prossime allo zero, oltre a un’attività idrotermale rilevata a 3.600 metri.

“Questi ambienti sono una finestra privilegiata sul futuro degli oceani, perché mostrano come la biodiversità reagisce agli stress e ai cambiamenti rapidi”,

spiega Huw Griffiths, biologo marino della British Antarctic Survey.

“Capire come vivono queste comunità è essenziale per definire politiche di tutela robuste e basate su evidenze scientifiche”.

Le sue ricerche, condotte negli ultimi anni nella regione sub-antartica, sono oggi tra i riferimenti più citati nella definizione delle strategie di monitoraggio dell’MPA.

Dati, sensori e monitoraggi: l’innovazione al servizio del mare

Se fino a pochi anni or sono gran parte dell’arcipelago rimaneva un punto interrogativo, ora tecnologie più mature permettono di ricostruire con precisione i processi ecologici. Telemetria satellitare, tagging elettronico dei predatori marini, reti di sensori e piattaforme di osservazione remota rivelano come la vita si distribuisca lungo la colonna d’acqua. Le nuove ricerche descrivono per la prima volta in dettaglio le comunità necrofaghe delle profondità e analizzano la struttura del plancton, strettamente legata alla temperatura e alla presenza del ghiaccio marino.

Anche la fauna superiore entra in una fase di studio più avanzata: i tracciamenti mostrano che le megattere utilizzano le South Sandwich come area di foraggiamento stagionale, spostandosi poi verso Georgia del Sud e lo Scotia Arc. I dati confermano inoltre la distinzione ecologica tra le due specie di moro oceanico presenti, con la variante patagonica più legata alle acque attorno a South Georgia e quella antartica più distribuita verso sud.

La combinazione di questi elementi ha implicazioni dirette sulle strategie di fisheries management. Le attività di pesca nella regione, piccole, limitate e certificate come sostenibili, vengono monitorate attraverso un sistema di raccolta dati integrato che supporta le decisioni del governo locale. L’obiettivo è definire quote responsabili e prevenire interferenze con le aree di alimentazione di pinguini e cetacei, soprattutto durante la stagione riproduttiva.

South Sandwich Islands: contenuto illustrativo relativo a monitoraggi, ecosistemi marini e processi oceanografici che caratterizzano un territorio remoto, ricco di specie adattate a condizioni estreme
L’andamento delle catture ittiche evidenzia la distribuzione dei prelievi per specie nelle South Sandwich, mostrando come la gestione sostenibile abbia progressivamente regolato l’attività, in particolare dopo il divieto di pesca del toothfish antartico prima del 2009: i dati annuali aiutano a valutare l’equilibrio tra stock e pressioni antropiche
(Illustrazione: https://doi.org/10.1016/j.dsr2.2022.105054)

Dalla storia dello sfruttamento ittico alla gestione sostenibile

Sebbene remoto, l’arcipelago non è estraneo a pressioni antropiche: prima del ventesimo secolo la regione era al centro di intense attività di caccia a foche e balene. Oggi la situazione è radicalmente diversa. Grazie ai programmi di conservazione del Regno Unito, tra cui il Blue Belt Programme, la ricerca scientifica ha assunto un ruolo centrale per la valutazione continua dello stato degli ecosistemi.

I risultati della nuova raccolta di studi contribuiranno alla prossima revisione dell’MPA. Il modello adottato, basato su evidenze, valutazioni periodiche e approccio precauzionale, è considerato uno dei più avanzati tra le aree marine protette globali.

L’utilizzo di tecnologie di deep-water imaging, monitoraggi standardizzati e analisi climatiche permette oggi di comprendere se gli habitat siano vulnerabili all’aumento delle temperature e allo spostamento delle masse d’acqua, rendendo possibile adattare la protezione in modo dinamico.

Per il pigoscelide antartico, ad esempio, si conosce ora con maggior precisione dove si alimentano durante l’allevamento dei pulcini. Questo permette di evitare sovrapposizioni con la pesca e di rafforzare le misure di tutela nelle zone più sensibili. Allo stesso modo, i movimenti stagionali delle balene offrono un quadro di riferimento per proteggere le aree critiche e pianificare nuove attività di ricerca.

South Sandwich Islands: visuale collegata a studi scientifici su fauna, fondali e dinamiche ambientali di una delle regioni più isolate dell’Oceano Meridionale, interessata da cambiamenti climatici
Le mappe delle temperature del fondale e dello spessore del ghiaccio marino, calcolate su oltre un decennio, descrivono un mosaico ambientale che varia tra nord, centro e sud dell’arcipelago: le differenze osservate influenzano la distribuzione delle comunità ittiche, mentre Montagu Bank emerge come un settore ecologico distinto
(Illustrazione: https://doi.org/10.1016/j.dsr2.2022.105054)

Verso una lucida governance britannica dei mari estremi

L’innovazione è ormai parte integrante della strategia di conservazione delle South Sandwich Islands. L’incrocio tra analisi biologiche, tecnologie di osservazione remota e modelli climatici genera un ecosistema informativo che permette di affrontare scenari complessi: acidificazione, variazioni termiche, cambiamenti dei nutrienti e nuove dinamiche migratorie. La revisione dell’Area Marina Protetta che fu prevista per il 2023, sostenuta dalla decade di studi coordinati dal Centre for Environment, Fisheries and Aquaculture Science, rappresenta un banco di prova per l’evoluzione della governance oceanica nei prossimi anni.

In uno dei luoghi più difficili da raggiungere del pianeta, dove convivono vulcani attivi, profondità abissali e colonie di milioni di uccelli marini, l’innovazione scientifica diventa lo strumento principale per garantire equilibrio e resilienza. Se il futuro dell’arcipelago resta legato a un clima in rapida trasformazione, gli strumenti oggi disponibili consentono almeno di anticipare i cambiamenti e adattare la gestione in modo più tempestivo.

È questa, forse, la sfida più grande: proteggere un ecosistema estremo attraverso una combinazione di conoscenza, tecnologia e persistenza scientifica, affinché le South Sandwich Islands continuino a rappresentare uno dei migliori esempi mondiali di gestione marina precauzionale.

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Il grafico sulla media di abbondanza per 1000 ami, suddivisa per fasce batimetriche, illustra come le diverse specie rispondano alle variazioni di profondità tra 300 e 2100 metri: l’aggregazione per zone da 200 metri consente di identificare habitat preferenziali, contribuendo a strategie di gestione adattiva delle risorse marine
(Illustrazione: https://doi.org/10.1016/j.dsr2.2022.105054)

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