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Matteo Foglietta: “Così la sostenibilità elimina le sostanze tossiche”

L’Innovation Director di Framis Italia spiega come adesivi, materiali e test rendano verificabile il cambiamento nella moda tecnica e sportiva

Matteo Foglietta: intervista a Framis Italia su sostenibilità, innovazione e performance nell’abbigliamento tecnico, con focus su processi, materiali, laboratori e adozione di mercato verificabile ora
Matteo Foglietta, Innovation Director di Framis Italia, durante il panel “Stories of Sustainability: Just Stories?” al “Lifestyle Innovation Day” 2026 di Lugano: al centro del confronto il passaggio dalla narrazione sostenibile alla verifica industriale dei processi (Foto: DigitalFlow.ch)

Nel percorso professionale di Matteo Foglietta, oggi Innovation Director di Framis Italia, l’innovazione non coincide con l’introduzione di una novità di prodotto, ma con la capacità di far dialogare competenze diverse dentro un processo industriale verificabile. Ingegnere meccanico, con oltre vent’anni di esperienza fra progettazione, qualità, certificazioni ambientali, formazione tecnica, product management e sviluppo commerciale, Foglietta lavora in un ambito di frontiera per la moda tecnica: quello delle soluzioni termo-adesive, dei nastri, dei film, delle applicazioni e delle macchine che consentono di costruire capi più funzionali, puliti nel design e personalizzabili.

Framis Italia opera in una parte della filiera che raramente diventa visibile nella narrazione al consumatore, ma che incide in modo diretto sulla prestazione reale di un capo. Dietro una cucitura protetta, un bordo rifinito, una decorazione applicata, una zona rinforzata o un elemento elastico che mantiene recupero e comfort, esiste un insieme di materiali, adesivi, tecnologie di applicazione e parametri produttivi. È qui che l’azienda di Vigano di Gaggiano, nell’area metropolitana di Milano, ha consolidato la propria specializzazione, sviluppando soluzioni per il fashion, lo sportswear e l’abbigliamento tecnico, con un’attenzione crescente alla sostenibilità dei processi e alla riduzione delle sostanze critiche.

La prospettiva di Matteo parte da un punto molto concreto: nella moda, la sostenibilità diventa trasformazione industriale quando entra nei materiali, nelle formulazioni, nelle linee produttive e nei criteri di validazione. Non basta raccontare un prodotto come sostenibile; occorre dimostrare che una sostanza problematica è stata eliminata, che una tecnologia alternativa mantiene le prestazioni richieste, che il processo può essere controllato e che la soluzione funziona non solo in laboratorio, ma anche in produzione e nell’uso quotidiano del capo.

In questo quadro si inserisce il lavoro di Framis Italia sulle tecnologie water-based e sulla riduzione del DMFa, un passaggio che mostra quanto la sostenibilità a monte sia complessa da governare. Sostituire una tecnologia consolidata non significa semplicemente cambiare una materia prima: implica ridefinire condizioni di processo, standard qualitativi, competenze degli operatori, prove di laboratorio e modalità di collaborazione con clienti, fornitori e partner tecnici. L’innovazione, in altre parole, diventa tale solo quando è misurabile, ripetibile e trasferibile lungo la supply chain.

È da questa esperienza che il manager lombardo è intervenuto al “Lifestyle Innovation Day” 2026 di Lugano, nel panel “Stories of Sustainability: Just Stories?”, dedicato al confine fra racconto sostenibile e responsabilità industriale. Il suo contributo porta l’attenzione su una dimensione spesso sottovalutata del cambiamento nella moda: quella che precede il prodotto finito e che riguarda trattamenti, adesivi, materiali, macchine, protocolli di test, formazione delle persone e disponibilità della filiera ad adottare nuovi standard.

Nel dialogo con Innovando.News, Matteo Foglietta affronta così alcuni dei nodi più concreti dell’innovazione nell’abbigliamento contemporaneo: l’integrazione fra meccanica, fisica e chimica, il valore dell’open innovation, la necessità di validare le prestazioni con test rigorosi e il ruolo dei fornitori nel trasformare una buona soluzione tecnica in uno standard di mercato. Sullo sfondo emerge una visione della moda orientata non soltanto a produrre capi più sostenibili, ma a renderli più durevoli, disassemblabili, riconfigurabili e capaci di portare con sé informazioni sulla propria storia tecnica, funzionale e narrativa.

Al Lifestyle Innovation Day 2026 lei è intervenuto nel panel “Stories of Sustainability: Just Stories?”. Nel settore moda, dove finisce la sostenibilità come racconto e dove inizia la sostenibilità come trasformazione industriale verificabile?

“La sostenibilità inizia quando si eliminano delle sostanze definite tossiche dal processo e dal prodotto”.

Framis Italia lavora su soluzioni termo-adesive, applicazioni, nastri, film e macchine per l’industria dell’abbigliamento. Perché questi componenti, spesso poco visibili al consumatore finale, sono invece strategici per innovare un capo?

“Sono strategici perché permettono di rendere i capi più confortevoli, dal design pulito e soprattutto personalizzati”.

Lei ha un background da ingegnere meccanico e un percorso che attraversa progettazione CAD 3D, qualità, certificazioni ambientali, formazione tecnica, product management e business development. In che modo questa esperienza trasversale influenza oggi il suo lavoro come Innovation Director?

“La mia esperienza è quella di tante altre persone che hanno voluto accettare una sfida in un settore di nicchia dove poter portare qualcosa di nuovo. L’innovazione è legata ad aspetti tecnologici e di significato che possono portare contributi incrementali o disruptive. La cosa più importante è mettere le persone nella condizione di sperimentare e nel contempo saper ascoltare”.

Nel suo ruolo coordina aree che riguardano progettazione prodotto, sviluppo macchine e prestazioni chimiche. Quanto è importante integrare meccanica, materiali e chimica quando si vuole innovare davvero nella moda tecnica e nello sportswear?

“L’integrazione di meccanica, fisica e chimica è ciò che consente oggi di poter portare soluzioni funzionali, applicabili e sostenibili”.

La moda parla spesso di sostenibilità a valle, cioè nel prodotto finito o nella comunicazione al cliente. Quanto pesa invece l’innovazione a monte, nei processi, nei trattamenti, negli adesivi, nei materiali e nelle tecnologie produttive?

“L’innovazione a monte è fondamentale per proteggere non solo l’ambiente ma anche le persone che lavorano nella filiera. È un impegno verso il prossimo”.

Framis ha lavorato anche su soluzioni water-based e sulla riduzione del DMFa, mantenendo performance e possibilità di personalizzazione. Quali sono le maggiori difficoltà quando si cerca di sostituire una tecnologia consolidata con una più sostenibile senza perdere qualità industriale?

“Le difficoltà sono soprattutto nel processo che diventa molto più delicato necessitando di un grado di controllo più elevato e una maggiore preparazione del personale di produzione”.

Nel fashion e nello sportswear la performance non è un concetto astratto: riguarda elasticità, recupero, impermeabilità, resistenza, comfort, leggerezza e durata. Come si misura l’innovazione quando deve funzionare nel laboratorio, in produzione e nell’uso reale del capo?

“L’innovazione diventa tale quando siamo in grado di validare i risultati ottenuti con test rigorosi e a loro volta certificati. Nel nostro laboratorio possiamo capire in anticipo da che parte ci stiamo muovendo e questo è fondamentale”.

Molti brand chiedono ai fornitori innovazione, sostenibilità e rapidità, ma non sempre sono pronti a cambiare processi e specifiche. Che cosa serve, dal punto di vista della filiera, per trasformare una buona soluzione tecnica in uno standard adottabile dal mercato?

“Serve poter offrire un processo di validazione gestito in collaborazione con tutti i soggetti della supply chain”.

La sostenibilità industriale richiede spesso collaborazione con partner esterni, fornitori, clienti e centri di competenza. Quanto conta l’open innovation in un settore come il vostro, dove la soluzione finale nasce dall’interazione fra materiali, macchine e applicazioni?

“L’open innovation e i workshop guidati sono oggi un’arma importante per le aziende per uscire dalla quotidianità e confrontarsi con gli altri. È un processo culturale che nasconde spesso risultati inattesi”.

Guardando al futuro, quali saranno le priorità dell’innovazione nell’abbigliamento: eliminare sostanze critiche, ridurre l’impatto dei processi, migliorare la durabilità dei capi, aumentare la personalizzazione o integrare sempre di più tecnologia e design?

“Credo che le parole importanti oggi nel nostro settore siano riutilizzo, second hand, rigenerazione, rielaborazione. I capi devono potersi disassemblare e riassemblare, riconfigurarsi e subire nuove personalizzazioni, portare con sé informazioni sulla loro storia tecnica e di storytelling”.

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Matteo Foglietta: Innovation Director di Framis Italia racconta il ruolo di materiali, processi e test nella trasformazione sostenibile della moda tecnica e dell’abbigliamento sportivo, oggi in Italia
Nastri e film colorati per applicazioni decorative e funzionali: componenti come questi permettono di unire personalizzazione, prestazione del materiale e identità visiva del capo, mostrando il ruolo tecnico dei dettagli nella moda (Foto: Framis Italia)

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