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Paolo Roatta: “La filiera della moda va liberata dagli stock”

Con OGAT, il CEO di Pixartprinting porta nello sportswear tecnico un modello on demand fondato su meno riserve, rapidità e Made in Italy

Paolo Roatta: CEO di Pixartprinting, racconta al Lifestyle Innovation Day il progetto OGAT con ASSOS, tra produzione on demand, sportswear tecnico, Made in Italy e riduzione degli stock nella moda B2B
Paolo Roatta presenta “Made in Future”, il percorso con cui OGAT/Pixartprinting e ASSOS puntano a passare da una filiera forecast-driven a una guidata dalla domanda reale, integrando stampa digitale, confezione Made in Italy e logistica europea (Foto: DigitalFlow)

Paolo Roatta è CEO e Chairman of the Board di Pixartprinting – a Cimpress Company e Senior Vice President e CEO di The Print Group, divisione del gruppo Cimpress attiva nella mass customization e nella produzione personalizzata su scala industriale. Manager e imprenditore con un percorso costruito fra corporate internazionali, startup tecnologiche, media digitali, mobile entertainment, e-commerce e manifattura digitale, è oggi una delle figure di riferimento nel passaggio dalla produzione tradizionale alla logica on demand.

La sua formazione affonda le radici nell’economia e nel management: dopo la laurea in Economia presso la Sapienza Università di Roma, ha conseguito un MBA alla Harvard Business School. Nel corso della carriera ha lavorato in città come Bruxelles, Londra, New York, Roma e Milano, maturando esperienze in realtà quali Procter & Gamble, Morgan Stanley, BMG Entertainment e Bertelsmann, prima di fondare e guidare iniziative imprenditoriali nel campo dei servizi mobili e della televisione sociale. Le fonti professionali pubbliche lo indicano oggi come basato a Londra, mentre non risultano disponibili dati pubblici certi su età, luogo di nascita e residenza anagrafica.

Dal 2016 Paolo Roatta è entrato in Pixartprinting, azienda con sede a Quarto d’Altino, nella Città Metropolitana di Venezia, cresciuta come uno dei principali e-commerce manifatturieri italiani e parte del gruppo Cimpress. La società ha costruito il proprio modello sull’integrazione fra piattaforma digitale, automazione industriale, stampa personalizzata e produzione su richiesta: un approccio che consente di realizzare prodotti professionali solo dopo l’ordine del cliente, riducendo stock, inefficienze e tempi di consegna.

È proprio questa cultura industriale, nata nel print-on-demand e nella customizzazione di massa, a fare da sfondo allo sviluppo di OGAT, acronimo di One Garment At A Time. Il progetto trasferisce nel mondo della moda e dello sportswear tecnico un principio radicale: produrre un capo soltanto dopo che è stato scelto o acquistato. Nel caso della collaborazione con ASSOS, questo modello è stato applicato a un prodotto ad alte prestazioni, dimostrando come stampa digitale, taglio automatizzato, confezione sartoriale Made in Italy e logistica integrata possano ridisegnare la supply chain dell’abbigliamento.

In una lunga chiacchierata con Innovando.News, Paolo Roatta racconta come OGAT provi a superare uno dei limiti strutturali della moda contemporanea: la dipendenza dalle previsioni di vendita e dalla produzione anticipata di stock. Dal passaggio da un sistema forecast-driven a un modello demand-driven emerge una riflessione più ampia sul futuro del lifestyle: meno magazzino, meno invenduto, maggiore velocità, più personalizzazione e una sostenibilità non dichiarata soltanto nei principi, ma misurabile nei processi industriali.

Paolo Roatta: presenta con ASSOS una filiera per capi tecnici prodotti su richiesta, basata su automazione industriale, qualità sartoriale, consegne rapide e minore dipendenza dal magazzino in Europa
Paolo Roatta, Alice Farella Monti ed Edwin Naves durante la presentazione ASSOS x OGAT al “Lifestyle Innovation Day” 2026: il progetto mostra come la personalizzazione possa riguardare non solo il capo tecnico, ma anche packaging, cartellino e racconto del prodotto (Foto: DigitalFlow)

Al “Lifestyle Innovation Day” 2026 il suo intervento ha riguardato OGAT e la costruzione, con ASSOS, di una supply chain con scorte nulle. Quale limite strutturale del modello tradizionale della moda volevate superare con questo progetto?

“L’industria della moda continua ancora oggi a produrre sulla base di previsioni di vendita. Le aziende manifatturiere producono i capi spesso mesi prima della loro effettiva vendita sul mercato. Questo approccio implica una creazione di stock che inevitabilmente genera scorte invendute oppure prodotto mancante. Nel primo caso servono sconti per smaltire il magazzino, nel secondo si perdono vendite. È un limite strutturale del modello tradizionale della moda. OGAT ribalta questa logica e introduce un nuovo paradigma produttivo: produrre non sulla base di previsioni di vendita, ma sulla base della domanda reale, di ciò che sta effettivamente vendendo. Questo è possibile grazie a un processo industriale integrato che unisce stampa digitale, taglio automatizzato, confezione sartoriale di alta qualità e una logistica perfettamente integrata tra i principali corrieri europei e il nostro centro produttivo di Quarto d’Altino, in Veneto. Tutto questo permette di produrre e consegnare i capi in pochi giorni in tutta Europa, senza minimi d’ordine e senza alcun compromesso sulla qualità. In sostanza, non c’è più bisogno di accumulare stock di capi prodotti. Per brand come ASSOS questo significa poter riassortire continuamente colori, design e taglie in base alla richiesta durante la stagione di vendita, con consegne anche due volte a settimana. Significa anche poter testare nuovi design e adattare in tempo reale l’offerta in base alla risposta del mercato. Significa poter creare nano-collezioni dedicate a specifici rivenditori, personalizzazioni per squadre oppure capi esclusivi in edizione super limitata, come quello personalizzato con il brand e il design di Alice Farella Monti che abbiamo presentato all’evento. Non essendoci praticamente magazzino, non c’è più invenduto da scontare e si riducono drasticamente anche le mancate vendite. Il successo del jersey ASSOS Equipe R x OGAT lanciato ad aprile con questo modello produttivo lo dimostra chiaramente. Il modello di produzione passa da un forecast-driven and un demand-driven”.

OGAT parte da un principio molto chiaro: produrre un capo soltanto dopo che è stato scelto o acquistato. Che cosa cambia, sul piano industriale, quando la filiera passa da un modello forecast-driven a un modello demand-driven?

“Cambia quasi tutto. Nel modello tradizionale si produce per il magazzino; nel modello demand-driven di OGAT si produce sulla base della domanda reale. Questo rende la supply chain molto più flessibile e reattiva, eliminando quasi del tutto la necessità di stock. Si passa così da grandi lotti standardizzati a una produzione intelligente, capace di adattarsi continuamente a ciò che il mercato realmente desidera. Non esistono più minimi di produzione e le consegne diventano ultra-veloci. Questo è possibile grazie a un processo industriale integrato end-to-end, che combina una tecnologia di stampa digitale all’avanguardia a livello mondiale con l’altissima professionalità dei nostri industrial engineer e delle nostre maestranze italiane. La continua attività di ricerca e sviluppo, realizzata insieme ai maggiori produttori mondiali di tecnologia, ci permette di adottare soluzioni innovative e uniche a livello globale. OGAT nasce proprio da oltre 30 anni di esperienza di Pixartprinting nella stampa digitale e nell’integrazione dei processi tecnologici. Pixartprinting è un punto di riferimento europeo del settore e fa parte del gruppo Cimpress, leader mondiale nella stampa on demand e nella customizzazione industriale su larga scala”.

Nel caso di ASSOS il tema non riguarda soltanto la moda, ma anche lo sportswear tecnico, dove performance, comfort, materiali e tempi di consegna sono determinanti. Quali sono state le difficoltà principali nel portare l’on demand in un prodotto ad alta prestazione?

“La vera sfida non era produrre on demand. La vera sfida era farlo rispettando gli altissimi standard di ASSOS. Parliamo di uno dei brand più esigenti e rispettati al mondo nell’abbigliamento tecnico ad alte prestazioni. Se il modello OGAT funziona agli standard ASSOS, allora può funzionare ai massimi livelli dello sportswear tecnico e della moda premium. Questa collaborazione ci ha portato a integrare processi produttivi molto avanzati: stampa digitale diretta su tessuto, controllo colore, costruzione sartoriale e rapidità operativa, senza alcun compromesso sul prodotto finale. Ed è interessante notare che il prodotto, proprio perché Made in Italy, disponibile in colori esclusivi e realizzato con un approccio responsabile che limita la sovraproduzione, è stato posizionato da ASSOS a un prezzo del 30% superiore rispetto a un jersey equivalente prodotto in modo tradizionale. Eppure queste caratteristiche sono diventate parte integrante del desiderio e del valore percepito del prodotto. I clienti lo hanno capito e apprezzato fin dal primo giorno, come le vendite hanno dimostrato immediatamente”.

Si parla spesso di sostenibilità nella moda, ma il rischio è che resti una narrazione generica. Perché la riduzione dello stock e dell’invenduto rappresenta una leva più concreta rispetto a molte altre promesse ambientali del settore?

“Perché il problema principale dell’industria della moda non è soltanto come si produce, ma soprattutto quanto si produce senza che esista una domanda reale. Ridurre l’invenduto significa eliminare lo spreco strutturale all’origine. È una leva molto concreta, misurabile e profondamente industriale. In questo senso produrre on demand non è soltanto una scelta produttiva: è una diversa filosofia di responsabilità. Produrre solo ciò che si vende è probabilmente la forma più concreta di produzione responsabile, perché significa produrre meno, produrre solo ciò che serve e ridurre drasticamente l’eccesso, lo spreco e le conseguenze legate allo smaltimento. OGAT, acronimo di One Garment At A Time – un capo alla volta – non è soltanto un progetto industriale. È un nuovo modo di pensare la produzione moda: un movimento che mette al centro un approccio più responsabile verso l’ambiente e invita tutto il settore della moda a partecipare a questo cambiamento”.

OGAT combina produzione Made in Italy, velocità, qualità e personalizzazione. Come si riesce a mantenere standard elevati quando l’obiettivo non è produrre grandi volumi identici, ma molti capi diversi in tempi molto rapidi?

“Questo è possibile solo attraverso la stampa e alla finitura digitale, che per sua natura permette di stampare, tagliare e confezionare ogni capo in modo diverso uno dall’altro. Ma la tecnologia da sola non basta. Serve una forte integrazione di processo e tra software, automazione e know-how produttivo. Questo permette sia design molto sofisticati – come pattern continui attraverso le cuciture o stampe asimmetriche – sia la vera personalizzazione uno a uno. Per riuscirci, la personalizzazione non può essere gestita come eccezione: deve diventare parte integrante del sistema industriale. La nostra esperienza globale nel print-on-demand e nella customizzazione su scala industriale ci ha insegnato proprio questo: mantenere qualità e controllo anche in presenza di altissima variabilità”.

Lei ha una lunga esperienza in Pixartprinting, The Print Group e Cimpress, realtà legate alla mass customization e al print-on-demand. Quali competenze industriali maturate in quel mondo possono essere trasferite alla moda?

“Molte più di quanto si immagini. Nel mondo del print-on-demand abbiamo imparato a gestire produzioni altamente personalizzate, con tempi rapidissimi, qualità costante e supply chain digitali completamente integrate. Pixartprinting è oggi il più grande e-commerce manifatturiero italiano ed è in grado di produrre e consegnare in tutta Europa prodotti professionali di stampa in 24 ore. Nel nostro settore tutto viene prodotto solo dopo che il cliente ha caricato il file e completato l’ordine. In pratica, tutto ciò che vendiamo viene prima venduto e poi prodotto, esattamente il contrario di quello che avviene tradizionalmente nel settore moda. Questo per noi significa che in qualsiasi momento abbiamo sempre zero stock di prodotto finito. È proprio questa logica industriale che con OGAT abbiamo trasferito nel settore della moda e dell’abbigliamento sportivo, dalla gestione digitale del file fino alla produzione automatizzata ed efficiente del singolo capo. Non si tratta semplicemente di personalizzazione, ma della capacità di produrre industrialmente un capo alla volta mantenendo velocità, qualità e controllo operativo. E con brand come ASSOS personalizziamo non solo il capo, ma anche la scatola e il cartellino coordinati con il design del prodotto, creando un’esperienza coerente e completamente integrata”.

L’on demand non è soltanto una tecnologia produttiva: cambia anche il modo in cui brand, retailer e clienti pensano il prodotto. Che cosa deve modificare un marchio nella propria organizzazione per adottare davvero questo modello?

“OGAT è un modello che semplifica il lavoro dei brand di moda e di abbigliamento sportivo. L’on demand non è soltanto una nuova tecnologia produttiva: è un modo più agile, flessibile ed efficiente di gestire collezioni, assortimenti e relazione con il cliente. Significa passare da una logica basata sulle previsioni a una logica basata sulla domanda reale e sull’ascolto continuo del mercato. Questo rende tutto molto più dinamico: i brand possono aggiornare colori, stili e assortimenti anche durante la stagione, seguendo in tempo reale ciò che il cliente realmente desidera. Diventa molto più semplice lanciare nano-collezioni, capsule dedicate al trade o prodotti personalizzati per i clienti finali, senza dover pianificare grandi volumi con mesi di anticipo. In pratica, con OGAT i brand possono ridurre il rischio, testare nuovi design e colori eliminando gran parte della complessità legata allo stock e diventare molto più veloci nel portare innovazione sul mercato. Più che cambiare il modo di lavorare, OGAT permette ai brand di lavorare in modo più semplice, più rapido e molto più vicino alla domanda reale”.

Il progetto con ASSOS dimostra che la personalizzazione può entrare anche in un ambito tecnico e sportivo. Vede nello sportswear uno dei laboratori più interessanti per ripensare la moda del futuro?

“Assolutamente sì. Lo sportswear è un contesto ideale perché unisce innovazione tecnica, forte identità di community, velocità di evoluzione del prodotto e grande attenzione alla performance. È anche un settore naturalmente aperto alla sperimentazione e alla personalizzazione. Il modello OGAT esprime al meglio il proprio potenziale proprio in questa tipologia di prodotto, dove il cartamodello e la piattaforma tecnica del capo rimangono costanti, mentre stili, grafiche e colori possono essere continuamente rinnovati e adattati alla domanda del mercato. Nel caso del jersey ASSOS Equipe R x OGAT, per esempio, siamo partiti da una piattaforma di prodotto tecnica e altamente performante già consolidata, sulla quale abbiamo potuto sviluppare rapidamente nuove varianti grafiche, colori esclusivi e personalizzazioni senza dover ripensare ogni volta l’intero capo. È proprio questa combinazione tra piattaforma tecnica stabile e flessibilità creativa che rende lo sportswear uno dei laboratori più interessanti per ripensare il futuro della moda. Credo infatti che molte delle trasformazioni future del settore partiranno proprio da qui”.

Nel 2025 OGAT era stata associata anche al tema della fashion-on-demand revolution nel lusso. Qual è la differenza fra applicare l’on demand a un prodotto luxury e applicarlo a un capo tecnico o sportivo?

“Nel lusso il valore percepito è spesso legato all’esclusività, alla rarità e all’esperienza. Ed è proprio per questo che l’anno scorso, con Roberto Cavalli x OGAT, abbiamo presentato la creazione in 24 ore di un abito in seta prodotto on demand secondo le specifiche del cliente: un capo esclusivo, completamente personalizzato e realizzato in edizione super limitata, a copia uno. Una perfetta espressione del modello produttivo OGAT. Nel tecnico e nello sportswear entrano invece in gioco anche performance, funzionalità e precisione produttiva, come la collaborazione con ASSOS ha chiaramente dimostrato. Ma esiste un elemento comune molto importante: in entrambi i casi il cliente cerca autenticità, personalizzazione e un prodotto che abbia un significato reale. Non un prodotto creato per riempire un magazzino, ma qualcosa pensato e realizzato esattamente per lui”.

Guardando al futuro, immagina OGAT soprattutto come un partner produttivo per singoli brand o come una piattaforma industriale capace di ridefinire l’intera logica della supply chain nella moda e nel lifestyle?

“Credo che il potenziale più interessante sia proprio questo secondo aspetto. OGAT non nasce soltanto come partner produttivo, ma come piattaforma industriale capace di aiutare i brand a passare da una supply chain basata sulle previsioni a una guidata dalla domanda reale. Spesso il vero valore nasce dal co-sviluppo: unire la nostra esperienza industriale e tecnologica con l’expertise di prodotto dei brand. Questo permette di portare sul mercato prodotti e modelli di business che prima non erano possibili. In fondo, l’obiettivo finale non è semplicemente produrre meglio. È produrre solo ciò che merita davvero di esistere”.

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