Un nuovo studio classifica le 205 città più minacciate dall’aumento delle temperature (considerando anche la vulnerabilità della popolazione)

Un nuovo studio dell’Università di Oxford ha classificato 205 delle più grandi città del mondo in base al rischio derivante dal caldo estremo. L’aumento delle temperature globali diventa una minaccia per la salute soprattutto nei contesti urbani caratterizzati da alta densità abitativa e disparità socioeconomiche. Come si legge nella ricerca, infatti, il rischio non è dovuto alla semplice esposizione al calore. Gli effetti sulle persone dipendono anche dalla vulnerabilità della popolazione e dalla capacità di fare fronte a città sempre più calde.
Caldo estremo in città: guardare oltre le temperature
Durante l’ondata di calore tra la fine di giugno e l’inizio di luglio del 2025, in Europa si sono verificati migliaia di decessi in eccesso (2.305 considerando solo 12 grandi città). I numeri, a guardare le proiezioni, sembrano destinati ad aumentare bruscamente, guidati da fattori come l’invecchiamento della popolazione e l’intensificarsi dei rischi climatici.
Secondo il rapporto IPCC del 2022, le popolazioni urbane sono esposte a un “rischio sproporzionatamente elevato“: in città, infatti, il riscaldamento antropico, la copertura del suolo, la densità abitativa e le disparità socioeconomiche esasperano gli effetti dell’aumento delle temperature. Il calore, insomma, non è lo stesso ovunque. Oltre all’esposizione, si legge in uno studio appena pubblicato su Sustainable Cities and Society, vanno considerate altre componenti di rischio, legate soprattutto alla capacità di adattamento a un clima sempre più caldo.
Come spiega Nethmi Jayaratne Kariyawasam della Oxford Smith School of Enterprise and the Environment, autrice principale della ricerca,
“Non è solo l’esposizione alle alte temperature a essere rilevante per il rischio. Il nostro studio evidenzia l’importanza di valutazioni globali del rischio legato al calore, che rivelano i diversi meccanismi attraverso cui emerge il rischio urbano derivante dal calore. In molte grandi città, in particolare in Asia e Africa, il caldo estremo coincide con un’elevata vulnerabilità e una limitata capacità di farvi fronte. Questa combinazione può aumentare sostanzialmente il rischio legato al calore e, in alcuni casi, avere conseguenze potenzialmente letali”.
Le città più a rischio del mondo: i risultati dello studio
Lo studio ha preso in esame 205 città con una popolazione superiore a un milione di abitanti e le ha classificate in base a un punteggio armonizzato che considera una serie di indicatori di rischio fondamentali oltre alla semplice esposizione al calore. Tra i fattori considerati, le condizioni demografiche e socioeconomiche che aumentano la suscettibilità alle malattie e alla mortalità legate al calore, come l’età e le risorse economiche, nonché l’accesso a infrastrutture di raffreddamento come l’aria condizionata e a barriere ecologiche come la copertura arborea.
India, Pakistan, Nigeria e Ghana sono i Paesi che ospitano il maggior numero di città con punteggi di rischio elevati: oltre il 95% delle città più a rischio si trova nell’Asia meridionale e sudorientale e nell’Africa subsahariana. Anche importanti destinazioni turistiche e centri d’affari internazionali, tra cui Il Cairo (Egitto), Bangkok (Thailandia), Hanoi (Vietnam) e Jaipur (India), figurano tra le prime 50 città.
La città più a rischio del mondo, in base alla ricerca, è Bassora, in Iraq. Per trovare la prima città dell’emisfero nord, bisogna scorrere fino al 75esimo posto della classifica, dove si trova Phoenix, negli Stati Uniti. Le città europee più a rischio sono Bucarest, Roma, Barcellona, Milano, Parigi e Varsavia, seguite da Madrid, Monaco e Berlino.

L’aria condizionata non è una soluzione sostenibile
I risultati, spiegano i ricercatori, dimostrano che la sola esposizione non è sufficiente a prevedere il rischio. Diverse città altamente esposte (per esempio Kuala Lumpur, Bangkok e Jeddah) si classificano in posizioni inferiori grazie a una forte capacità di adattamento – che include una maggiore copertura vegetale e un’energia più accessibile – mentre altre (come Karachi, Faisalabad in Pakistan e Kaduna in Nigeria) affrontano un rischio elevato pur mostrando un’esposizione moderata al calore.
La vulnerabilità al caldo dipende anche dalla situazione socioeconomica e dalle carenze infrastrutturali. Come si legge nello studio,
“Sebbene l’aria condizionata possa ridurre lo stress termico acuto per chi vi ha accesso, farvi affidamento come principale strategia di adattamento non è sostenibile, soprattutto considerando i costi elevati e l’elevato consumo energetico. L’aumento della domanda di elettricità prodotta da combustibili fossili, l’elevato contenuto di gas refrigeranti responsabili del riscaldamento globale e le emissioni di calore di scarto possono esacerbare il riscaldamento urbano nel tempo”.
Come ha spiegato la dottoressa Radhika Khosla, professoressa associata presso la Smith School of Enterprise and the Environment, che ha co-supervisionato la ricerca,
“La domanda di aria condizionata è in aumento in tutto il mondo, ma molti non possono permettersela. E se ci affidiamo eccessivamente a questa forma di raffreddamento ad alta intensità energetica, rischiamo di aggravare ulteriormente il riscaldamento globale, innescando un circolo vizioso. Per estendere l’adattamento e il comfort termico a tutti, dobbiamo considerare un approccio articolato per garantire la sicurezza delle persone, partendo da soluzioni che prevedano il raffreddamento passivo e tecnologie a basso consumo energetico come ventilatori e condizionatori”.
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