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Il biomedicale italiano non smette di innovare, nonostante tutto

Le imprese affrontano Payback, concorrenza globale e instabilità geopolitica, ma continuano a sviluppare tecnologie decisive per le cure

Biomedicale italiano: ricerca, dispositivi medici e tecnologie avanzate raccontano un settore strategico che continua a innovare per migliorare cure, sicurezza dei pazienti e competitività delle imprese
Il biomedicale italiano continua a generare innovazione nonostante un contesto complesso: ricerca sui biomateriali, dispositivi impiantabili, ossigeno medicale e tecnologie digitali rappresentano alcuni degli ambiti nei quali le imprese nazionali continuano a investire per migliorare la qualità delle cure e la competitività internazionale (Illustrazione: Innovando.News)

Inauguriamo, con questo primo articolo, una serie di appuntamenti dedicati all’innovazione nel biomedicale italiano, che sarà curata dal sottoscritto. Innovando News ha infatti deciso di affidarmi questo incarico perché da molto tempo (sono orgogliosamente un boomer) mi occupo del settore e, negli ultimi anni, ho avuto l’opportunità di rivolgermi a un pubblico internazionale proprio grazie alla collaborazione con questo giornale.

Detto questo, per spiegare il “nonostante tutto” del titolo, farò riferimento alle pessime condizioni nelle quali le aziende biomedicali che producono in Italia sono costrette a operare, per poi presentare alcuni esempi di soluzioni innovative capaci di migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria e, quindi, la vita di tutti noi.

La prima di queste condizioni negative è l’assenza di una politica industriale che valorizzi l’innovazione. La capacità di sviluppare soluzioni e dispositivi medici innovativi, destinati a migliorare la cura dei pazienti in ospedale, ha sempre rappresentato l’unico vero vantaggio competitivo che, per molto tempo, le aziende biomedicali sono riuscite a conquistare e a difendere dalla concorrenza internazionale.

I concorrenti, tuttavia, non sono rimasti a guardare e stanno conquistando quote di mercato anche grazie ai generosi incentivi concessi dai loro governi sui prodotti commercializzati nei nostri mercati. Si tratta di una forma di “dumping” dalla quale non disponiamo di strumenti efficaci per difenderci. Prima o poi, quindi, alcune produzioni occidentali verranno dismesse, aggravando ulteriormente la nostra dipendenza dall’Estremo Oriente.

Biomedicale italiano: laboratori, biomateriali, protesi e sistemi per l’ossigeno medicale rappresentano alcune delle soluzioni sviluppate dalle aziende per rispondere alle nuove esigenze della sanità
Payback, instabilità geopolitica, aumento dei costi, concorrenza internazionale e incertezza normativa rappresentano alcune delle principali criticità che frenano gli investimenti delle aziende biomedicali italiane, mettendo sotto pressione un comparto strategico per l’innovazione e la sanità (Illustrazione: Innovando.News)

Un settore strategico frenato da regole e concorrenza globale

La seconda “pessima condizione” è la mostruosità rappresentata da un provvedimento chiamato “Payback”. Ne abbiamo scritto più volte su questo giornale, ma, nonostante siano passati mesi e anni, è ancora lì, a incombere sulle aziende del settore e sui loro bilanci.

In estrema sintesi, si tratta di una norma che consente allo Stato italiano di addebitare alle aziende biomedicali fornitrici di dispositivi medici una parte dello sforamento della spesa sanitaria delle Regioni.

La prima richiesta, relativa al periodo 2015-2018, è stata chiusa con una “transazione” nel settembre 2025. Per gli anni successivi, temo sia soltanto questione di tempo.

È importante sottolineare che quelle forniture sono state effettuate sulla base di gare d’appalto, con offerte al ribasso applicate ai prezzi posti a base di gara dalle stesse Regioni che, a distanza di anni, possono chiederne indietro una parte: da qui il termine “Payback”.

Un “mostro» normativo”, che sta creando condizioni di incertezza tali da mettere in discussione proprio gli investimenti destinati all’innovazione.

Per completare il quadro dello scenario geopolitico nel quale tutta l’industria occidentale è costretta a muoversi, non possiamo non menzionare la politica degli Stati Uniti in materia di dazi, le guerre che provocano repentini aumenti dei costi di produzione, la crescita dell’Italia allo “zero virgola”, nonostante il PNRR, e il nostro indice di produttività, tra i peggiori al mondo.

Nonostante tutto, abbiamo comunque il piacere di raccontare alcuni risultati ottenuti da piccole e medie imprese italiane che continuano a fare innovazione.

Biomedicale italiano: laboratori, biomateriali, protesi e sistemi per l’ossigeno medicale rappresentano alcune delle soluzioni sviluppate dalle aziende per rispondere alle nuove esigenze della sanità
Il sistema modulare Spaceflex Line sviluppato da G21 consente di realizzare direttamente in sala operatoria spaziatori personalizzati per il trattamento delle infezioni periprotesiche; è una soluzione che offre al chirurgo maggiore flessibilità e adattabilità alle esigenze del singolo paziente (Foto: G21)

Spaziatori modulari: nuove cure per infezioni periprotesiche

Negli ultimi anni, la chirurgia protesica ha conosciuto progressi significativi, consentendo a migliaia di pazienti di recuperare mobilità e qualità della vita.

Tuttavia, accanto ai benefici di queste procedure, esistono complicanze che rappresentano ancora oggi una sfida importante per la medicina. Tra queste, una delle più complesse e temute è costituita dalle infezioni periprotesiche.

Si tratta di eventi relativamente rari, ma con conseguenze potenzialmente gravi sia per il paziente sia per i sistemi sanitari. Oltre all’impatto clinico, le infezioni periprotesiche comportano anche un peso economico crescente: negli Stati Uniti, per esempio, si stima che i costi associati al loro trattamento possano superare i 750 milioni di dollari entro il 2030.

Per questo motivo, la gestione di tali infezioni richiede oggi un approccio sempre più multidisciplinare e l’introduzione di soluzioni tecnologiche innovative, in grado di migliorare l’efficacia delle cure.

In questo scenario si inserisce il lavoro di aziende impegnate nello sviluppo di biomateriali e tecnologie innovative, come G21, che si distingue per la progettazione di soluzioni dedicate al consolidamento vertebrale e al ripristino della funzionalità articolare.

L’obiettivo è migliorare il percorso terapeutico del paziente ortopedico e anticipare le esigenze future dei professionisti sanitari.

Proprio nel campo delle infezioni periprotesiche, l’azienda ha sviluppato un metodo innovativo basato su spaziatori modulari realizzabili direttamente in sala operatoria, consentendo ai chirurghi di adattarne le dimensioni e il carico antibiotico alle esigenze specifiche del paziente.

Biomedicale italiano: innovazione industriale, competenze scientifiche e tecnologie per la salute si confrontano con regole complesse, concorrenza globale e crescenti pressioni sui costi di produzione
Le reti in silicone medicale sviluppate da Silicone & Specialties sono progettate per applicazioni biomedicali che richiedono biocompatibilità, resistenza e affidabilità nel tempo; la continua ricerca sui materiali permette di soddisfare requisiti tecnici e regolatori sempre più stringenti (Foto: Silicone & Specialties)

Silicone biomedicale per dispositivi sempre più evoluti oggi

Il silicone è ampiamente impiegato nella progettazione di dispositivi biomedicali, in particolare quando sono richieste stabilità chimica, biocompatibilità e prestazioni meccaniche costanti nel tempo.

La sua struttura stabile e flessibile garantisce un comportamento prevedibile anche dopo ripetuti cicli di sterilizzazione, senza il rilascio di sostanze migrabili tipico di molti polimeri organici.

Queste proprietà rendono il silicone adatto a un’ampia varietà di applicazioni in ambito biomedicale. Tuttavia, in un contesto nel quale i dispositivi diventano sempre più sofisticati e i requisiti regolatori più stringenti, cresce la necessità di partner capaci di unire competenze sui materiali, capacità produttive certificate e conoscenza del settore medicale.

È in questo contesto che si inserisce l’attività di Silicone & Specialties, realtà italiana fondata e diretta da Emanuele Samuele Berna, direttamente coinvolta nelle attività del Gruppo Exsto, specializzato nella trasformazione del silicone per applicazioni biomedicali.

La strategia dell’azienda consiste nello sviluppare materiali medicali sempre più intelligenti, integrati e miniaturizzabili.

Tra le soluzioni allo studio figurano nuove mescole siliconiche dotate di proprietà avanzate, come una maggiore resistenza alle sollecitazioni meccaniche, una biocompatibilità certificata e una versatilità tale da consentire la realizzazione di geometrie sempre più ridotte.

La prossima generazione di dispositivi biomedicali richiederà infatti materiali capaci di garantire sicurezza, prestazioni elevate e integrazione con sensori e componenti microelettronici.

Biomedicale italiano: innovazione industriale, competenze scientifiche e tecnologie per la salute si confrontano con regole complesse, concorrenza globale e crescenti pressioni sui costi di produzione
I generatori di ossigeno medicale progettati da Delta P consentono agli ospedali di produrre autonomamente l’ossigeno necessario alle attività cliniche, in virtù di una tecnologia che migliora continuità dell’erogazione, sicurezza operativa e sostenibilità della gestione sanitaria (Foto: Delta P)

Ossigeno ospedaliero: più autonomia, sicurezza e continuità

Negli ospedali, l’ossigeno non è una semplice fornitura, ma un farmaco vitale per migliaia di pazienti ogni giorno.

L’esperienza del COVID-19 ci ha insegnato quanto sia delicato l’equilibrio dei sistemi sanitari e quanto devastanti possano essere le emergenze: la mancanza di ossigeno non è un’eventualità accettabile.

Tradizionalmente, l’ossigeno viene stoccato in grandi bombole o in serbatoi ad alta pressione: sistemi efficaci, ma complessi, che richiedono una logistica costante, spazi dedicati e rigorose misure di sicurezza.

Proprio per questo, negli ultimi anni, il modo di concepire la produzione e la gestione dell’ossigeno medicale sta cambiando. La tecnologia sta aprendo la strada a soluzioni che puntano a rendere le strutture sanitarie quanto più possibile autonome e sicure.

Si tratta di tecnologie capaci di garantire la continuità dell’erogazione e di trasformare l’ossigeno da risorsa potenzialmente critica a presenza costante e affidabile nella quotidianità ospedaliera.

In questo scenario si inserisce l’innovazione sviluppata da Delta P, azienda italiana che ha ripensato il concetto stesso di “centrale di ossigeno” ospedaliera.

Le versioni estese di questi approfondimenti sono disponibili su Biomednews.it, il giornale italiano che dirigo.

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Ricerca scientifica, produzione industriale, chirurgia, materiali avanzati e reti globali raccontano un settore che unisce competenze multidisciplinari; dalle sale operatorie ai laboratori, fino agli impianti produttivi, il biomedicale italiano continua a sviluppare soluzioni destinate a migliorare la salute e la sicurezza dei pazienti (Illustrazione: Innovando.News)

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