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Geopolitica bonsai e distretti globali: il caso Mirandola conquista

Piccoli territori, grandi capacità: quando l’industria italiana batte la concorrenza mondiale grazie a talento, ingegno e resilienza eccezionali

Caso Mirandola: l'industria italiana batte la concorrenza mondiale e attrae investimenti da USA e Cina grazie a talento, ingegno e resilienza eccezionali
Nello stesso tratto di territorio, a Mirandola, la cinese Tianyi Medical e l’americana TransMedics aprono le loro sedi europee, mostrando come la vera posta in gioco globale non sia più la quantità, ma la qualità delle competenze tecniche e della capacità di innovare sul campo

Tra le capacità attrattive per scegliere di realizzare insediamenti industriali in un territorio, quelle più importanti sono sempre state in passato la disponibilità di materie prime, di energia a basso costo, di forza lavoro e di buoni collegamenti infrastrutturali. Ma nel tempo, fortunatamente, le cose sono cambiate e tutto ciò non basta più. Oggi si sono aggiunte altre priorità, molto importanti.

I programmi dei gruppi multinazionali, che hanno per obbiettivo quello di avviare nuove produzioni in grandi stabilimenti con migliaia di addetti, sono prevalentemente destinati verso i Paesi asiatici. Possono contare su grandi numeri, spesso sono tecnologicamente molto sviluppati e le persone sono state formate per lavorare secondo rigide procedure standard, pianificate nel massimo dettaglio e decisamente controllabili da ovunque nel mondo.

Difficile essere competitivi per i Paesi occidentali, lo stiamo vedendo da tempo. Fanno eccezione alcuni modelli industriali, che troviamo anche in Italia, che continuano ad attrarre investimenti.

Le spiegazioni di questo fenomeno le lasciamo volentieri agli esperti, ma intanto, da buoni giornalisti, siamo andati a vedere “dal vivo” la realtà.
Abbiamo visitato alcune aziende e, parlando con gli imprenditori e con i loro collaboratori, ci siamo resi conto di una cosa importante. Quando si tratta di finalizzare la Ricerca e Sviluppo, avviando la produzione delle innovazioni che questa realizza, ci si trova molto spesso a gestire quantità ancora limitate, ma con variabili tanto numerose quanto imprevedibili.

Servono flessibilità e strutture organizzative in grado di realizzare progetti complessi in modo efficace nel minor tempo possibile e quindi gruppi di lavoro formati da persone, sia interne che esterne alle aziende, con ottime competenze multidisciplinari e grandi capacità pratiche.
Questi specialisti si trovano spesso in Imprese che occupano poche decine di addetti, con un nucleo stabile di tecnici, a volte gli stessi proprietari, abituati a collaborare per risolvere problemi.

Dove la competenza batte infrastrutture e quantità insufficienti

Quando le aziende con queste caratteristiche si concentrano in piccoli territori diventa interessante per gli investitori far partire le loro iniziative proprio da lì, perché sono la naturale evoluzione dei distretti industriali. Con quest’ultima definizione vengono identificate quelle realtà produttive nate spontaneamente nella seconda metà del secolo scorso e caratterizzate dalla concentrazione territoriale di industrie dello stesso settore.
Oggi quei distretti sono diventati un “concentrato” di competenze, necessarie per innovare quelle stesse produzioni e sono in grado di attrarre investimenti nazionali ed internazionali.

La storia del distretto biomedicale di Mirandola è un esempio significativo di quello che è successo. Nato e cresciuto negli Anni 60 e 70, vede oggi la presenza di stabilimenti di produzione di grandi Gruppi multinazionali del settore come Medtronic, Baxter, Mozarc, Livanova, Fresenius, BBraun, Spectrum ed altri, di alcune medie aziende italiane e di una importante filiera di fornitori specializzati.

Tutto ciò è avvenuto, ed ancora avviene come vedremo più avanti, solamente grazie alla fortissima concentrazione di competenze e di grandi capacità pratiche, dei gruppi di persone che lavorano nel distretto. Nessuna politica industriale, nessun incentivo o vantaggio economico, nessuna risorsa naturale a disposizione. Anzi, in questo caso particolare solo oggettive penalizzazioni, due delle quali meritano una sottolineatura.

Il distretto biomedicale mirandolese soffre di pessimi collegamenti stradali, con la beffa della promessa, reiterata per decenni e mai mantenuta dal partito che governa la Regione Emilia-Romagna ininterrottamente dal Dopoguerra, di una nuova autostrada. Ancora oggi decine di TIR tutti i giorni devono percorrere strette e tortuose strade ottocentesche, con enormi pericoli per le persone, costi ambientali ed economici.

A questo grave “gap” locale se ne è recentemente aggiunto un altro nazionale. Il Payback. Il settore biomedicale italiano è infatti anche vittima dell’incoerenza del Governo che, mentre da un lato afferma la centralità della ricerca in ambito sanitario, nei fatti la penalizza aggiungendo nuove tasse e forzosi prelievi retroattivi.

Caso Mirandola: l'industria italiana batte la concorrenza mondiale e attrae investimenti da USA e Cina grazie a talento, ingegno e resilienza eccezionali
A fronte di una tassazione retroattiva imposta dal Payback e infrastrutture obsolete che soffocano la logistica, le imprese biomedicali di Mirandola continuano a innovare, ma restano penalizzate da politiche che non riconoscono il valore dei distretti industriali avanzati

Mirandola resiste: investimenti cinesi e USA, nonostante tutto

Nonostante queste pesantissime penalizzazioni, il distretto è talmente forte da riuscire ad attrarre ancora investimenti internazionali, come raccontiamo di seguito con due esempi recentissimi.

Il primo riguarda la società statunitense TransMedics che ha annunciato il suo primo investimento estero di ricerca, sviluppo e produzione di dispositivi medici innovativi, in una nuova sede da realizzare proprio a Mirandola nei prossimi due anni. Ne abbiamo scritto il 18 ed il 20 aprile suscitando l’interesse di moltissimi lettori. La scellerata politica dei dazi del Presidente Donald Trump non ha bloccato la coraggiosa scelta di questa azienda, alla prima esperienza produttiva fuori dal territorio statunitense.

Il motivo lo ha detto espressamente il medico e ricercatore, dottor Waleed Hossein, CEO di TransMedics:

“Per raggiungere i nostri obiettivi abbiamo bisogno del ‘meglio del meglio’ e lo abbiamo trovato in un distretto industriale italiano”.

Le competenze non sono come le terre rare od il petrolio, risorse naturali che vengono sfruttate ma poi finiranno. Le competenze vengono utilizzate e, così facendo, aumentano e si diffondono.

Il secondo esempio di investimento in corso riguarda l’acquisizione da parte di una società di Singapore, la Primacrom Global Pte Ltd, controllata dal gruppo cinese Ningbo Tianyi Medical, di un ramo aziendale di Mozarc Bellco, specializzato nella produzione di filtri per il trattamento del sangue.

In questo caso, l’investimento proviene dall’estremo oriente e riguarda un piccolo reparto produttivo di dispositivi medici, già presenti sul mercato da molto tempo. La domanda che verrebbe spontaneo farsi è la seguente: perché? In Cina hanno la possibilità di realizzare grandi stabilimenti moderni ed ipertecnologici e ci risulta che il Governo incentivi le aziende locali ad esportare, di fatto creando concorrenza sleale con i produttori italiani.

Evidentemente anche loro sono interessati alle competenze, in questo caso anche manuali e pratiche, che hanno trovato nel distretto biomedicale mirandolese, in una sede che si trova sulla stessa Strada Statale ed a poche centinaia di metri sia dalla nuova sede TransMedics che dai preesistenti stabilimenti delle multinazionali tedesche ed americane che abbiamo citato in questo articolo.

Piccoli territori emiliani, grandi potenzialità ancora inespresse

Fra poco dovremo dividere il distretto biomedicale mirandolese in zone di influenza, come la Berlino Ovest del Dopoguerra, con dei check point da attraversare tra sacchi di sabbia e reticolati, fra imprese di Cina e Stati Uniti, a protezione delle aziende e con questo giornale che dovrà riconoscere a chi scrive la qualifica (ed il compenso) dell’inviato di guerra (commerciale). Vero, Direttore?

Consapevoli di aver raccontato delle piccole storie, pur significative, potremmo definire questo articolo un esempio di geopolitica “bonsai” e concludiamo con una riflessione: se i distretti industriali come quello industriale di Mirandola, che abbiamo preso ad esempio, venissero adeguatamente collegati con strade e ferrovie moderne, come lo sono tutti i competitor mondiali, e se il Governo li lasciasse semplicemente liberi di creare valore, senza taglieggiarli a scapito di innovazione e sviluppo, quanto potrebbero crescere?
Oggi questa domanda lascia l’amaro in bocca, ma qualcosa bisognerà pur fare.

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