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Una giornata di lavoro con il primo robot autonomo di Amazon

Nel piano di investimenti da 10 miliardi di euro spunta anche Proteus, a cui gli operatori potranno presto parlare come se fosse un collega

Una giornata di lavoro con il primo robot autonomo di Amazon
Presentato durante il Delivering the Future EMEA 2026, Proteus rappresenta una delle principali novità della strategia robotica con cui Amazon punta a trasformare la logistica europea (Foto: Amazon)

In occasione dell’evento “Delivering the Future”, andato in scena a Londra i primi giorni di giugno, Amazon ha presentato una nuova versione di Proteus, il robot autonomo impiegato nei propri centri logistici. Progettato per trasportare carrelli pesanti e coprire lunghe distanze all’interno dei magazzini, il sistema continua a svolgere le attività più impegnative dal punto di vista fisico, consentendo agli operatori di concentrarsi su mansioni come la gestione del flusso delle scorte e il controllo qualità.

La novità, però, non riguarda tanto ciò che Proteus fa, quanto il modo in cui collabora con le persone. Amazon ha infatti annunciato che i dipendenti potranno interagire con il robot utilizzando un linguaggio naturale, senza ricorrere a comandi tecnici o a interfacce di programmazione. In pratica, gli operatori potranno spiegare a Proteus quale attività svolgere proprio come farebbero con un collega, lasciando poi al sistema il compito di occuparsi autonomamente dell’esecuzione.

È chiaro che, secondo l’azienda, questa evoluzione non fa che ampliare le capacità del robot e le possibilità di impiego all’interno dei centri logistici. L’obiettivo è lampante: rendere più semplice e immediata la collaborazione tra persone e sistemi autonomi, continuando ad affidare alle macchine le attività più ripetitive e fisicamente impegnative e consentendo ai dipendenti di concentrarsi su compiti a maggiore valore aggiunto.

“Questa trasformazione è progettata per determinare un cambiamento radicale nel modo in cui supportiamo i nostri dipendenti e serviamo i nostri clienti. Le aspettative dei clienti non rallentano, e nemmeno noi”

Fa sapere Armin Cossmann, vicepresidente delle operations per l’Europa.

Dalle conversazioni con gli operatori al trasporto merci: come funziona il robot nel concreto

La novità più evidente della nuova versione di Proteus riguarda proprio il modo in cui gli operatori possono interagire con il robot. Grazie ai medesimi progressi dell’intelligenza artificiale, il sistema è stato progettato per comprendere normale linguaggio quotidiano, permettendo ai dipendenti di assegnargli compiti attraverso semplici istruzioni conversazionali, proprio come farebbero con un collega.

“Gli dici cosa deve essere fatto. Lui determina le priorità, il percorso e le tempistiche. Diventa il tuo assistente per la movimentazione dei materiali”

ha spiegato Scott Dresser, vicepresidente di Amazon Robotics.

Inoltre, se la prima generazione di Proteus era limitata alle aree di carico e scarico dei centri logistici, dove trasportava carrelli dal peso vicino ai 400 chilogrammi evitando in sicurezza persone e ostacoli, la nuova versione potrà operare in qualsiasi area in cui sia necessario movimentare merci. Il sistema può infatti trasportare contenitori all’arrivo nei siti logistici, trasferirli tra diverse postazioni di lavoro e supportare gli operatori all’interno dei centri di distribuzione e dei siti dedicati alle consegne, così da assumersi le attività più pesanti e ripetitive e riducendo la necessità per i dipendenti di spingere carrelli, sollevare carichi e percorrere lunghe distanze durante il turno di lavoro, con possibili benefici anche sul fronte della sicurezza.

Attualmente la tecnologia è in fase di sperimentazione nei laboratori di Amazon, mentre l’introduzione nei siti europei è prevista nel corso della prima metà del 2027.

Una giornata di lavoro con il primo robot autonomo di Amazon
Proteus si posiziona sotto i carrelli carichi di pacchi, li solleva e li trasporta autonomamente tra le diverse aree del centro logistico. In futuro gli operatori potranno assegnargli compiti semplicemente parlando, come farebbero con un collega (Foto: Amazon)

Che cosa vede, dove va e come lavora Proteus durante un normale turno in magazzino

Immaginiamo di trovarci all’interno di un qualsiasi centro logistico Amazon. Un carrello pieno di pacchi è appena stato preparato e deve raggiungere la fase successiva del processo di spedizione. Invece di essere spinto da un operatore, viene raggiunto da Proteus. Il robot si posiziona sotto il carrello, lo solleva e si allontana, trasportando fino a circa 400 chilogrammi di merce.

Per il resto della giornata la scena si ripete centinaia e centinaia di volte. Proteus attraversa autonomamente il magazzino, spostando contenitori e carrelli da un punto all’altro della struttura. Lungo il percorso incontra operatori, altri robot, attrezzature e ostacoli temporanei ma, grazie ai suoi sensori, è in grado di riconoscerli, rallentare, cambiare direzione o fermarsi quando necessario, senza bisogno di percorsi delimitati da barriere o linee sul pavimento.

Dopo circa due ore di attività, il robot interrompe temporaneamente il lavoro e raggiunge da solo una delle stazioni di ricarica presenti nell’edificio. In circa quindici minuti recupera l’energia necessaria – una sorta di pausa caffè in chiave robotica – per riprendere il turno e tornare alla movimentazione delle merci.

Con la prossima generazione, come già accennato, lo scenario diventerà addirittura più interessante. Un operatore non dovrà più limitarsi a osservare il robot al lavoro, ma potrà assegnargli direttamente un compito parlandogli come se si stesse rivolgendo ad un qualsiasi collega. Basterà indicare cosa deve essere fatto e sarà Proteus a decidere autonomamente il percorso migliore, le priorità e le tempistiche. Non più soltanto un mezzo per spostare carrelli, quindi, ma una sorta di assistente robotico capace di collaborare con le persone nelle attività quotidiane del magazzino.

Dentro il piano da 10 miliardi di euro con il quale Amazon vuole trasformare la logistica

L’evoluzione di Proteus si inserisce in una strategia molto più ampia, che include nuove tecnologie per la robotica. Il colosso, ad esempio, sta infatti investendo anche in sistemi collaborativi e nella cosiddetta robotic manipulation, ovvero la capacità di afferrare e movimentare singoli oggetti con elevata precisione.

Tra le novità a tal proposito spunta STARK, un nuovo sistema robotico collaborativo nato da un’idea proposta da un dipendente per aumentare la sicurezza sul posto di lavoro. Il sistema, fondamentalmente, lavora fianco a fianco con gli operatori, prelevando contenitori pieni dai nastri trasportatori e posizionandoli sui carrelli, un’attività che altrimenti richiederebbe sollevamenti ripetuti di carichi pesanti. Dopo una prima sperimentazione a Barcellona, STARK dovrebbe essere introdotto in 15 siti europei entro il 2027.

Un altro progetto chiave è Vulcan, il primo sistema robotico di Amazon dotato di un vero e proprio senso del tatto. Il robot, ovvero, è in grado di vedere e percepire gli oggetti contemporaneamente, caratteristica che gli consente di operare in ambienti molto densi e affollati di merci. Sviluppato inizialmente per un centro logistico di Spokane, nello Stato di Washington, Vulcan è stato successivamente introdotto anche nello stabilimento Amazon di Amburgo, in Germania, dove viene impiegato per attività di prelievo sempre più complesse.

Tutte queste tecnologie rientrano in una strategia di oltre 10 miliardi di euro di investimenti nei prossimi anni, che puntano a espandere e modernizzare le attività logistiche di Amazon in tutta Europa.

Una giornata di lavoro con il primo robot autonomo di Amazon
Vulcan – in foto – è il primo sistema robotico di Amazon dotato di un vero e proprio senso del tatto. Può vedere e percepire gli oggetti contemporaneamente per operare in ambienti densamente popolati di merci (Foto: Amazon)

Da Jeff Bezos più robot in azione, ma anche 25.000 nuovi posti di lavoro in Europa

Amazon sostiene che l’espansione della robotica – oltre a portare all’evidente introduzione di nuove tecnologie – condurrà anche alla creazione di nuovi posti di lavoro. Nell’ambito degli investimenti sopra menzionati, l’azienda prevede infatti di aumentare di 25.000 unità il personale impiegato nei propri centri logistici europei nei prossimi anni.

Secondo il gruppo, l’introduzione dei sistemi robotici nelle attività operative ha già contribuito, nel tempo, all’assunzione di centinaia di migliaia di persone a livello globale e alla nascita di nuove figure professionali legate all’affidabilità dei sistemi, alla manutenzione e all’ingegneria.

Per Amazon, l’Europa avrà un ruolo centrale in questa trasformazione. Il medesimo vicepresidente di Amazon Robotics Scott Dresser ha infatti sottolineato che è proprio nel continente europeo che l’azienda sta concentrando una parte importante degli investimenti, dello sviluppo delle competenze e dell’implementazione delle nuove tecnologie, destinati a definire la prossima fase dell’innovazione nelle operazioni logistiche.

A tu per tu con Proteus, il primo robot mobile completamente autonomo di Amazon

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La prossima generazione di Proteus comprenderà il linguaggio naturale, permettendo agli operatori di assegnargli compiti senza comandi tecnici o programmazione. Sarà poi il sistema a decidere autonomamente priorità e tempistiche (Foto: Amazon)

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