Omaggio al compianto fondatore del distretto biomedicale di Mirandola e alla sua eredità, capaci di trasformare e arricchire un intero territorio…

Mario Veronesi è stato, e resterà, un grande innovatore. È conosciuto come il fondatore del distretto biomedicale di Mirandola, cittadina emiliana dove nacque nel 1932 e che non ha mai lasciato fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 2017.
Ma chi era Mario Veronesi? Sono passati poco più di sette anni da quando è mancato, ma quello che ci ha lasciato rimane un riferimento importante per chiunque abbia la responsabilità di gestire delle imprese. Per spiegarne i motivi, è però necessario raccontare il contesto socioeconomico in cui tutto iniziò.
Lo posso fare da testimone diretto perché, come il dottor Mario Veronesi, anch’io sono nato e cresciuto a Mirandola, un paesone della bassa pianura modenese dove ci si conosce un po’ tutti, ma che vanta un passato importante. Per ben quattro secoli, dal 1311 al 1711, fu infatti uno principato indipendente, governato dalla dinastia dei Pico, famiglia cui apparteneva il famoso Giovanni (“La Fenice degli Ingegni”).
Per questo motivo ci fregiamo del titolo di “città”, anche se siamo meno di 25.000 abitanti sparsi su un territorio di oltre 136 chilometri quadrati. Nobili origini a parte, fino agli Anni 60 del secolo scorso l’economia si reggeva principalmente sull’agricoltura e l’allevamento. Nella “città” della Mirandola, il giovane Mario Nino Veronesi, figlio di Renzo, medico condotto, e di Lara Grilli, frequenta le scuole fino al liceo, per poi laurearsi in farmacia nella vicina Università di Bologna.
Il principio nel 1962: dalla farmacia di famiglia ai set monouso già sterilizzati della Miraset
Dopo aver lavorato per alcuni anni per una multinazionale americana come informatore scientifico, decide di mettersi in proprio acquistando una farmacia a Mirandola (la Farmacia Veronesi è tuttora in attività con lo stesso nome, ed è stata gestita dalla figlia Cecilia fino a pochi anni fa).
Nonostante la nuova attività commerciale, la passata frequentazione degli ospedali gli aveva consentito di rendersi conto che le procedure di riutilizzo dei tubi in lattice sterilizzati erano complesse e rischiose per il paziente.
Da qui l’idea, innovativa per allora, di produrre dei set monouso già sterilizzati e la conseguente nascita della sua prima azienda: la Miraset. Era il 1962 e quella ditta artigiana aveva sede nel garage di casa sua: tre dipendenti e stretti rapporti con fornitori specializzati nello stampaggio di materie plastiche.
Gli elementi decisivi del suo successo, e sette imprese create e appetite dalle multinazionali
Già in questa prima fase, troviamo alcuni degli elementi fondanti che hanno poi caratterizzato lo sviluppo del distretto biomedicale mirandolese. Essi sono: avere come obiettivo il miglioramento delle condizioni del paziente; collaborare con ospedali e cliniche; coinvolgere aziende specializzate in settori diversi per ottenere il miglior risultato possibile.
Queste condizioni rimarranno un punto fermo in tutte le aziende che il dottor Veronesi avviò negli anni successivi: la Sterilplast (1964, evoluzione di Miraset), la Dasco (1966, produttrice del primo rene artificiale italiano, venduta a Sandoz e poi passata a Gambro e ora all’americana Baxter), la Bellco (1973, settore dialisi, venduta ad ENI e, al termine di vari altri passaggi, ora di proprietà dell’americana Mozarc), la Dideco (1977, settore ossigenatori per cardiochirurgia, venduta a Pfizer nel 1986 ed oggi, sempre dopo vari passaggi di proprietà, detenuta da Livanova, anch’essa statunitense), la DAR (1986, settore anestesia e rianimazione, venduta a Tyco-Mallinckrodt nel 1994 ed oggi di proprietà dell’americana Medtronic), per finire con la Starmed (2002, ventilazione non invasiva, venduta all’inglese Intersurgical nel 2012).
Questa sequenza impressionante di aziende innovative fondate e poi vendute a grandi gruppi multinazionali ha avuto come elemento costante la continuità produttiva negli stabilimenti del territorio di Mirandola e dintorni.
L’esempio di Mario Veronesi venne seguito anche da altri intraprendenti innovatori e quindi oggi troviamo nel distretto due importanti multinazionali tedesche (BBraun Avitum e Fresenius Kabi), e diverse piccole e medie aziende di proprietà di gruppi italiani o di fondi di investimento.
Grazie all’iniziativa del dottor Veronesi, il distretto biomedicale mirandolese è diventato il più importante d’Europa e tra i primi al mondo.
Gli anni della vecchiaia e la necessità della dialisi: “In fin dei conti ho lavorato per me stesso!”
Non che fosse un personaggio comodo “il dottore”, anzi. Chi ha lavorato con lui ne sottolinea molti aspetti caratteriali aspri e decisi. Bisognava arrivare al risultato: punto e basta.
Ma una volta ritirato dagli affari si addolcì un poco, pur mantenendo la sua proverbiale schiettezza. Dopo il terremoto che colpì Mirandola nel 2012, vedendo le difficoltà delle aziende, tutte pesantemente danneggiate, fece il possibile per contribuire, con la sua testimonianza, a mettere in evidenza il valore del “suo” distretto, così poco conosciuto in Italia.
In quegli anni, purtroppo le sue condizioni di salute peggiorarono e proprio lui, produttore del primo rene artificiale italiano, fu costretto a ricorrere alla dialisi. Ricordo che pronunciò una frase che, nella sua semplicità, ne racchiude la filosofia di vita:
“In fin dei conti ho lavorato per me stesso!”.
In altre parole, l’industria biomedicale deve continuare a mettere “il paziente al centro” perché quel paziente, prima o poi, potremmo essere noi.

L’amore per i suoi concittadini, ma pari doveri e opportunità per le maestranze in azienda
Per fare innovazione servono altissime competenze e, quindi, la domanda che molti si sono posti è: ma come ha fatto il dottor Mario Veronesi ad avviare tutto questo? Come è riuscito un farmacista di Mirandola a sviluppare in pochi anni diverse aziende appetibili per grandi gruppi multinazionali, tutte con stabilimento nel raggio di pochi chilometri?
Ho avuto la fortuna di conoscerlo abbastanza bene, quando non aveva più impegni aziendali, e di affiancarlo sia in diverse interviste a media nazionali che in alcuni incontri pubblici. Le sue risposte sono state queste:
le aziende le ha sempre fondate a Mirandola
“perché di questa terra mi piace la gente”;
ha sempre coinvolto i principali collaboratori nell’assetto societario perché così
“i pensieri per l’azienda, anche la notte di Natale, li avevano pure loro”;
per convincere i tecnici migliori a venire a lavorare a Mirandola ho proposto loro
“un progetto importante e condizioni convenienti”.
Il nome sopravvive oggi fra medicamenti e pastiglie, là dove tutto è cominciato nel 1962
In tutte le aziende la sua leadership rimaneva incontrastata, ma i risultati venivano condivisi.
Concetti moderni oggi, figuratevi in quegli anni.
Un’osservazione che ripeto spesso per spiegare la differenza tra il distretto biomedicale mirandolese e gli altri distretti industriali territorialmente vicini è la seguente. Molte aziende della “Motor Valley” emiliano-romagnola portano il nome del fondatore (Ferrari, Maserati, Lamborghini, eccetera) e lo stesso vale per il settore ceramico (Marazzi, Richetti, e via dicendo).
A Mirandola nessuna azienda biomedicale ha nella propria ragione sociale il nome di un imprenditore. L’azienda viene prima del suo fondatore. Soltanto la farmacia porta ancora il suo cognome…
Grazie, Mario.
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