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La ragnatela più grande del mondo, il buio e lo zolfo

Grotta dello Zolfo: la più grande ragnatela mai scoperta rivela l’inaspettata convivenza tra due specie (forse aiutata dalla totale assenza di luce)

In una grotta una straordinaria scoperta sui ragni
Uno dei ricercatori dell’ultima spedizione nella Grotta dello Zolfo di fianco alla ragnatela più grande del mondo (Foto: Marek Audy)

La vita può prosperare anche laddove non arriva la luce. Negli antri più oscuri della Terra, dove la fotosintesi non è possibile, sorgono vivaci comunità basate sulla chemiosintesi, un processo che permette ai microrganismi di ricavare energia a partire da composti inorganici, come quelli a base di zolfo.

L’ossidazione dello zolfo può sostenere enormi comunità ipogee: in una grotta sulfurea al confine tra Grecia e Albania, questo tipo di processo costituisce la base alimentare della ragnatela più grande del mondo. La gigantesca formazione, che si estende per oltre 100 metri quadrati, costituisce anche il primo caso mai documentato di cooperazione tra due specie di ragni che, in altre condizioni, sarebbero in competizione.

Scoperta in una grotta di confine la ragnatela più grande del mondo

La Grotta dello Zolfo si trova tra Grecia e Albania: insieme ad altre due grotte, la Grotta di Atmos e la Grotta delle Tartarughe, forma una grande rete sotterranea di sale e cunicoli nelle cui profondità scorre una vena d’acqua sulfurea che ha una temperatura costante di 26°C e una concentrazione di H2S fino a 65 mg per litro. È stato proprio l’acido solforico formatosi dall’ossidazione di questo idrogeno solforato a scavare la grotta.

E oggi, con l’ultima straordinaria scoperta, sappiamo che lo stesso zolfo che ha scavato la roccia ha alimentato una vasta comunità chemioautotrofa – cioè in grado di produrre il proprio cibo a partire da sostanze inorganiche. Una comunità che sostiene quella che sembra a tutti gli effetti la più grande ragnatela del mondo.

La ragnatela, che si estende per oltre 100 metri quadrati, si trova lungo la parete di un passaggio basso e stretto vicino all’ingresso della grotta, in parte quasi nascosta alla vista da un fitto sciame di moscerini. Come si legge nello studio pubblicato sulla rivista Subterranean Biology, è popolata da circa 69.000 esemplari di Tegenaria domestica, un piccolo ragno della famiglia Agelenidae molto comune in Europa, e oltre 42.000 di Prinerigone vagans.

I primi a vedere questa gigantesca ragnatela furono, nel 2022, alcuni speleologi della Czech Speleological Society impegnati in una spedizione nel Vromoner Canyon. Un altro gruppo di scienziati la visitò poi nel 2024, raccogliendo esemplari da analizzare. L’ultima spedizione ha finalmente iniziato a svelare cosa si cela tra i fili di questo fitto mosaico di ragnatele a imbuto.

In una grotta tra Grecia e Albania c'è la ragnatela più grande del mondo
La mappa della grotta con la rappresentazione delle principali sorgenti sulfuree (blu) e della grande ragnatela in prossimità dell’ingresso della grotta (marrone) (Immagine: Audy et al. 2022, Sarbu et al. 2024)

Tegenaria domestica e Prinerigone vagans: una convivenza mai vista prima

Quello appena scoperto è il primo caso mai documentato di convivenza tra Tegenaria domestica e Prinerigone vagans: ci si aspetterebbe in realtà che i ragni più grandi, quelli della specie T. domestica, predassero i minuscoli Prinerigone. Secondo gli scienziati, la completa assenza di luce all’interno della grotta può compromettere la loro capacità di vederli.

Invece di predare i loro simili, i ragni della Grotta dello Zolfo si nutrono di moscerini (chironomidi), che a loro volta banchettano sull’abbondante biofilm bianco prodotto dai batteri che ossidano lo zolfo presente nella grotta. La produzione di questi biofilm microbici, che passano ai livelli trofici superiori attraverso i chironomidi, alimenta l’intera comunità.

Gli ecosistemi sotterranei sulfurei sono generalmente sostenuti da una produzione primaria in situ, quasi sempre operata da microrganismi chemioautotrofi che ossidano lo zolfo, strappando all’H2S elettroni che vengono poi accolti dalle molecole d’ossigeno presenti nell’aria e nelle acque superficiali.

Spesso questi ecosistemi ospitano numerose specie endemiche, che in alcuni casi mostrano particolari adattamenti fisiologici e biochimici che gli permettono di sopravvivere in ambienti caratterizzati dalla tossicità dell’H2S, pH molto bassi e scarsi livelli d’ossigeno. Negli anni gli scienziati hanno scoperto sistemi del genere in diverse parti del mondo, dalle grotte di Frasassi, nell’Italia centrale, alla grotta di Tashan-Chah Kabootari, sui Monti Zagros, in Iran.

Quello della grotta al confine tra Grecia e Albania, si legge nello studio, è un sistema capace di produrre risorse molto abbondanti (secondo le stime dei ricercatori, parliamo di circa 45.500 moscerini per metro quadrato), che devono aver convinto queste due specie di ragni, mai viste co-abitare prima, a costruire una pacifica colonia – che per quanto ne sappiamo è la più estesa del mondo.

Ragni: il primo caso di comportamento parasociale in ambiente ipogeo

Il team internazionale che ha firmato il nuovo studio ha quindi rivelato un comportamento decisamente nuovo in queste specie di ragni: sappiamo che in alcune comunità di aracnidi tropicali esiste un comportamento parasociale o coloniale, ma quello appena scoperto è il primo caso di colonialità segnalato in ambiente ipogeo.

Una ricerca del 2009 scoprì un comportamento subsociale in alcuni ragni di grotta in Brasile, ma non si trattava di una vera e propria colonia, cioè di ragni che costruiscono “strutture cooperative stabili e su larga scala”. In particolare, spiegano i ricercatori, il comportamento coloniale non era mai stato individuato né in ragni della famiglia Agelenidae né in quelli della famiglia Linyphiidae, cui appartengono i minuscoli P. vagans.

“Anche quando pensiamo di conoscere una specie a fondo, di capirne ogni aspetto, possono verificarsi scoperte inaspettate. Alcune specie mostrano una notevole plasticità genetica, che in genere si manifesta solo in condizioni estreme. Tali condizioni possono suscitare comportamenti che non si osservano in circostanze ‘normali'”,

ha detto a LiveScience István Urák, primo autore dello studio.

La scoperta di questa inattesa comunità è appena iniziata: i ricercatori stanno già lavorando a un altro studio che fornirà ulteriori indizi sulla vita della Grotta dello Zolfo.

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Un esemplare di Tegenaria domestica all’interno della grotta al confine tra Grecia e Albania (Foto: Urák et al., 2025)

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