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L’oceano sta diventando più scuro: il nuovo studio

Negli ultimi vent’anni, un quinto dell’oceano ha visto assottigliarsi la zona fotica, la sottile fascia “illuminata” che ospita il 90% delle specie marine

Oceano più scuro: lo studio della Plymouth University
Secondo una ricerca dell’Università di Plymouth, la zona “illuminata” che sostiene gran parte della vita degli oceani si sta pericolosamente assottigliando (Foto: Envato)

Negli ultimi vent’anni, l’oceano è diventato più scuro. Il fenomeno ha interessato un’area di oltre 75 milioni di chilometri quadrati, circa il 20% della superficie oceanica globale. I ricercatori dell’Università di Plymouth hanno scoperto che la zona fotica, che ospita circa il 90% della vita marina proprio grazie alla presenza di luce, si sta assottigliando pericolosamente in alcune aree del mondo.

L’oceano, spiegano gli scienziati, è più vivo e dinamico di quanto siamo portati a credere. E anche se le implicazioni di certi fenomeni non sono ancora del tutto chiare, questi sottili cambiamenti potrebbero avere ripercussioni su un numero enorme di specie, inclusa la nostra.

L’oceano sta cambiando colore: lo studio

Secondo una nuova ricerca pubblicata su Global Change Biology, un’area di oltre 75 milioni di chilometri quadrati, grande cioè quanto l’intero Oceano Indiano, è diventata più scura. Utilizzando una combinazione di dati satellitari e modelli numerici, i ricercatori dell’Università di Plymouth e del Plymouth Marine Laboratory hanno scoperto che che tra il 2003 e il 2022, il 21% dell’oceano globale si è oscurato.

Nello stesso periodo, un’area di dimensioni simili a quelle del continente africano ha visto ridursi di oltre 50 metri la profondità della zona fotica, quella in cui c’è sufficiente luce per la fotosintesi, che ospita circa il 90% della vita marina. Nel 2,6% dell’oceano globale, questa zona illuminata fondamentale per gli ecosistemi marini si è assottigliata di oltre 100 metri.

Come spiegano gli scienziati, però, il quadro è più complesso: mentre estese aree diventavano più scure, altre hanno seguito la tendenza opposta. Negli ultimi vent’anni, circa il 10% dell’oceano – più di 37 milioni di chilometri quadrati – è diventato più chiaro.

La mappa dell'oscuramento degli oceani
Le aree in rosso indicano le regioni in cui gli oceani stanno diventando più scuri, le blu indicano le regioni in cui stanno diventando più chiari (Foto: T. W. Davies, T. Smyth, Darkening of the Global Ocean, Global Change Biology, 2025)

Cos’è la zona fotica e perché si sta assottigliando

La quantità di luce presente nelle acque superficiali dell’oceano influenza direttamente le interazioni ecologiche negli ecosistemi marini. Un oceano più oscuro, quindi, potrebbe avere implicazioni fondamentali per la vita marina – e di conseguenza anche per la nostra.

Le zone “illuminate” sono una piccolissima parte dell’oceano: oltre i mille metri di profondità si nasconde un mondo completamente oscuro, che racchiude oltre il 70% del volume oceanico e che abbiamo appena iniziato ad esplorare. La zona eufotica, quella in cui c’è abbastanza luce per supportare la fotosintesi, si trova entro i 200 metri di profondità – e nonostante rappresenti appena il 2% del volume degli oceani globali, questa sottile striscia di mare (che corrisponde alla zona epipelagica) ospita circa il 90% degli organismi marini.

L’oscuramento degli oceani, spiegano i ricercatori, si verifica quando alcuni cambiamenti nelle proprietà ottiche dell’oceano riducono la profondità delle sue zone fotiche, assottigliando la sottile fascia di luce da cui dipendono la maggior parte delle specie marine che conosciamo, dal plancton alle balene.

Come spiega il Professor Tim Smyth, Responsabile scientifico per la biogeochimica marina e le osservazioni presso il Plymouth Marine Laboratory,

“Se la zona fotica si riduce di circa 50 metri in ampie zone dell’oceano, gli animali che hanno bisogno di luce saranno costretti ad avvicinarsi alla superficie, dove dovranno competere per il cibo e le altre risorse di cui hanno bisogno. Questo potrebbe portare a cambiamenti fondamentali nell’intero ecosistema marino”.

Oceano più scuro: i risultati della ricerca

I ricercatori hanno usato i dati satellitari dell’Ocean Colour Web della NASA, che suddivide l’oceano globale in una serie di pixel di 9 km, che gli hanno permesso di osservare i cambiamenti sulla superficie dell’oceano con estrema precisione. Grazie a un algoritmo capace di misurare la luce nell’acqua di mare, poi, hanno definito la profondità della zona fotica in ciascuna località.

I cambiamenti più evidenti sono quelli osservati nell’Atlantico settentrionale, intorno all’Artico e in Antartide: queste aree, spiegano gli scienziati, stanno subendo il fenomeno in maniera più pronunciata a causa del cambiamento climatico. L’oscuramento è diffuso anche nelle regioni costiere e nei mari chiusi, come il Mar Baltico: qui, le piogge trasportano sedimenti e nutrienti dalla terraferma al mare, stimolando la crescita del plancton e riducendo la disponibilità di luce.

Nel Regno Unito, spiegano i ricercatori di Plymouth, il quadro è contrastante: mentre le aree del Mare del Nord e del Mar Celtico, le coste orientali di Inghilterra e Scozia, le coste del Galles e gli elementi settentrionali del Mare d’Irlanda sono diventati più scuri negli ultimi due decenni, il Canale della Manica e le zone a nord delle Isole Orcadi e delle Shetland sono diventate più luminose.

L'oceano diventa più scuro: le zone più colpite
I cambiamenti più evidenti si hanno nell’Atlantico settentrionale, intorno all’Artico e in Antartide, ma anche i mari chiusi come il Mar Baltico stanno subendo il fenomeno in maniera molto pronunciata (Foto: T. W. Davies, T. Smyth, Darkening of the Global Ocean, Global Change Biology, 2025)

Il possibile impatto sugli ecosistemi

Secondo i ricercatori, i cambiamenti in prossimità delle coste sono probabilmente il risultato di un aumento di nutrienti, materiale organico e sedimenti causato da fattori come il deflusso agricolo e l’aumento delle precipitazioni. Nell’oceano aperto, invece, i cambiamenti sono dovuti a fenomeni che vanno dalla dinamica delle fioriture algali alle variazioni della temperatura superficiale del mare, che hanno ridotto la penetrazione della luce nelle acque superficiali.

Sebbene le implicazioni precise di questo oscuramento dell’oceano non siano del tutto chiare, i ricercatori affermano che potrebbero avere ripercussioni su un numero enorme di specie marine, e non solo. Come spiega Dottor Thomas Davies, Professore associato di conservazione marina,

“I nostri risultati dimostrano che tali cambiamenti causano un oscuramento diffuso che riduce la quantità di oceano disponibile per gli animali che dipendono dal sole e dalla luna per la sopravvivenza e la riproduzione. Anche noi dipendiamo dall’oceano e dalle sue zone fotiche per l’aria che respiriamo, per il pesce che mangiamo, per la nostra capacità di combattere i cambiamenti climatici e per la salute e il benessere generale del pianeta. Tenendo conto di tutto questo, i nostri risultati rappresentano un serio motivo di preoccupazione”.

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Cos'è la zona fotica e perché è fondamentale per la salute degli oceani
L’assottigliamento della zona fotica, avvertono gli scienziati, potrebbe avere ripercussioni su un’enorme numero di specie: questa sottile fascia illuminata, infatti, ospita il 90% della vita marina (Foto: Envato)

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