Bologna utilizza un digital twin per preservare la storica torre citata da Dante, combinando tecnologia avanzata e conservazione del patrimoni

Nel cuore di Bologna, dove il tempo sembra essersi fermato tra i portici medievali e le torri che sfidano i secoli, un progetto avveniristico sta ridisegnando il modo in cui proteggiamo il nostro patrimonio. La Torre Garisenda, con la sua inconfondibile inclinazione che ha ispirato persino Dante Alighieri, non è più soltanto un monumento del passato, ma è diventata un laboratorio vivente di innovazione.
La torre fu costruita in muratura intorno all’anno 1109 dalla famiglia Garisendi, un influente casato di cambiatori di fede guelfa. In origine, la sua altezza era di circa sessanta metri, ma venne successivamente ridotta a quarantotto per ordine del despota Giovanni Visconti. Tale intervento si rese necessario a causa dei precoci e significativi cedimenti strutturali dovuti alla scarsa capacità meccanica e portante del terreno di fondazione. Per lo stesso motivo, l’inclinazione della torre aumentò notevolmente, raggiungendo una sporgenza del vertice di 3,22 metri e un’inclinazione di quattro gradi, decisamente pericolosi.
Tra pietre antiche e bit moderni per avanzare nel futuro
Camminando oggi in Piazza di Porta Ravegnana, lo sguardo viene inevitabilmente catturato dalla Garisenda, la “torre pendente” di Bologna che da oltre nove secoli sfida le leggi della fisica. Ma ciò che rende davvero speciale questo monumento oggi non è visibile a occhio nudo: è il suo gemello digitale, una riproduzione virtuale così precisa e dinamica da poter prevedere il suo futuro.
Questo straordinario progetto nasce dall’incontro tra la sapienza ingegneristica italiana e le più avanzate tecnologie mondiali. Da un lato, il Comune di Bologna e l’Alma Mater Studiorum, l’università più antica d’Europa, custodi della memoria storica e strutturale della torre; dall’altro, i supercomputer del consorzio CINECA e le soluzioni di intelligenza artificiale della società californiana NVIDIA, normalmente utilizzate per simulazioni climatiche o progettazioni aerospaziali.
Come funziona questa modernissima magia tecnologica?
Il segreto sta in una rete invisibile di sensori che avvolge la torre come un delicato abbraccio protettivo. Questi dispositivi, simili a quelli che monitorano i ponti più moderni, raccolgono dati incessantemente: ogni millimetro di movimento, ogni variazione di umidità nelle pietre antiche, ogni vibrazione causata dal traffico o dal vento viene registrata e analizzata.
Ma la vera rivoluzione sta nella capacità di prevedere ciò che potrebbe accadere. Grazie alla potenza di calcolo dei supercomputer e agli algoritmi di machine learning, il gemello digitale può simulare decine di scenari diversi: come reagirà la torre a un terremoto di media intensità? Che cosa succederà quando le temperature estive supereranno i 40 gradi? Quali effetti avranno sulla Garisenda i prossimi venti di burrasca?
Dalla teoria alla pratica: quando la tecnologia salva la storia
L’utilità di questo sistema si è già dimostrata in occasione dei recenti lavori di consolidamento. Mentre i tecnici installavano i sostegni provvisori per garantire la sicurezza della torre, il gemello digitale ha permesso di testare virtualmente diverse soluzioni, individuando quella ottimale senza bisogno di costosi e rischiosi interventi a tentativi.
Francesco Ubertini, ingegnere e presidente del CINECA, ha sottolineato la bontà del progetto del digital twin per la Torre Garisenda:
“La collaborazione tra il Comune di Bologna, l’Università e il nostro consorzio rappresenta un esempio perfetto di come l’integrazione di tecnologie avanzate, come i sensori e i supercomputer, possa contribuire in modo determinante alla conservazione e alla protezione del nostro patrimonio storico. Grazie a questi strumenti, siamo in grado di monitorare costantemente la struttura e simulare diversi scenari futuri, prevedendo potenziali problemi e intervenendo preventivamente, riducendo così il rischio di danni irreparabili”.
Un modello per l’Italia, però esportabile in tutto il mondo
L’esperimento della città petroniana sta attirando l’attenzione a livello internazionale. Località come Venezia, che combatte da secoli contro l’acqua alta, o Pisa, con la sua torre miracolosamente stabilizzata, stanno già valutando applicazioni simili. Ma le potenzialità vanno oltre i singoli monumenti: immaginiamo interi centri storici mappati digitalmente, dove ogni edificio racconta in tempo reale il suo stato di salute.
Certo, rimangono sfide importanti da affrontare. I costi di realizzazione e manutenzione di questi sistemi sono elevati, e servono competenze specializzate. Ma il caso della Garisenda dimostra che, quando istituzioni pubbliche, università e aziende high-tech collaborano, i risultati possono superare le più rosee aspettative.
Oltre la conservazione: nuove forme di fruizione per la gente
Il gemello digitale potrebbe presto aprire nuove frontiere anche per i visitatori. Già si parla di esperienze di realtà aumentata che permetteranno ai turisti di vedere “sotto la pelle” della torre, osservandone la struttura interna o rivivendo momenti della sua storia millenaria.
Mentre il sole del tramonto accarezza le pietre rosate della Garisenda, è difficile non emozionarsi pensando che questa torre, nata nel Medioevo come simbolo di potere, sia oggi diventata un ponte tra passato e futuro. Un futuro in cui la tecnologia non sostituirà la storia, ma la preserverà per le generazioni che verranno.
E così, mentre Bologna continua a scrivere la sua storia, la Garisenda, sia nella sua forma fisica che in quella digitale, rimane lì, silenziosa testimone del tempo, ma ora con un alleato in più nella sua battaglia contro l’oblio.
La messa in sicurezza della Torre Garisenda a Bologna












