Da Heremos biosensori in grado di raccogliere dati di grande qualità e in quantità 40 volte superiore rispetto ai tradizionali dispositivi indossabili

E se la tragedia personale potesse innescare un’innovazione tale da cambiare il futuro della medicina? Per i fondatori di Heremos, i fratelli Giulia e Alessandro Di Tomaso, la domanda non è solo teorica: è la loro realtà.
La loro storia inizia con l’estenuante battaglia della madre contro la leucemia mieloide acuta (LMA). Quattordici anni fa, la diagnosi fu accompagnata alla triste previsione di un tasso di sopravvivenza pari soltanto al 15 per cento. Seguirono cinque anni senza tregua, 15 mesi trascorsi in ospedale, la partecipazione a quattro diversi studi clinici.
Ciononostante, in questo processo travagliato e doloroso, Giulia e Alessandro hanno trovato non soltanto forza e speranza ma anche uno scopo trainante di ricerca: trovare una soluzione per migliorare la raccolta e l’estrazione di informazioni dai dati raccolti sui pazienti arruolati nei trial clinici.
Heremos nasce da un’esperienza profondamente personale. È più di un business: è una missione che intende affrontare una delle sfide più significative nello sviluppo di farmaci: lo studio clinico. Ogni ritardo in questa fase comporta esternalità gravi quali tempo perso, speranze deluse e costi sconcertanti. Secondo alcune stime, le aziende farmaceutiche possono registrare mancati ricavi fino a 8 milioni di dollari al giorno quando i trial clinici subiscono ritardi o vengono sospesi. Per Heremos, questa non è soltanto una statistica: è una call to action.

La raccolta di dati grezzi e l’estrazione di nuovi biomarcatori come la quantificazione del dolore
La soluzione di Heremos combina hardware all’avanguardia e intelligenza artificiale per trasformare il modo in cui vengono condotti gli studi clinici. Heremos ha sviluppato dei biosensori di livello medico in grado di effettuare un monitoraggio continuo, raccogliendo una sorprendente quantità di dati di elevata qualità, 40 volte superiore in quantità rispetto ai tradizionali dispositivi indossabili. I dati grezzi raccolti vengono elaborati tramite una piattaforma proprietaria basata sull’intelligenza artificiale per estrarre biomarcatori digitali. Questi ultimi sono essenzialmente le impronte digitali dei processi fisiologici.
Heremos ha già raggiunto traguardi importanti. La start-up ha sviluppato 27 biomarcatori digitali per la valutazione dell’attività cardio-polmonare, testati su 45 pazienti affetti da BPCO Attualmente è in fase di validazione clinica su 200 pazienti un biomarcatore digitale per la caratterizzazione del dolore nocicettivo, il dolore che si manifesta in seguito ad un trauma ed è causato da lesioni tessutali.
Quali sono le implicazioni? Il perché di una riduzione dei costi e di nuovi target farmacologici
Accelerando i processi di sperimentazione clinica, Heremos mira a ridurre i rischi, tagliare i costi e raddoppiare il numero di potenziali target farmacologici. Per le aziende farmaceutiche e le organizzazioni di ricerca a contratto (CRO), questa tecnologia rappresenta un enorme opportunità. Le partnership di Heremos forniscono un’ampia offerta di servizi: dall’interpretazione dei dati grezzi, all’accesso al data lake proprietario in continua crescita, una risorsa con un potenziale enorme sull’ottimizzazione degli studi clinici farmacologici e biomedici.
Il prossimo futuro ha in serbo numerosi traguardi: il lancio del prodotto in Europa, la certificazione FDA, l’ampliamento dei biomarcatori digitali.
Ma al di là dei numeri, la storia di Heremos è una storia di resilienza e innovazione. Un team con una profonda esperienza, che spazia dal data science, allo sviluppo full-stack e alla sicurezza, è unito da una visione condivisa per trasformare ciò che è stata una dolorosa esperienza personale per fortuna conclusasi positivamente, in un percorso di progresso e trasformazione per tutto il settore healthcare. Non si tratta solo di trasformare gli studi clinici; si tratta di costruire un patrimonio di conoscenze e soluzioni capaci di evitare difficoltà, sofferenza e incertezza che milioni di famiglie, come quella di Giulia e Alessandro, vivono in prima persona.

Oltre gli studi clinici: una nuova frontiera per implementare le prestazioni atletiche degli sportivi
La tecnologia di Heremos non si ferma agli studi clinici. Gli stessi biosensori di precisione e la stessa piattaforma AI proprietaria impiegati nelle sperimentazioni cliniche stanno aprendo nuovi orizzonti di ottimizzazione delle prestazioni atletiche. Si pensi ai dati che possono essere forniti da strumenti di telemetria di livello ospedaliero tramite un dispositivo indossabile che raccoglie 40 volte più dati rispetto agli strumenti standard. Questo è ciò che Heremos sta portando nel mondo degli sport da competizione.
La piattaforma fornisce indici clinici e biomarcatoriutilizzabili per decisioni mirate, consentendo agli allenatori di progettare regimi su misura che massimizzano le prestazioni degli atleti salvaguardando i tempi di recupero e la dieta. Per gli atleti, ciò significa una capacità senza precedenti di monitorare non solo la propria condizione fisica ma anche lo stress emotivo e fisiologico, fattori critici che possono creare o distruggere i risultati di gara.

Collegare scienza dello sport e assistenza sanitaria: il caso dei piloti della serie Superbike
Il nuovo proof of concept sono i piloti della Superbike. Nel corso di un anno, Heremos ha monitorato i motociclisti di Superbike durante gli allenamenti, i test e le gare del Campionato Italiano Velocità. Il loro sistema non si limita a monitorare gli stati fisici, ma si estende anche all’interpretazione e quantificazione degli stati emotivi utilizzando biomarcatori digitali volti a caratterizzare lo stress psicofisico dell’atleta.
Fornendo informazioni una volta accessibili solo in contesti clinici, Heremos consente agli atleti di raggiungere nuovi livelli di prestazioni. Un ulteriore esempio di come una visione dirompente consenta di sfruttare i dati per migliorare la vita, sia sul campo, che in pista che in ambiente clinico.
Heremos è, infatti, più di una start-up: è una storia personale con un impatto globale. Dalla rivoluzione degli studi clinici alla ridefinizione delle prestazioni atletiche, Heremos sta dimostrando che i dati hanno il potere di curare, ottimizzare e aprire nuove opportunità per tutto ciò che ha a che fare con la salute e la cura.
Giulia e Alessandro Di Tomaso con il tutto il team di Heremos sono dei mavericks e degli e innovatori. Incarnano la missione e l’etica della Fondazione Maverx Biomedical Futures. Con sede a Mirandola, nel cuore della Biomedical Valley italiana, la fondazione continua l’eredità di Mario Veronesi, l’imprenditore visionario, i cui approcci pionieristici hanno dato vita al fiorente distretto biomedicale della regione Emilia Romagna.
La Fondazione Maverx è più di un tributo; è un catalizzatore di progresso. Impegnata a promuovere una cultura imprenditoriale e orientata all’innovazione, considera questa missione una forma di la responsabilità sociale. Attraverso il mentoring, la formazione e le partnership, la fondazione coltiva la collaborazione con startup come Heremos e aziende del network di Biomedical Valley e oltre. Collegando le competenze locali con le reti internazionali, la Fondazione Maverx promuove processi di valore creando sinergie e attraendo nuovi progetti affinchè Mirandola rimanga un polo di innovazione biomedicale riconosciuto nel mondo.
Il pitch di Giulia Di Tommaso di Heremos a “Biomedical Valley” a Mirandola (Modena)
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