Un nuovo capitolo di ricerca ambientale e tutela per il remoto arcipelago sub-antartico, dove scienza, geopolitica e innovazione si intrecciano

(Foto: Steven Chown)
Dopo oltre vent’anni di assenza, l’Australia torna a Heard Island e alle vicine isole McDonald, un arcipelago remoto nel cuore dell’Oceano Indiano meridionale. Si tratta di un territorio esterno australiano, situato a circa 4.000 chilometri da Hobart, che ospita un ambiente di straordinaria rilevanza ecologica. Con i suoi dodici ghiacciai, la presenza dell’unico vulcano attivo sotto la bandiera australiana, il Big Ben, e con colonie di pinguini e foche di dimensioni impressionanti, Heard Island rappresenta un laboratorio naturale unico al mondo.
L’Australian Antarctic Division (in sigla AAD) ha lanciato per il settembre 2025 una campagna di ricerca che prevede due spedizioni a bordo del rompighiaccio RSV Nuyina. La missione ha un obiettivo scientifico e ambientale di ampio respiro: monitorare la biodiversità, valutare lo stato dei ghiacciai e analizzare l’ecosistema marino. A ciò si aggiunge una forte valenza geopolitica, legata alla necessità di riaffermare la sovranità e la responsabilità dell’Australia nella gestione di un’area riconosciuta come Patrimonio Mondiale dall’UNESCO.
“Questi territori illustrano alcuni degli ecosistemi più incontaminati e dinamici del pianeta, dove i processi naturali si manifestano senza quasi alcuna interferenza umana”,
ha ricordato Annette Dunkley, direttrice del dipartimento Protected Areas and Species della AAD.

(Foto: Pete Harmsen)
Una vera ricerca sul campo tra ghiacciai e colonie di fauna
Il ritorno a Heard Island permette di colmare un vuoto di conoscenze durato decenni. La spedizione si concentra infatti sullo studio di uccelli marini minacciati, di popolazioni di foche e sull’analisi delle dinamiche di ritiro glaciale.
Il “Voyage One” di settembre, della durata di dieci giorni, si concentra su rilievi terrestri e prime campagne di monitoraggio. Il “Voyage Two”, prevista a dicembre, prolungherà la permanenza a venticinque giorni, approfondendo gli studi marini e gli aspetti legati alle comunità vegetali.
Il coordinamento operativo non è banale. Heard Island si trova nelle cosiddette “furious fifties”, latitudini caratterizzate da venti persistenti e precipitazioni estreme. I campi base temporanei, come quello di Atlas Cove, sono stati progettati con soluzioni innovative: serbatoi d’acqua trasformati in moduli abitativi, dotati di isolamento, finestre e porte, trasportati sul posto mediante elicotteri.
“È un ambiente estremamente sfidante, con condizioni meteorologiche che possono cambiare drasticamente da un capo all’altro dell’isola”,
ha spiegato Marty Passingham, coordinatore delle operazioni sul campo.
Per questo motivo, gli scienziati saranno dotati di camping cache, kit di sopravvivenza capaci di assicurare autonomia per più giorni anche in condizioni estreme.

(Foto: AAD)
La minaccia dell’influenza aviaria e i protocolli di sicurezza
Uno dei temi più delicati della missione riguarda il rischio di diffusione del virus dell’influenza aviaria H5, che ha già decimato colonie di uccelli e mammiferi marini nelle isole sub-antartiche francesi di Kerguelen e Crozet, distanti appena 450 chilometri.
La biologa della fauna selvatica Julie McInnes, in partenza con la squadra di lavoro dedicata agli uccelli marini, ha chiarito l’approccio:
“Useremo elicotteri e droni per una prima ricognizione dall’alto, valutando eventuali mortalità nelle specie più grandi come le foche elefante. In caso di segnali sospetti, procederemo con campionamenti mirati, adottando tutte le precauzioni necessarie”.
La paura è che un’eventuale introduzione del virus possa compromettere la sopravvivenza di colonie straordinarie come quella di oltre un milione di pinguini macaroni o pinguini fronte dorata che popolano l’isola. Per questo motivo, i protocolli di biosicurezza sono stati rafforzati: ispezioni dei materiali a Hobart con cani anti-roditori, kit di abbigliamento dedicati privi di velcro (per evitare il trasporto di semi o parassiti), disinfezione di attrezzature e rigorosa separazione dei campi dalle colonie faunistiche.
“Qualsiasi diffusione del virus indotta dall’uomo avrebbe conseguenze devastanti. Abbiamo predisposto un piano specifico di risposta, con scenari e azioni calibrate per ridurre al minimo i rischi”,
ha aggiunto Kirsten Leggett, direttrice della sezione Environmental Management dell’Australian Antarctic Division.

(Foto: Kerry Steinberner)
Laboratorio naturale per capire il cambiamento climatico
L’interesse scientifico di Heard Island e delle McDonald Islands non si limita alla biodiversità. L’arcipelago ospita i ghiacciai più settentrionali di tutta l’Australia, un elemento chiave per lo studio del cambiamento climatico. Misurare la velocità di ritiro e correlare i dati con l’attività vulcanica del Big Ben permette di comprendere meglio l’interazione tra fattori geologici e climatici.
Secondo Steven Chown, direttore del programma Securing Antarctica’s Environmental Future (il cui acronimo è SAEF),
“queste isole rappresentano uno dei più grandi patrimoni ambientali australiani. Sono ecosistemi quasi intatti che ci consentono di osservare in diretta gli effetti del riscaldamento globale su specie e habitat. Il nostro obiettivo è documentare i cambiamenti e proporre strumenti concreti per proteggere un patrimonio globale”.
La collaborazione con il progetto SAEF prevede anche studi sul benthos marino e sull’evoluzione delle comunità vegetali terrestri, compresi muschi e licheni che prosperano in un ambiente estremo e mutevole.

(Foto: Matt Curnock)
Della sovranità, geopolitica e gestione di un mare protetto
La spedizione 2025 ha anche una dimensione politica. A gennaio l’Australia ha ampliato la riserva marina che circonda Heard e McDonald Islands, mettendo sotto protezione quasi il 90 per cento della propria zona economica esclusiva. In un contesto globale in cui la gestione degli oceani è sempre più cruciale, riaffermare la presenza in questo territorio remoto significa rafforzare la sovranità nazionale e il ruolo dell’Australia nella governance ambientale internazionale in una prospettiva innovativa.
Il Governo di Canberra è consapevole che il mantenimento della World Heritage Area e della riserva marina richiede continuità scientifica e capacità operativa. L’impiego della RSV Nuyina, nave ammiraglia della flotta australiana, è un segnale chiaro della volontà di investire in ricerca polare, non soltanto in Antartide, ma anche nelle più o meno vicine isole sub-antartiche.
Un’innovativa sfida logistica e umana di grande portata
L’organizzazione della missione ha richiesto mesi di preparazione. Le condizioni climatiche, con piogge fino a due metri l’anno e venti incessanti, mettono a dura prova uomini e mezzi. Ogni carico è sottoposto a controlli accurati, ogni spostamento dipende dalla disponibilità di finestre meteorologiche favorevoli.
Il lavoro di squadra è fondamentale: sei gruppi scientifici collaborano con logistici, piloti di elicottero, marinai e specialisti di biosecurity. In un contesto tanto remoto, l’errore non è contemplato. Ogni tenda, generatore o kit medico è pianificato e imballato secondo rigidi standard di sicurezza.
Il ritorno a Heard Island non è soltanto un’impresa tecnica, ma anche un’esperienza umana. Per i ricercatori coinvolti significa affrontare uno dei luoghi più isolati e ostili del pianeta, ma anche contribuire a una delle missioni scientifiche più rilevanti dell’Australia degli ultimi decenni.

(Foto: Stephen Brown)
Un patrimonio per le generazioni future, australiane e no
Guardando al futuro, Heard Island e le McDonald Islands si confermano non soltanto come territorio remoto, ma come un patrimonio naturale di importanza mondiale. Il ritorno degli scienziati australiani segna l’inizio di una nuova fase di conoscenza e responsabilità.
Se i dati raccolti sapranno guidare politiche di conservazione più incisive e alimentare la consapevolezza dell’opinione pubblica, la campagna del 2025 potrà essere ricordata come il momento in cui una grande Nazione ha rinnovato il proprio impegno verso una scienza al servizio del pianeta.
Come ha affermato il dottor Aleks Terauds, responsabile del progetto,
“comprendere lo stato attuale e le tendenze di ecosistemi e fauna è essenziale per garantire la gestione nel lungo periodo di quest’area unica al mondo. Non si tratta soltanto di ricerca, ma di custodire un’eredità per il futuro”.
Ecco tre approfondimenti che potrebbero interessarti:
Tecnologie smart per la salvaguardia delle Isole Ashmore e Cartier
Macquarie Island, rilanciare la scienza nel Sud estremo del mondo
Terre Australi e Antartiche Francesi tra ricerca, biodiversità e tutela

(Foto: Fred Belton)


