I prodotti per l’igiene personale rilasciano un’enorme quantità di inquinanti: secondo i ricercatori, potrebbero essere più pericolosi di quanto pensiamo

Quando utilizziamo un profumo o un deodorante spray, l’aria delle nostre case si popola di un’enorme quantità di particelle inquinanti, in alcuni casi più numerose di quelle che si respirano all’aperto in una città molto trafficata. È quello che emerge da un nuovo studio dell’EPFL, che ha rivelato l’impatto di cinque prodotti di uso comune che vengono normalmente utilizzati in ambienti chiusi.
I ricercatori si sono concentrati su alcuni prodotti per l’igiene personale molto utilizzati, tra cui un deodorante spray e una lozione per le mani, e hanno scoperto che il loro uso rilascia nell’aria un cocktail di oltre 200 composti organici volatili che possono penetrare in profondità nei nostri polmoni.
Deodoranti e profumi rilasciano composti volatili organici
Profumi, creme e deodoranti fanno parte della nostra quotidianità da secoli: unguenti profumati e oli essenziali erano utilizzati sin dai tempi dell’Antico Egitto, e già Plinio il Vecchio poteva descrivere sofisticati rimedi per la cura del corpo, ma è soltanto dal XIX secolo che iniziano a farsi strada sul mercato prodotti specifici come cosmetici e deodoranti, il più delle volte formulati con ingredienti sintetici.
Il primo deodorante commerciale a base di zinco risale alla fine dell’Ottocento, mentre il primo shampoo sintetico vede la luce nel 1930, sotto il marchio Drene di Procter & Gamble. Sono passati appena cent’anni dall’avvento dei prodotti per l’igiene personale per come li conosciamo – e in effetti non li conosciamo poi così bene.
Un nuovo studio dell’EPFL ha rivelato che questi prodotti di uso quotidiano hanno un impatto notevole sulla qualità dell’aria in casa. Quando vengono utilizzati in ambienti chiusi e non arieggiati, lozioni e profumi rilasciano nell’aria un cocktail di oltre 200 composti organici volatili (VOC), che entrando in contatto con l’ozono possono produrre nuove sostanze inquinanti capaci di penetrare in profondità nei nostri polmoni.
La ricerca, pubblicata su “Environmental Science & Technology Letters”, prende avvio da una lista della spesa apparentemente innocua: deodorante roll-on, deodorante spray, lozione per le mani, profumo e shampoo secco spray dei marchi leader del mercato, disponibili nei principali negozi in Europa e altrove.

Igiene personale ed emissioni: l’esperimento
Il progetto di ricerca, guidato da Tianren Wu e sviluppato in collaborazione con ricercatori tedeschi e svedesi, si basa su molteplici esperimenti che simulano l’uso di questi prodotti per l’igiene personale in un ambiente interno. Per ricostruire le condizioni reali di utilizzo, i ricercatori hanno utilizzato le camere ambientali del laboratorio Human-Oriented Built Environment Lab (HOBEL) dell’EPFL a Friborgo, delle strutture sperimentali che assomigliano a normalissime stanze, ma che consentono un controllo e un monitoraggio precisi della qualità dell’aria interna.
In un primo test, i ricercatori hanno ricostruito le condizioni tipiche dell’applicazione dei prodotti per l’igiene personale, monitorando attentamente la qualità dell’aria. Nel secondo esperimento, hanno aggiunto all’equazione una certa quantità di ozono, un gas presente nell’ambiente esterno durante i mesi estivi che può infiltrarsi in casa dalle finestre aperte o essere prodotto da fonti interne come stampanti 3D e lampade UV.
I prodotti sono stati applicati su salviette Kimwipes o su lastre di vetro: i materiali, fanno notare gli scienziati, sono rimasti nella camera soltanto per un’ora e non sono stati riscaldati fino a raggiungere la temperatura corporea. I risultati ottenuti, quindi, rappresentano lo scenario minimo di emissioni.
Concentrazioni più alte che in città fortemente inquinate
Il team guidato da Dusan Licina, professore assistente di ruolo all’EPFL alla guida dell’HOBEL, ha impiegato due anni per elaborare tutti i dati raccolti nel corso degli esperimenti. Nel primo caso, cioè senza la presenza di ozono, i prodotti per l’igiene personale hanno emesso oltre 200 COV, che si sono poi dissipati con la ventilazione.
Le molecole più abbondanti sono state l’etanolo e i monoterpeni, una classe di terpeni presente in diversi oli essenziali, ma ci sono anche acetaldeide, silossani e alcani come il butano. Quando poi entra in gioco l’ozono, la questione si complica ulteriormente: nella camera, infatti, non soltanto sono emersi nuovi composti organici volatili, ma anche nuove particelle, soprattutto nel caso di profumi e prodotti spray.
In questo caso, spiegano i ricercatori,le sostanze inquinanti superano le concentrazioni riscontrate in aree urbane fortemente inquinate come il centro di Zurigo. L’uso di questi prodotti in ambienti chiusi, infatti, può provocare eventi episodici di forte emissione, generando livelli di COV di uno o due ordini di grandezza superiori a quelli riscontrati all’esterno.

Un cocktail di inquinanti, soprattutto dagli spray
I prodotti spray producono emissioni significative di etanolo, mentre il profumo e lo spray per il corpo hanno fatto rilevare forti emissioni di glicole propilenico e glicole dipropilenico, utilizzati comunemente come solventi e profumatori nei prodotti cosmetici e per la cura personale.
La presenza di questi composti nei prodotti per l’igiene personale non è casuale, ma risponde a esigenze funzionali e di mercato. Come si legge nello studio:
“L’etanolo facilita l’evaporazione rapida, fornendo un’esplosione iniziale di fragranze, mentre il glicole propilenico e il glicole dipropilenico fungono da fissativi, prolungando l’evaporazione sul corpo”.
La dinamica delle emissioni non è la stessa per tutti i prodotti: profumi e lozioni spray hanno un impatto più immediato, rilasciando grandi quantità di COV che poi decadono; i deodoranti roll-on e le creme, invece, portano a emissioni relativamente stabili che si protraggono per l’intero intervallo analizzato, pari a un’ora.
I prodotti con il maggiore fattore di emissione restano quelli in forma spray, che producono soprattutto etanolo: negli spray per capelli e per il corpo l’alcol etilico rappresenta il 95 per cento delle emissioni, nei profumi l’84 per cento.
“Dobbiamo ridurre la nostra dipendenza da questi prodotti”
C’è poi la questione della reattività dell’ozono, che conduce alla rapida formazione di nuove particelle in quasi tutti i casi analizzati (fa eccezione il deodorante roll-on). Come spiega Dusan Licina:
“Alcune molecole ‘nucleano’, ovvero formano nuove particelle che possono coagularsi in particelle ultrafini più grandi che possono effettivamente depositarsi nei nostri polmoni. A mio parere, non comprendiamo ancora appieno gli effetti sulla salute di questi inquinanti, ma potrebbero essere più dannosi di quanto pensiamo, soprattutto perché vengono applicati vicino alla nostra zona di respirazione. Si tratta di un’area in cui sono necessari nuovi studi tossicologici”.
Secondo i ricercatori, per limitare l’effetto di questi prodotti sulla qualità dell’aria in casa, bisogna fare in modo che gli ambienti siano meglio ventilati, ma è anche necessario agire sulle nostre abitudini.
“So che è difficile da sentire, ma dobbiamo ridurre la nostra dipendenza da questi prodotti o, se possibile, sostituirli con alternative più naturali che contengano composti profumati a bassa reattività chimica”,
afferma Licina. E poi bisognerebbe iniziare a sensibilizzare i professionisti del settore medico e quelli che lavorano con i gruppi più vulnerabili su questi temi. Una cosa è sempre più chiara: c’è ancora molto da scoprire sul reale impatto dei nostri gesti quotidiani, e studi come questo sono importanti per costruire una nuova, necessaria, consapevolezza.
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