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Ecco come l’intelligenza artificiale cercherà energia nell’oceano

Il progetto Panthalassa mira a spostare i server in mare aperto, dove le onde possono alimentare nuovi nodi autonomi per l’inferenza dell’AI

Energia nell’oceano con Panthalassa, sistemi autonomi in mare aperto pensati per unire produzione rinnovabile, calcolo distribuito e nuove reti digitali alimentate dal moto ondoso
Tra mare mosso e nuvole basse, il nodo oceanico resta in posizione con cavi e antenne visibili; Panthalassa punta su unità autonome capaci di produrre energia dalle onde, trasformando il mare in fonte elettrica, spazio infrastrutturale e sistema naturale di raffreddamento per server AI (Foto: Panthalassa)

La prossima frontiera dell’intelligenza artificiale potrebbe non trovarsi in una nuova zona industriale, né in un campus hyperscale vicino a una grande dorsale elettrica. Potrebbe galleggiare in mare aperto, dove il moto ondoso diventa una fonte energetica continua e il raffreddamento dei server non richiede torri evaporative, chiller o grandi quantità d’acqua dolce. È questa la traiettoria proposta da Panthalassa, società statunitense di tecnologia oceanica ed energia rinnovabile che punta a integrare produzione elettrica e capacità di calcolo nello stesso sistema offshore.

Il progetto è tornato al centro dell’attenzione dopo l’annuncio di un round Series B da 140 milioni di dollari, guidato da Peter Thiel e partecipato, tra gli altri, da John Doerr, TIME Ventures di Marc Benioff, SciFi Ventures di Max Levchin, Super Micro Computer, Fortescue Ventures e diversi fondi specializzati. L’obiettivo dichiarato è completare un impianto pilota di produzione vicino a Portland, in Oregon, e accelerare il dispiegamento della serie Ocean-3, una famiglia di nodi autonomi progettati per eseguire inferenza AI in mare usando elettricità generata dalle onde.

La notizia va letta dentro un passaggio più ampio. I data center stanno diventando infrastrutture critiche non soltanto per il cloud, ma per modelli linguistici, agenti software, simulazioni scientifiche, servizi finanziari, cybersecurity e automazione industriale. Secondo le più recenti analisi dell’International Energy Agency, il consumo elettrico dei data center globali potrebbe più che raddoppiare entro il 2030, avvicinandosi a circa 945 terawattora annui. La componente legata all’AI cresce più rapidamente del resto, perché l’inferenza su larga scala moltiplica il numero di richieste elaborate da GPU e acceleratori dedicati.

In questo scenario, il problema non è soltanto produrre più chip. Serve energia disponibile, localizzabile, stabile, compatibile con tempi di autorizzazione realistici e con reti elettriche già sotto pressione. Le soluzioni oggi allo studio spaziano dal nucleare modulare ai contratti di fornitura rinnovabile, dalle centrali a gas dedicate fino a ipotesi più radicali, come data center in orbita o piattaforme offshore. La proposta di Panthalassa si inserisce proprio in questa categoria: non trasportare energia rinnovabile verso il calcolo, ma portare il calcolo dove l’energia è presente.

Energia nell’oceano con Panthalassa, soluzioni galleggianti per usare onde, mare aperto e raffreddamento naturale come base di nuove infrastrutture sostenibili per data center e AI
Trainato in acque costiere da una imbarcazione di supporto, il dispositivo mostra la propria architettura allungata e modulare; la fase di movimentazione evidenzia logistica navale, sicurezza e controllo, aspetti centrali per portare i nodi Panthalassa verso prove offshore (Foto: Panthalassa)

Il nodo offshore integra turbina, server e autonomia

Il cuore dell’architettura è un nodo galleggiante che combina generazione elettrica, infrastruttura computazionale e sistemi di controllo in un’unica unità offshore. Invece di limitarsi a catturare energia marina e inviarla alla terraferma, Panthalassa intende usarla direttamente a bordo per alimentare chip destinati all’inferenza. Il risultato elaborato, cioè il contenuto computazionale finale, viene poi inviato a terra tramite satelliti in orbita bassa, riducendo la dipendenza da cavi sottomarini e connessioni fisiche complesse.

La struttura descritta dalla società e dalla stampa specializzata è composta da una parte galleggiante, un corpo verticale sommerso e un sistema interno in grado di convertire il moto relativo tra onde e colonna d’acqua in energia meccanica. Il flusso viene convogliato verso turbine interne, che producono elettricità per i carichi di bordo. Il mare, al tempo stesso, diventa un ambiente di raffreddamento naturale, un aspetto cruciale perché la dissipazione termica rappresenta una delle voci più delicate nella progettazione dei data center AI.

La scelta di concentrare la piattaforma sull’inferenza non è secondaria. L’addestramento dei grandi modelli richiede cluster estremamente interconnessi, latenze ridotte, grande capacità di rete interna e manutenzione continua. L’inferenza, invece, può essere più distribuita: una volta che il modello è stato addestrato, molte richieste possono essere elaborate in nodi remoti, purché la latenza complessiva e l’affidabilità siano compatibili con il servizio. Panthalassa sembra quindi puntare su una forma di edge computing oceanico, dove il mare è insieme fonte energetica, spazio infrastrutturale e sistema termico.

“Ci sono tre fonti di energia sul pianeta con un potenziale di nuova capacità nell’ordine delle decine di terawatt: il solare, il nucleare e l’oceano aperto. Abbiamo costruito una piattaforma tecnologica che opera nelle regioni ondose più dense di energia del pianeta, lontano dalla costa, e trasforma questa risorsa in energia pulita e affidabile. Ora siamo pronti a costruire fabbriche, dispiegare flotte e fornire una nuova fonte sostenibile di energia per l’umanità”,

ha dichiarato Garth Sheldon-Coulson, cofondatore e CEO di Panthalassa.

La società afferma di aver lavorato per circa un decennio su generazione, propulsione, autonomia e capacità di calcolo in mare. I prototipi Ocean-1, Ocean-2 e Wavehopper, testati nel 2021 e nel 2024, avrebbero permesso di validare parti essenziali della piattaforma. La prossima fase è più ambiziosa: una serie pilota Ocean-3 nel Pacifico settentrionale, prevista nel 2026, per dimostrare capacità di inferenza AI e affinare il processo manifatturiero in vista di possibili dispiegamenti commerciali dal 2027.

Energia nell’oceano con Panthalassa, soluzioni galleggianti per usare onde, mare aperto e raffreddamento naturale come base di nuove infrastrutture sostenibili per data center e AI
Al crepuscolo, il modulo completo viene movimentato in area portuale accanto a gru e mezzi navali; Panthalassa combina produzione costiera e test in mare, una catena operativa pensata per rendere replicabili sistemi che uniscono generazione da onde e calcolo AI (Foto: Panthalassa)

Energia locale per evitare il collo di bottiglia della rete

Il dato più interessante non riguarda soltanto la generazione da onde, tecnologia studiata da decenni ma spesso frenata da costi, manutenzione e difficoltà di connessione. Riguarda il cambio di logica industriale. Molti progetti di energia marina falliscono o faticano perché devono portare elettricità dall’oceano alla rete terrestre, affrontando cavi, autorizzazioni, perdite, infrastrutture di approdo e integrazione con sistemi nazionali. Panthalassa rovescia il paradigma: usa energia remota per un carico computazionale anch’esso remoto.

È una scelta coerente con la fisica economica dell’AI. Trasportare elettroni su lunghe distanze può essere costoso; trasportare bit, in alcuni casi, lo è molto meno. Se il calcolo può essere eseguito dove l’energia è generata, la rete elettrica non deve necessariamente assorbire nuovi gigawatt di domanda locale. Restano aperti interrogativi su latenza, continuità operativa, manutenzione, sicurezza fisica, resilienza meteo-marina e impatto ambientale, ma il modello affronta uno dei problemi strutturali del settore: la congestione crescente tra domanda digitale e capacità elettrica disponibile.

La pressione sulle infrastrutture terrestri è già evidente. I grandi operatori cloud competono per connessioni alla rete, terreni, forniture di trasformatori, capacità di raffreddamento e permessi. In alcune aree, i progetti incontrano resistenze locali per consumo di suolo, rumore, uso d’acqua e impatto sulle tariffe elettriche. Un sistema offshore autonomo non elimina automaticamente questi problemi, ma li sposta su un piano diverso: logistica navale, normativa marittima, protezione degli ecosistemi, cybersecurity satellitare e gestione di flotte distribuite in ambienti difficili.

Panthalassa insiste sull’uso di materiali abbondanti, in particolare acciaio in lastre, e su una produzione in fabbriche costiere. L’obiettivo industriale è evidente: rendere i nodi ripetibili, modulari e costruibili in serie, anziché trattarli come prototipi unici. È lo stesso principio che ha trasformato molti comparti deep tech: la sostenibilità economica non nasce soltanto dall’invenzione, ma dalla capacità di standardizzare produzione, manutenzione, supply chain, software di controllo e processi di installazione.

“Il futuro richiede più capacità di calcolo di quanta possiamo immaginare. Le soluzioni extraterrestri non sono più fantascienza. Panthalassa ha aperto la frontiera oceanica”,

ha dichiarato Peter Thiel, sintetizzando la logica di un investimento che interpreta l’oceano come spazio infrastrutturale alternativo alla terraferma.

Energia nell’oceano con Panthalassa, piattaforme offshore che esplorano il potenziale delle onde per alimentare server, servizi digitali e applicazioni di intelligenza artificiale
Il gruppo di Panthalassa posa davanti alla sede aziendale; la crescita del progetto è sostenuta da un round Series B da 140 milioni di dollari, risorse destinate a completare un impianto pilota vicino a Portland e ad accelerare lo sviluppo dei nodi Ocean 3 per inferenza AI in mare aperto dal Pacifico settentrionale (Foto: Panthalassa)

La vera innovazione è accoppiare onde e inferenza AI

Il progetto non va confuso con un semplice data center galleggiante né con una centrale a onde tradizionale. La sua specificità è l’accoppiamento diretto tra produzione energetica rinnovabile e carico computazionale modulare. La piattaforma non deve vendere elettricità a una rete nazionale, ma trasformare energia locale in output digitale. È una forma di integrazione verticale che combina hardware marino, meccanica dei fluidi, gestione termica, satelliti, automazione, AI infrastructure e manifattura avanzata.

La scelta della trasmissione satellitare apre un ulteriore livello tecnologico. L’inferenza AI produce token, risultati, classificazioni, risposte, vettori o output applicativi che possono essere inviati a terra senza trasferire l’intero processo fisico. Questo non significa che ogni applicazione sia adatta. Servizi sensibili alla latenza estrema, processi mission critical in tempo reale o workload con enormi scambi di dati grezzi potrebbero restare meglio collocati vicino agli utenti o dentro data center terrestri. Ma una quota di elaborazioni batch, inferenza asincrona, generazione contenutistica o servizi distribuiti potrebbe essere compatibile con un’infrastruttura offshore.

Il modello richiama alcune tendenze già visibili nell’industria digitale. La prima è la ricerca di energia dedicata per l’AI, con hyperscaler e startup sempre più interessati a soluzioni fuori dagli schemi. La seconda è la modularizzazione del data center, che passa da grandi edifici statici a unità replicabili, containerizzate o integrate in sistemi energetici. La terza è la separazione tra luoghi di addestramento e luoghi di inferenza: i modelli possono nascere in cluster centralizzati e poi essere eseguiti in nodi distribuiti, anche lontani dai campus tradizionali.

È qui che si colloca il valore potenziale di Panthalassa. Se i nodi Ocean-3 riuscissero a dimostrare affidabilità, manutenzione sostenibile e costi competitivi, l’azienda potrebbe proporre un nuovo tipo di infrastruttura: una flotta di micro-impianti energetico-computazionali, capaci di operare in regioni marine ad alta densità ondosa. Il condizionale resta obbligatorio, perché tra prototipo e scala industriale esiste una distanza rilevante. Il mare è un ambiente corrosivo, dinamico, difficile da servire e soggetto a vincoli ambientali non trascurabili.

Energia nell’oceano con Panthalassa, soluzioni galleggianti per usare onde, mare aperto e raffreddamento naturale come base di nuove infrastrutture sostenibili per data center e AI
: Nel cuore della struttura, due tecnici osservano il grande cilindro interno illuminato da luci di servizio; Panthalassa sviluppa un sistema in cui meccanica, fluidi e controllo convergono, perché energia delle onde, autonomia operativa e capacità computazionale devono funzionare come un unico insieme (Foto: Panthalassa)

Manutenzione, ambiente e sicurezza restano i nodi aperti

Le criticità non mancano. La prima riguarda la manutenzione. Un data center terrestre permette accesso fisico, sostituzione rapida di componenti, controllo ambientale e ridondanze collaudate. Una piattaforma in mare aperto deve invece confrontarsi con corrosione, biofouling, tempeste, vibrazioni, usura meccanica, operazioni navali e tempi di intervento più lunghi. Ogni nodo dovrà quindi essere progettato con ridondanza, diagnostica predittiva, capacità di auto-posizionamento e procedure di recupero robuste.

La seconda questione è ambientale. Panthalassa sostiene che i suoi sistemi abbiano emissioni operative nulle e un impatto minimo sulla vita marina, ma sarà la fase pilota a fornire elementi più concreti. L’industria dovrà valutare rumore subacqueo, variazioni termiche locali, interazione con fauna marina, rotte di navigazione, pesca, aree protette e compatibilità con normative nazionali e internazionali. Anche quando una tecnologia è rinnovabile, la sua scalabilità richiede una verifica indipendente degli effetti cumulativi.

La terza riguarda la sicurezza. Portare calcolo AI in mare significa proteggere hardware, software, comunicazioni satellitari e integrità fisica delle piattaforme. Infrastrutture autonome e distribuite possono ridurre alcuni rischi di concentrazione, ma ne introducono altri: accessi non autorizzati, sabotaggio, perdita di asset, disturbi alle comunicazioni, cyberattacchi e difficoltà di audit. Per clienti industriali o istituzionali, la fiducia dipenderà non soltanto dall’energia disponibile, ma dalla qualità dei protocolli di sicurezza e continuità operativa.

“Il sistema autonomo di energia dalle onde di Panthalassa è un cambio di passo nel modo di affrontare il fabbisogno energetico globale e la generazione pulita. È una tripla opportunità: ne beneficiano i lavoratori, ne beneficiano le comunità e si crea un asset strategico che rafforza la leadership tecnologica americana”,

ha dichiarato John Doerr, investitore storico del settore tecnologico.

Il round da 140 milioni di dollari segnala che una parte rilevante del capitale tecnologico considera l’energia il vero collo di bottiglia della prossima fase AI. Non basta disporre di modelli migliori o chip più potenti: occorre una nuova geografia delle infrastrutture digitali. Panthalassa propone una geografia estrema, dove il data center non consuma territorio urbano o periurbano, ma si distribuisce in mare aperto, trasformando le onde in capacità computazionale.

La sfida, ora, sarà dimostrare che questa visione può uscire dalla categoria del progetto affascinante e diventare una piattaforma industriale replicabile. Se Ocean-3 confermerà le promesse, il settore potrebbe trovarsi davanti a un nuovo modello di infrastruttura AI a energia incorporata. Se invece emergeranno limiti di costo, affidabilità o impatto ambientale, il progetto resterà una delle molte scommesse radicali nate intorno alla fame energetica dell’intelligenza artificiale. In entrambi i casi, il messaggio è già chiaro: la competizione sull’AI non si giocherà soltanto nei laboratori software, ma anche nei luoghi dove sarà possibile alimentare, raffreddare e distribuire il calcolo del futuro.

Panthalassa, l’energia delle onde e il calcolo AI in mare aperto

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Prima del dispiegamento, il grande modulo sferico viene preparato a terra con cavi, tubazioni e sistemi ausiliari; Panthalassa propone nodi capaci di usare energia delle onde direttamente a bordo, trasformando la risorsa marina in potenza per calcolo AI senza passare dalla rete elettrica e dai colli di bottiglia locali (Foto: Panthalassa)

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