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Marie Byrd Land, ultima frontiera vergine tra scienza e geopolitica

Al centro dell’Antartide, una terra di nessuno diventa il nuovo campo di battaglia per la ricerca climatica e per interessi strategici globali

Marie Byrd Land: regione strategica per lo studio del riscaldamento globale, priva di sovranità nazionale e fondamentale per raccogliere dati sull’evoluzione della calotta antartica
Affioramenti rocciosi e masse glaciali nella Terra di Marie Byrd, fotografati durante una missione del DC-8 della NASA: queste aree inospitali accolgono strumenti scientifici automatizzati che raccolgono dati chiave sullo scioglimento dei ghiacci e sul comportamento del sottosuolo vulcanico
(Foto: NASA)

Mentre il mondo nel 2025 è diviso da conflitti e tensioni territoriali, esiste ancora un luogo dove nessuna bandiera sventola: è la Terra di Marie Byrd. Con i suoi 1,6 milioni di chilometri quadrati, un’area più vasta della superficie di Iran e Mongolia, questa regione dell’Antartide occidentale rappresenta l’ultimo grande territorio non reclamato del pianeta.

“È un caso unico nel diritto internazionale”,

spiega il professor Akiho Shibata, direttore del Polar Cooperation Research Centre giapponese.

“Mentre altre Nazioni hanno avanzato pretese sull’Antartide o su porzioni del suo territorio, questa zona è rimasta in un limbo giuridico che oggi la rende cruciale per la scienza globale”.

Dalle esplorazioni pionieristiche alla corsa scientifica

La storia della Marie Byrd Land è legata indissolubilmente alla figura dell’ammiraglio Richard Evelyn Byrd, il pioniere americano che negli Anni 20 e 30 del ventesimo secolo mappò la regione con voli storici. Le sue imprese ispirarono persino il governo Roosevelt a considerare una rivendicazione ufficiale, mai concretizzatasi.

Oggi, a quasi cento anni da quelle spedizioni, la zona è diventata un laboratorio a cielo aperto.

“Qui studiamo processi che riguardano l’intero pianeta”,

afferma la dottoressa Sarah Johnson, glaciologa del British Antarctic Survey.

“Dal 2020, abbiamo scoperto che il flusso di calore geotermico sotto la calotta è il 50 per cento più alto del previsto, con implicazioni drammatiche per lo scioglimento dei ghiacci”.

Marie Byrd Land: regione strategica per lo studio del riscaldamento globale, priva di sovranità nazionale e fondamentale per raccogliere dati sull’evoluzione della calotta antartica
Rappresentazione grafica di flussi d’acqua e vulcani sotto la calotta polare antartica: fiumi subglaciali e laghi in movimento modellano il paesaggio invisibile della Marie Byrd Land, influenzando stabilità, erosione e dinamiche dei ghiacciai come il Thwaites
(Foto: Zina Deretsky/NSF)

Il vulcanismo nascosto e la minaccia di Thwaites

Le ultime ricerche rivelano che sotto i ghiacci della Marie Byrd Land si nasconde una delle più vaste province vulcaniche attive della Terra. Una squadra internazionale guidata da alcuni atenei americani ha identificato nel 2024 almeno 138 punti caldi, alimentati da un pennacchio del mantello profondo 1.200 chilometri.

“Questo sistema vulcanico è la chiave per comprendere il comportamento del ghiacciaio Thwaites”,

spiega il professor Paul Winberry della Central Washington University.

“I nostri dati mostrano che il flusso termico sta accelerando lo scioglimento basale di 15 centimetri all’anno, molto più delle stime precedenti”.

La nuova corsa all’Antartide post trattato del 1959

Mentre il Trattato Antartico del 1959 vieta nuove rivendicazioni territoriali, le potenze mondiali stanno investendo massicciamente nella ricerca.

La Cina ha annunciato per il 2026 una nuova base mobile dotata di drone sottomarini, gli Stati Uniti hanno quintuplicato i fondi per il Programma Antartico e l’Unione Europea ha lanciato il progetto “Beyond Epica” per carotaggi profondi.

“Dietro alla facciata della cooperazione scientifica, c’è una competizione strategica”,

avverte il generale Michel Friedling, ex comandante delle forze spaziali francesi.

“Chi controllerà i dati sul clima e sulle risorse minerarie avrà un vantaggio geopolitico decisivo”.

Marie Byrd Land: vasto territorio antartico non reclamato, osservato da satelliti e missioni scientifiche per studiare i cambiamenti climatici e lo scioglimento dei ghiacci polari
Mappa dell’Antartide con indicazione delle rivendicazioni territoriali: la vasta Terra di Marie Byrd, ben visibile a sinistra, rimane l’unica area non reclamata da alcuno Stato, rendendola un unicum giuridico e geopolitico nel panorama internazionale
(Foto: CIA/Library of Congress)

Le bizzarre rivendicazioni di alcune micronazioni

In questo vuoto giuridico si sono inseriti curiosi tentativi di colonizzazione fai-da-te: il “Granducato di Westarctica” di Travis McHenry (2001), il “Regno di Finismund” (2015) e la “Repubblica Glaciale” (2022).

Tutte operazioni più simboliche che concrete, ma indicative del fascino che esercita questo territorio.

“Sono fenomeni interessanti dal punto di vista sociologico”,

commenta la professoressa Anne-Marie Brady dell’Università di Canterbury.

“Essi dimostrano come l’Antartide continui a catturare l’immaginario collettivo”.

La battaglia da 12 miliardi per i dati climatici

Il vero tesoro della Marie Byrd Land oggi non sono le risorse minerarie, ma le informazioni scientifiche. Secondo un rapporto dell’ONU del 2025.

ll 37 per cento dei modelli climatici globali si basa su dati antartici, le previsioni sull’innalzamento dei mari dipendono per il 60 per cento dagli studi sul Thwaites e il valore economico di questi dati supera i 12 miliardi di dollari annui.

“Stiamo parlando della banca dati più preziosa per il futuro dell’umanità”,

afferma il professor Carlo Barbante, direttore dell’Istituto di Scienze Polari del CNR.

“Per questo la comunità scientifica internazionale vigila attentamente sul rispetto del Trattato Antartico”.

Marie Byrd Land: laboratorio naturale estremo dove scienziati misurano il flusso di calore e l’erosione glaciale, cercando di prevedere gli effetti futuri sull’innalzamento dei mari
La stazione Byrd Base nel 2010, erede delle prime installazioni costruite dagli Stati Uniti negli Anni Cinquanta: le strutture sono oggi automatizzate, dotate di sensori e pannelli solari per operare anche durante i lunghi mesi di buio polare
(Foto: Eli Duke/Wikimedia Commons)

Le vere sfide tecnologiche della ricerca estrema

Operare nella Terra di Marie Byrd Land significa affrontare condizioni proibitive: temperature che toccano gli 80 gradi centigradi sotto lo zero termico, vento costante a 100 km orari e isolamento completo per almeno otto mesi l’anno.

“Le nostre nuove stazioni automatizzate rappresentano una rivoluzione”,

spiega l’ingegnere norvegese Lars Kullerud.

“Sistemi a energia eolica e solare combinata ci permettono di mantenere attivi i sensori tutto l’anno, con trasmissione dati via satellite in tempo reale”.

Marie Byrd Land: vasto territorio antartico non reclamato, osservato da satelliti e missioni scientifiche per studiare i cambiamenti climatici e lo scioglimento dei ghiacci polari
Il Monte Prince, uno dei rilievi più imponenti della Terra di Marie Byrd, svetta tra le distese ghiacciate dell’Antartide occidentale: il suo isolamento geografico lo rende un punto di riferimento per studi sismici e geologici nelle aree interne del continente
(Foto: Jane Beitler/Wikimedia Commons)

Il futuro oggi più incerto del “continente bianco”

Con il rapido cambiamento climatico, lo status della Terra di Marie Byrd, fin qui non appartenente a nessun Paese, potrebbe presto cambiare, tanto che c’è chi fa tre verosimili ipotesi.

Scenario scientifico: diventa una “Zona Speciale di Ricerca” sotto controllo ONU;
Scenario conflittuale: le potenze iniziano a contestare il Trattato Antartico;
Scenario economico: lo scioglimento dei ghiacci rende accessibili risorse minerarie.

“La posta in gioco è enorme”,

conclude il Segretario Generale dell’Antarctic and Southern Ocean Coalition, Claire Christian.

“Dobbiamo garantire che questa straordinaria riserva naturale rimanga al servizio di tutta l’umanità, non dei singoli interessi nazionali”.

Marie Byrd Land: area remota dell’Antartide occidentale, al centro di ricerche internazionali su geotermia, vulcani nascosti e instabilità dei grandi ghiacciai come il Thwaites
La piattaforma glaciale orientale di Thwaites (TEIS) e la lingua di ghiaccio di Thwaites nel 2013, poco dopo il collasso di quest’ultima. La perdita di coesione ha causato un’accelerazione del ritiro, evidenziata dal rosso al posto del blu: altri indicatori mostrano la linea di attacco e le zone di taglio a nord e a sud, dove il ghiaccio è in diretto contatto con la piattaforma

Un enorme patrimonio da preservare per il futuro

Mentre il mondo affronta le sfide del XXI secolo, la Terra di Marie Byrd si erge come simbolo di cooperazione internazionale e monito sui limiti dell’azione umana.

Tra ghiacciai che collassano, vulcani nascosti e una corsa silenziosa alla conoscenza, questa remota landa antartica potrebbe presto rivelarsi decisiva per il futuro del pianeta.

La domanda che resta aperta è: riuscirà la comunità globale a mantenerla come bene comune, o diventerà l’ultima frontiera della competizione geopolitica?

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Marie Byrd Land: area remota dell’Antartide occidentale, al centro di ricerche internazionali su geotermia, vulcani nascosti e instabilità dei grandi ghiacciai come il Thwaites
Veduta aerea di montagne e ghiacciai nella remota Terra di Marie Byrd, tra le ultime regioni inesplorate del pianeta: le missioni della NASA, come IceBridge del 2014, monitorano qui i cambiamenti della calotta antartica, fondamentali per prevedere l’innalzamento globale dei mari
(Foto: Michael Studinger/NASA)

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