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Prima dell’industria chimica: quando il guano era “oro bianco”

La guerra del guano, la rivolta dell’Isola di Navassa e il primo atto dell’imperialismo statunitense: un secolo di violenze in nome dei fertilizzanti

La guerra del guano: quando non esistevano i fertilizzanti sintetici
Minatori di guano sulle Isole Chincha, in Perù, nel 1865 (Foto: Bibliothèque nationale de France)

Nell’Ottocento, il guano era così pregiato da essere chiamato “oro bianco”. Allora non esistevano strumenti in grado di trasformare l’azoto atmosferico in azoto assimilabile dalla piante, perciò l’agricoltura faceva affidamento sui fertilizzanti naturali.

Il guano delle Isole Chincha, al largo del Perù, era considerato il migliore del mondo, in quanto molto ricco di azoto. Non appena europei e statunitensi ebbero modo di testare le proprietà del guano proveniente da queste piccole isole del Pacifico, si scatenò una brutale corsa all’accaparramento della preziosa risorsa. Un fenomeno che nel giro di pochi anni si allargò fino a toccare i Caraibi e le coste africane, e che malgrado il suo enorme costo umano non avrebbe comunque saziato la fame occidentale di fertilizzanti.

La “scoperta” del guano: le Isole Chincha diventano il centro del mondo

Quando, nel 1806, il naturalista e geografo Alexander von Humboldt tornò in Europa dal suo viaggio nell’America del Sud, portava con sé qualcosa che si sarebbe rivelato estremamente prezioso. Humboldt si accorse che le aree costiere del Perù concimate con il guano locale erano particolarmente rigogliose e approfondì la questione.

Scoprì quindi che le popolazioni native conoscevano da secoli le eccezionali proprietà degli escrementi degli uccelli marini. Il guano, “wanu” in lingua quechua, era così importante per l’agricoltura che la legge Inca prevedeva la pena di morte per chiunque uccidesse o disturbasse gli uccelli che lo producevano.

Le province del Tawantinsuyu si rifornivano nelle Isole Chincha, a venti chilometri dalla costa peruviana. Il guano che si accumulava sopra le rocce di queste tre piccole isole, si scoprì secoli dopo, era il migliore del mondo: oltre a ospitare un enorme numero di gabbiani, pellicani, e cormorani, le Chincha potevano contare su un clima secco e poco piovoso, che permetteva di preservare le proprietà del prezioso fertilizzante.

Humboldt consegnò dei campioni di guano delle Chincha ad alcuni scienziati parigini, “i migliori chimici analitici dell’epoca”. Così l’Europa scoprì l’“oro bianco”. Nel 1824, due barili di guano giunsero nelle mani di John S. Skinner, editore di American Farmer, che provvide a diffonderne alcuni campioni negli Stati Uniti. Nel 1840 arrivarono in Inghilterra i primi venti barili. Nei successivi 17 anni, il Regno Unito importò oltre 2 milioni di tonnellate di fertilizzante a base di guano.

Il governo peruviano decise di cedere i diritti per l’utilizzo e il commercio di questa risorsa a imprese britanniche, peruviane e francesi in cambio di parte del profitto. Risultato: fra il 1869 e il 1875 il guano rappresentava l’80% delle entrate fiscali del Paese. E le placide isole Chincha si trasformarono in un “piccolo regno di terrore”.

Fertilizzanti: quando le Isole Chincha erano il centro del mondo
Il geografo Gonçal de Reparaz i Ruiz scatta una foto agli uccelli produttori del prezioso guano delle Isole Chincha (Foto: Cartoteca digital de l’Institut Cartogràfic i Geològic de Catalunya)

1857-1871: le violenze di Navassa e la guerra del guano

Gli Stati Uniti, che nel frattempo avevano iniziato ad apprezzare molto il guano proveniente dalle isole del Pacifico, non si fecero da parte. Nel 1850, il Presidente Millard Fillmore affrontò la questione nel suo primo discorso sullo stato dell’Unione. Fillmore affermò che il guano era diventato un articolo così importante per il Paese che il Governo aveva il dovere di “impiegare tutti i mezzi in suo potere per far sì che tale articolo fosse importato nell’Unione a un prezzo ragionevole”.

È da queste premesse che nasce il primo atto dell’imperialismo USA, il Guano Islands Act, promulgato nel 1856. In base a questa legge federale, tutt’ora in vigore, gli USA hanno il diritto di rivendicare qualunque isola disabitata e non reclamata da altri Paesi su cui siano presenti depositi di guano. Gli Stati Uniti rivendicarono così oltre 100 isole tra il Pacifico e i Caraibi, tra cui l’Atollo di Midway, altre isole minori (Baker, Howland, Jarvis, Johnston, Kingman, Palmyra e Wake) e l’Isola di Navassa, che nonostante fosse stata reclamata già nel 1801 da Haiti appartiene tutt’oggi agli USA.

L’Isola di Navassa, reclamata nel 1857, passò alla storia per le inaudite violenze che vi si consumarono proprio a causa del guano. All’isola furono assegnati 15 dirigenti (bianchi) e circa 150 lavoratori (neri, molto spesso ex-schiavi), che venivano brutalmente sfruttati e maltrattati. Si giunse così, nel 1889, alla rivolta di Navassa: alcuni operai si ribellarono, uccidendo diversi supervisori bianchi.

Nel frattempo anche la potenza coloniale spagnola era tornata a far sentire la sua voce nel Pacifico: nel 1864 occupò le Isole Chincha in virtù dei crediti che reclamava dal Perù, ormai indipendente. Da questo evento scaturì una guerra che finì soltanto nel 1871, e che coinvolse anche Cile, Ecuador e Bolivia.

Prima di Haber-Bosch: la guerra del guano
Pubblicità dei fertilizzanti a base di guano prodotta negli USA nel 1907 (Foto: List of premiums and rules and regulations of the North Carolina State Fair)

La fissazione dell’azoto e la creazione dei fertilizzanti sintetici

Il guano delle isole del Pacifico era diventato così prezioso perché Europa e Stati Uniti ne consumavano troppo. Dopo aver esaurito i depositi locali, le potenze coloniali e imperialiste erano vicine a esaurire anche quelli delle isole disabitate del Pacifico e dei Caraibi.

Nel 1898, lo scienziato inglese William Crookes presagì una catastrofe imminente: secondo i suoi calcoli, l’Europa avrebbe esaurito le risorse alimentari nel giro di trent’anni. Perciò suggerì che i chimici iniziassero a studiare dei nuovi metodi per produrre fertilizzanti a partire dall’enorme riserva di azoto presente nell’atmosfera.

“La fissazione dell’azoto atmosferico è una delle grandi scoperte che attendono ancora il genio degli studiosi della chimica”,

affermò nel suo discorso presidenziale alla British Association for the Advancement of Science.

Tra i primi scienziati ad accogliere l’invito di Crookes vi erano Fritz Haber e Carl Bosch, inventori del celebre processo Haber-Bosch, tramite il quale ancora oggi si producono i fertilizzanti alla base della produzione alimentare che sfama metà della popolazione mondiale. Haber scoprì come trasformare l’azoto presente nell’atmosfera (N2), inutilizzabile dagli organismi viventi a causa del forte legame che lega i due atomi di azoto, in un composto che potesse essere assimilato dalle piante, l’azoto ammonico (in questo caso ammoniaca, NH3). Bosch, che lavorava alla BASF, industrializzò il processo. Nel 1913, in Germania, già esistevano fabbriche in grado di produrre ammoniaca tramite questo processo. Oggi, con lo stesso sistema, si producono oltre 170 milioni di tonnellate di ammoniaca ogni anno.

Nel momento in cui si trovò il modo di fissare l’azoto chimicamente, il guano perse buona parte del suo immenso valore. I commerci internazionali crollarono. Il mondo poteva finalmente contare sui fertilizzanti sintetici a un prezzo che sembrò conveniente, da cui ereditiamo una storia di guerre e soprusi e il processo più inquinante dell’intera industria chimica.

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La storia dei fertilizzanti prima dell'ammoniaca
Una vecchia pubblicità della Arbuckles’ Coffee mostra l’estrazione del guano (Foto: Miami U. Libraries – Digital Collections)

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