I ricercatori svedesi hanno identificato una nuova classe di PFAS, mai documentata prima, nel grasso di alcune orche provenienti dai mari del nord

Forse abbiamo sempre sottovalutato la contaminazione da PFAS: è bastato analizzare il grasso di poche orche per scoprire una nuova classe di sostanze altamente fluorurate, mai segnalate prima negli animali selvatici, che mette in discussione un’ipotesi ben consolidata nella comunità scientifica. Grazie al nuovo studio, sappiamo che non tutti i PFAS si legano alle proteine, accumulandosi in fegato e sangue: esistono dei forever chemicals che preferiscono accumularsi nel grasso, e che sono arrivati a contaminare gli organismi dei predatori apicali degli ecosistemi artici.
PFAS nel grasso delle orche: la scoperta
I PFAS sono un nutrito gruppo di composti organici con una catena di carbonio in cui gli atomi di idrogeno sono completamente o parzialmente sostituiti da atomi di fluoro (perciò si parla di sostanze alchiliche perfluorurate e polifluorurate). Questi composti chimici sintetici, noti per la loro resistenza all’acqua, al grasso e alle alte temperature, sono entrati nella vita quotidiana di milioni di persone intorno alla metà del secolo scorso, trasportati sul fondo delle padelle antiaderenti e nella schiuma dei primi detergenti sintetici.
Da allora, i PFAS hanno trovato impiego in una quantità incalcolabile di oggetti d’uso comune – dalle schiume antincendio agli imballaggi alimentari, dall’abbigliamento sportivo ai prodotti cosmetici. Tuttavia, il fortissimo legame carbonio-fluoro che conferisce a queste sostanze proprietà sensazionali per la gioia e la comodità del consumatore, li rende anche praticamente impossibili da eliminare. Il problema è che i PFAS, che sono migliaia, tendono ad accumularsi non soltanto nell’ambiente, ma anche negli organismi viventi. Molti di questi forever chemicals, si è poi scoperto, sono associati a tumori, malattie alla tiroide e altre patologie molto serie.
Oggi, però, il quadro si complica ulteriormente: un nuovo studio guidato dai ricercatori della Stockholm University, pubblicato sulla rivista Environmental Science and Technology Letters, rivela la presenza di cinque sostanze altamente fluorurate, mai segnalate prima nella fauna selvatica, nel grasso delle orche:
“È la prima volta che si dimostra che i PFAS altamente fluorurati si accumulano preferibilmente nel grasso”,
spiega Mélanie Lauria, autrice principale dello studio, che oggi lavora all’Istituto Federale Svizzero per la Scienza e la Tecnologia Acquatica (EAWAG).

Forever chemicals nelle orche: i risultati dello studio
Utilizzando tecniche avanzate di spettrometria di massa, i ricercatori hanno analizzato campioni di tessuto di quattro orche prelevati in Groenlandia e Svezia. I composti appena identificati, spiegano, rappresentavano fino al 75% delle sostanze contenenti fluoro nel grasso degli animali, ma non erano rilevabili nel tessuto epatico, a dimostrazione della loro natura “avida di grassi”.
Una delle quattro orche, quella proveniente dalle acque svedesi, mostrava quantità di PFAS minori rispetto agli altri animali. Secondo gli scienziati, questo può essere spiegato con lo stato di salute dell’orca, che potrebbe essere morta per denutrizione, o con una dieta molto diversa: i suoi denti particolarmente usurati sono sembrati la prova che si nutrisse volentieri di squali, mentre le orche provenienti dalla Groenlandia tendono a consumare mammiferi marini che vivono più in superficie e che sono maggiormente esposti alla contaminazione da PFAS.
Come spiegano i ricercatori, la fonte di queste sostanze resta incerta: potrebbero essere prodotti di trasformazione o di scarto, che hanno raggiunto gli animali marini tramite trasporto a lungo raggio o attraverso l’alimentazione. A prescindere dalla loro origine, comunque, la scoperta di queste sostanze chimiche nel grasso delle orche suggerisce un nuovo comportamento bioaccumulativo: il fatto che non fossero presenti nel fegato, spiegano i ricercatori, sfida apertamente il paradigma secondo cui i PFAS si accumulano negli organismi viventi attraverso interazioni proteiche o fosfolipidiche:
“Ciò mette in discussione l’ipotesi consolidata secondo cui i PFAS si legano principalmente alle proteine e si accumulano nel fegato o nel sangue. Finora la ricerca si è concentrata su un sottogruppo di PFAS ‘carichi’ o ‘polari’, che quindi interagiscono principalmente con le proteine. I risultati di questo studio dimostrano che abbiamo trascurato i PFAS neutri, che possono interagire e accumularsi in grassi neutri come il grasso di orca”,
spiega Lauria.
Quello che ancora non sappiamo sui forever chemicals
La nuova scoperta apre nuovi interrogativi sui forever chemicals e sul loro potenziale impatto sulla salute ambientale e umana. Se queste sostanze si accumulano nel grasso dei grandi predatori, spiegano i ricercatori, allora potrebbero diventare un problema ancora più ingombrante dei PFAS convenzionali:
“I risultati suggeriscono che potremmo sottostimare il carico corporeo di PFAS nei mammiferi marini. Il grasso può rappresentare fino a metà della massa corporea di un mammifero marino, quindi trascurare i PFAS liposolubili potrebbe compromettere significativamente l’accuratezza delle valutazioni dell’esposizione”,
spiega Jonathan Benskin, professore presso il Dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università di Stoccolma, tra gli autori dello studio.
Abbiamo appena scoperto dell’esistenza di PFAS liposolubili: adesso, concludono gli autori dello studio, dovremmo indagarli meglio e tenerli in considerazione nelle valutazioni sull’esposizione e sull’impatto di queste sostanze negli organismi degli ecosistemi artici. Un tassello che complica le cose, ma ci avvicina a una comprensione più profonda di una contaminazione globale che sembra non conoscere ostacoli, eredità insormontabile di un secolo di produzione, consumo e smaltimento nella società opulenta delle campagne pubblicitarie e degli scaffali sempre pieni.
Ecco tre approfondimenti che potrebbero interessarti:
Gel e smalti per unghie vietati in Europa: sono davvero pericolosi?
Tessuti idrorepellenti ed ecologici: finalmente senza PFAS
Un nuovo metodo per la degradazione dei forever chemicals



