Per Raiffeisen Svizzera il futuro delle imprese passa da ricerca, capitale umano e formazione in un contesto segnato da carenza di competenze

(Foto: Raiffeisen)
Philippe Obrist conosce da vicino le dinamiche che caratterizzano l’economia svizzera. Con oltre trent’anni di esperienza nel settore finanziario, di cui quindici trascorsi presso UBS e cinque alla Banque Cantonale Vaudoise di Losanna, dal luglio 2023 è Responsabile Clientela aziendale di Raiffeisen Svizzera a livello nazionale. In questo ruolo contribuisce a consolidare e sviluppare le relazioni con circa 220.000 imprese attive nella Confederazione, sostenendo uno dei tessuti imprenditoriali più solidi e diversificati d’Europa.
Il sistema economico svizzero si fonda infatti in larga misura sulle piccole e medie imprese. Il 99,7 per cento delle aziende del Paese è costituito da PMI con meno di 249 collaboratori, che generano complessivamente circa due terzi di tutti i posti di lavoro. La maggior parte opera nel settore dei servizi, mentre una quota significativa è attiva nell’industria e nell’edilizia, contribuendo anche come indotto per grandi comparti strategici come quello farmaceutico.
In questo contesto, il Paese rossocrociato continua a distinguersi come una delle nazioni più innovative al mondo. Tuttavia, la competitività del Paese come centro di ricerca e piazza lavorativa si confronta oggi con diverse sfide: dalla crescente burocrazia alla carenza di personale specializzato, fino alle trasformazioni legate alla digitalizzazione e all’intelligenza artificiale.
Philippe Obrist analizza in un’intervista, opportunità e criticità per le PMI svizzere, soffermandosi sul ruolo del sistema di istruzione duale, sull’importanza delle università nella creazione di ecosistemi innovativi e sulla necessità di preservare il “savoir-faire” industriale del Paese in un contesto globale sempre più competitivo.

Signor Obrist, qual è la situazione in Svizzera come centro di ricerca e piazza lavorativa?
“La Svizzera è una delle nazioni più innovative al mondo, come si può desumere dal numero di brevetti in rapporto alla popolazione. Un’industria ampiamente diversificata, PMI forti e le virtù tipicamente elvetiche come la qualità, l’efficienza e la precisione costituiscono la base della Svizzera come piazza lavorativa. Tuttavia, l’elevato livello di competitività della Svizzera è possibile solo grazie al suo sistema di istruzione duale e alle sue università di spicco”.
Quali opportunità si profilano attualmente per le aziende svizzere, ad esempio in termini di digitalizzazione, intelligenza artificiale o attrattiva della piazza economica?
“La digitalizzazione fornisce alle aziende svizzere una forza innovativa ancora maggiore. Un esempio è quello del settore edile: grazie al BIM, acronimo di Building Information Modelling, è possibile ottimizzare la pianificazione e l’esecuzione di un progetto edilizio, ad esempio in termini di analisi strutturale o di utilizzo degli spazi. L’intelligenza artificiale sta ancora suscitando clamore e in futuro sarà messa alla prova. Però una cosa è chiara: come la digitalizzazione, anche l’IA influenzerà il mondo del lavoro e delle professioni, ma non sostituirà semplicemente la forza lavoro, al contrario. Secondo il Rapporto sulle Opportunità 2025, molte aziende prevedono di assumere nuovo personale nel settore dell’IA. In Svizzera manca personale specializzato: la generazione dei boomer sta andando in pensione e non ci sono esperti a sufficienza per colmare questa lacuna”.
Lei ha detto che uno dei motivi dell’elevato livello di competitività della Svizzera è il sistema di istruzione duale. Perché è necessario difenderlo?
“Il sistema di istruzione duale contribuisce in modo significativo al successo economico della Svizzera ma è anche soggetto al cambiamento sociale. Una delle ragioni alla base è l’elevato flusso migratorio proveniente ad esempio dalla Germania o dalla Francia, dove il diploma di maturità dei licei è considerato più importante dell’apprendistato. In molti Paesi, un corso di laurea è reputato una scelta migliore e la permeabilità del sistema di istruzione svizzero non è nota ovunque. Ma alla fine il lavoro non va solo pensato, bensì anche svolto. A mio parere, un apprendistato è almeno altrettanto valido quanto un corso di laurea. Chi segue un sistema di istruzione duale è avvantaggiato in seguito come imprenditore: queste persone conoscono il proprio settore dalle basi”.
Che ruolo hanno le università in Svizzera come centro di ricerca e piazza lavorativa?
“Nell’ambito delle università di spicco si creano sempre cluster di industrie che trasformano la ricerca in sviluppo. È così che hanno origine i biotopi per idee e innovazione: si pensi alla famosa Silicon Valley che gravita intorno alla Stanford University a Palo Alto, in California. Anche in Svizzera si trovano dei cluster di questo tipo. Presso l’EPFL di Losanna, ad esempio, è stata creata la ‘Trust Valley’ con competenze di spicco a livello mondiale nel campo della sicurezza digitale e della cybersecurity. Un altro esempio è il Bio-Technopark di Schlieren, un cluster di scienze della vita con numerose aziende spin-off del Politecnico Federale di Zurigo”.
In quali settori attualmente si concentra il maggior “focus sull’innovazione”?
“La Svizzera apporta sviluppi innovativi in tutti i settori: dalla ricerca sul cervello ai viaggi nello spazio. Nella Svizzera romanda, ad esempio, si sta conducendo una ricerca sui sensori che aiutano le persone paralizzate a muovere i muscoli, mentre nella Svizzera tedesca si stanno costruendo questi dispositivi. E presso l’Università di Zurigo è nato lo ‘Space Hub’, dove luminari di tutto il mondo fanno ricerca su applicazioni mediche per il settore aerospaziale”.
Negli ultimi decenni, l’industria ha delocalizzato molti posti di lavoro all’estero per motivi di costo. Questa tendenza è destinata a continuare?
“Dal punto di vista delle aziende, l’esternalizzazione ha senso quando il costo salariale rappresenta una percentuale consistente dei costi di produzione, quindi nella produzione di massa. Nel caso di prodotti e servizi ad elevato valore aggiunto, i costi salariali rappresentano una quota minore dei costi complessivi. In particolare, le industrie con un elevato impegno di ricerca necessitano di esperti con conoscenze specialistiche in grado di guidare l’innovazione, costruire prototipi e renderli idonei per la produzione in serie. Alcune industrie si stanno addirittura ritrasferendo in Svizzera, ad esempio da Taiwan e dalla Cina, in modo da non essere improvvisamente tagliate fuori da tecnologie chiave in caso di crisi. È in atto un cambio di mentalità: la Svizzera vuole preservare il proprio ‘savoir faire’”.
E qual è la situazione delle sovvenzioni statali ai rami industriali?
“La sovvenzione è un intervento nell’economia di mercato. Ritarda i cambiamenti strutturali e non è un modello sostenibile. Guardiamo alla Germania, dove l’energia eolica riceve ingenti sovvenzioni. Se le sovvenzioni vengono meno, come è peraltro già successo per la mobilità elettrica’, non se ne trae più un vantaggio economico. Se un modello aziendale si basa sulle sovvenzioni, non potrà sopravvivere nel lungo termine. Il discorso cambia con la ricerca di base: per prosperare dipende dai finanziamenti statali. E questo è estremamente importante perché la ricerca è alla base della prosperità e della competitività internazionale”.
Venendo all’istituto bancario che lei rappresenta, qual è il ruolo di Raiffeisen per la Svizzera come centro di ricerca e piazza lavorativa?
“Raiffeisen è il secondo Gruppo bancario della Svizzera e intrattiene rapporti con un’azienda svizzera su tre. Abbiamo già concesso oltre 50 miliardi di franchi di crediti e vogliamo continuare a crescere. Raiffeisen offre una vasta gamma di servizi, dalla concessione di crediti alle operazioni su divise, fino al finanziamento del leasing. Siamo uno dei più importanti trasportatori di divise e metalli prezios e uno dei cinque principali fornitori al mondo di servizi di negoziazione di banconote”.
A cosa si deve il successo di Raiffeisen?
“Con circa 750 sedi, siamo presenti in tutta la Svizzera. Soprattutto nelle zone rurali, Raiffeisen è ancora percepita come estremamente personale. Ciò è legato alle nostre radici: Raiffeisen è nata da una società cooperativa agricola e ancora oggi siamo percepiti come una realtà concreta, modesta e affidabile, in altre parole ‘tipicamente svizzeri’. Allo stesso tempo, siamo una realtà forte anche nei servizi complessi come le operazioni su divise. Offriamo ai nostri clienti condizioni interessanti e soluzioni pragmatiche in tutti i settori, senza ‘selezionare’ determinati servizi. Queste virtù sono percepite come molto positive dalle aziende svizzere”.
Raiffeisen organizza un evento annuale per riunire gli stakeholder dell’economia, della politica e dell’istruzione. Quali sono i motivi alla base di questa scelta?
“La maggior parte degli eventi di networking si svolge all’interno di un singolo settore. Vogliamo mettere in contatto le aziende anche con altri settori e offrire loro una piattaforma per trovare nuove collaborazioni e pensare fuori dagli schemi. L’innovazione spesso avviene ‘out of the box’, ed è questo che vogliamo promuovere con il nostro evento”.
Una chiacchierata con Philippe Obrist sull’intelligenza artificiale
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