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Riscaldamento globale: il tempo sta davvero per scadere

Il budget di carbonio si esaurirà nei prossimi 3 anni: gli ultimi dati dell’IGCC allarmano gli scienziati, e dovrebbero preoccupare anche noi

Il limite di 1,5°C è sempre più vicino
Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Indicators of Global Climate Change, supereremo le emissioni che ci consentirebbero di stare entro il limite di 1,5°C di riscaldamento globale entro i prossimi tre anni (Foto: Envato)

Con gli attuali livelli di emissioni, il budget di carbonio residuo per restare entro 1,5°C di aumento delle temperature globali si esaurirà in tre anni. La finestra per scongiurare il disastro climatico si sta rapidamente chiudendo, avvisano gli scienziati, ed è quasi esclusivamente a causa delle emissioni prodotte dall’uomo.

È il quadro che emerge dall’ultimo aggiornamento dello studio Indicators of Global Climate Change, cui hanno partecipato oltre 60 ricercatori provenienti dai diversi angoli del pianeta. Le conclusioni della ricerca sono tutt’altro che rassicuranti: sia i livelli che i tassi di riscaldamento sono senza precedenti, e sempre più persone rischiano di sperimentare sulla propria pelle gli effetti devastanti di un clima sempre più caldo, su un pianeta che sta accumulando velocemente l’energia che non riesce più a restituire al cosmo.

Riscaldamento globale: il bilancio energetico della Terra

L’ultimo Indicators of Global Climate Change (IGCC) è stato appena pubblicato sulla rivista Earth System Science Data. L’aggiornamento, che integra altri importanti studi annuali, analizza l’impatto delle emissioni derivanti da attività umane sul bilancio energetico della Terra per prevedere la futura evoluzione del clima e informare le scelte di governi e decisori politici.

Il presupposto è semplice quanto allarmante: se ogni anno si registra un nuovo record nelle temperature e nell’innalzamento dei mari è perché è stato innescato un processo sistemico che coinvolge ogni singola particella presente sulla Terra. Il pianeta sta sperimentando uno squilibrio di energia per cui non riesce più a irradiare nello spazio esterno l’energia che riceve dal Sole. Questa viene quindi accumulata nel sistema Terra, causando tra le altre cose il riscaldamento degli oceani e delle superfici emerse.

L’effetto di singoli fattori come le emissioni di CO2 sul clima terrestre (il forzante radiativo) si misura a partire da questo concetto: qualunque cambiamento nella composizione dell’atmosfera, nella copertura nuvolosa o nella capacità di riflettere la luce del Sole può alterare i flussi di calore sulla Terra. L’aumento dei gas serra, il ritirarsi delle bianche superfici dei ghiacciai, la deforestazione che ci priva di vasti serbatoi di carbonio portano il pianeta a trattenere sempre più energia, che finisce con l’essere trasferita sotto forma di calore prima agli oceani, poi al resto del pianeta.

È in questo quadro che si inseriscono gli ultimi dati dell’IGCC, che mostrano in maniera chiara l’impatto delle emissioni sulla capacità della Terra di “restituire” energia e definiscono con precisione il ruolo delle attività umane nel riscaldamento climatico.

Perché il clima si riscalda sempre più velocemente?
Infografica per la stima degli indicatori climatici analizzati nell’ultimo IGCC (Foto: P. M. Forster et al., Indicators of Global Climate Change 2024: annual update of key indicators of the state of the climate system and human influence, 2025)

IGCC: il budget di carbonio residuo si sta esaurendo

L’Indicators of Global Climate Change si basa su 10 indicatori critici del sistema climatico, tra cui le emissioni e la concentrazione di gas serra, lo squilibrio energetico del sistema Terra, la temperatura della superficie, l’impatto delle attività umane e il budget di carbonio rimanente per avere una possibilità del 50% di stare entro il limite di 1,5°C stabilito nello storico Accordo di Parigi.

Quest’ultimo indicatore, che misura la capacità globale di contenere il riscaldamento rispetto al periodo preindustriale tramite la riduzione delle emissioni, è forse quello che disegna la situazione in maniera più intuitiva e concreta. Quante possibilità abbiamo di restare entro la soglia di 1,5°C? E quanto tempo ci resta per invertire la rotta? Per rispondere a queste domande, gli scienziati calcolano il cosiddetto budget di carbonio residuo, che indica la quantità massima di CO2 che possiamo ancora emettere prima di raggiungere una certa soglia di riscaldamento globale.

Come si legge nell’ultimo IGCC, la stima del budget di carbonio residuo per stare entro 1,5°C è pari a 130 miliardi di tonnellate di CO2. Se le emissioni globali restano ai livelli del 2024, il nostro budget si esaurirà in poco più di tre anni. O meglio, producendo questa quantità di emissioni avremmo il 50% di probabilità di stare nei limiti. Se volessimo avere il 67% di probabilità, avremmo ancora 80 miliardi di tonnellate residue, che saranno esaurite nel 2027. Il budget residuo per avere una probabilità di successo superiore all’80% è di “appena” 30 miliardi di tonnellate, e di questo passo sarà esaurito entro quest’anno.

Come rileva lo studio, inoltre, anche il budget per stare entro 1,6°C o 1,7°C potrebbe essere superato nel giro di un decennio.

Indicators of Global Climate Change: nel 2024 emissioni record

Nel 2024, si è osservato un aumento della temperatura superficiale globale di 1,52°C, di cui 1,36°C attribuibili all’attività umana. Le emissioni di gas serra infatti sono ancora ai massimi storici, e l’impatto umano sul clima non è mai stato così vigoroso.

Le temperature registrate non sono eccezionali, ed è proprio questo che preoccupa i ricercatori. Come spiega il professor Piers Forster, direttore del Priestley Centre for Climate Futures dell’Università di Leeds e autore principale dello studio,

“Dall’ultimo rapporto IPCC del 2021, le temperature sono aumentate di anno in anno, evidenziando come le politiche climatiche e il ritmo delle iniziative per il clima non siano al passo con quanto necessario per affrontare gli impatti in costante aumento del riscaldamento globale”.

Come spiega Forster, le conseguenze sono note: livelli record di emissioni significano un numero sempre maggiore di persone esposte a eventi pericolosi legati al cambiamento climatico.

Tra il 2015 e il 2024, le temperature medie globali sono state di 1,24°C più alte rispetto all’epoca preindustriale, di cui 1,22°C causati dalle attività umane: tutto il riscaldamento cui abbiamo assistito nell’ultimo decennio, in sostanza, è stato indotto dall’uomo. Dal 2015 a oggi, le attività umane hanno rilasciato nell’atmosfera l’equivalente di circa 53 miliardi di tonnellate di CO2, principalmente a causa dell’aumento delle emissioni dovute all’uso di combustibili fossili e alla deforestazione.

E il problema, dicevamo, è sistemico: l’operosità degli umani ha influenzato anche il bilancio energetico della Terra. Così, il tasso di riscaldamento globale registrato tra il 2012 e il 2024 è raddoppiato rispetto ai livelli registrati negli anni Settanta e Ottanta.

Nel 2024 emissioni di CO2 ai massimi storici
Il 2024 è stato un anno record sotto ogni punto di vista. Le emissioni prodotte dalle attività umane sono al loro massimo storico (Foto: https://climatechangetracker.org/, last access: 1 July 2025, Climate Change Tracker, 2025)

L’innalzamento degli oceani come indicatore climatico

Il rapido aumento del tasso di riscaldamento registrato negli ultimi anni ha già avuto un impatto evidente su alcuni componenti vitali del clima terrestre, a cominciare dall’oceano. Come spiega Karina Von Schuckmann, Senior Advisor, Ocean Science for Policy di Mercator Ocean International,

“L’oceano sta immagazzinando circa il 91% di questo calore in eccesso causato dalle emissioni di gas serra, riscaldandosi. Le acque più calde provocano l’innalzamento del livello del mare e l’intensificarsi di fenomeni meteorologici estremi, con impatti devastanti sugli ecosistemi marini e sulle comunità che vi fanno affidamento. Nel 2024, l’oceano raggiungerà valori record a livello globale”.

Tra il 2019 e il 2024, il livello medio del mare è aumentato di circa 26 millimetri, più che raddoppiando il tasso di 1,8 mm registrato dall’inizio del XX secolo.

“Dal 1900, il livello medio globale del mare è aumentato di circa 228 mm. Questa cifra apparentemente piccola sta avendo un impatto spropositato sulle aree costiere basse, rendendo più dannose le mareggiate e causando una maggiore erosione costiera, che rappresenta una minaccia per gli esseri umani e gli ecosistemi costieri. L’aspetto preoccupante è che sappiamo che l’innalzamento del livello del mare in risposta ai cambiamenti climatici è relativamente lento, il che significa che ci siamo già assicurati un ulteriore aumento nei prossimi anni e decenni”,

spiega Aimée Slangen, del NIOZ Royal Netherlands Institute for Sea Research. Insomma, la finestra per rimanere entro il limite di 1,5°C e scongiurare i devastanti impatti del riscaldamento globale si sta rapidamente chiudendo. E i prossimi 10 anni saranno cruciali, poiché determineranno la velocità a cui ci avvicineremo al punto di non ritorno. E quella a cui, eventualmente, potremo sistemare le cose.

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Se ogni anno si registra un nuovo record nelle temperature e nell’innalzamento dei mari è perché si è innescato un processo sistemico che coinvolge ogni singola particella presente sulla Terra (Foto: Brocken Inaglory / GFDL)

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