L’appello di António Guterres: l’aumento del livello del mare minaccia moltissime isole, già in prima linea nella gestione della crisi climatica

Il Forum delle Isole del Pacifico, che si è tenuto a Tonga negli ultimi giorni di agosto, si è aperto con un inatteso intervento del Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, che di ritorno da una visita a Samoa ha lanciato un disperato appello globale per le isole del Pacifico, che rischiano di essere sommerse da qui a pochi anni.
Nel corso del suo intervento, egli ha citato due report appena pubblicati dall’ONU e dalla World Meteorological Organization (WMO) che descrivono in maniera molto chiara la drammatica situazione dell’innalzamento dei mari, un fenomeno che colpisce già molto duramente l’area del Pacifico meridionale.
Il livello medio globale del mare sta salendo a una velocità mai registrata negli ultimi 3.000 anni, e tutto questo sta avvenendo a causa del riscaldamento globale causato dalle attività umane, ha ricordato António Guterres.
Secondo le ultime previsioni, a farne le spese saranno soprattutto i piccoli Stati insulari in via di sviluppo del Pacifico come Tuvalu, Vanuatu, Palau e Samoa, realtà che già combattono con eventi meteorologici estremi e drammatiche inondazioni.
L’appello di António Guterres al Forum delle Isole del Pacifico
La 53esima edizione del Forum delle Isole del Pacifico si è aperta con uno spaventoso terremoto di magnitudo 6.9, quasi a voler dimostrare a tutti i convenuti l’estrema vulnerabilità della regione. Il vertice si è svolto a Nuku’alofa, a Tonga, nel cuore di un arcipelago che sorge lungo la cintura di fuoco del Pacifico e che sta già soffrendo il pesante impatto del riscaldamento globale.
“Questa regione contribuisce con appena lo 0,2 per cento alle emissioni globali, ma si trova in prima linea nella gestione della crisi climatica”,
ha affermato il Segretario delle Nazioni Unite António Guterres, tuonando contro un’umanità che ha trattato l’oceano
“come una fogna”.
“L’inquinamento da plastica sta soffocando la fauna marina. I gas serra stanno causando il riscaldamento degli oceani, l’acidificazione e l’innalzamento dei mari. Ma le isole del Pacifico stanno mostrando la strada per proteggere il nostro clima, il nostro pianeta e il nostro oceano”,
ha dichiarato Guterres, rivolgendosi ai rappresentanti dei 18 Stati del Forum.
Mentre gran parte del mondo è coinvolto in conflitti, ingiustizie e crisi socio-economiche, ha osservato il Segretario dell’ONU,
“il Pacifico è un faro di solidarietà e forza, di gestione dell’ambiente e di pace”,
e deve far sentire la sua voce. Senza il sostegno finanziario e l’impegno dei Paesi più ricchi, che sono anche quelli che contribuiscono maggiormente al riscaldamento globale, le piccole isole del Pacifico non riusciranno a fronteggiare l’emergenza climatica.
Nel 2016, per esempio, il ciclone tropicale Winston ha causato 43 morti nelle Figi e perdite per oltre un terzo del PIL, e nel 2018 il ciclone tropicale Gita ha colpito l’80 per cento della popolazione di Tonga, distruggendo edifici, coltivazioni e infrastrutture. Questo singolo evento ha causato 165 milioni di dollari, in un Paese che ha un PIL di 461 milioni di dollari.
Da Tonga a Samoa, nel Pacifico è già emergenza climatica
Qualche giorno prima, António Guterres era in visita a Samoa, dove ha incontrato i residenti sradicati dalle loro case a causa dell’innalzamento del livello del mare e dell’erosione costiera. Gli abitanti delle isole del Pacifico hanno rifiutato di essere vittime del cambiamento climatico, ha ricordato, ma i loro ambiziosi piani per resistere a questa minaccia esistenziale per milioni di persone sono stati messi da parte, a causa della mancanza dei finanziamenti promessi.
“Abbiamo visto persone spostare le loro case nell’entroterra”,
ha affermato il Segretario Generale delle Nazioni Unite a margine della visita,
“abbiamo visto persone che hanno continuato a tornare e a ricostruire. Abbiamo visto un’enorme determinazione delle persone nel combattere non solo l’impatto dello tsunami, ma anche quello dell’innalzamento del livello del mare, delle tempeste e dei cicloni”.
Samoa è tra i Paesi più colpiti dagli effetti del riscaldamento globale: come si legge nel Report dell’ONU “Surging Seas in a warming world: The latest science on present-day impacts and future projections of sea-level rise” (2024), negli Anni 80 tutti i piccoli Stati insulari del Pacifico avevano in media meno di 5 giorni di inondazione all’anno. Negli scenari peggiori, si legge nel rapporto, entro il 2050
“alcune località potrebbero subire inondazioni per quasi la metà dell’anno. Nelle Isole Salomone, il 50 per cento delle case è già andato perduto, così come singole isole, a causa dell’erosione costiera e dell’innalzamento dei mari”,
spiega il report.
“I cicloni tropicali sono responsabili del 76 per cento dei disastri nella regione insulare del Pacifico e portano venti estremi, onde, intense mareggiate, piogge prolungate e inondazioni costiere”.

L’innalzamento dei mari minaccia i piccoli Stati insulari del Pacifico
L’innalzamento dei mari costituisce una minaccia esistenziale per le isole della Polinesia. Mentre l’aumento medio globale del livello del mare tra il 1993 e il 2023 è stato di 3,4 mm ogni anno, nel Pacifico sud-occidentale il mare s’innalza di oltre 4 millimetri ogni anno.
Secondo un recente studio, la maggior parte dei piccoli Stati insulari in via di sviluppo del Pacifico si trova in una regione in cui si prevede che
“l’innalzamento relativo sia superiore del 10-30 per cento rispetto all’aumento globale derivante dallo scioglimento dell’Antartide nel 2100 rispetto al 2000”.
Nei cinque scenari valutati, con valori di riscaldamento globale compresi tra 1,5°C e 5°C, si ha un aumento del livello del mare compreso tra 50 e 97 cm (tra il 2005 e il 2100), ma le stime peggiori arrivano a 2 metri. E non è difficile immaginare i drammatici effetti di un simile fenomeno su isole che hanno un’altezza media di 1-2 metri sul livello del mare. L’isola di Tuvalu, a metà strada tra le isole Hawaii e l’Australia, potrebbe essere completamente sommersa entro 30 anni.
Le isole del Pacifico ospitano 70 milioni di persone, e si stima che il 90 per cento della popolazione viva entro 5 chilometri dalle coste.
“Nelle Isole Salomone e a Vanuatu oltre il 60 per cento delle popolazioni vive entro 1 km dalla costa”,
si legge nel rapporto dell’ONU. E la maggior parte delle isole ha oltre il 50 per cento delle infrastrutture entro 500 metri dalla costa:
“A Kiribati, nella Repubblica delle Isole Marshall e a Tuvalu, oltre il 95 per cento delle infrastrutture si trova all’interno della LECZ (Low Elevation Coastal Zone)”.

Un impegno per tutti: se salviamo il Pacifico, salviamo il mondo
“L’innalzamento dei mari erode il territorio, distrugge le infrastrutture, interrompe le vite e i mezzi di sostentamento e minaccia l’abitabilità a causa della concentrazione di persone, beni e infrastrutture nella LECZ”,
si legge nel report. Ed è un fenomeno che non si arresterà.
Anche dopo il raggiungimento delle emissioni zero, l’innalzamento del livello del mare
“continuerà a causa del riscaldamento degli oceani e dello scioglimento dei ghiacci terrestri che si verificheranno a causa del riscaldamento provocato dalle emissioni del passato. Di conseguenza, il livello del mare è destinato ad aumentare per secoli o millenni e rimarrà elevato per migliaia di anni”.
Lo scenario a più basse emissioni (+1,4°C) parla di un innalzamento di 38 centimetri a livello globale entro il 2100 rispetto al periodo 1995-2014. E tutto questo, come ha ricordato António Guterres a Tonga, è dovuto esclusivamente agli umani.
“L’innalzamento dei mari è una crisi interamente causata dall’umanità”,
ha affermato il Segretario Generale dell’ONU,
“il mondo deve agire e rispondere all’SOS prima che sia troppo tardi”.
Soprattutto è urgente intervenire in supporto dei piccoli Stati insulari del Pacifico, che sono in prima linea nel fronteggiare le emergenze causate, in ultimo, per lo sviluppo di Paesi lontanissimi che oggi sembrano volersene lavare le mani.
“Le decisioni che i leader mondiali prenderanno nei prossimi anni determineranno il destino innanzitutto degli abitanti delle isole del Pacifico, ma anche di tutti gli altri”,
ha concluso il Segretario Generale dell’ONU dal palco di Nuku’alofa.
“Se salviamo il Pacifico, salviamo il mondo”.
La strategia per il 2050 del Forum delle Isole del Pacifico
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