Un programma pilota finanzia 15 master a Heriot-Watt per collegare energia pulita, scienze marine e resilienza delle isole a nord della Scozia

Le isole scozzesi diventano un banco di prova per una politica dell’innovazione che non riguarda soltanto tecnologie, infrastrutture e ricerca applicata, ma anche la capacità di trattenere persone qualificate nei territori periferici. Il nuovo programma Island Scholarship, avviato nell’ambito del National Islands Plan del Governo scozzese, nasce con un obiettivo esplicito: attrarre studenti post-laurea a Orkney, rafforzare le competenze locali nei settori dell’energia pulita e delle scienze marine, e valutare se un modello di sostegno formativo possa contribuire alla tenuta demografica ed economica delle comunità insulari.
La misura è promossa da Heriot-Watt University, Scottish Government e Orkney Islands Council, e sarà sperimentata presso il campus di Orkney dell’ateneo, a Stromness, dove opera l’International Centre for Island Technology. La scelta non è casuale: l’arcipelago è da anni associato alla ricerca sulle energie rinnovabili marine, alla sperimentazione in contesti remoti e alla costruzione di competenze legate alla transizione energetica. In questo caso, però, il focus non è soltanto accademico. Il programma prova a trasformare l’istruzione superiore in uno strumento di sviluppo territoriale.
Il meccanismo è semplice e selettivo. Quindici studenti post-laurea avranno le tasse universitarie coperte integralmente per frequentare uno dei tre corsi specialistici previsti: Marine Renewable Energy, Renewable and Sustainable Energy Transition e International Marine Science. Dieci posti sono riservati a studenti scozzesi e britannici, mentre altri cinque sono disponibili per candidati internazionali. I beneficiari inizieranno gli studi a settembre 2026, dopo una fase di candidatura aperta nella primavera di questo stesso anno.

(Foto: Heriot-Watt University)
Quindici master per una filiera insulare più solida
Il dato quantitativo è contenuto, ma il disegno politico è più ampio. Il programma non punta a generare grandi numeri nel breve periodo, bensì a costruire un modello replicabile: poche borse, orientate a settori strategici, in un territorio dove il capitale umano può incidere direttamente sulla capacità di innovazione locale. La copertura del 100 per cento delle tasse universitarie riduce una barriera economica rilevante e consente di selezionare candidati con profili coerenti con le esigenze di una filiera emergente.
La stessa struttura dei corsi evidenzia l’intreccio fra ricerca, industria e politiche pubbliche. Le energie rinnovabili marine richiedono competenze ingegneristiche, conoscenza degli ambienti costieri, valutazioni ambientali, capacità di dialogare con fornitori tecnologici, regolatori e comunità locali. La transizione energetica sostenibile, a sua volta, non si esaurisce nella produzione di energia: implica pianificazione, accettabilità sociale, infrastrutture, modelli economici e gestione del cambiamento. Le scienze marine completano il quadro, perché ogni innovazione in ambiente oceanico deve misurarsi con ecosistemi complessi e con attività economiche già presenti.
“Questo programma di borse di studio permetterà a studenti di talento di arrivare alle Orcadi e formarsi in una delle comunità più innovative al mondo nel campo delle energie rinnovabili. I nostri corsi combinano insegnamento di livello internazionale, accesso diretto all’industria e ricerca di frontiera. Gli studenti apprendono accanto alle aziende e alle tecnologie che stanno plasmando il futuro della transizione energetica pulita e di alcune fra le migliori competenze al mondo nelle scienze marine”,
ha dichiarato il professor Sandy Kerr, direttore dell’International Centre for Island Technology di Heriot-Watt a Orkney.
La dichiarazione di Sandy Kerr chiarisce un passaggio essenziale: l’innovazione non viene presentata come una sequenza lineare che parte dall’università e arriva al mercato, ma come un ecosistema di prossimità. Gli studenti non sono soltanto destinatari di formazione; diventano parte di un ambiente in cui ricerca applicata, imprese, tecnologie dimostrative e bisogni territoriali coesistono. Per un arcipelago, questa prossimità può essere un vantaggio competitivo, perché riduce la distanza fra problema concreto e soluzione sperimentale.
Orkney come vera fucina di energia e scienze marine
Orkney offre un contesto particolare per osservare la transizione energetica. Le isole sono esposte a risorse marine significative, vivono vincoli infrastrutturali tipici dei territori periferici e hanno maturato una reputazione internazionale nelle sperimentazioni legate a maree, onde, accumulo, reti locali e integrazione fra energia e comunità. In questi ambienti, la tecnologia deve dimostrare affidabilità in condizioni operative complesse, ma deve anche inserirsi in sistemi sociali di piccola scala, dove l’accettazione pubblica e la disponibilità di competenze sono decisive.
L’International Centre for Island Technology di Heriot-Watt rappresenta il punto di connessione fra queste dimensioni. La sua presenza a Stromness consente di formare studenti vicino ai casi d’uso, alle infrastrutture di prova e agli operatori che lavorano nella blue economy e nell’energia rinnovabile. La scelta di finanziare master specialistici presso quel campus indica una strategia precisa: non portare semplicemente studenti nelle isole per un’esperienza formativa, ma inserirli in una rete di conoscenza già radicata.
Secondo analisti del settore, i territori insulari sono sempre più rilevanti per testare modelli energetici distribuiti, sistemi di resilienza climatica e soluzioni per la gestione integrata del mare. Non perché rappresentino mercati di grandi dimensioni, ma perché concentrano problemi che molte economie dovranno affrontare: reti fragili, dipendenza da approvvigionamenti esterni, necessità di ridurre emissioni, tutela degli ecosistemi, scarsità di competenze tecniche e pressione demografica. In questo senso, una borsa di studio può sembrare uno strumento limitato, ma diventa parte di una politica industriale se orientata verso competenze critiche.
“Le comunità insulari dinamiche sono essenziali per il successo presente e futuro della Scozia. Questo schema innovativo aiuterà a trattenere e attrarre talenti nelle nostre isole, dotando le comunità delle competenze necessarie per guidare crescita sostenibile e resilienza di lungo periodo. Sostenere la formazione post-laurea in luoghi come Orkney contribuisce a garantire che le isole scozzesi continuino a guidare a livello globale l’innovazione nelle energie rinnovabili e nelle scienze marine”,
ha affermato Mairi Gougeon, Islands Secretary del Governo scozzese.
Il riferimento alla resilienza di lungo periodo è centrale. Nelle isole, la transizione energetica non può essere letta soltanto come decarbonizzazione della produzione. È anche una questione di competenze, occupazione qualificata, continuità dei servizi e capacità di offrire prospettive ai giovani e ai professionisti. Se chi studia tecnologie marine o sistemi energetici sostenibili resta nel territorio, avvia una carriera locale o mantiene relazioni professionali con le imprese dell’arcipelago, l’investimento formativo produce ricadute più ampie rispetto al singolo percorso universitario.

Competenze locali contro lo squilibrio demografico
Il National Islands Plan scozzese inserisce la formazione superiore in una strategia più vasta di popolazione, lavoro e sviluppo. Le isole affrontano spesso dinamiche note: invecchiamento, uscita dei giovani verso centri urbani, difficoltà nel reperire personale qualificato, dipendenza da settori stagionali o da filiere ristrette. In questo quadro, attrarre studenti post-laurea non significa soltanto aumentare le iscrizioni universitarie, ma alimentare una possibile pipeline di ricercatori, tecnici, consulenti, imprenditori e operatori specializzati.
Il programma pilota appare coerente con un approccio di place-based innovation, cioè innovazione costruita sulle caratteristiche specifiche di un luogo. Orkney non viene trattata come periferia da compensare, ma come piattaforma di competenze in cui alcune sfide globali possono essere affrontate con un livello di concretezza elevato. L’energia marina, la sostenibilità dei sistemi insulari e la scienza degli ecosistemi costieri sono ambiti nei quali la posizione geografica diventa parte dell’infrastruttura di ricerca.
La composizione delle borse introduce anche una dimensione internazionale. I cinque posti per studenti esteri indicano la volontà di rendere il campus un nodo di attrazione oltre i confini britannici. Per territori di piccola scala, l’internazionalizzazione non coincide necessariamente con grandi flussi, ma con la capacità di costruire reti professionali durature, trasferire conoscenze e collegare il sistema locale a mercati, laboratori e comunità scientifiche esterne. Anche questa è una forma di innovazione organizzativa.
“Da oltre trentacinque anni, la Heriot-Watt University è orgogliosa della propria presenza alle Isole Orcadi, contribuendo a formare e ispirare la prossima generazione di una forza lavoro altamente qualificata. Questa borsa rafforzerà ulteriormente tale eredità, consentendo a studenti di talento di accedere alla formazione post-laurea a Orkney. L’Island Scholarship Scheme aiuterà ad attrarre ancora più talenti brillanti nell’arcipelago e ad arricchire una comunità già diversificata”,
ha dichiarato il professor Steve McLaughlin, vice principal e provost di Heriot-Watt University.
Il riferimento ai 35 anni di presenza dell’università è importante perché distingue il programma da un intervento episodico. Una borsa di studio produce effetti più solidi quando si appoggia a istituzioni permanenti, relazioni con il territorio e competenze già consolidate. Senza questi elementi, il rischio sarebbe quello di finanziare mobilità temporanea senza costruire radicamento. Con un centro universitario stabile, invece, il sostegno economico può rafforzare un percorso già attivo.
Dal progetto pilota a una politica replicabile
La dimensione sperimentale del programma è forse l’aspetto più interessante. Il Governo scozzese ha indicato che i risultati del progetto pilota a Orkney serviranno a informare politiche più ampie di attrazione e mantenimento della popolazione nelle isole. Ciò significa che l’Island Scholarship non sarà valutata soltanto in base al numero di domande ricevute o di borse assegnate, ma anche in relazione alla capacità di generare apprendimento istituzionale: quali profili si candidano, quali restano, quali connessioni professionali si attivano, quali settori traggono beneficio dalle nuove competenze.
Per il mercato dell’energia pulita, la posta in gioco riguarda la disponibilità di figure ibride. Le imprese della transizione non cercano soltanto ingegneri o ricercatori in senso stretto, ma professionisti capaci di comprendere normative, impatti ambientali, modelli di business, comunità locali e infrastrutture. I tre master scelti dal programma coprono proprio questo spazio intermedio fra tecnologia, ambiente e gestione della transizione. È un segnale utile anche per altri territori che vogliono trasformare la formazione in leva di competitività.
Il sostegno alle tasse universitarie, inoltre, può contribuire a ridurre disuguaglianze di accesso. La pagina del programma indica fra gli obiettivi anche il contrasto alle barriere finanziarie e l’aumento della partecipazione di gruppi sottorappresentati. In settori tecnici avanzati, questa dimensione non è secondaria: ampliare il bacino dei talenti significa rendere più robusta la filiera e ridurre la dipendenza da un numero ristretto di profili già avvantaggiati. Per le isole, dove il mercato del lavoro può essere più fragile, la diversità delle competenze è un fattore di resilienza.
Il caso Orkney mostra quindi come un intervento apparentemente circoscritto possa assumere valore sistemico. Le 15 borse di studio non risolvono da sole la questione demografica delle isole scozzesi, né garantiscono automaticamente nuova occupazione locale. Possono però funzionare come un dispositivo di connessione: fra università e imprese, fra ricerca e comunità, fra capitale umano e strategie net zero, fra attrazione internazionale e sviluppo territoriale. È in questa capacità di creare legami che si misura la qualità dell’innovazione.
La sfida, nei prossimi anni, sarà verificare se gli studenti formati a Orkney costruiranno percorsi professionali capaci di restare collegati all’arcipelago e alle sue filiere. Se ciò avverrà, l’Island Scholarship potrà diventare più di un programma di finanziamento universitario: un modello di politica pubblica per territori remoti che vogliono competere non inseguendo le grandi concentrazioni urbane, ma valorizzando competenze distintive, ricerca applicata e qualità dei luoghi.
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(Foto: Heriot-Watt University)





