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Basilicata Open LAB, la nuova frontiera lucana dell’innovazione

Al Sud un ecosistema di co-innovazione che unisce energia, agritech e sostenibilità per rilanciare il territorio nel cuore della transizione digitale

Basilicata Open LAB: laboratorio aperto per la co-creazione di soluzioni sostenibili e digitali, dove giovani e aziende condividono idee per la transizione verde e l’economia circolare
La registrazione a un evento del Basilicata Open LAB riflette la vitalità di un ecosistema in crescita: giovani, professionisti e ricercatori si incontrano per condividere idee, partecipare a workshop e progettare soluzioni per la transizione digitale lucana

Nell’Italia meridionale più profonda, in una regione da sempre percepita come periferica rispetto ai grandi poli dell’innovazione, sta nascendo un esperimento capace di rovesciare le logiche tradizionali di sviluppo locale. Si chiama Basilicata Open LAB e rappresenta uno dei tentativi più ambiziosi di costruire un vero ecosistema dell’innovazione territoriale, dove startup, imprese, enti pubblici e centri di ricerca lavorano fianco a fianco per trasformare la Basilicata in una piattaforma di sperimentazione permanente.

Il progetto è stato promosso nel 2023 da ENI insieme a Shell Italia E&P, attraverso Joule, la scuola di ENI per l’impresa, con il supporto di PoliHub, l’Innovation Park & Startup Accelerator del Politecnico di Milano, e del Consorzio ELIS. L’iniziativa rientra tra i cosiddetti progetti “Non Oil” della concessione Val d’Agri e mira a generare un valore concreto e misurabile sul territorio, con particolare attenzione alla transizione energetica, all’economia circolare e allo sviluppo di nuove competenze imprenditoriali locali.

Nel 2025, dopo due anni di lavoro e una seconda edizione di successo della Call4Innovation, Basilicata Open LAB non è più soltanto un esperimento, ma un modello in evoluzione. La community lucana dell’innovazione sta diventando un punto di riferimento per le startup italiane interessate a testare soluzioni in contesti rurali, energetici e ambientali, e al tempo stesso un catalizzatore per le imprese locali che cercano di aprirsi a nuovi mercati e tecnologie.

Un ecosistema lucano per l’innovazione diffusa

Alla base del progetto c’è un’intuizione semplice ma potente: mettere in rete competenze, capitali e visioni per creare valore condiviso. Per realizzarla, Joule si avvale del contributo operativo di due partner implementatori, PoliHub e Consorzio ELIS, che agiscono su filoni distinti ma complementari.

Da un lato, PoliHub coordina la Call4Innovation, il programma che ogni anno seleziona startup e imprese innovative in grado di proporre soluzioni applicabili ai bisogni reali del territorio lucano. Dall’altro, ELIS gestisce la componente fisica e digitale dell’hub, attraverso una piattaforma e uno spazio condiviso che funzionano da luogo d’incontro per aziende, giovani, ricercatori e professionisti.

Come spiega Mattia Voltaggio, responsabile di Joule,

“Basilicata Open LAB nasce dall’evoluzione dei precedenti progetti di sviluppo imprenditoriale realizzati dalla nostra scuola d’impresa in Basilicata. Il lavoro svolto in precedenza è stato apprezzato dal territorio e oggi vogliamo capitalizzare le esperienze maturate per allargare il raggio d’azione ad altri perimetri dell’innovazione”.

L’obiettivo è chiaro: far crescere nel tessuto lucano una nuova generazione di imprese capaci di unire radici territoriali e visione globale, utilizzando la Basilicata come terreno di prova per la transizione ecologica e digitale. La regione, caratterizzata da un’economia ancora fortemente agricola e da un tessuto industriale medio-piccolo, offre infatti una condizione ideale per testare soluzioni scalabili, dalla bioeconomia circolare alle energie rinnovabili, dall’agritech alla mobilità sostenibile.

La Call4Innovation e i progetti vincitori del 2025

La seconda edizione della Call4Innovation, chiusa nella primavera 2025, ha confermato la vitalità del modello lucano: oltre 130 startup provenienti da tutta Italia e 40 imprese del territorio hanno presentato proposte, dando vita a un processo di selezione che ha portato alla creazione di sei progetti di co-innovazione e di tre premi imprenditoriali.

Tra i vincitori spiccano iniziative che incarnano perfettamente lo spirito del programma. Il progetto congiunto di SIEve e La Marchesa, ad esempio, ha sviluppato un sistema di recupero e riuso delle acque reflue per l’irrigazione agricola, riducendo sensibilmente il consumo idrico e creando un modello replicabile su scala nazionale. Sipow e Sogemont WEEE hanno invece dato vita a una filiera circolare per il recupero del silicio dai pannelli fotovoltaici dismessi, un tema cruciale per l’economia verde europea.

Ancora più innovativo è il progetto ToMove con Matheca, che ha realizzato il gemello digitale del Comune di Aliano, utilizzando rilievi tridimensionali per ottimizzare la gestione della mobilità elettrica e dei flussi logistici. Un altro caso significativo è quello di Adaptronics e Torre Albineta, dove la robotica applicata all’agricoltura ha portato alla creazione di un gripper elettro-adesivo per la raccolta automatica dei frutti delicati, riducendo gli sprechi e migliorando l’efficienza produttiva.

I tre Entrepreneurship Award assegnati a imprese lucane hanno completato il quadro: l’Azienda Agricola Giuseppe Cignarale, con un impianto agrivoltaico integrato ad acquaponica; la cooperativa Il Querceto, che ha sviluppato alveari intelligenti per il monitoraggio della biodiversità; e il Gruppo IFE, impegnato nella digitalizzazione dei sistemi di coltura indoor.

“Fare innovazione significa abbandonare gli schemi tradizionali per percorrere strade non ancora battute”,

sottolinea Enrico Deluchi, amministratore delegato di PoliHub.

“Nel programma Basilicata Open LAB aiutiamo gli imprenditori ad abbracciare l’innovazione, mitigando il rischio tanto per le startup quanto per le aziende lucane. Questo approccio, che definiamo venture client territoriale, è esso stesso un’innovazione”.

Basilicata Open LAB: modello lucano di innovazione collaborativa che integra agritech, energie rinnovabili e economia circolare per favorire sviluppo e inclusione nel Sud Italia
Il cartello indicatore di un evento al Relais Alvino di Matera segnala una tappa significativa del percorso Basilicata Open LAB: gli incontri itineranti rafforzano la rete regionale dell’innovazione e coinvolgono le filiere produttive lucane più dinamiche

Dalla rete digitale a una comunità fisica delocalizzata

Oltre ai bandi e ai premi, Basilicata Open LAB vive di una dimensione quotidiana fatta di formazione, mentoring e networking. La piattaforma digitale basilicataopenlab.it, attiva dal 2023, è diventata un vero e proprio punto di accesso ai servizi dell’ecosistema: consente di prenotare incontri con i professionisti, partecipare a corsi online e consultare aggiornamenti sulle iniziative in corso.

Ma l’hub fisico, situato a Potenza, è il cuore pulsante del progetto. Qui si incontrano imprenditori, ricercatori e giovani laureati, e qui si organizzano workshop, roadshow e laboratori di co-progettazione. Dopo l’evento inaugurale, una serie di incontri itineranti ha toccato la Val d’Agri, Matera e Melfi, coinvolgendo le principali filiere produttive regionali.

Per Luciano De Propris, responsabile Strategia e Innovazione di ELIS,

“come Consorzio non potevamo non salire a bordo di un programma come questo. Abbiamo costruito un ecosistema che valorizza progetti di innovazione e impatto sociale, e il nostro impegno è connettere realtà lucane, giovani e professionisti che vogliono sviluppare un’idea nella loro terra d’origine”.

I numeri parlano di un impatto crescente: decine di startup supportate, centinaia di giovani coinvolti e un numero sempre maggiore di aziende locali disposte ad aprire le proprie linee produttive a soluzioni sperimentali. La Basilicata, tradizionalmente marginale nei ranking nazionali sull’innovazione, comincia così a farsi notare come regione-laboratorio, dove le logiche di sostenibilità e digitalizzazione prendono forma in modo concreto.

Le sfide di un modello del Sud in continua costruzione

Ogni ecosistema innovativo, soprattutto se nato in un contesto regionale complesso, deve confrontarsi con limiti strutturali e sfide di sostenibilità, Basilicata Open LAB non fa eccezione.

Il primo nodo riguarda la scalabilità dei progetti: molte iniziative funzionano nella fase di test, ma faticano a estendersi a livello industriale o interregionale. Il rischio è che i Proof of Concept restino esperimenti isolati. La seconda criticità è legata alla continuità finanziaria: l’ecosistema oggi poggia su risorse derivanti dai fondi ENI e dai partner istituzionali, ma per consolidarsi dovrà attrarre capitali privati, venture fund e risorse europee.

Un’altra questione è quella della formazione manageriale locale: le competenze di business development, comunicazione e internazionalizzazione sono ancora limitate e richiedono investimenti mirati. Anche le infrastrutture digitali e logistiche restano un elemento cruciale: per trasformare la Basilicata in un territorio realmente competitivo, servono connettività, spazi di coworking, poli di ricerca e un tessuto urbano più aperto alle sperimentazioni.

Malgrado ciò, il progetto ha dimostrato una notevole capacità di adattamento. L’esperienza maturata nelle prime due edizioni della Call4Innovation sta permettendo di correggere i punti deboli e di ampliare il perimetro d’azione verso settori come la mobilità elettrica, la rigenerazione urbana e la digitalizzazione dei servizi pubblici.

Come osserva Antonietta De Sanctis, Head of Startup Acceleration Program di Joule,

“i risultati raggiunti dimostrano che esiste un capitale umano pronto a innovare anche nei territori meno centrali. Il nostro compito è far emergere questo potenziale e trasformarlo in valore per la comunità”.

Dalla periferia una lezione per il Mezzogiorno intero

Il caso Basilicata Open LAB mostra come anche un territorio apparentemente marginale possa trasformarsi in motore di innovazione sistemica se riesce a combinare visione strategica, collaborazione pubblico-privato e infrastrutture di apprendimento. Il modello ibrido, che fonde dimensione fisica e digitale, risponde a un’esigenza chiave: evitare che le energie locali restino frammentate.

La sfida dei prossimi anni sarà consolidare questa esperienza, renderla economicamente autonoma e replicabile altrove. Se la Basilicata saprà mantenere il suo equilibrio tra radicamento e apertura, tra identità locale e orizzonte globale, potrà diventare un punto di riferimento per altre regioni del Sud.

In fondo, la lezione è semplice e potente: l’innovazione non è un privilegio delle metropoli, ma una forma di intelligenza collettiva che può nascere ovunque ci siano idee, relazioni e coraggio di sperimentare. Basilicata Open LAB dimostra che anche nei luoghi più silenziosi d’Italia si può accendere una scintilla di futuro – una scintilla che, se alimentata con cura, può diventare luce duratura nel cammino della transizione ecologica e digitale del Paese.

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