Nuove analisi rivelano una diversità ittica inaspettata: la ricerca ora corre per mappare i tesori dei laghi elvetici prima che scompaiano

Sotto la superficie di laghi e corsi d’acqua svizzeri si nascondono ecosistemi sommersi che rivelano una biodiversità inaspettata. Plasmati dalle ere glaciali e nutriti dai grandi fiumi europei, questi habitat acquatici sono ancora in parte inesplorati.
Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha colmato enormi lacune, identificando nuove specie endemiche e mappando con maggiore precisione la diversità delle popolazioni ittiche locali. La scienza, però, è in corsa contro il tempo: mentre si scoprono nuove specie, molte altre rischiano di scomparire prima ancora di avere un nome.
Biodiversità ittica in Svizzera, un patrimonio da proteggere
Si stima che nelle acque svizzere vivano oltre 120 specie ittiche, tra autoctone e alloctone, cioè provenienti da altrove. Questa straordinaria biodiversità è dovuta essenzialmente a due fattori: l’enorme varietà di habitat, che vanno dai torrenti di alta montagna ai grandi fiumi dell’Altopiano, e il fatto che in Svizzera confluiscano quattro dei fiumi più importanti d’Europa. Le acque del Reno, del Rodano, del Po e del Danubio sono state e sono ancora oggi, per i pesci, delle comode vie d’ingresso ai bacini elvetici.
Come si legge nell’ultimo Dossier dell’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM), il ritiro dei grandi ghiacciai alpini alla fine dell’ultima era glaciale, circa 15.000 anni fa, ha creato nuovi ecosistemi caratterizzati da una grande varietà di nicchie ecologiche e pochissima concorrenza. Così i pesci hanno preso a occupare questi habitat. Prima sono comparsi i pesci affini alle acque fredde, poi gli altri; alcuni di loro, nel corso dei millenni, si sono adattati alle condizioni locali dando vita a decine di specie ittiche uniche al mondo.
Come sottolinea l’UFAM, abbiamo iniziato a conoscere meglio la biodiversità delle acque Svizzere soltanto di recente. Nel 2019 quasi la metà delle specie autoctone non era ancora stata descritta scientificamente, oppure era stata descritta in maniera sbagliata. Gli ultimi anni di ricerca hanno portato a importanti scoperte, e c’è ancora molto da indagare.
La perdita del patrimonio ittico, però, continua ad avanzare: molte specie esistono da migliaia di anni, ma spesso vengono riconosciute quando ormai è troppo tardi, perché fortemente minacciate o già scomparse.

34 specie di coregone e altre nuove scoperte
Grazie all’accesso agli archivi storici e a nuovi metodi di analisi genetica, i ricercatori impegnati nella ricostruzione della biodiversità ittica svizzera hanno potuto comprendere meglio la struttura delle popolazioni, scoprire nuovi membri della stessa famiglia e correggere classificazioni tassonomiche imprecise.
Spesso però, dicevamo, le scoperte avvengono troppo tardi. Negli ultimi anni, per esempio, gli scienziati hanno riconosciuto almeno 34 specie endemiche di coregone (Coregonus), e non si esclude che possano essercene altre. Dieci delle specie individuate, però, non sono state trovate nei laghi, ma risultano soltanto dagli archivi. Come sottolinea l’UFAM,
“La triste conclusione è che quasi un terzo delle specie di coregone svizzero si è già estinto”.
Se la biodiversità dei laghi svizzeri è unica al mondo è proprio perché qui esistono decine di specie endemiche. E non si tratta soltanto dei coregoni, ma anche di salmerini alpini e scazzoni. Tra le scoperte più recenti, per esempio, figurano il cobite barbatello prealpino settentrionale (Barbatula fluvicola), che vive al nord delle Alpi in torrenti e fiumi di più piccole dimensioni caratterizzati da correnti rapide, e il cobite barbatello lacustre (Barbatula ommata), che popola i grandi laghi nel bacino imbrifero dell’Aare, della Reuss e della Limmat.
Altre importanti scoperte riguardano le popolazioni di scazzone (Cottus gobio), che gli scienziati si aspettano di poter classificare in diverse specie non ancora descritte, e la sanguinerola lacustre, una specie di sanguinerola (Phoxinus phoxinus) scoperta molto di recente che predilige le rocce e le zone litorali del bacino imbrifero dell’Aare e del Reno.

La vita (difficile) nelle profondità dei laghi svizzeri
Alcune specie scoperte negli ultimi anni nei laghi svizzeri sono specializzate per gli habitat di profondità, che si distinguono per le acque fredde e buie e per la scarsa disponibilità di cibo. Il coregone di profondità (Coregonus profundus) e lo scazzone lacustre di profondità, sorprendentemente scoperto a oltre 200 metri, si sono adattati a queste difficili condizioni.
La vita di profondità nei laghi svizzeri, però, subisce anche pressioni d’altro tipo: in alcuni casi c’erano molti meno pesci del previsto, o la composizione della specie risultava alterata. Colpa dell’acqua inquinata, dei cambiamenti climatici e della formazione di habitat seminaturali che offrono poco cibo e in cui mancano completamente zone adatte alla riproduzione. Molte rive di laghi e fiumi, sottolinea il Dossier UFAM, offrono agli animali solo habitat impoveriti.
Tutte queste nuove scoperte sulla biodiversità delle acque svizzere dovrebbero essere integrate al più presto nelle misure adottate per la pesca sostenibile e per garantire acque pulite. Conoscere meglio le specie che popolano laghi e fiumi della Svizzera serve soprattutto a conservare questa eccezionale biodiversità:
“L’identificazione più accurata possibile delle specie e una conoscenza approfondita costituiscono la base per preservare e favorire i nostri pesci minacciati attraverso misure il più possibile adeguate, affinché questi non scompaiano definitivamente”,
si legge nel Dossier. Le specie minacciate, e anche quelle già estinte, possono darci importanti indizi su come tutelare questo patrimonio.
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