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Corni radioattivi: la nuova strategia per salvare i rinoceronti

Scoraggiare il bracconaggio inserendo isotopi radioattivi nei corni dei rinoceronti: saranno individuati dai monitor RPM già installati alle frontiere

Corni radioattivi contro il bracconaggio dei rinoceronti
Salvare migliaia di rinoceronti dai bracconieri inserendo piccole quantità di isotopi radioattivi nei loro corni: il progetto Rhisotope (Foto: IAEA)

Una piccola dose di isotopi radioattivi non farà male ai rinoceronti, ma potrebbe scoraggiare per sempre la piaga del bracconaggio. Negli ultimi dieci anni, i cacciatori di frodo hanno sottratto al pianeta oltre 10.000 esemplari di rinoceronte, uccisi a causa dei loro “preziosi” corni. Se i corni fossero leggermente radioattivi, però, potrebbero perdere valore agli occhi dei trafficanti. Ma soprattutto, sarebbero molto semplici da individuare grazie alla capillare infrastruttura di sicurezza di nucleare già operativa in porti, aeroporti e dogane di tutto il mondo.

Un nutrito team collabora già da un paio d’anni a questo progetto pionieristico, promosso dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA). L’anno scorso, in Sud Africa, i primi 20 rinoceronti hanno ricevuto la loro dose di salvezza. E qualche giorno fa, sono stati presentati i risultati dei test sulla sicurezza di questo nuovo metodo.

Corni radioattivi per scoraggiare il bracconaggio

Considerando tutte e cinque le specie che sono riuscite a sottrarsi all’estinzione, oggi possiamo contare circa 22.000 esemplari di rinoceronte in tutto il mondo. Eppure, in Sud Africa, perdiamo ancora un rinoceronte ogni 20 ore. Oggi come ieri, bracconaggio e commercio illegale rappresentano la principale minaccia per questi animali: i loro corni, semplici escrescenze in cheratina coperte di credenze mistiche e religiose, sono tra le merci più ambite e costose del mercato nero.

Nonostante la Convenzione CITES abbia proibito il commercio internazionale di corni di rinoceronti già nel 1977, perdiamo per mano dei bracconieri più di mille animali ogni anno:

“I corni rubati sono trafficati in tutto il mondo e usati per medicine tradizionali o come status symbol. I corni di rinoceronte sono attualmente la merce falsa più preziosa nel mercato nero, con un valore più alto persino dell’oro, del platino, dei diamanti e della cocaina”,

spiega il professor James Larkin dell’Università di Witwatersrand a Johannesburg. Larkin, esperto di primo livello in materia di sicurezza nucleare con un passato all’IAEA, ha pensato di sfruttare gli isotopi radioattivi per porre fine a questa piaga.

“È stata una di quelle idee che ti vengono alle tre del mattino: ‘E se ne mettessi una piccola quantità nel corno?’. Mi sono reso conto che probabilmente avremmo potuto trovare il punto giusto in cui la dose fosse abbastanza piccola da non danneggiare l’animale, ma abbastanza grande da far scattare un rilevatore”,

spiega il professore. Dalla sua intuizione nasce Rhisotope, un progetto pionieristico sostenuto dall’IAEA che offre una nuova prospettiva sulla conservazione della fauna selvatica e che potrebbe essere replicato per la tutela di altri animali preda di intenso bracconaggio come i pangolini.

Rhisotope, individuare i corni di rinoceronte con i monitor RPM

Il traffico illecito di specie selvatiche è molto difficile da controllare: il contrabbando viaggia perlopiù via mare, e le infrastrutture sono tradizionalmente molto limitate. D’altro canto, l’infrastruttura di sicurezza nucleare disseminata in porti, aeroporti e dogane conta oltre 11.000 monitor di rilevamento delle radiazioni (RPM). Questi sofisticati strumenti, già operativi in migliaia di luoghi di transito in tutto il mondo, possono individuare anche le particelle radioattive più piccole: e se potessero scoprire anche i corni di rinoceronte nascosti nei bagagli dei contrabbandieri?

Come spiega Larkin,

“Siamo partiti da una domanda: e se le radiazioni potessero proteggere invece che danneggiare, trasformando i corni di rinoceronte in marcatori tracciabili che fermano i bracconieri prima che possano commerciarli? Dopo due anni di modellizzazione digitale, test di sicurezza e simulazioni di rilevamento, siamo oggi pronti a lanciare una soluzione che potrebbe davvero ridurre il bracconaggio dei rinoceronti”.

Soltanto nel primo trimestre del 2025, il Ministero sudafricano delle Foreste, della Pesca e dell’Ambiente ha segnalato 103 rinoceronti uccisi dai bracconieri. Tutto questo, però, potrebbe avere i giorni contati. Come ha affermato Elena Buglova, Direttrice della Divisione Sicurezza Nucleare dell’AIEA,

“Il Progetto Rhisotope coinvolge l’intera rete globale di sicurezza nucleare, che può essere utilizzata per individuare il traffico di corni di rinoceronte e qualsiasi altra merce di contrabbando che potrebbe essere trasportata insieme ad esse”.

Isotopi radioattivi per salvare i rinoceronti
L’iniezione degli isotopi radioattivi su uno degli esemplari ospitati al Rhino Orphanage di Limpopo (Foto: IAEA)

I primi test su 20 rinoceronti in Sud Africa

La prima cosa da fare era verificare che gli isotopi radioattivi non comportassero alcun rischio per la salute degli animali e delle persone. Così, nel giugno del 2024, Larkin e il suo team hanno iniziato a eseguire i primi test. Hanno sedato con cura 20 rinoceronti ospitati nel Rhino Orphanage di Limpopo, hanno praticato un piccolo foro su ognuno dei loro corni e vi hanno inserito una piccola quantità di radioisotopi non tossici. Gli animali sono stati quindi liberati sotto lo stretto controllo di un team qualificato che li ha monitorati 24 ore al giorno per i successivi sei mesi:

“Ogni trattamento è stato attentamente monitorato da veterinari esperti e sono state prese tutte le precauzioni necessarie per evitare qualsiasi danno agli animali”,

spiega il professore della University of the Witwatersrand.

E finalmente, il 31 luglio di quest’anno, il team di Larkin ha presentato i risultati dei test. I ricercatori dell’Università di Gand hanno condotto il monitoraggio sanitario e gli esami citologici di 15 animali trattati hanno confrontato i loro valori con quelli di cinque animali non trattati. I risultati, è stato annunciato nel corso di un evento che si è tenuto a Limpopo, hanno dimostrato che il metodo è non invasivo e non comporta alcun rischio per la salute dei rinoceronti.

L’intuizione di Larkin era giusta: una piccola quantità di sostanze radioattive potrebbe salvare migliaia di rinoceronti. Ma anche pangolini, elefanti e altri animali uccisi ogni anno per alimentare il traffico illecito di corni, squame e carni “miracolose”.

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Sud Africa, il progetto contro il bracconaggio di rinoceronti
Il progetto Rhisotope potrebbe essere esteso ad altre specie oggetto di intenso bracconaggio, come elefanti e pangolini (Foto: IAEA)

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